domenica 18 ottobre 2015

Capire la propaganda: Babbo Natale e la Coca Cola

di Mond-Art

   "Il vero lavoro non è tanto nel costruire la lavatrice, quanto nel costruire chi dovrà comperarla".

   Dite la verità: anche a voi viene spontaneo mandare Marzullo a quel paese, quando esordisce chiedendo all'ospite di turno: "La vita è un sogno?"

   Eppure, vedendola nel contesto del discorso che stiamo facendo sull'Immaginario Collettivo, questa domanda non appare poi così strampalata... in effetti quella che chiamiamo "Realtà" altro non è altro che la traduzione in pratica dell'"Immaginario" di un popolo, ossia di tutto l'insieme di cultura, religione, credenze, miti, tradizioni, desideri e aspirazioni singole e collettive, che possiamo attribuire ad una determinata civiltà. Ancora, possiamo dire che l'Immaginario Collettivo è il punto d'incontro e di fusione dei vari immaginari di ogni singola persona di quella popolazione, immaginari che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che si raccordano e si trovano su quello che "viene preso per buono da tutti", sul "Denominatore Comune" che, per forza di cose, tenderà automaticamente a spianare verso il basso la cosiddetta "Opinione Pubblica": all'interno di un'opinione di massa il pensiero di un ciabattino sarà assolutamente uguale a quello di un astrofisico.

   Immaginario che è fatto per la gran parte proprio di sogno, di aspirazioni, di idee immateriche non necessariamente ritenute "vere" nella realtà. eppure comunemente accettate e "realmente agenti": nessuno crede per esempio alla reale esistenza di Babbo Natale, eppure a tutti piace crederci, e per alcuni giorni all'anno tale idea governa in buona parte il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre azioni.

   Dunque Marzullo ha più ragione di quel che sembri, in quanto la vita, se non proprio un sogno, è il tentativo che ognuno compie di tradurre in pratica il proprio personalissimo "Immaginario"!

   E come ogni persona cercherà di realizzare il suo immaginario personale, una civiltà metterà in pratica il proprio Immaginario Collettivo, che può differire da cultura a cultura: gli Indiani d'America, per esempio, vivevano secondo un Immaginario Collettivo fortemente legato alla tradizione e ad un'alta "personificazione" dell'individuo e stima del gruppo nelle sue capacità; gli inglesi ivi immigrati vivevano secondo un Immaginario Collettivo che privilegiava un'idea di forza e di conquista, dove la persona acquisiva valore non tanto per le proprie intrinseche qualità ma per quanto riusciva ad imporre la sua volontà, e dove il gruppo favoriva quindi la "depersonificazione" a favore dell'idea dominante del "sogno americano".

   Ma torniamo al nostro Babbo Natale: perché è bello crederci, anche se la nostra mente logica sa perfettamente che si tratta solo di una figura immaginaria?
   Perché è un "Archetipo". ossia un'icona che riassume, convoglia e veicola non solo dei concetti astratti e universali, ma anche (e proprio questa è la cosa più importante) tutta la forza emozionalmente positiva che si lega ad essi (e NESSUNA azione spontanea è possibile senza una sottostante spinta emotiva!).

   Quali sono infatti le immagini che per libera associazione vi vengono in mente se pronuncio la parola "Babbo Natale"?
   Probabilmente il Nonno, burbero ma buono; lo zio, o una figura comunque paterna molto positiva; l'autorità buona, un dio minore (ma proprio per questo più "vicino e umano"); l'idea stessa di Bonarietà e Tolleranza... insomma il "padre ideale", appunto: buono, industrioso e geniale, tollerante, generoso, affettuoso e poi la festa, lo stare insieme, il concetto di regalo e di dono da condividere reciprocamente, la positività del donare, lo stare in famiglia, il calore famigliare, il calore della casa e di un camino... tutto questo vi verrà in mente, in forma condensata, in una sorta di "pacchetto emozionale positivo" che andrà ad influenzare il vostro sentire, pensare ed agire. Immagini ed emozioni che si condenseranno in una semplice icona, quale appunto è quella di Babbo Natale.

   A questi "Archetipi Assoluti" si associano gli "Archetipi Culturali" specifici di ogni cultura: così se originariamente Babbo Natale (o per meglio dire San Nicola) era il vescovo che sottomise il Demonio a rappresentare il rito di vittoria del Bene sul Male, nella nostra attuale cultura è il dispensatore di beni, di regali, di oggetti. Trasformazione commerciale comunque già molto emblematica della "sostituzione" avvenuta a livello di Archetipo e di Immaginario (e tendente a riutilizzare in senso utilitaristico la "carica emotiva" della lotta del Bene sul Male).

   Ma cosa succede se si va a mettere direttamente tra le mani di Babbo Natale la bottiglietta di una bibita?

   Un sacco di cose ma analizziamole singolarmente, vedendo sia cosa succede all'icona (idea figurativa) della bibita, e all'icona di Babbo Natale e chi e cosa ci guadagna e ci perde da tale operazione.

COSA SUCCEDE ALLA BOTTIGLIETTA?


   Vediamo subito che chi ha tutto da guadagnare da tale operazione sarà proprio la bottiglia, sulla quale verranno riversate tutte le caratteristiche sopra citate di Bontà (se Babbo Natale è buono, vuoi che beva qualcosa di non altrettanto "caratterialmente buono"?).
   Insomma la bottiglietta di Coca Cola diventa un PARASSITA EMOZIONALE che "succhierà" tutta l'energia positiva generata dall'icona di Babbo Natale e dalle emozioni positive ad essa legate.

COSA SUCCEDE A BABBO NATALE?

   E se tutto finisse qui, non sarebbe poi un gran male.
   Ma cosa succede contestualmente all'archetipo di Babbo Natale?
   Che viene "eroso e consumato dal suo Parassita", come per ogni organismo parassitato (non vi fischiano le orecchie con un'analoga strategia usata nel campo del pensiero culturale dei popoli?).

   Come in una sorta di vasi comunicanti, infatti, Babbo Natale a sua volta prendere sempre di più le sembianze del prodotto che pubblicizza (e questo lo vediamo, anche formalmente, nell'evoluzione nel tempo degli spot stessi: dapprima spariscono le renne, poi la stessa figura ormai inutile di Babbo Natale: la sua forza iconica è già stata completamente parassitata dal prodotto, e ormai non c'è più bisogno di lui...).
   Quel che è più grave è che il nuovo archetipo ora esistente manterrà invariata tutta la sua forza emozionale, forza non più diretta verso un'idea iperurania e superiore di Bene, Generosità, Affetto, Calore Familiare, Dono etc. ma verso il semplice consumo di un'insignificante prodotto commerciale.

   Con un meccanismo che possiamo tranquillamente chiamare come: "Furto degli Archetipi", essi vengono man mano svuotati del loro significato primigenio, e tutta l'emozionalità ad essi legata verrà riversata su un diverso contenuto, prodotto o idea che sia.
   E come prima i termini "Bontà" e "Babbo Natale" condensavano lo stesso significato, così ora non solo l'equazione si estende in quanto "Bontà sarà l'equivalente di Babbo Natale che sarà l'equivalente di Coca Cola", ma (cosa ben più grave) varrà anche l'equazione inversa, per cui "Coca Cola" sarà equivalente a Babbo Natale e a tutto quello che, razionalmente ed emotivamente, esso rappresenta nel profondo del nostro Immaginario... per cui arriveremo ad associare gli assoluti visti sopra ad una banalissima bibita zuccherata.

   Questo è esattamente il meccanismo, fondamentale in ogni sostituzione dell'"Essenza" di una persona come di un'idea, che prende il nome di DEPERSONIFICAZIONE o ALIENAZIONE: Babbo Natale subisce una "depersonificazione o alienazione" appunto, che ne svuota l'essenza originale per rimpiazzarla con altro, ad uso e consumo di chi favorisce il processo medesimo. E' il processo tipicamente pubblicitario per cui "le persone diventano oggetti e gli oggetti persone": quella ora non è più una semplice bibita zuccherata, ma l'idea stessa di bibita, una quasi divinità assurta nell'alto dei cieli, e la cui peculiarità è la "bontà caratteriale".

COSA SUCCEDE A NOI?

   Noi semplicemente non riusciamo più a pensare a mente fredda, a ricordarci che quella è una semplice bottiglietta contenente un intruglio scuro e zuccherato, e nemmeno tanto salutare: tutto questo viene oscurato nella nostra percezione immaginaria dalla forza delle emozioni positive che da sempre vengono accomunate e traslate sul prodotto stesso.
   Possiamo così dire di essere vittime di un riflesso pavloviano inverso, squisitamente giocato sul piano emozionale: non sarà più la semplice sete a farci cercare un prodotto dissetante qualunque, ma sarà quella specifica presentazione pubblicitaria, quello specifico marchio a generare in noi il desiderio di quel "pacchetto emozionale"; desiderio che poi, in un assurdo circolo vizioso, andrà a riversarsi nuovamente e ancora proprio su quello specifico prodotto e non su un altro, perché lo riterremo "uno di famiglia", qualcosa di già conosciuto, di buono, sicuro e affidabile; anzi, la "Bontà" per antonomasia, un qualcosa che ormai appartiene alla sfera celeste, al mondo delle idee e degli archetipi... il nuovo archetipo di moderna "bontà", chi si accontenterà quindi di un misero, sconosciuto, terreno prodotto concorrente?

VENDERE UN PENSIERO

   Come si ottiene quindi una trasformazione profonda della mente e dei comportamenti delle persone comuni?

   Con una martellante propaganda, condotta nello stesso modo visto sopra, ma stavolta non tramite un semplice spot commerciale, ma con una continua SOSTITUZIONE EMOTIVA di valori, idee, archetipi applicata su vasta scala, che coinvolga gli atteggiamenti mentali e le opinioni più radicate della gente verso questa o quell'idea, con l'intenzione prima di demolire quanto l'opinione generale ritiene "giusto e desiderabile", per poi sostituirlo con quanto mi farà comodo.

   Insomma, è la stessa operazione vista a proposito di un prodotto, ma mediaticamente  condotto ora su "icone comportamentali", su atteggiamenti mentali e orientamenti di pensiero, perpetrata su vasta scala ed in modo subdolo, in modo da essere quasi impercettibile da chi la subisce. E qui si sfrutta quasi sempre il bisogno di "conformarsi" dell'individuo, la sua innata tendenza a seguire la maggioranza, a sentirsi parte di un gruppo, a vedere condiviso il suo pensiero, ad identificarsi totalmente in qualcosa, che sia la squadra di calcio, il gruppo di bocce, Dio come il Bar Sport, o la Patria come l'aperitivo con gli amici... "toglietemi tutto ma non il mio Breil", appunto.

   Si farà quindi leva sul bisogno di appartenenza e sulla sostanziale "angoscia di separazione", sul bisogno di avere uno schema di orientamento condiviso, sul bisogno di porsi in efficace relazione con gli altri, insomma proprio su quelle 5 "esigenze inalienabili" postulate da Fromm per uno sviluppo umano e sociale armonico, già accennate nel capitolo 2, ma esattamente come succede con Babbo Natale, si farà leva su queste emozioni e bisogni solo per distoglierli dalla loro "Idea generante", dal loro "archetipo" e riconvogliarli verso altro, probabilmente verso fini commercialmente o socialmente sfruttabili, fino a farvi accettare assurdità simili sul piano sociale come l'assurdità della Santa Coca di Babbo Natale.

   Un classico esempio dimostrativo di tutto ciò è stato il modo in cui Edward Bernays raddoppiò le vendite di tabacco inducendo le donne a fumare: si cavalcò il desiderio di emancipazione femminile (ossia il bisogno fondamentale di "porsi in efficace relazione con gli altri" in una società che effettivamente allora emarginava la donna) stornandolo sul semplice consumo di sigarette.

   L'idea da vendere (indotta tramite una manifestazione organizzata  in cui uno stuolo di donne "emancipate" fumava sfrontatamente in pubblico), era che "chi si riteneva emancipata e indipendente non poteva non fumare", come è facile fregare gli esseri umani!
   (Ed è un po' quello che è successo con queste "Rivoluzioni Colorate", dove si sfruttò "commercialmente" una legittima aspirazione deviandola verso l'acquisto di un prodotto preconfezionato).
   Il denominatore comune di ogni operazione di propaganda quindi, come abbiamo visto, è di far leva proprio sulla nostra parte migliore, sulle nostre più alte aspirazioni, sulle potenzialità più tipicamente umane, sugli intenti più nobili, ma solo per ricondurli ad obiettivi molto più bassi, prosaici e interessati, quando non addirittura a realizzarsi verso il loro esatto contrario.
   (Come diretto corollario avremo che un'operazione di propaganda avrà tanto più successo quanto meno saranno socialmente soddisfatte le necessità su cui si andrà a far leva).

   E così oggi ci troviamo la Guerra Democratica, l'Economia del Debito, la Libera Schiavitù... tutti ossimori, tutti strampalati prodotti sociali venduti a soddisfazione dei nostri inalienabili bisogni astutamente direzionati verso altra direzione dal loro naturale soddisfacimento, senza che quasi riusciamo ad accorgersene.

   QUASI, appunto... l'insistenza, la ripetizione, la riproposizione de medesimi contenuti serva sempre a metterci in guardia, perché è una delle dinamiche che più indicano che ci troviamo di fronte a propaganda. Inoltre, come abbiamo già detto, capire queste dinamiche (che sono le stesse di uno spot o di una pubblicità) ce ne renderà automaticamente immuni, portandoci a fiutare qualsiasi forma di propaganda a chilometri di distanza.

   Pubblicità e Propaganda sono due facce della stessa medaglia: la vendita di un'idea. Ma se la prima agisce in modo quasi innocuo, in quanto limitata a prodotti di poco conto, la seconda è potenzialmente molto più pericolosa proprio per l'enormità e vastità del suo obiettivo e campo d'azione, che coinvolge ampi settori sociali, orienta il pensiero di ampie masse verso comportamenti fortemente rilevanti per la loro vita, sostituendosi di fatto alla libera scelta e al libero arbitrio.
   La Propaganda è, proprio per questo, esattamente come un'arma, come una bomba: in una società "civile" non avrebbe motivo di esistere.

   Ma una volta capita ne saremo liberi, e niente e nessuno potrà condizionarci a nostra insaputa: saremo pienamente padroni del nostro libero arbitrio e di capire, accettare o rifiutare in modo razionale e cosciente quanto ci viene proposto con l'inganno emozionale.
   Di più: potremmo usarla come boomerang per reindirizzare le cose verso direzioni più sinceramente umane.

mercoledì 14 ottobre 2015

Cosa fa uno "Spin Doctor"?

di Mond-Art


   Immaginiamo un dialogo tra un grafico e uno spin doctor, dialogo che potrebbe rendere bene l'idea di come agisce la propaganda al momento di ideare, per esempio, un manifesto elettorale; il dialogo al tempo stesso ci descrive molto bene la figura e le mansioni di uno spin doctor.

   Il dialogo riporta un esempio banale, ma dovrebbe rendere più chiari alcuni concetti riguardanti la Propaganda e farci riflettere su quelle che crediamo essere "le nostre ferree convinzioni":

   Un Capo ufficio si rivolge al suo grafico:

   Ciao Roberto, ti presento X è un esperto di comunicazione e sarà il nostro Spin Doctor per questa campagna; quindi collaborerai con lui e sarà il tuo punto di riferimento per ogni cosa legata a questo servizio.

   Lo Spin Doctor si presenta e dopo che il capo ufficio è uscito si accomoda accanto alla postazione del grafico:

SPIN DOCTOR
Vabbé Roberto, diamoci del tu OK? Stamattina cosa abbiamo?

ROBERTO
Il manifesto di Obama

SPIN DOCTOR
OK! Vediamo di capirci, dobbiamo lavorare a questa cosa assieme, non si tratta di un rapporto... tipo: io dico tu fai; è importante che tu capisca quello che stiamo realizzando...

ROBERTO
Nessun problema, cercherò di chiederti tutto quello che non mi è chiaro... Ecco, qui ho tutti i materiali che ci servono, scusa un momento, mi spieghi esattamente cos'è uno Spin Doctor?

SPIN DOCTOR
Beh! In realtà è un termine infelice... letteralmente significa "Dottore del raggiro", o "Manipolatore di opinioni", diciamo che sono un "Costruttore di idee" che suona decisamente meglio.

ROBERTO
Ah! Ma è un vero e proprio mestiere dunque?

SPIN DOCTOR
Beh, si! La guardi mai la pubblicità?

ROBERTO
Si, ovvio, chi non la vede, ho fatto una domanda scema...

SPIN DOCTOR
Niente affatto, lo sai quanto tempo passa un occidentale medio davanti alla pubblicità?

ROBERTO
Non saprei... un paio d'ore alla settimana?

SPIN DOCTOR
No, un'ora ogni quattro.

ROBERTO
Ah!

SPIN DOCTOR
Quindi prova a chiederti chi è il regista di maggior successo, il più seguito...

ROBERTO
Tu?

SPIN DOCTOR
Esatto. Gli Spin Doctor sono i registi più acclamati; ogni giorno vedi almeno un'ora di film realizzato da uno come me... eppure non sapevi nemmeno cosa fosse uno Spin Doctor...

ROBERTO
Un pubblicitario insomma...

SPIN DOCTOR
No, no... un pubblicitario vende un prodotto; ma quei personaggi in pratica non esistono più. Io ho il compito di costruire l'immagine che tu hai di te stesso...

ROBERTO
Come sarebbe a dire, scusa?

SPIN DOCTOR
Sai chi è Bernays?

ROBERTO
No...

SPIN DOCTOR
Vabbé, non fa niente, ti manca ancora molto?

ROBERTO
No, un secondo ancora... ho quasi fatto.

SPIN DOCTOR
OK! Comunque Bernays ha detto: coloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Sono loro che manovrano i fili.

ROBERTO
Sembra uno paranoico, un maniaco dei complotti?

SPIN DOCTOR
No, semplicemente uno che conosceva bene il suo lavoro. Scriveva queste cose negli anni venti.

ROBERTO
Ecco, sono pronto, ci sono tutti i files.

SPIN DOCTOR
Bene, cominciamo dal nostro soggetto, è un candidato di colore.

ROBERTO
Si...

SPIN DOCTOR
Allora, come si comportano tutti i neri che conosci? Si può avere un caffè...?

ROBERTO
Certo... Carla? Ci porti due caffè? Beh! Si comportano come me, più o meno...

SPIN DOCTOR
Ahahah, vedi? Se mi fermassi a questo non riuscirei mai a convincere nessuno... no Roberto, tu pensi che un candidato nero non vada bene per le elezioni e lo sai perché? I neri ascoltano il Rap, cantano come se avessero una tromba in gola, corrono con le ali ai piedi, hanno un fisico da paura, fanno i camionisti o gli spazzini, sono dei gran pugili e sfondano la faccia ai portoricani perché fanno commenti sulle loro ragazze. Mollano le donne al terzo figlio, perdono i capelli e diventano grassi dopo il matrimonio, si ubriacano di birra e da vecchi sembrano dei saggi ma poco dopo muoiono... ecco, questo è ciò che sai della gente di colore, ed è proprio per questo che non vorresti che uno di questi signori diventasse il tuo Presidente.

ROBERTO
No, mi spiace ma devo darti torto, non è affatto questo quello che penso della gente di colore, per niente.

SPIN DOCTOR
Non ho detto che è quello che pensi ma quello che sai, c'è un'importante differenza, sono cose diverse... pensa a un Ebreo, prova a immaginartelo... lo vedi?

ROBERTO
Si...

SPIN DOCTOR
Ha certamente una giacca o un gilet; probabilmente i capelli bianchi con un po' di calvizie ed è sicuramente un bianco, no?

ROBERTO
Si, in effetti...

SPIN DOCTOR
Questo è quello che sai sugli ebrei...

ROBERTO
Lei è per caso un razzista?

SPIN DOCTOR
No, il razzista sei tu Roberto. Potevi pensare ad un ebreo africano ma non lo hai fatto; il tuo ebreo poteva essere una specie di tuareg, ma chissà perché gli hai messo il gilet.

ROBERTO
Mai io...

SPIN DOCTOR
Il nostro scopo oggi, componendo questo manifesto, è di sconfiggere questa immagine. Anche se Obama è nero deve sembrare un bianco di Wall Street, con i capelli lisci e la riga curata... castano magari, perché questo è certamente un ottimo presidente.

ROBERTO
Ma lui è nero con i capelli ricci...

SPIN DOCTOR
Questi sono dettagli, la cosa importante è che lo vedano bianco. Lui non lo può essere, è necessario quindi inserirlo in un contesto ripulito; nel contesto cioè in cui tu vedresti un bianco dominante. E' in questo modo che lo vedranno bianco. Iniziamo dai colori; gli Americani amano principalmente due cose: la bandiera e i soldi. Ma il dollaro lo ami privatamente mentre la bandiera è un amore da esternare pubblicamente. Dobbiamo quindi evitare che pensino ai dollari altrimenti si spaventano e mettono una mano al portafoglio, perché pensano che un nero gli vuole fregare i soldi. Evitiamo dunque di utilizzare il verde come colore, OK? Usiamo i colori della bandiera e sottolineiamo che non esistono altri colori. Fai una palette blu, bianca e rossa e prendi i colori dalla bandiera.

ROBERTO
OK, ci sono...

SPIN DOCTOR
Perfetto, ora vediamo i simboli; dobbiamo rimanere sulla bandiera. Il nostro motto è: Si, noi possiamo, quindi speranza... ma la speranza richiama futuro e il futuro richiama incertezza... dobbiamo richiamare futuro e certezza e in questo possiamo farci aiutare dai socialisti europei; te lo ricordi il simbolo dei socialisti europei?

ROBERTO
No, in questo momento... non saprei proprio dire...

SPIN DOCTOR
Il sole, il sole che sorge. E' una certezza il sole; il sole sorge sempre, porta speranza e luce. Inseriamo un bel sole bianco nel simbolo, una sfera luminosa bianca... perfetto! Sotto ci mettiamo un campo arato. Il sole crea ricchezza, la terra è la ricchezza del paese e come solchi ci mettiamo le righe della bandiera... il cielo celeste... no, no Roberto, mettilo al centro; il centro da stabilità, anche se graficamente non è il massimo, il nostro compito non è di creare curiosità ma di trasmettere certezze... OK, passiamo alla fotografia.

   Roberto propone una foto del candidato in abito da sera.

ROBERTO
Usiamo questa?

SPIN DOCTOR
Che ti avevo detto di quello che sai sui neri?

ROBERTO
Che ascoltano il Rap?

SPIN DOCTOR
Si, ma anche che mollano la moglie.

ROBERTO
Si vabbé, ma questi sono luoghi comuni...

SPIN DOCTOR
Noi siamo i creatori dei luoghi comuni... usiamo i luoghi comuni... il cittadino è un prodotto dei luoghi comuni. Hanno intriso la coscienza della gente fino al midollo Roberto; tutta la realtà è soltanto una costruzione sociale e noi siamo gli architetti. Mettiamo un mattoncino sopra un altro mattoncino. Ascolta, ti piacciono i biscotti? Immergerli nel latte al mattino? Non ti ricorda belle immagini di natura? Ma che ne sai tu della colazione? Credi davvero di saper fare una colazione originale? Tutte quelle immagini ti sono state messe li da gente come me; tu non senti nemmeno il bisogno di una colazione diversa da quella che ti hanno insegnato. Se gli Spin Doctor avessero avuto direttive diverse, tu la mattina mangeresti Krauti con i Wurstel e non ti sarebbero mai passati per la testa i cereali con il latte. Nei supermercati troveresti le confezioni di Wurstel con gli uccellini e le immagini della natura. Nella pubblicità vedresti la mamma che prepara i Krauti ai bambini prima della scuola. Sei davvero convinto di averla scelta tu la colazione? Ecco, perfetta! Usiamo questa fotografia.

   Roberto ha trovato una foto del candidato assieme alla famiglia.

SPIN DOCTOR
Bene, ora smontiamo l'immagine che hai in testa; ingrandisci l'anello, di più, non importa se è innaturale non se ne accorgerà nessuno, l'importante è che lo vedano ma non si concentreranno su quello. L'orologio va bene così, ha appena giocato con i figli, vedi la posizione? Li tutela ed è un buon marito. Metti una collana di perle alla moglie, fa molto middle class. OK, adesso metti la foto in una tonalità di grigi, dobbiamo farlo apparire solido come una foto degli anni settanta; bene, ora puoi mettere la scritta, un carattere solido e mi raccomanda sempre centrale.

ROBERTO
Ma tu credi in qualcosa?

SPIN DOCTOR
Io credo a tutto, e molto intensamente...

lunedì 12 ottobre 2015

Hollywood e propaganda: Salvate il soldato Ryan



Recensione di John Kleeves

   La seguente è la recensione del film Saving Private Ryan (Salvate il soldato Ryan), uscito nel 1998 e diretto da Steven Spielberg per Amblin Entertainment; il protagonista principale è Tom Hanks.
   Occorre una premessa. Io non tratto i film di Hollywood come fanno i critici cinematografici italiani, ed anche la maggioranza di quelli europei. Non li tratto pure come produzioni filmiche, realizzate al solo scopo di fare cassetta. Io so che la filmografia americana - per antonomasia Hollywood - non è una filmografia libera, che segue le sole leggi del mercato. Hollywood deve sottostare a due condizioni: essa deve sì produrre film economicamente validi, che permettano all'industria di auto-mantenersi e di creare pure dei profitti, ma deve anche fare in modo che i suoi film soddisfino le esigenze della Propaganda di Stato americana.

   Questo a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti iniziarono una politica estera micidiale nei confronti del mondo, specie naturalmente del Terzo Mondo, e dovevano nasconderla. A sua volta per nascondere tale politica dovevano anche celare e travisare molte cose riguardanti la realtà americana, come la sua storia e la sua vera situazione sociale e politica. Quindi: propaganda. Hollywood era fondamentale per questo e fu costretta ad allinearsi. Ciò avvenne nell'arco di tempo che va dal 1947 al 1953. Tecnicamente l'asservimento di Hollywood alle esigenze della politica nazionale - ciò che si potrebbe in verità chiamare la sua nazionalizzazione - fu ottenuto per tramite dell'HUAC (House of Committee on Un-American Activities) che con la scusa di trovare dei comunisti nell'ambiente del cinema in realtà miravano solo e soltanto a tale scopo.

   I produttori di Hollywood (per intenderci: Samuel Goldwyn, Louis B. Mayer, David O. Selznik e così via) sottoscrissero la loro resa con la celeberrima Dichiarazione del Waldorf del 3 dicembre 1947.
   Quindi il 1° agosto 1953 fu creata l'USIA (United States Information Agency), un'Agenzia governativa pubblica nell'esistenza ma segreta nell'operatività (esattamente come la CIA, istituita nel 1947), che aveva il compito statuario di curare l'immagine all'estero degli Stati Uniti, e da allora tutti i prodotti di Hollywood dovettero conformarsi alle sue direttive. Il tutto con infinita circospezione: il segreto più gelosamente custodito dall'US Government non è una super bomba, ma il suo controllo su Hollywood.

    Ciononostante eccoci qui a parlarne.
   La situazione non è cambiata e così a tutt'oggi ogni film esce da Hollywood con l'imprimatur dell'USIA, che oltre ad esercitare una censura, spesso carica tali prodotti con valenzze propagandistiche di sua creazione (l'USIA - che non si occupa solo di Hollywood - attualmente può contare su circa 30.000 dipendenti fissi, sparsi in più di 120 paesi; il suo direttore si chiama Joseph Duffey e dipende dal segretario di Stato, ora la signora Madeleine Albright). La situazione è nota nell'ambiente di Hollywood e oltre ai produttori (e cioè le Case di produzione) anche gli attori e i registi sanno come si devono comportare per sperare di poter fare carriera. Quelli che meglio coniugano l'abilità professionale con la disponibilità a fare propaganda diventano rispettivamente i Divi e i Registi di Stato.
   Nei film di Hollywood io dunque cerco le falsificazioni storiche, le mistificazioni culturali, i dettagli fuorvianti; tutto ciò che costituisce propaganda premeditata, consapevole, a favore degli Stati Uniti.

  Ed eccoci a Salvate il soldato Ryan. Con Steven Spielberg e Tom Hanks abbiamo a che fare con due dei massimi esponenti delle categorie testé nominate. Il film non delude le aspettative. E' cioè carico di propaganda politica e culturale.

   La trama è semplice. Il film immagina un episodio della Seconda guerra mondiale, avvenuto nel contorno dello sbarco in Normandia. Il capitano John Miller (Hanks) del II Rangers incursori, conduce la sua Compagnia nella prima ondata di sbarco, subendo forti perdite (gli è capitato il punto più difeso, denominato in codice Omaha Beach, come storicamente). Tre giorni dopo riceve l'incarico di trovare il soldato semplice (private) James Ryan, paracadutato da qualche parte dietro le linee nemiche: il Comando ha scoperto che tre dei fratelli di James sono morti quasi contemporaneamente su altri fronti e vuole che almeno lui possa tornare a casa dalla madre. Conduce la ricerca con una squadra di suoi incursori, che sarà quasi interamente annientata; alla fine muore anche Miller mentre il soldato Ryan si salva.
   Le falsificazioni in grande stile sono le seguenti.
   Si dice esplicitamente che gli Stati Uniti partecipavano alla guerra per la Libertà; partecipavano invece per preservare la Balance of Power in Europa minacciata dalla Germania e per preservare il Mercato dell'Oriente, dove dal 1937 il Giappone aveva iniziato l'invasione della Cina. Partecipavano cioè per salvare i profitti delle loro Multinazionali (evidente a riguardo della Cina, mentre l'Equilibrio di Potenza in Europa serve per bloccare gli europei uno contro l'altro impedendogli di portare una penetrazione commerciale aggressiva nel mondo).

   Si presenta lo sbarco in Normandia, condotto massimamente dagli statunitensi, come l'evento decisivo della guerra. Il turning point della Seconda guerra mondiale, come sanno anche i bambini, fu invece la battaglia di Stalingrado. Gli statunitensi temevano - e a gran ragione - lo scontro di forze di terra con i tedeschi.
   Per ciò avevano evitato di aprire prima il secondo fronte nei Balcani, come era andato chiedendo con insistenza Churchill, e per ciò lo sbarco in Normandia fu quasi ininfluente sull'andamento del conflitto: per compierlo attesero che l'esercito tedesco fosse prima stato sfasciato dai russi; attesero cioè che la guerra fosse già stata vinta da qualcun altro. Poi con tale sbarco andarono a raccogliere almeno qualche briciola (il piatto forte del pranzo lo aveva divorato la Russia, che era giunta all'Elba; Churchill propose subito al grande Alleato di attaccare insieme la Russia, ma questi di nuovo giudicò, di nuovo a gran ragione, di non esserne in grado).

   Si presenta il Capo di Stato Maggiore del periodo, gen. George C. Marshall, come un brav'uomo preoccupato della sorte dei suoi uomini e delle loro madri; è lui infatti che nel film - Bibbia alla mano - prende la decisione di tentare di salvare il soldato Ryan, distogliendo dalle operazioni un fior di capitano d'assalto come Miller. La Storia dice che il generale Marshall forse era un brav'uomo, ma certo non era uno che tenesse in gran conto la vita dei suoi soldati: a suo tempo egli, d'accordo con i vertici militari e politici dell'Amministrazione Roosevelt, e naturalmente con Roosevelt stesso, aveva manovrato affinché il progettato attacco a sorpresa giapponese a Pearl Harbor riuscisse, provocando quei tanti danni materiali e quei tanti morti che erano forse necessari per far scendere il paese in guerra contro Giappone, Germania e Italia. [1]
   E magari, chissà, fra i 2300 soldati americani morti durante l'attacco di Pearl Harbor c'erano stati dei fratelli, magari tre. Qualunque persona di media cultura negli USA è a conoscenza di tale fatto, quindi anche Spielberg. Marshall avrebbe effettivamente potuto prendere una decisione del genere in tali frangenti, ma nel caso lo avrebbe fatto per motivi propagandistici, una eventualità che nel film non è adombrata.
   C'è quindi la propaganda spicciola.

   I soldati americani sono dei coscritti non felici di trovarsi nella fattispecie ma convinti della necessità, della giustezza, di questa guerra. Non c'è pertanto molta disciplina nei ranghi, né timore dei superiori, i cui ordini possono tranquillamente essere discussi e sbeffeggiati. Non era così naturalmente, come fu testimoniato dalle numerosissime fucilazioni sul campo avvenute fra gli altri luoghi in particolare proprio a Omaha Beach: gli episodi sono adombrati nel film e proposti come dovuti a divergenze fra subordinati sul come condurre con più zelo le operazioni (il sergente che minaccia con la pistola un soldato nell'indifferenza del capitano Miller; erano i capitani invece a ordinare le fucilazioni durante le azioni, e il motivo quasi sempre era il rifiuto di avanzare sotto il fuoco nemico).

   Sono proposti degli squarci della vita civile dei soldati americani, in modo da presentarceli nella loro umanità, e quindi familiari, non minacciosi. Ci si dice che lo stesso capitano Miller era un coscritto, non un militare in carriera, e che faceva l'insegnante di letteratura, con una moglie che potava i rosai del giardino usando i suoi guanti troppo grandi. Figuriamoci se un tale elemento poteva essere arruolato fra gli assaltatori, che erano invece scelti fra i semi delinquenti.
   Il soldato Caparzo muore per la sua ostinazione nel voler salvare una bambina francese. L'episodio vuole richiamare naturalmente la bambina italiana Angelina trovata sulla spiaggia di Anzio da un soldato americano e protetta, un fatto vero poi ampiamente sfruttato propagandisticamente; per aiutarci il regista ci dice che il cap. Miller aveva partecipato anche allo sbarco di Anzio.
   Inquietante la figura del fuciliere scelto, o cecchino, Jackson: prima di ogni tiro invoca il Dio del Vecchio Testamento, il Dio degli Eserciti che aiuta a sterminare i nemici del popolo eletto. E sembra che tale Dio lo assecondi davvero. E' un concetto blasfemo, propinato con noncuranza. Alla fine però Jackson muore, centrato dalla cannonata di un Tiger: pure per una causa giusta, approvata da Dio, però si è macchiato di molto sangue. Un martire, dopotutto.
   Per il resto abbiamo dei soldati americani tutti dei valorosissimi combattenti, quale più quale meno. Il caporale poliglotta non fa realmente eccezione: è un intellettuale, un pacifista, e non è tagliato per la guerra, ma si riscatta nel finale uccidendo il suo bravo tedesco. Ciò non corrisponde a verità: se i soldati americani fossero stati valorosi un decimo di quanto raccontato dal film gli Stati Uniti non avrebbero avuto bisogno della Guerra Fredda per rimediare alla debacle sul campo (i Russi all'Elba = fine della Balance of Power in Europa).

   I soldati tedeschi invece sono presentati non realmente come esseri umani, ma come automi, marionette che combattono senza ripensamenti, solo perché così è stato ordinato loro. Quando li si esamina da vicino risultano esseri disprezzabili: nel film un prigioniero tedesco prega in tutte le lingue perché gli sia risparmiata la vita ma poi, ottenuto lo scopo, torna con i suoi a combattere con ancora maggiore ferocia, sino ad uccidere di baionetta con deliberata lentezza un soldato americano.
   Non manca un omaggio all'aviazione americana della Seconda guerra mondiale, bisognosa infatti di potenti maquillage dopo il discredito portatole dai bombardamenti di civili: la piccola scaramuccia finale per il ponte è risolta dai P51 che improvvisamente irrompono in scena (come il VII Cavalleggeri dei western) centrando il Tiger tedesco. Oltretutto il P51 non era affatto un "cacciacarri" come definito nei dialoghi; gli americani non disponevano di tale tipo di aereo, che avrebbe dovuto essere del tipo a tuffo (come gli Stuka tedeschi e i IL-2 russi) visti gli ordigni trasportabili al tempo. Il P51 era semplicemente un caccia, particolarmente adatto per eseguire mitragliamenti al suolo in volo radente di bersagli non corazzati; veniva infatti impiegato in coda ai bombardieri strategici per mitragliare le persone che fuggivano all'aperto e non era sicuramente in grado di distruggere un carro armato.

   Alla fine, visti i tanti e talmente triti spunti propagandistici, Salvate il soldato Ryan sembra un film girato a Hollywood nel periodo 1942-1945.
   C'è però una interessante novità rispetto ai film di mera propaganda bellica di quel periodo: i combattimenti sono rappresentati con realismo. Specie nei venti minuti iniziali dedicati allo sbarco a Omaha Beach è mostrato cosa capita davvero in battaglia: i colpiti non cadono a terra morti o feriti giusto esalando un "ah!", ma spesso sono spappolati, le schegge strappano loro gli arti o le viscere, il campo è così intriso di sangue da risultare scivoloso. Molti feriti sfortunatamente non svengono e gridano per i dolori tremendi, anche per ora prima di svenire, o di morire. Ciò ha indotto qualche critico cinematografico a parlare del film di Spielberg come di un lungamente atteso miracolo: dopo centinaia di film americani a favore della guerra, o almeno non antimilitaristi, finalmente un lavoro pacifista, di condanna alla guerra.
   Non è così, il film non è antimilitarista. L'USIA infatti non permette che si facciano film antimilitaristi (gli USA sono sempre in guerra). Ciò risulta chiaramente dal monologo del cap. Miller, quando dice che la morte di ogni suo soldato ha salvato "dieci, cento, forse mille altre vite [americane]". Ciò è una assoluzione, una giustificazione, della guerra guerreggiata, della guerra sul campo: si combatte non per ammazzare - il che non suona bene in nessuna lingua - ma per salvare altri. E' lo stesso concetto che a suo tempo espresse il presidente Truman per giustificare le bombe atomiche sulle città giapponesi. Del resto lo stesso Spielberg, come si vedrà appresso, ha negato che il film fosse contro la guerra. Solo i critici italiani hanno pensato il contrario.
   Spielberg non ha però detto il vero significato che la produzione ha voluto dare al film. Non c'è problema, lo diciamo noi.

   Il messaggio del film - che è sul piano subliminale - è il seguente. Visto i sacrifici che abbiamo fatto noi americani per la Libertà dell'Europa? Non siate quindi ingrati, non buttateci a mare. Inoltre: abbiamo in quel modo acquisito dei diritti sull'Europa Occidentale. Un messaggio del genere è opportuno in questi anni di Perestroika. Lo spauracchio dell'URSS è scomparso e l'Europa Occidentale sta pensando a un cambio di campo che le converrebbe grandemente: sganciarsi dagli USA e ottenere la protezione militare russa necessaria per competere efficacemente - ad armi pari - con gli Stati Uniti nel mondo.
   USA ed Europa Occidentale sono infatti nemici economici naturali, mentre invece la Russia notoriamente non è interessata ai commerci, preferisce ricevere i tributi dei vassalli che commerciano, come Germania e Italia hanno cominciato a versare; a breve seguirà l'UE intera, e il Giappone.

   A questo punto non ci si può esimere da una considerazione. Gli americani sono davvero degli inguaribili commercianti trappoloni, che vendono cara la loro merce scadente e che con niente vogliono ottenere guadagni mirabolanti. Nello sbarco in Normandia ebbero circa 10.000 morti, e poco più nel resto della campagna europea, cioè circa 20.000 in tutto, e con ciò accampano diritti sull'Europa Occidentale. Cosa dovrebbero allora dire i russi? Nella sola battaglia di Stalingrado ebbero circa 100.000 morti, mentre lo scontro con la Germania costò loro globalmente circa 20 milioni di vittime (in grande maggioranza civili). Oppure gli americani calcolano che ogni vita loro vale 1.000 vita degli altri.
   Il realismo di Spielberg è dunque un realismo peloso, strumentale, asservito ad una esigenza politica di propaganda. Ciò è dimostrato da una semplice osservazione: solo i soldati americani nel film sono martoriati, dilaniati, sventrati. I soldati tedeschi no: muoiono subito, cascando come birilli, con tanti "ah", "oh", "uh". Proprio come gli indiani dei western. Possono anche essere inceneriti coi lanciafiamme, gridano solo un po' di più.

   Potremmo concedere a Spielberg - e a Hollywood tutta se è per questo - di aver realizzato un film di guerra realistico e onesto solo quando tale film mostrerà gli orrori subiti da entrambe le parti. In particolare, trattandosi di un film sulla Seconda guerra mondiale, quando mostrerà i reali effetti sulle persone dei bombardamenti a tappeto di città, e dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki; quando mostrerà i bambini, le donne e gli uomini dilaniati, sventrati e schiacciati dalle schegge e dalle macerie, e arsi vivi dal fosforo bianco, Napalm e dal vento nucleare. Ma ciò non sarà mai.

   Il realismo nel dipingere le durezze dei soldati americani in battaglia serve anche per lucrare dei vantaggi collaterali. E' per tali durezze - suggerisce il film - che hai soldati americani può capitare di uccidere prigionieri, o di torturarli, come oramai si sa che fecero nella Seconda guerra mondiale, e poi nella guerra di Corea, del Vietnam, di Panama, del Golfo dove una colonna pare di 30.000 soldati iracheni disarmati e in fuga, e che facevano gesti di resa, fu incenerita col Napalm lanciato dai cacciabombardieri. O erano dei P51 "cacciacarri", signor Steven Spielberg?
   Analogamente è per tali durezze che può aversi un alto numero di propri soldati uccisi da commilitoni, in realtà in maggior parte fatti fucilare sul posto dai comandanti. Negli ultimi anni la causa di tali decessi è segnalata alla stampa come dovuta a "fuoco amico". Non è una bugia, in effetti.

   A mio parere il film è stato commissionato direttamente dall'USIA, o suggerito; non credo che quest'ultima si sia limitata, come in genere fa, ad approfittare di una trama presentata da un produttore per inserirvi temi propagandistici ad hoc. Possiamo ascoltare alcune affermazioni di Spielberg e Hanks contenute in una intervista raccolta dal giornalista Giovanni Bogani del Resto del Carlino. [2]
   Spielberg ha detto qualcosa sul terrorismo:
   "Va fermato in tutti i modi. Anche con i bombardamenti, si. Ma ci vogliono prove concrete di responsabilità, non ipotesi. Non si può bombardare un simbolo. Insomma, ci vogliono degli ottimi servizi segreti".
   Il riferimento naturalmente è ai bombardamenti con missili effettuati dagli USA nell'agosto del 1998 in Sudan e Afghanistan, che Spielberg viene a presentare come benefici. Invece i missili gettati nell'Afghanistan degli amici Talebani erano dei diversivi per confondere le idee, ed hanno danneggiato infatti una loro fazione rivale; mentre con quelli gettati in Sudan si è colta la scusa del terrorismo per danneggiare un paese che assolutamente non lo appoggia, ma che dispiace agli americani né può reagire: hanno distrutto una fabbrica di medicinali (una fabbrica di medicinali in Sudan, come dire un pastificio nel Bangladesh, e l'ONU non ha fiatato).
   Spielberg appoggia insomma la nuova scusa escogitata dal Dipartimento di Stato per sovvertire il Terzo Mondo al posto di quella del comunismo. Dice anche che occorre aumentare l'efficienza della CIA: così ancora più CIA nel Terzo Mondo, non per sovvertire, per carità: per prevenire il terrorismo.

  Dice poi il Regista:

   "La guerra può essere, in alcuni casi, inevitabile. Per esempio, le truppe americane, sbarcando in Normandia, hanno salvato la cultura occidentale".
   Chiara la posizione a favore della guerra di Spielberg: per la loro politica neocoloniale gli Stati Uniti devono fare guerre in continuazione, e quindi non bisogna fare film antimilitaristi. Per quanto riguarda il salvataggio della cultura Occidentale, questo concetto rientra nell'ottica del messaggio subliminale del film che si è vista.
   Hanks ha detto:
   "Se ci fosse una guerra giusta, contro un regime totalitario, che mette in pericolo la sicurezza del mondo, non esiterei un minuto: ci andrei.".
   Giustifica tutte le guerre e guerricciole statunitensi nel mondo, che avvengono al ritmo di una all'anno fra le grandi e le piccole: sono infatti sempre - a detta degli Stati Uniti d'America - guerre "giuste", contro "regimi totalitari" che mettono in pericolo la "sicurezza del mondo". In realtà l'unico regime totalitario che mette in pericolo la sicurezza del mondo sono gli Stati Uniti: secondo Hanks bisognerebbe fargli guerra, e lui parteciperebbe.
   Quindi Hanks ammette tranquillamente l'appoggio del Pentagono alla realizzazione del film:
   "Abbiamo fatto alcuni giorni di addestramento con un ufficiale dei Marines, Dale Dye...".
   Gli siamo grati ma non occorreva la sua ammissione. La partecipazione del Pentagono risulta dai mezzi militari dell'epoca usati per le riprese, che giacevano nei magazzini del medesimo: sono visibili a tutti. Dovrebbe essere superfluo osservare che il pentagono presta i suoi mezzi solo con l'assenso dell'USIA.
   Queste non sono interviste da normali resti e attori. Queste sono interviste da funzionari governativi. In effetti Tom Hanks, in una sua intervista pubblicata sul quotidiano New Yorker del 28 novembre 1998, ha manifestato l'intenzione di dedicarsi alla carriera politica. Ciò non deve meravigliare, così come a suo tempo non avrebbero dovuto meravigliare gli esempi di Shirley Temple, di Ronald Reagan, o anche di Clint Eastwood[3]: negli Stati Uniti essere una star del cinema già significa essere in politica. Significa infatti essere un Divo di Stato, un uomo che coscientemente coniuga l'attività professionale con le esigenze di Stato. Discorsi analoghi valgono naturalmente per Steven Spielberg.
   Per il resto, dal punto di vista filmico, a me pare che Salvate il soldato Ryan sia un'opera abbastanza riuscita. Valutate però voi se è il caso di spendere diecimila lire per vedere un film di propaganda di uno Stato estero. Di uno Stato estero i cui interessi sono oltretutto in contrasto con quelli del vostro paese, l'Italia.

[1] I giapponesi attaccarono a Pearl Harbor alle ore 13 della domenica 7 dicembre 1941. I servizi americani intercettarono i messaggi e per le ore 8 dello stesso giorno avevano concluso con certezza che 5 ore dopo ci sarebbe stato un attacco aereo massiccio a Pearl Harbor. Avvertirono immediatamente sia i vertici militari che la Casa Bianca, ma l'informativa per la base fu autorizzata solo alle ore... 13. Ad autorizzarla per quell'ora fu proprio il gen. Marshall. Vedi The Puzzle Palace di James Bamford; Penguin Books, Harmondsworth-Middlesex, England, 1988; pagg. 58-61. Dopo l'attacco Roosevelt disse che quel giorno "sarebbe vissuto per sempre nell'infamia". Certamente.
[2] "Resto del Carlino" del 4 settembre 1998.
[3] Eastwood è sindaco di Carmel e si occupa di politica nello Stato della California. Reagan come si sa fu presidente per due termini. Shirley Temple, la ex bambina prodigio di Hollywood, dopo il 1949 si dedicò alla propaganda di Stato. Nel 1968 fu ambasciatrice degli USA all'ONU; dal 1974 al 1976 fu ambasciatrice in Ghana; nel 1976 fu Capo del Protocollo alla Casa Bianca. La Temple chiese al presidente Reagan la carica di Direttrice dell'USIA, che però lui le rifiutò.   


martedì 6 ottobre 2015

Un film inquietante per capire la propaganda

   di Mond-Art

   "Sesso e Potere" è un film che parla di "spin doctoring", ovvero quella particolare branca della propaganda atta a creare nel popolino stati d'animo e movimenti d'opinione che verranno vantaggiosamente reindirizzati ed usati a scopi politici. Ingenuo pensare che film come questo vengano fatti per pura denuncia e non siano a loro volta il veicolo di un interesse nascosto: usatelo quindi per farvi un'idea generale del "modus operandi" della manipolazione dell'informazione e dei Media, e poi provate a capire quale è il messaggio propagandistico insito nel film stesso, messaggio che il film veicola su più e inquietanti livelli.

   LA PROPAGANDA DEL FILM: Il messaggio di propaganda incluso nel film sta innanzitutto nell'assoluta inversione dei ruoli di potere tra lo staff del presidente e la CIA, facendo credere che i primi, ed il presidente di conseguenza, siano più forti della CIA (dipinta tramite due gorilla mezzi tonti), e che possano praticamente tutto. Secondo il film, insomma, sarebbe il presidente il detentore del vero potere e di ogni decisionalità, mentre è vero esattamente il contrario.
   Ancora, il film propone quindi la falsa interpretazione che tali montature mediatiche siano frutto della rivalità politica tra le due opposte fazioni mentre, come detto, queste operazioni vengono stabilite dall'alto e non rientrano nei poteri dei contendenti politici. Clinton dovette soccombere allo scandalo Lewinsky, scandalo quasi certamente attuato e perseguito proprio attraverso la CIA e deciso dai poteri forti, dei quali un presidente non è che l'amministratore delegato: se avesse potuto tirarsene fuori di propria iniziativa, lo avrebbe sicuramente fatto.
   Infine abbiamo la solita facile mistificazione del "terrorismo" e del fatto che operazioni di questo genere, le guerre, etc. siano sempre giustificate dall'idea di "operare per una buona causa": interessante a tale proposito il dialogo tra De Niro e l'agente della CIA: "Perché la gente va in guerra?" risposta: "Per difendere il nostro stile di vita".

   UN FILM PROFETICO? Tante, troppo, le coincidenze tra la finzione filmica e quanto veramente accadrà negli anni successivi, tanto da indurre a pensare che il film sia stato esplicitamente "commissionato " dalla CIA per preparare l'opinione pubblica (orientandola nel senso sopra descritto) ai fatti che si sarebbero concretizzati, e posti in essere dagli stessi poteri forti.

   Il film infatti è del 1997; un anno dopo, nel 1998, esplode lo scandalo Lewinsky che porterà a sfiduciare il presidente Clinton; nel 1999 si ha l'intervento NATO contro la Serbia, intervento a lungo minacciato durante tutto il 1998. Come non mettere in collegamento le due cose, e come considerarle una pura coincidenza, visto che entrambe vengono preannunciate dal film?
   (Per inciso, qui vediamo un'altra forma di propaganda: ossia nel film si suggerisce l'idea di una guerra per togliere il Presidente dal vortice dello scandalo sessuale; nella realtà si invischia Clinton nel sexgate proprio per spingerlo ad entrare in guerra).

ALTRE CURIOSITA': un dialogo tra potenti?

   1) Ad un certo punto Dustin Hoffman se ne esce con questa battuta: "Che ne diresti di proporre il Presidente per il Nobel per la Pace?" Cosa poi realmente accaduta con Obama.
   2) Ancora nel dialogo tra De Niro e l'agente CIA: "Non c'è nessuna guerra, a parte la nostra".
   3) L'aiutante di Hoffman ad un certo punto accenna a strisce di tela verde che avrebbero indossato al braccio i manifestanti, espediente poi largamente utilizzato nel corso delle rivoluzioni colorate.
   4) Il film ci dice chiaramente come verrà soppresso il produttore (Hoffman) che vorrebbe "uscire allo scoperto": sarà trovato morto di infarto. E di infarto, che capita sempre in modo improvviso quanto magicamente opportuno, muoiono molti personaggi che sanno troppo: come (altra curiosa profezia!) il regista Kubrick, trovato morto nella sua casa di campagna nel 1999, prima che potesse finire il suo ultimo film "Eyes Wide Shut", quasi certamente per il suo coinvolgimento come regista dei filmati del "finto allunaggio" dell'Apollo 11. Tutte le persone coinvolte in quell'episodio, compresi gli stessi agenti della CIA, troveranno la morte in strani incidenti.

   Insomma, tutto il film è pieno di strane premonizioni e messaggi inquietanti, tanto da sembrare girato ad hoc per comunicare tra potenti le tattiche che stavano per essere messe in pratica.
   O meglio: sembra essere esattamente il manifesto programmatico sia di una svolta nel potere che del modo di perseguire i suoi fini. Il titolo originale, che suona pressappoco come: "La coda che muove il cane", la dice lunga su tale programmaticità di intenti, e comunica al "mondo che conta" (proprio tramite lo strumento filmico, grazie alla sua facile diffusione e alla copertura data dal fatto che tale veicolo viene dai più ritenuto un "innocuo ed innocente intrattenimento"), ciò che il potere reale stava effettivamente pensando e mettendo in pratica:

  1. La definitiva uscita allo scoperto di una piccola élite a guidare le sorti della nazione (la "coda" che muove il cane, appunto).
  2. Il "metodo" che tale élite avrebbe adottato: la finzione mediatica, l'artificio costruito: anche qui una "cosa che muove il cane", in quanto ribaltamento delle rispettive tradizionali funzioni tra Media e Politica.
  3. L'artificio machiavellico che avrebbe loro consentito di continuare a rimanere nell'ombra: ossia fare in modo che le tattiche messe in opera, attraverso l'azione concordata di spin doctoringe diffusione mediatica, ricadessero sempre e solo sul "governo" e il presidente in carica.
   Nel film c'è tutto questo, enunciato in modo chiaro, inequivocabile, quanto assolutamente imbarazzante per noi che ora lo guardiamo con il senno di poi.

lunedì 5 ottobre 2015

Come si spingono gli uomini a spararsi contro?



IL SEGRETO DELLA GUERRA

   Nel suo libro "On Killing" Dave Grossman ha riscritto la storia militare, mettendo in evidenza quello che le storie nascondono: il fatto che la scienza militare si occupa meno di strategia e tecnologia, piuttosto che scoprire il modo di far superare l'istintiva riluttanza degli uomini ad uccidere membri della loro specie.

   La vera "rivoluzione negli affari militari" non fu la spinta di Donald Rumsfield verso l'alta tecnologia nel 2001, ma la scoperta nel 1941 del generale Marshall che solo il 15-20% dei soldati della Seconda guerra mondiale in prima linea avrebbero usato le loro armi: coloro (l'80-85%) che non sparavano, non fuggivano e non si nascondevano (in molti casi correvano enormi rischi per salvare i compagni), ma semplicemente non usavano le loro armi contro il nemico, nemmeno quando affrontavano attacchi banzai.

   La scoperta di Marshall, e le ricerche conseguenti, dimostrarono che in tutte le guerre precedenti , una piccola minoranza di soldati - il 5% che sono psicopatici naturali, e probabilmente una piccola di imitatori temporaneamente insani - furono responsabili di quasi tutte le uccisioni.
   Le persone normali si trovano semplicemente dentro il movimento, fanno il possibile per evitare di togliere la vita al nemico, anche quando questo implica la perdita della propria vita.
   Le guerre sono massacri ritualizzati fatti da psicopatici contro non psicopatici.

   Lo studio del Generale Marshall ha una importanza fondamentale, e se compreso a fondo rivoluzione totalmente la concezione dell'essere umano che da sempre ci viene propagandata.
   Nei libri di storia le guerre sono descritte come inevitabili conseguenze di una serie di fattori, scontri in cui gli eserciti nemici si affrontano nel tentativo di eliminare l'avversario.
   E viene fatto credere che la guerra, il massacro, siano insiti nell'essere umano.

   Questo è falso, decisamente falso e deriva sostanzialmente da un vecchio costrutto filosofico (ormai superato nel contesto di discipline quali la psicologia e la sociologia) del '700, che faceva pronunciare al filosofo Hobbes che "homo homini lupus", concetto successivamente ripreso da Kant con la sua teorizzazione del "Male Radicale", secondo il quale l'uomo, "pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male"!
   E la "logica" dove sta? Anche un bambino vede che questo assunto si contraddice da sé, in barba al primo postulato della logica aristotelica di non contraddizione (per cui "A" non può essere uguale a "non A").
   Non solo, ma tale concetto è stato smentito da sociologi quali E. Fromm, che confrontando l'organizzazione sociale di alcune società tribali arriva a stabilire che l'orientamento umano verso forme sociali adattive alla vita o al contrario aggressive e distruttive è in stretta correlazione al tipo di struttura sociale stessa, e a quanto essa favorisca o impedisca la naturale predisposizione dell'uomo a rapportarsi in modo pacifico costruttivo.
   E quando l'affermazione vista sopra sia falsa, chi detiene il potere e i vertici militari, lo sanno  molto bene.
   Come afferma il Colonnello Grossman, infatti, le scienze militari si occupano essenzialmente di scoprire il modo per far superare al soldato medio la naturale riluttanza nell'uccidere un altro essere umano.
   Perché la maggioranza degli esseri umani, con tute le loro miserie e i loro difetti, preferiscono il quieto vivere e la tranquillità alle guerre.
   Ed ogni qualvolta i grandi poteri decidono per una guerra, devono spendere molte energie per far superare questo blocco istintivo a quelli che diverranno i soldati da sacrificare sul tavolo dei loro piani.
   Le guerre di massa, come è noto, sono fenomeni moderni; in passato, in epoca pre-moderna, la guerra era affare di una piccola parte della società.
   Dall'antichità dei guerrieri, passando per i nobili medioevali e per gli eserciti mercenari, guerra significava lo scontro fra due eserciti composti da persone che non si dedicavano ad altro nella vita, se non combattere e prepararsi a farlo.
   La Prima guerra mondiale fu la prima che coinvolse i grandi strati della popolazione europea, e ci vollero decenni di propaganda romantica che esaltava il sacrificio e l'amor di patria per diffondere quello stato d'animo necessario a far partire milioni di giovani verso il massacro.
   Quei giovani capirono presto che la guerra non aveva nulla di eroico e di romantico, come era stato loro raccontato, ma ormai era tardi.

   Una minoranza di psicopatici in qualche modo riesce sempre a fare in modo che la maggioranza sia convinta, costretta, ad andare contro il proprio naturale istinto pacifico e partecipare a questi massacri.

COME DIVIENE POSSIBILE TUTTO QUESTO?

   Semplicemente allo stesso modo con cui vi vendono la Coca-Cola, un detersivo o uno yogurt.
   Comprereste in fatti la Coca-Cola semplicemente se in TV vi dicessero che "è una bibita zuccherata e gassata di colore scuro, ma tanto buona?" Forse si, ma la ditta sarebbe ormai fallita da tempo per penuria di vendite. Per riuscire a vendere un prodotto (così come un'idea) infatti non sarà sufficiente elencarvi le sue caratteristiche tecniche, ma occorrerà risvegliare in vario modo nel compratore una qualche emozione, una reazione emotiva, un particolare stato d'animo da scaricare poi sul prodotto stesso. Tutto questo avviene in modo inconscio e subliminale, per cui l'ignaro acquirente nemmeno si accorgerà dell'inganno e del fatto che, acquistando la bottiglietta, sta effettivamente ed inconsciamente acquistando l'emozione associatavi.
   Così, per esempio metteranno un gruppo di ragazzi giovani e festanti in abbigliamento hippy a cantare in coro un motivetto orecchiabile e natalizio sopra una collinetta in provincia di Siena, illumineranno il set in modo accattivante e risveglieranno in voi un blocco di emozionalità positive: l'atmosfera festosa, la gioventù, l'amicizia, lo stare insieme etc. che verrà venduto alla vostra parte inconscia come "tutto compreso" assieme alla bottiglietta. Le stesse sensazioni saranno più o meno consapevolmente richiamate in voi quando al supermercato, tra la bottiglietta pubblicizzata ed una assolutamente anonima, allungherete la mano verso la prima, proprio perché la sentirete "più familiare", più amica, una cosa insomma di cui "ci si può fidare".



   Ma allo stesso modo, come si può generare una sensazione positiva, così può essere risvegliato in voi il peggior odio e la peggior cattiveria di cui possiate essere capaci.
   Chi sarebbe infatti capace di puntare il mitra e aprire il fuoco massacrando atrocemente e infliggendo la sofferenza e la morte ad un suo simile ventenne, sapendo che a casa ha una madre e un padre che lo hanno cresciuto e stanno aspettando in ansia il suo ritorno, che ha una ragazza la cui foto ha appena guardato e riposto con un bacio nel taschino, che come voi fa un lavoro umile, che ha gli scarponi che gli massacrano i piedi e l'unica cosa che desidera è solo potersene tornare in pace a casa sua? Probabilmente gli offrireste una sigaretta, e ve la fumereste assieme chiedendovi chi mai  e come abbia potuto mandarvi lì.
   E come potrebbero mai mandarvi in guerra, semplicemente elencando razionalmente i motivi più o meno nobili per cui dovreste rischiare la vita?

   IL POTERE DELLA PROPAGANDA: a questo serve la propaganda, e il suo potere è talmente forte da farvelo premere, quel grilletto... i rispettivi vertici del potere avranno infatti da tempo intrapreso una operazione commerciale molto simile a quella del vendervi la Coca-Cola, solo che quello che ora vendono saranno delle idee... due idee sostanzialmente : una che vi dica quanto nobile sia la causa per cui andrete a combattere, ed un'altra che vi dica quanto diabolico e perverso sia il vostro nemico.
   La tecnica di persuasione sarà condotta nello stesso modo dello spot: agirà subliminalmente, tendendo prima a inculcare e poi a risvegliare in voi delle emozioni ben precise.

   Così cominceranno a dipingere il "nemico" privandolo di ogni caratteristica umana e caricandolo di ogni difetto possibile; e soprattutto si cercherà una "immagine fotografica facile da visualizzare" con cui descrivere e identificare il nemico: il comunista che mangia i bambini, il terrorista che mette le bombe e via dicendo. La propaganda parla per "immagini evocative", non per discorsi logici, figure ripetute poi come un mantra ad ogni possibile occasione.
   Parallelamente si farà appello al vostro senso di appartenenza richiamando in voi le sensazioni di affetto e calore familiare, il senso del dovere verso i vostri compagni e compatrioti... cose che diventeranno esplosive nella paura e solitudine della battaglia... chi ve ne priva? Lui, il nemico che mangia i bambini.
   Lo stress, la paura, la disciplina, l'istinto di conservazione fanno il resto: premerete il grilletto.

   Ha senso tutto questo? Per vendere un prodotto, forse... e proprio come un prodotto siete stati messi in vendita, anzi... per una campagna pubblicitaria, a ben guardare, si spende molto di più.