di Mond-Art
"Il vero lavoro non è tanto nel costruire la lavatrice, quanto nel costruire chi dovrà comperarla".
Dite la verità: anche a voi viene spontaneo mandare Marzullo a quel paese, quando esordisce chiedendo all'ospite di turno: "La vita è un sogno?"
Eppure, vedendola nel contesto del discorso che stiamo facendo sull'Immaginario Collettivo, questa domanda non appare poi così strampalata... in effetti quella che chiamiamo "Realtà" altro non è altro che la traduzione in pratica dell'"Immaginario" di un popolo, ossia di tutto l'insieme di cultura, religione, credenze, miti, tradizioni, desideri e aspirazioni singole e collettive, che possiamo attribuire ad una determinata civiltà. Ancora, possiamo dire che l'Immaginario Collettivo è il punto d'incontro e di fusione dei vari immaginari di ogni singola persona di quella popolazione, immaginari che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che si raccordano e si trovano su quello che "viene preso per buono da tutti", sul "Denominatore Comune" che, per forza di cose, tenderà automaticamente a spianare verso il basso la cosiddetta "Opinione Pubblica": all'interno di un'opinione di massa il pensiero di un ciabattino sarà assolutamente uguale a quello di un astrofisico.
Immaginario che è fatto per la gran parte proprio di sogno, di aspirazioni, di idee immateriche non necessariamente ritenute "vere" nella realtà. eppure comunemente accettate e "realmente agenti": nessuno crede per esempio alla reale esistenza di Babbo Natale, eppure a tutti piace crederci, e per alcuni giorni all'anno tale idea governa in buona parte il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre azioni.
Dunque Marzullo ha più ragione di quel che sembri, in quanto la vita, se non proprio un sogno, è il tentativo che ognuno compie di tradurre in pratica il proprio personalissimo "Immaginario"!
E come ogni persona cercherà di realizzare il suo immaginario personale, una civiltà metterà in pratica il proprio Immaginario Collettivo, che può differire da cultura a cultura: gli Indiani d'America, per esempio, vivevano secondo un Immaginario Collettivo fortemente legato alla tradizione e ad un'alta "personificazione" dell'individuo e stima del gruppo nelle sue capacità; gli inglesi ivi immigrati vivevano secondo un Immaginario Collettivo che privilegiava un'idea di forza e di conquista, dove la persona acquisiva valore non tanto per le proprie intrinseche qualità ma per quanto riusciva ad imporre la sua volontà, e dove il gruppo favoriva quindi la "depersonificazione" a favore dell'idea dominante del "sogno americano".
Ma torniamo al nostro Babbo Natale: perché è bello crederci, anche se la nostra mente logica sa perfettamente che si tratta solo di una figura immaginaria?
Perché è un "Archetipo". ossia un'icona che riassume, convoglia e veicola non solo dei concetti astratti e universali, ma anche (e proprio questa è la cosa più importante) tutta la forza emozionalmente positiva che si lega ad essi (e NESSUNA azione spontanea è possibile senza una sottostante spinta emotiva!).
Quali sono infatti le immagini che per libera associazione vi vengono in mente se pronuncio la parola "Babbo Natale"?
Probabilmente il Nonno, burbero ma buono; lo zio, o una figura comunque paterna molto positiva; l'autorità buona, un dio minore (ma proprio per questo più "vicino e umano"); l'idea stessa di Bonarietà e Tolleranza... insomma il "padre ideale", appunto: buono, industrioso e geniale, tollerante, generoso, affettuoso e poi la festa, lo stare insieme, il concetto di regalo e di dono da condividere reciprocamente, la positività del donare, lo stare in famiglia, il calore famigliare, il calore della casa e di un camino... tutto questo vi verrà in mente, in forma condensata, in una sorta di "pacchetto emozionale positivo" che andrà ad influenzare il vostro sentire, pensare ed agire. Immagini ed emozioni che si condenseranno in una semplice icona, quale appunto è quella di Babbo Natale.
A questi "Archetipi Assoluti" si associano gli "Archetipi Culturali" specifici di ogni cultura: così se originariamente Babbo Natale (o per meglio dire San Nicola) era il vescovo che sottomise il Demonio a rappresentare il rito di vittoria del Bene sul Male, nella nostra attuale cultura è il dispensatore di beni, di regali, di oggetti. Trasformazione commerciale comunque già molto emblematica della "sostituzione" avvenuta a livello di Archetipo e di Immaginario (e tendente a riutilizzare in senso utilitaristico la "carica emotiva" della lotta del Bene sul Male).
Ma cosa succede se si va a mettere direttamente tra le mani di Babbo Natale la bottiglietta di una bibita?
Un sacco di cose ma analizziamole singolarmente, vedendo sia cosa succede all'icona (idea figurativa) della bibita, e all'icona di Babbo Natale e chi e cosa ci guadagna e ci perde da tale operazione.
COSA SUCCEDE ALLA BOTTIGLIETTA?
Vediamo subito che chi ha tutto da guadagnare da tale operazione sarà proprio la bottiglia, sulla quale verranno riversate tutte le caratteristiche sopra citate di Bontà (se Babbo Natale è buono, vuoi che beva qualcosa di non altrettanto "caratterialmente buono"?).
Insomma la bottiglietta di Coca Cola diventa un PARASSITA EMOZIONALE che "succhierà" tutta l'energia positiva generata dall'icona di Babbo Natale e dalle emozioni positive ad essa legate.
COSA SUCCEDE A BABBO NATALE?
E se tutto finisse qui, non sarebbe poi un gran male.
Ma cosa succede contestualmente all'archetipo di Babbo Natale?
Che viene "eroso e consumato dal suo Parassita", come per ogni organismo parassitato (non vi fischiano le orecchie con un'analoga strategia usata nel campo del pensiero culturale dei popoli?).
Come in una sorta di vasi comunicanti, infatti, Babbo Natale a sua volta prendere sempre di più le sembianze del prodotto che pubblicizza (e questo lo vediamo, anche formalmente, nell'evoluzione nel tempo degli spot stessi: dapprima spariscono le renne, poi la stessa figura ormai inutile di Babbo Natale: la sua forza iconica è già stata completamente parassitata dal prodotto, e ormai non c'è più bisogno di lui...).
Quel che è più grave è che il nuovo archetipo ora esistente manterrà invariata tutta la sua forza emozionale, forza non più diretta verso un'idea iperurania e superiore di Bene, Generosità, Affetto, Calore Familiare, Dono etc. ma verso il semplice consumo di un'insignificante prodotto commerciale.
Con un meccanismo che possiamo tranquillamente chiamare come: "Furto degli Archetipi", essi vengono man mano svuotati del loro significato primigenio, e tutta l'emozionalità ad essi legata verrà riversata su un diverso contenuto, prodotto o idea che sia.
E come prima i termini "Bontà" e "Babbo Natale" condensavano lo stesso significato, così ora non solo l'equazione si estende in quanto "Bontà sarà l'equivalente di Babbo Natale che sarà l'equivalente di Coca Cola", ma (cosa ben più grave) varrà anche l'equazione inversa, per cui "Coca Cola" sarà equivalente a Babbo Natale e a tutto quello che, razionalmente ed emotivamente, esso rappresenta nel profondo del nostro Immaginario... per cui arriveremo ad associare gli assoluti visti sopra ad una banalissima bibita zuccherata.
Questo è esattamente il meccanismo, fondamentale in ogni sostituzione dell'"Essenza" di una persona come di un'idea, che prende il nome di DEPERSONIFICAZIONE o ALIENAZIONE: Babbo Natale subisce una "depersonificazione o alienazione" appunto, che ne svuota l'essenza originale per rimpiazzarla con altro, ad uso e consumo di chi favorisce il processo medesimo. E' il processo tipicamente pubblicitario per cui "le persone diventano oggetti e gli oggetti persone": quella ora non è più una semplice bibita zuccherata, ma l'idea stessa di bibita, una quasi divinità assurta nell'alto dei cieli, e la cui peculiarità è la "bontà caratteriale".
COSA SUCCEDE A NOI?
Noi semplicemente non riusciamo più a pensare a mente fredda, a ricordarci che quella è una semplice bottiglietta contenente un intruglio scuro e zuccherato, e nemmeno tanto salutare: tutto questo viene oscurato nella nostra percezione immaginaria dalla forza delle emozioni positive che da sempre vengono accomunate e traslate sul prodotto stesso.
Possiamo così dire di essere vittime di un riflesso pavloviano inverso, squisitamente giocato sul piano emozionale: non sarà più la semplice sete a farci cercare un prodotto dissetante qualunque, ma sarà quella specifica presentazione pubblicitaria, quello specifico marchio a generare in noi il desiderio di quel "pacchetto emozionale"; desiderio che poi, in un assurdo circolo vizioso, andrà a riversarsi nuovamente e ancora proprio su quello specifico prodotto e non su un altro, perché lo riterremo "uno di famiglia", qualcosa di già conosciuto, di buono, sicuro e affidabile; anzi, la "Bontà" per antonomasia, un qualcosa che ormai appartiene alla sfera celeste, al mondo delle idee e degli archetipi... il nuovo archetipo di moderna "bontà", chi si accontenterà quindi di un misero, sconosciuto, terreno prodotto concorrente?
VENDERE UN PENSIERO
Come si ottiene quindi una trasformazione profonda della mente e dei comportamenti delle persone comuni?
Con una martellante propaganda, condotta nello stesso modo visto sopra, ma stavolta non tramite un semplice spot commerciale, ma con una continua SOSTITUZIONE EMOTIVA di valori, idee, archetipi applicata su vasta scala, che coinvolga gli atteggiamenti mentali e le opinioni più radicate della gente verso questa o quell'idea, con l'intenzione prima di demolire quanto l'opinione generale ritiene "giusto e desiderabile", per poi sostituirlo con quanto mi farà comodo.
Insomma, è la stessa operazione vista a proposito di un prodotto, ma mediaticamente condotto ora su "icone comportamentali", su atteggiamenti mentali e orientamenti di pensiero, perpetrata su vasta scala ed in modo subdolo, in modo da essere quasi impercettibile da chi la subisce. E qui si sfrutta quasi sempre il bisogno di "conformarsi" dell'individuo, la sua innata tendenza a seguire la maggioranza, a sentirsi parte di un gruppo, a vedere condiviso il suo pensiero, ad identificarsi totalmente in qualcosa, che sia la squadra di calcio, il gruppo di bocce, Dio come il Bar Sport, o la Patria come l'aperitivo con gli amici... "toglietemi tutto ma non il mio Breil", appunto.
Si farà quindi leva sul bisogno di appartenenza e sulla sostanziale "angoscia di separazione", sul bisogno di avere uno schema di orientamento condiviso, sul bisogno di porsi in efficace relazione con gli altri, insomma proprio su quelle 5 "esigenze inalienabili" postulate da Fromm per uno sviluppo umano e sociale armonico, già accennate nel capitolo 2, ma esattamente come succede con Babbo Natale, si farà leva su queste emozioni e bisogni solo per distoglierli dalla loro "Idea generante", dal loro "archetipo" e riconvogliarli verso altro, probabilmente verso fini commercialmente o socialmente sfruttabili, fino a farvi accettare assurdità simili sul piano sociale come l'assurdità della Santa Coca di Babbo Natale.
Un classico esempio dimostrativo di tutto ciò è stato il modo in cui Edward Bernays raddoppiò le vendite di tabacco inducendo le donne a fumare: si cavalcò il desiderio di emancipazione femminile (ossia il bisogno fondamentale di "porsi in efficace relazione con gli altri" in una società che effettivamente allora emarginava la donna) stornandolo sul semplice consumo di sigarette.
L'idea da vendere (indotta tramite una manifestazione organizzata in cui uno stuolo di donne "emancipate" fumava sfrontatamente in pubblico), era che "chi si riteneva emancipata e indipendente non poteva non fumare", come è facile fregare gli esseri umani!
(Ed è un po' quello che è successo con queste "Rivoluzioni Colorate", dove si sfruttò "commercialmente" una legittima aspirazione deviandola verso l'acquisto di un prodotto preconfezionato).
Il denominatore comune di ogni operazione di propaganda quindi, come abbiamo visto, è di far leva proprio sulla nostra parte migliore, sulle nostre più alte aspirazioni, sulle potenzialità più tipicamente umane, sugli intenti più nobili, ma solo per ricondurli ad obiettivi molto più bassi, prosaici e interessati, quando non addirittura a realizzarsi verso il loro esatto contrario.
(Come diretto corollario avremo che un'operazione di propaganda avrà tanto più successo quanto meno saranno socialmente soddisfatte le necessità su cui si andrà a far leva).
E così oggi ci troviamo la Guerra Democratica, l'Economia del Debito, la Libera Schiavitù... tutti ossimori, tutti strampalati prodotti sociali venduti a soddisfazione dei nostri inalienabili bisogni astutamente direzionati verso altra direzione dal loro naturale soddisfacimento, senza che quasi riusciamo ad accorgersene.
QUASI, appunto... l'insistenza, la ripetizione, la riproposizione de medesimi contenuti serva sempre a metterci in guardia, perché è una delle dinamiche che più indicano che ci troviamo di fronte a propaganda. Inoltre, come abbiamo già detto, capire queste dinamiche (che sono le stesse di uno spot o di una pubblicità) ce ne renderà automaticamente immuni, portandoci a fiutare qualsiasi forma di propaganda a chilometri di distanza.
Pubblicità e Propaganda sono due facce della stessa medaglia: la vendita di un'idea. Ma se la prima agisce in modo quasi innocuo, in quanto limitata a prodotti di poco conto, la seconda è potenzialmente molto più pericolosa proprio per l'enormità e vastità del suo obiettivo e campo d'azione, che coinvolge ampi settori sociali, orienta il pensiero di ampie masse verso comportamenti fortemente rilevanti per la loro vita, sostituendosi di fatto alla libera scelta e al libero arbitrio.
La Propaganda è, proprio per questo, esattamente come un'arma, come una bomba: in una società "civile" non avrebbe motivo di esistere.
Ma una volta capita ne saremo liberi, e niente e nessuno potrà condizionarci a nostra insaputa: saremo pienamente padroni del nostro libero arbitrio e di capire, accettare o rifiutare in modo razionale e cosciente quanto ci viene proposto con l'inganno emozionale.
Di più: potremmo usarla come boomerang per reindirizzare le cose verso direzioni più sinceramente umane.



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