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sabato 15 settembre 2018

Immaginare soluzioni diverse



di Mondart

"Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"... Riprendo il discorso iniziato con il precedente post, sottolineando fino alla nausea come nessun cambiamento esteso sarà mai possibile se non conquistato innanzitutto a livello di atteggiamento mentale personale e autonomia pratica quotidiana: in sostanza, smettere di delegare e assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ovvero smettere di ricorrere al "Genitore Esterno" ed assumere un'Autorità Interna.

IL PIÙ GROSSOLANO ERRORE DEI BLOGGERS
   Ho già detto dei più comuni errori di comunicazione che paradossalmente trasformano il 90% dei blog non in strumenti di liberazione ma, al contrario, in strumenti di amplificazione del Pensiero Unico:

   1) Postare notizie su notizie illudendosi di "fare informazione": anche se ben fatto, tale lavoro sarà del tutto sterile se non accompagnato anche da un tentativo di sintesi e dalla formulazione di una qualche proposta alternativa (è esattamente il principale espediente adottato in ogni media mainstream per creare disinformazione!).
   In questo modo infatti si rischia un'eccessiva sovraesposizione di notizie che, anche se veritiere, non otterranno di fatto che di essere semplicemente "consumate" dal lettore, esattamente come viene consumato un TG o il Corriere. Vengono infatti a mancare nel lettore così sovraccaricato il tempo, il collegamento logico e la spinta psicologica per una loro maggiore elaborazione ed effettiva utilizzazione. E non importa che in questo caso le notizie siano veritiere: importanza maggiore assume il fatto che si spinge ad una loro FRUIZIONE PASSIVA, un ozioso passatempo cervellotico, come può esserlo giocare scacchi piuttosto che tirare calci ad un pallone.
   "Cosa vuoi fare, di fronte a tutto questo?" ...sarà il solo pensiero predominante che alla fine si formerà nel lettore, che si riterrà "informato" ma non muoverà per niente le chiappe verso una qualsiasi ulteriore forma di responsabilizzazione.

   2) Andare alla ricerca del vertice, del responsabile, della "causa prima" come se questo potesse risolvere qualcosa... questo tipo di blogger o è un gatekeeper o è estremamente ingenuo, in quanto (volutamente?) ignora che:
   a) la causa prima siamo proprio noi; gli altri eventualmente sono solo degli approfittatori della nostra dabbenaggine. E anche se in questo blog si sostiene l'idea che l'Uomo nella maggioranza non sia affatto "cattivo" (come vorrebbero invece farci credere i media), non si è mai detto che non sia sostanzialmente coglione, anzi! I fatti dimostrano come oggi l'uomo sia diventato un coglione al cubo, perseverando a remare nella direzione distruttiva contro i suoi stessi più vitali interessi.
   Finché gli uomini continueranno a farsi polli, gli attuali detentori del potere, che non a caso sono proprio dei mercanti, continueranno a spennarli: la sola cosa che i mercanti sanno fare. Semplice e ovvio.
   b) si distoglie energia dal cercare una reale soluzione, inducendo la falsa idea che tutto si potrà magicamente risolvere una volta individuato "il colpevole": Peccato che non ci sarà nessuno a far nulla contro presunto tale colpevole!
   c) si rafforza in definitiva il Pensiero Unico, muovendosi sempre nell'unica direzione voluta dai controllori, invece che promuovere forme di pensiero alternative.

FAVORIRE LA CRESCITA
   Ma c'è un terzo madornale errore psicologico in cui cadono troppo spesso anche quelli più in buona fede: è l'atteggiamento che chiameremo: "Babbo, è stato lui a rubare la marmellata!"

   Questi paladini della giustizia infatti rincorrono sempre l'ultima malefatta del cattivone di turno, e la denunciano a gran voce e con grande sdegno emotivo; sono in genere quelli che credono ancora nella "politica", o comunque in qualche forma di rappresentanza: il loro atteggiamento insomma, è uguale a quello del bimbo che chiama in causa una "Autorità superiore" a fare giustizia. Parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, sembrano dire: "Gigante, pensaci tu..." ma A CHI si stanno esattamente rivolgendo, una volta capito che è proprio il potere costituito il problema? Chi ci deve pensare, se proprio il Gigante è il più grande stronzo di tutti? Quale "Autorità" chiamare in causa, quando l'autorità esterna è del tutto malvagia e complice nella causa del problema stesso?

   Se ci pensate bene, è lo stesso atteggiamento psicologico premiato da trasmissioni di sedicente "approfondimento" culturale e politico, i vari Anno Zero, Matrix, Ballarò e via dicendo... dove magari si affrontano anche tematiche scottanti, ma chiamando in causa, quale entità atta a farsene carico, un "Babbo" inesistente, o peggio, proprio il "Babbo Natale venditore di Coca Cola", ossia un propagatore dello stesso sistema che ha generato il problema.
   Insomma ancora una volta si cavalca una sacrosanta, sana e giusta pulsione innata nell'uomo (il tendere naturalmente ad un senso di giustizia che, vivaddio, rimane intatto nella maggioranza delle persone), per condurlo a sfociare in un vicolo cieco... ed è esattamente la tecnica abusata dai media mainstream del "disinnesco" del potenziale esplosivo.

   Comunque sia, così facendo si pone sempre l'accento all'esterno, rinforzando il senso di fanciullesca sudditanza nelle persone ad una fantomatica "Autorità Esterna", che deciderà ed agirà per loro.
   Questo costituisce il problema cardine, in quanto si allontana la gente dalla consapevolezza che loro stesse sono l'unica autorità a cui far riferimento, si incentiva insomma un processo di mancata crescita, di eterno infantilismo, di dipendenza cronica... ma è questo che un genitore equilibrato vorrebbe per il proprio figlio, o non piuttosto che egli possa raggiungere la piena realizzazione di maturità ed equilibrio valutativo, decisionale e fattivo in completa indipendenza?

POTERE E AUTORITÀ
   È lampante come questo si colleghi direttamente a quanto si diceva nel post precedente: facendovi credere che il potere non è nelle vostre mani non solo i controllori possono amministrarlo a loro esclusivo vantaggio, ma vi sfruttano e indirizzano affinché facciate continua professione di fede in tale controllo. E mentre l'Autorità sana tende sempre ad equilibrare e uguagliare i due soggetti (es: maestro e discepolo), questa autorità, di tipo schiettamente sadico, tenderà invece non solo ad aumentare le distanze, ma a mantenerle all'infinito, facendovi credere che siete pecore bisognose di un pastore, voi che invece siete leoni, ossia i veri detentori del potere.
   È un problema che abbiamo già affrontato nel post: "Se fai l'amore con la televisione, ricordati il soprabito..." parlando di comunicazione, a dimostrare come, ancora una volta, sia solo una questione di suggestione collettiva.

   Ragion per cui proporrei a questo punto di mettere i puntini sulle "i" e di dare a Cesare quel che  di Cesare, a cominciare proprio dai termini con cui si indicano concetti molto, molto diversi tra loro: da ora in avanti chiameremo quindi col termine di "Potere" quello che risiede naturalmente nella massa, e col termine di "Piovra" la sovrastruttura che si è impossessata di tale potere, sovrastruttura che lo esercita senza in realtà possederlo, tanto è vero che per esercitarlo deve continuamente servirsi di voi.

IN SOLDONI:
   Ai blogger: Favorire la crescita, evitando gli errori di cui sopra, e non dimenticando mai che il contatore sul vostro blog altro non è che un infernale strumento del sistema.

   Al lettore: Piantarla di ricorrere al Genitore esterno e sviluppare un'autorità interiore autonoma. Insomma provare ad arrivare ad agire in sintonia con una legge interiore senza troppo curarsi del dictat imposto.

IL FILM
   "Un Sogno per domani", titolo italiano del film Play it Forward, tecnicamente parlando è la classica operazione di propaganda per cui si riesce, parlando di un determinato argomento, a veicolare il messaggio subliminale diametralmente opposto: l'empatia e la solidarietà sociale (argomento del film) sono calate in uno scenario di disadattati, di persone problematiche, lo stesso maestro ha il volto deturpato da un difetto fisico. Il bambino, portatore del messaggio sociale, alla fine viene ucciso proprio dai suoi simili.
   Morale indotta: l'uomo è naturalmente cattivo, e questi argomenti sono solo utopie irrealizzabili di una classe che vive ai margini della società, espressione di persone "mancanti" e imperfette.
   (L'happy end è solo un proforma che risponde ad esigenze puramente commerciali di vendibilità del prodotto, ma che non intacca il messaggio subliminale nel suo complesso).
   Decifrazione: ora, poiché noi ormai sappiamo benissimo da chi vengono condotte tali operazioni e quali mentalità abbia chi guida la società occidentale (qui), possiamo decifrare il film in senso totalmente opposto: ossia che la "Piovra" ha una paura folle di queste sacrosante pulsioni di giustizia, di empatia, di solidarietà, e per questo le minimizza e le sminuisce come "utopiche" espressioni di falliti, di persone socialmente disadattate o comunque con grossi problemi. Quindi non fatevi ingannare: la verità è che la Piovra teme come la morte che un tale comportamento empatico possa arrivare a manifestarsi apertamente.

sabato 18 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 2)



Dopo una necessaria digressione per presentare il quadro, torniamo a noi e all'argomento del titolo.

TALK SHOW
   Ho già detto altre volte che chi afferma che il ruolo principale dei Media sia semplicemente quello di disinformare, sbaglia di grosso: il vero compito dei Media è creare un immaginario, e quindi dei comportamenti indotti in modo che quelli non confacenti al Potere non siano nemmeno presi in considerazione dalle masse così indottrinate. Finché sarà il soggetto stesso a considerare inopportuno un certo comportamento, proprio come avviene nel bambino che impara a fare la cacca nel vasino.

   L'indottrinamento, come abbiamo già detto, avviene a livello emozionale e non informativo: la televisione non "impone" niente, ma propone ben determinati atteggiamenti che saranno emotivamente premiati a scapito di altri: questo lo vediamo benissimo per esempio nei talk show, o in programmi come "Amici", "Uomini e Donne" o "Il Grande Fratello", dove viene premiata la superficialità, l'apparire, l'istintività ecc. sul ragionamento, sulla sensibilità, sulla creatività, sul pensiero acuto, sull'analisi intelligente. L'ignoranza è premiata a livello conscio come l'aggressività e l'atteggiamento impulsivo sono premiati a livello inconscio da un personaggio superiore che controlla il gruppo, ed a cui bisogna fare perenne riferimento prima di esprimere un'opinione.
   Tipica in tal senso la tattica di far scaturire una discussione che verrà abilmente pilotata dal conduttore di turno a sfociare in rissa, con conseguente svalutazione di ogni riflessione logica e premiazione dell'impulsività, della rissa, del leader che urla più forte, o più bello, o più carismatico. Ogni obiezione valida verrà smorzata sul nascere, o apertamente derisa dal "branco" (ora capite anche perché Maurizio Costanzo fu uno dei primi tesserati della P2).

   Dividere la massa in due grandi fazioni è una tattica comodissima, sempre adottata e proposta in tutti i comportamenti sociali (sport, politica elettorale, dibattiti culturali, discussioni in genere, etc.) perché comporta una serie innumerevole di vantaggi in termini di controllo e creazione del consenso: innanzitutto il vantaggio di dividere artificiosamente una massa che potrebbe affrontare in modo unitario una questione, con ottime possibilità di risolverla: si creeranno così contrapposizioni interne alla massa stessa, che porteranno ad ignorare o svuotare completamente il vero contenuto di partenza. Anche qui si uscirà con un nulla di fatto, o comunque con la votazione della soluzione già voluta dal controllore.
   Il dibattito, invece di far uscire da un vero confronto pacifico energie e idee utili ad affrontare l'argomento, avrà stressato gli astanti e distrutto ogni energia propositiva volta ad affrontarlo serenamente, e l'argomento stesso di partenza verrà quasi sempre eluso. Questo viene presentato come procedura democratica, rispettosa del contraddittorio. Quasi sempre poi le due proposizioni iniziali sulle quali si andranno a dividere gli astanti sono false, o contengono due mezze verità, in modo che sia già potenzialmente assurdo affrontare il dibattito in quei termini.

FICTION
   Perché affermo che il pericolo risiede soprattutto in questo genere di programmi, e non nell'informazione lacunosa dei notiziari?
   Perché questi programmi agiscono esattamente nel modo descritto in "Babbo Natale e Coca Cola", ossia propongono degli archetipi emozionali, dei mondi fantastici interni coi quali saremo portati a identificarci, sostituendoli a quelli spontaneamente formatisi nella cultura popolare dopo secoli di pratica del buon senso. Così che l'esempio da imitare non sarà più il Padre Brown, acuto investigatore ma anche sensibile e profondo scrutatore dell'animo umano, ma prima il Magnum PI ed infine CSI, completamente spersonalizzato in "ruoli" squallidi e iperspecialistici. Per fare solo un esempio, ovvio.

È L'EMOTIVITÀ E NON IL RAGIONAMENTO A MUOVERE LE MASSE.



   Inoltre tali programmi fanno leva sull'emozionalità della gente, sul loro sentire "di pancia" e non sulla testa, in quanto quello è lo strumento più idoneo a guidare masse spersonificate.
   La fiction "Carabinieri" per esempio ci inculca un immaginario di genuinità quasi campagnola del corpo, di vicinanza alla gente, di quasi "amicizia", mentre sappiamo che tutto ciò è assolutamente falso, in quanto ormai i Carabinieri sono ormai un corpo a livello transnazionale, che risponde a fredde ed impersonali direttive europee. Ma questo non è accettabile dal nostro immaginario, che preferisce credere alla favoletta del buon carabiniere di paese, di un piccolo paese come Gubbio per esempio (contrapposto alla mostruosità anonima della UE), con tanto di prete che va in bicicletta e si interessa alle indagini, con gli sviluppi amorosi interni che hanno il solo scopo di aumentare e accreditare un'immagine "umana" del corpo, e via di questo passo.
   E se riuscite a tenere spenta la TV per una settimana, vi accorgerete che quello che vi mancherà, come una sorta di astinenza, è proprio il tal personaggio, la tal fiction entrata nei vostri cuori, segno indelebile che il condizionamento emotivo ha fatto centro, che "vivete come vera" questa emozione, e quanto più la realtà è squallida, quanto più il singolo è frustrato dalla sua vita quotidiana, tanto più tali emozioni riusciranno ad installarsi fermamente nel vostro immaginario.
   Peccato che siano solo portatrici del virus del consenso.

SI, DIRETE, MA ALLA FINE IL MAGGIOR CONDIZIONAMENTO STA SEMPRE NELLA MANIPOLAZIONE DELLE NOTIZIE...

   Balle. La cartina al tornasole è ancora una volta fornita da Internet, dove le notizie si trovano, eccome! Eppure pressoché tutti i blogger si lamentano che questo non serve a far cambiare di una virgola direzione alla gente.
   Infatti le azioni di massa vengono SEMPRE intraprese sull'ondata emotiva, non sul ragionamento logico né tanto meno sull'approfondimento intellettuale... per quello occorrono INDIVIDUI, ed entriamo nel circolo vizioso... il potere trasforma gli individui in massa proprio per ottenere un facile consenso e rendere del tutto inapplicabile ogni azione individuale basata sulla reale comprensione dei fatti.

   Un esempio classico: chi ha compreso a fondo il meccanismo schiavizzante della moneta-debito suggerisce spesso sui blog, anche molto chiaramente, che boicottare le banche basterebbe a dare una bella botta al sistema (in effetti, con una riserva frazionaria al 2%, ritirare per esempio i risparmi il danno glielo farebbe, eccome, in quanto toglierebbe legna da ardere al meccanismo di moltiplicatore bancario)... eppure tanti lo capiscono ma nessuno si muove, perché?
   Perché se "logicamente" lo comprendono, "emozionalmente" restano attaccati alla loro banca e al loro denaro, alla paura indotta di perdere tutto, la banca insomma continua ad essere vissuta proprio come la TV, la "Grande Mamma Buona" che ti accoglie e che mai e poi mai ti farebbe del male o agirebbe contro il tuo interesse... e il potere sfrutta criminalmente proprio queste emozioni sotterranee, non le analisi logiche, come perfettamente dimostrato da ogni dittatore, che deve essere un ottimo imbonitore e parlatore, ma deve assolutamente astenersi da ogni analisi di sorta. Deve proporre sogni, aspirazioni, chimere che prendano "di pancia" la massa, sfruttando proprio le sue frustrazioni.

   Per finire quindi, anche nei notiziari non è tanto il fatto che una notizia venga censurata a renderli pericolosi, quanto, ancora, l'emotività su cui si fa leva come unica chiave di interpretazione e lettura delle notizie stesse: l'assassinio, il disordine, la paura, il cataclisma, la corruzione, l'ingiustizia, il caos che fanno dire alla massa rassegnata che "contro tutto questo, non si può far niente". (Ecco perché i notiziari sono tanto prodighi di cattive notizie, ma non presentano mai una sola analisi o ipotesi di soluzione: "La soluzione non esiste, e questo è il migliore dei sistemi possibili: queste cose succedono per caso o per la malvagità della gente"... questo è il solo messaggio finale inconscio che deve arrivare).

domenica 18 ottobre 2015

Capire la propaganda: Babbo Natale e la Coca Cola

di Mond-Art

   "Il vero lavoro non è tanto nel costruire la lavatrice, quanto nel costruire chi dovrà comperarla".

   Dite la verità: anche a voi viene spontaneo mandare Marzullo a quel paese, quando esordisce chiedendo all'ospite di turno: "La vita è un sogno?"

   Eppure, vedendola nel contesto del discorso che stiamo facendo sull'Immaginario Collettivo, questa domanda non appare poi così strampalata... in effetti quella che chiamiamo "Realtà" altro non è altro che la traduzione in pratica dell'"Immaginario" di un popolo, ossia di tutto l'insieme di cultura, religione, credenze, miti, tradizioni, desideri e aspirazioni singole e collettive, che possiamo attribuire ad una determinata civiltà. Ancora, possiamo dire che l'Immaginario Collettivo è il punto d'incontro e di fusione dei vari immaginari di ogni singola persona di quella popolazione, immaginari che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che si raccordano e si trovano su quello che "viene preso per buono da tutti", sul "Denominatore Comune" che, per forza di cose, tenderà automaticamente a spianare verso il basso la cosiddetta "Opinione Pubblica": all'interno di un'opinione di massa il pensiero di un ciabattino sarà assolutamente uguale a quello di un astrofisico.

   Immaginario che è fatto per la gran parte proprio di sogno, di aspirazioni, di idee immateriche non necessariamente ritenute "vere" nella realtà. eppure comunemente accettate e "realmente agenti": nessuno crede per esempio alla reale esistenza di Babbo Natale, eppure a tutti piace crederci, e per alcuni giorni all'anno tale idea governa in buona parte il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre azioni.

   Dunque Marzullo ha più ragione di quel che sembri, in quanto la vita, se non proprio un sogno, è il tentativo che ognuno compie di tradurre in pratica il proprio personalissimo "Immaginario"!

   E come ogni persona cercherà di realizzare il suo immaginario personale, una civiltà metterà in pratica il proprio Immaginario Collettivo, che può differire da cultura a cultura: gli Indiani d'America, per esempio, vivevano secondo un Immaginario Collettivo fortemente legato alla tradizione e ad un'alta "personificazione" dell'individuo e stima del gruppo nelle sue capacità; gli inglesi ivi immigrati vivevano secondo un Immaginario Collettivo che privilegiava un'idea di forza e di conquista, dove la persona acquisiva valore non tanto per le proprie intrinseche qualità ma per quanto riusciva ad imporre la sua volontà, e dove il gruppo favoriva quindi la "depersonificazione" a favore dell'idea dominante del "sogno americano".

   Ma torniamo al nostro Babbo Natale: perché è bello crederci, anche se la nostra mente logica sa perfettamente che si tratta solo di una figura immaginaria?
   Perché è un "Archetipo". ossia un'icona che riassume, convoglia e veicola non solo dei concetti astratti e universali, ma anche (e proprio questa è la cosa più importante) tutta la forza emozionalmente positiva che si lega ad essi (e NESSUNA azione spontanea è possibile senza una sottostante spinta emotiva!).

   Quali sono infatti le immagini che per libera associazione vi vengono in mente se pronuncio la parola "Babbo Natale"?
   Probabilmente il Nonno, burbero ma buono; lo zio, o una figura comunque paterna molto positiva; l'autorità buona, un dio minore (ma proprio per questo più "vicino e umano"); l'idea stessa di Bonarietà e Tolleranza... insomma il "padre ideale", appunto: buono, industrioso e geniale, tollerante, generoso, affettuoso e poi la festa, lo stare insieme, il concetto di regalo e di dono da condividere reciprocamente, la positività del donare, lo stare in famiglia, il calore famigliare, il calore della casa e di un camino... tutto questo vi verrà in mente, in forma condensata, in una sorta di "pacchetto emozionale positivo" che andrà ad influenzare il vostro sentire, pensare ed agire. Immagini ed emozioni che si condenseranno in una semplice icona, quale appunto è quella di Babbo Natale.

   A questi "Archetipi Assoluti" si associano gli "Archetipi Culturali" specifici di ogni cultura: così se originariamente Babbo Natale (o per meglio dire San Nicola) era il vescovo che sottomise il Demonio a rappresentare il rito di vittoria del Bene sul Male, nella nostra attuale cultura è il dispensatore di beni, di regali, di oggetti. Trasformazione commerciale comunque già molto emblematica della "sostituzione" avvenuta a livello di Archetipo e di Immaginario (e tendente a riutilizzare in senso utilitaristico la "carica emotiva" della lotta del Bene sul Male).

   Ma cosa succede se si va a mettere direttamente tra le mani di Babbo Natale la bottiglietta di una bibita?

   Un sacco di cose ma analizziamole singolarmente, vedendo sia cosa succede all'icona (idea figurativa) della bibita, e all'icona di Babbo Natale e chi e cosa ci guadagna e ci perde da tale operazione.

COSA SUCCEDE ALLA BOTTIGLIETTA?


   Vediamo subito che chi ha tutto da guadagnare da tale operazione sarà proprio la bottiglia, sulla quale verranno riversate tutte le caratteristiche sopra citate di Bontà (se Babbo Natale è buono, vuoi che beva qualcosa di non altrettanto "caratterialmente buono"?).
   Insomma la bottiglietta di Coca Cola diventa un PARASSITA EMOZIONALE che "succhierà" tutta l'energia positiva generata dall'icona di Babbo Natale e dalle emozioni positive ad essa legate.

COSA SUCCEDE A BABBO NATALE?

   E se tutto finisse qui, non sarebbe poi un gran male.
   Ma cosa succede contestualmente all'archetipo di Babbo Natale?
   Che viene "eroso e consumato dal suo Parassita", come per ogni organismo parassitato (non vi fischiano le orecchie con un'analoga strategia usata nel campo del pensiero culturale dei popoli?).

   Come in una sorta di vasi comunicanti, infatti, Babbo Natale a sua volta prendere sempre di più le sembianze del prodotto che pubblicizza (e questo lo vediamo, anche formalmente, nell'evoluzione nel tempo degli spot stessi: dapprima spariscono le renne, poi la stessa figura ormai inutile di Babbo Natale: la sua forza iconica è già stata completamente parassitata dal prodotto, e ormai non c'è più bisogno di lui...).
   Quel che è più grave è che il nuovo archetipo ora esistente manterrà invariata tutta la sua forza emozionale, forza non più diretta verso un'idea iperurania e superiore di Bene, Generosità, Affetto, Calore Familiare, Dono etc. ma verso il semplice consumo di un'insignificante prodotto commerciale.

   Con un meccanismo che possiamo tranquillamente chiamare come: "Furto degli Archetipi", essi vengono man mano svuotati del loro significato primigenio, e tutta l'emozionalità ad essi legata verrà riversata su un diverso contenuto, prodotto o idea che sia.
   E come prima i termini "Bontà" e "Babbo Natale" condensavano lo stesso significato, così ora non solo l'equazione si estende in quanto "Bontà sarà l'equivalente di Babbo Natale che sarà l'equivalente di Coca Cola", ma (cosa ben più grave) varrà anche l'equazione inversa, per cui "Coca Cola" sarà equivalente a Babbo Natale e a tutto quello che, razionalmente ed emotivamente, esso rappresenta nel profondo del nostro Immaginario... per cui arriveremo ad associare gli assoluti visti sopra ad una banalissima bibita zuccherata.

   Questo è esattamente il meccanismo, fondamentale in ogni sostituzione dell'"Essenza" di una persona come di un'idea, che prende il nome di DEPERSONIFICAZIONE o ALIENAZIONE: Babbo Natale subisce una "depersonificazione o alienazione" appunto, che ne svuota l'essenza originale per rimpiazzarla con altro, ad uso e consumo di chi favorisce il processo medesimo. E' il processo tipicamente pubblicitario per cui "le persone diventano oggetti e gli oggetti persone": quella ora non è più una semplice bibita zuccherata, ma l'idea stessa di bibita, una quasi divinità assurta nell'alto dei cieli, e la cui peculiarità è la "bontà caratteriale".

COSA SUCCEDE A NOI?

   Noi semplicemente non riusciamo più a pensare a mente fredda, a ricordarci che quella è una semplice bottiglietta contenente un intruglio scuro e zuccherato, e nemmeno tanto salutare: tutto questo viene oscurato nella nostra percezione immaginaria dalla forza delle emozioni positive che da sempre vengono accomunate e traslate sul prodotto stesso.
   Possiamo così dire di essere vittime di un riflesso pavloviano inverso, squisitamente giocato sul piano emozionale: non sarà più la semplice sete a farci cercare un prodotto dissetante qualunque, ma sarà quella specifica presentazione pubblicitaria, quello specifico marchio a generare in noi il desiderio di quel "pacchetto emozionale"; desiderio che poi, in un assurdo circolo vizioso, andrà a riversarsi nuovamente e ancora proprio su quello specifico prodotto e non su un altro, perché lo riterremo "uno di famiglia", qualcosa di già conosciuto, di buono, sicuro e affidabile; anzi, la "Bontà" per antonomasia, un qualcosa che ormai appartiene alla sfera celeste, al mondo delle idee e degli archetipi... il nuovo archetipo di moderna "bontà", chi si accontenterà quindi di un misero, sconosciuto, terreno prodotto concorrente?

VENDERE UN PENSIERO

   Come si ottiene quindi una trasformazione profonda della mente e dei comportamenti delle persone comuni?

   Con una martellante propaganda, condotta nello stesso modo visto sopra, ma stavolta non tramite un semplice spot commerciale, ma con una continua SOSTITUZIONE EMOTIVA di valori, idee, archetipi applicata su vasta scala, che coinvolga gli atteggiamenti mentali e le opinioni più radicate della gente verso questa o quell'idea, con l'intenzione prima di demolire quanto l'opinione generale ritiene "giusto e desiderabile", per poi sostituirlo con quanto mi farà comodo.

   Insomma, è la stessa operazione vista a proposito di un prodotto, ma mediaticamente  condotto ora su "icone comportamentali", su atteggiamenti mentali e orientamenti di pensiero, perpetrata su vasta scala ed in modo subdolo, in modo da essere quasi impercettibile da chi la subisce. E qui si sfrutta quasi sempre il bisogno di "conformarsi" dell'individuo, la sua innata tendenza a seguire la maggioranza, a sentirsi parte di un gruppo, a vedere condiviso il suo pensiero, ad identificarsi totalmente in qualcosa, che sia la squadra di calcio, il gruppo di bocce, Dio come il Bar Sport, o la Patria come l'aperitivo con gli amici... "toglietemi tutto ma non il mio Breil", appunto.

   Si farà quindi leva sul bisogno di appartenenza e sulla sostanziale "angoscia di separazione", sul bisogno di avere uno schema di orientamento condiviso, sul bisogno di porsi in efficace relazione con gli altri, insomma proprio su quelle 5 "esigenze inalienabili" postulate da Fromm per uno sviluppo umano e sociale armonico, già accennate nel capitolo 2, ma esattamente come succede con Babbo Natale, si farà leva su queste emozioni e bisogni solo per distoglierli dalla loro "Idea generante", dal loro "archetipo" e riconvogliarli verso altro, probabilmente verso fini commercialmente o socialmente sfruttabili, fino a farvi accettare assurdità simili sul piano sociale come l'assurdità della Santa Coca di Babbo Natale.

   Un classico esempio dimostrativo di tutto ciò è stato il modo in cui Edward Bernays raddoppiò le vendite di tabacco inducendo le donne a fumare: si cavalcò il desiderio di emancipazione femminile (ossia il bisogno fondamentale di "porsi in efficace relazione con gli altri" in una società che effettivamente allora emarginava la donna) stornandolo sul semplice consumo di sigarette.

   L'idea da vendere (indotta tramite una manifestazione organizzata  in cui uno stuolo di donne "emancipate" fumava sfrontatamente in pubblico), era che "chi si riteneva emancipata e indipendente non poteva non fumare", come è facile fregare gli esseri umani!
   (Ed è un po' quello che è successo con queste "Rivoluzioni Colorate", dove si sfruttò "commercialmente" una legittima aspirazione deviandola verso l'acquisto di un prodotto preconfezionato).
   Il denominatore comune di ogni operazione di propaganda quindi, come abbiamo visto, è di far leva proprio sulla nostra parte migliore, sulle nostre più alte aspirazioni, sulle potenzialità più tipicamente umane, sugli intenti più nobili, ma solo per ricondurli ad obiettivi molto più bassi, prosaici e interessati, quando non addirittura a realizzarsi verso il loro esatto contrario.
   (Come diretto corollario avremo che un'operazione di propaganda avrà tanto più successo quanto meno saranno socialmente soddisfatte le necessità su cui si andrà a far leva).

   E così oggi ci troviamo la Guerra Democratica, l'Economia del Debito, la Libera Schiavitù... tutti ossimori, tutti strampalati prodotti sociali venduti a soddisfazione dei nostri inalienabili bisogni astutamente direzionati verso altra direzione dal loro naturale soddisfacimento, senza che quasi riusciamo ad accorgersene.

   QUASI, appunto... l'insistenza, la ripetizione, la riproposizione de medesimi contenuti serva sempre a metterci in guardia, perché è una delle dinamiche che più indicano che ci troviamo di fronte a propaganda. Inoltre, come abbiamo già detto, capire queste dinamiche (che sono le stesse di uno spot o di una pubblicità) ce ne renderà automaticamente immuni, portandoci a fiutare qualsiasi forma di propaganda a chilometri di distanza.

   Pubblicità e Propaganda sono due facce della stessa medaglia: la vendita di un'idea. Ma se la prima agisce in modo quasi innocuo, in quanto limitata a prodotti di poco conto, la seconda è potenzialmente molto più pericolosa proprio per l'enormità e vastità del suo obiettivo e campo d'azione, che coinvolge ampi settori sociali, orienta il pensiero di ampie masse verso comportamenti fortemente rilevanti per la loro vita, sostituendosi di fatto alla libera scelta e al libero arbitrio.
   La Propaganda è, proprio per questo, esattamente come un'arma, come una bomba: in una società "civile" non avrebbe motivo di esistere.

   Ma una volta capita ne saremo liberi, e niente e nessuno potrà condizionarci a nostra insaputa: saremo pienamente padroni del nostro libero arbitrio e di capire, accettare o rifiutare in modo razionale e cosciente quanto ci viene proposto con l'inganno emozionale.
   Di più: potremmo usarla come boomerang per reindirizzare le cose verso direzioni più sinceramente umane.