Visualizzazione post con etichetta indipendenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta indipendenza. Mostra tutti i post

sabato 15 settembre 2018

Immaginare soluzioni diverse



di Mondart

"Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"... Riprendo il discorso iniziato con il precedente post, sottolineando fino alla nausea come nessun cambiamento esteso sarà mai possibile se non conquistato innanzitutto a livello di atteggiamento mentale personale e autonomia pratica quotidiana: in sostanza, smettere di delegare e assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ovvero smettere di ricorrere al "Genitore Esterno" ed assumere un'Autorità Interna.

IL PIÙ GROSSOLANO ERRORE DEI BLOGGERS
   Ho già detto dei più comuni errori di comunicazione che paradossalmente trasformano il 90% dei blog non in strumenti di liberazione ma, al contrario, in strumenti di amplificazione del Pensiero Unico:

   1) Postare notizie su notizie illudendosi di "fare informazione": anche se ben fatto, tale lavoro sarà del tutto sterile se non accompagnato anche da un tentativo di sintesi e dalla formulazione di una qualche proposta alternativa (è esattamente il principale espediente adottato in ogni media mainstream per creare disinformazione!).
   In questo modo infatti si rischia un'eccessiva sovraesposizione di notizie che, anche se veritiere, non otterranno di fatto che di essere semplicemente "consumate" dal lettore, esattamente come viene consumato un TG o il Corriere. Vengono infatti a mancare nel lettore così sovraccaricato il tempo, il collegamento logico e la spinta psicologica per una loro maggiore elaborazione ed effettiva utilizzazione. E non importa che in questo caso le notizie siano veritiere: importanza maggiore assume il fatto che si spinge ad una loro FRUIZIONE PASSIVA, un ozioso passatempo cervellotico, come può esserlo giocare scacchi piuttosto che tirare calci ad un pallone.
   "Cosa vuoi fare, di fronte a tutto questo?" ...sarà il solo pensiero predominante che alla fine si formerà nel lettore, che si riterrà "informato" ma non muoverà per niente le chiappe verso una qualsiasi ulteriore forma di responsabilizzazione.

   2) Andare alla ricerca del vertice, del responsabile, della "causa prima" come se questo potesse risolvere qualcosa... questo tipo di blogger o è un gatekeeper o è estremamente ingenuo, in quanto (volutamente?) ignora che:
   a) la causa prima siamo proprio noi; gli altri eventualmente sono solo degli approfittatori della nostra dabbenaggine. E anche se in questo blog si sostiene l'idea che l'Uomo nella maggioranza non sia affatto "cattivo" (come vorrebbero invece farci credere i media), non si è mai detto che non sia sostanzialmente coglione, anzi! I fatti dimostrano come oggi l'uomo sia diventato un coglione al cubo, perseverando a remare nella direzione distruttiva contro i suoi stessi più vitali interessi.
   Finché gli uomini continueranno a farsi polli, gli attuali detentori del potere, che non a caso sono proprio dei mercanti, continueranno a spennarli: la sola cosa che i mercanti sanno fare. Semplice e ovvio.
   b) si distoglie energia dal cercare una reale soluzione, inducendo la falsa idea che tutto si potrà magicamente risolvere una volta individuato "il colpevole": Peccato che non ci sarà nessuno a far nulla contro presunto tale colpevole!
   c) si rafforza in definitiva il Pensiero Unico, muovendosi sempre nell'unica direzione voluta dai controllori, invece che promuovere forme di pensiero alternative.

FAVORIRE LA CRESCITA
   Ma c'è un terzo madornale errore psicologico in cui cadono troppo spesso anche quelli più in buona fede: è l'atteggiamento che chiameremo: "Babbo, è stato lui a rubare la marmellata!"

   Questi paladini della giustizia infatti rincorrono sempre l'ultima malefatta del cattivone di turno, e la denunciano a gran voce e con grande sdegno emotivo; sono in genere quelli che credono ancora nella "politica", o comunque in qualche forma di rappresentanza: il loro atteggiamento insomma, è uguale a quello del bimbo che chiama in causa una "Autorità superiore" a fare giustizia. Parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, sembrano dire: "Gigante, pensaci tu..." ma A CHI si stanno esattamente rivolgendo, una volta capito che è proprio il potere costituito il problema? Chi ci deve pensare, se proprio il Gigante è il più grande stronzo di tutti? Quale "Autorità" chiamare in causa, quando l'autorità esterna è del tutto malvagia e complice nella causa del problema stesso?

   Se ci pensate bene, è lo stesso atteggiamento psicologico premiato da trasmissioni di sedicente "approfondimento" culturale e politico, i vari Anno Zero, Matrix, Ballarò e via dicendo... dove magari si affrontano anche tematiche scottanti, ma chiamando in causa, quale entità atta a farsene carico, un "Babbo" inesistente, o peggio, proprio il "Babbo Natale venditore di Coca Cola", ossia un propagatore dello stesso sistema che ha generato il problema.
   Insomma ancora una volta si cavalca una sacrosanta, sana e giusta pulsione innata nell'uomo (il tendere naturalmente ad un senso di giustizia che, vivaddio, rimane intatto nella maggioranza delle persone), per condurlo a sfociare in un vicolo cieco... ed è esattamente la tecnica abusata dai media mainstream del "disinnesco" del potenziale esplosivo.

   Comunque sia, così facendo si pone sempre l'accento all'esterno, rinforzando il senso di fanciullesca sudditanza nelle persone ad una fantomatica "Autorità Esterna", che deciderà ed agirà per loro.
   Questo costituisce il problema cardine, in quanto si allontana la gente dalla consapevolezza che loro stesse sono l'unica autorità a cui far riferimento, si incentiva insomma un processo di mancata crescita, di eterno infantilismo, di dipendenza cronica... ma è questo che un genitore equilibrato vorrebbe per il proprio figlio, o non piuttosto che egli possa raggiungere la piena realizzazione di maturità ed equilibrio valutativo, decisionale e fattivo in completa indipendenza?

POTERE E AUTORITÀ
   È lampante come questo si colleghi direttamente a quanto si diceva nel post precedente: facendovi credere che il potere non è nelle vostre mani non solo i controllori possono amministrarlo a loro esclusivo vantaggio, ma vi sfruttano e indirizzano affinché facciate continua professione di fede in tale controllo. E mentre l'Autorità sana tende sempre ad equilibrare e uguagliare i due soggetti (es: maestro e discepolo), questa autorità, di tipo schiettamente sadico, tenderà invece non solo ad aumentare le distanze, ma a mantenerle all'infinito, facendovi credere che siete pecore bisognose di un pastore, voi che invece siete leoni, ossia i veri detentori del potere.
   È un problema che abbiamo già affrontato nel post: "Se fai l'amore con la televisione, ricordati il soprabito..." parlando di comunicazione, a dimostrare come, ancora una volta, sia solo una questione di suggestione collettiva.

   Ragion per cui proporrei a questo punto di mettere i puntini sulle "i" e di dare a Cesare quel che  di Cesare, a cominciare proprio dai termini con cui si indicano concetti molto, molto diversi tra loro: da ora in avanti chiameremo quindi col termine di "Potere" quello che risiede naturalmente nella massa, e col termine di "Piovra" la sovrastruttura che si è impossessata di tale potere, sovrastruttura che lo esercita senza in realtà possederlo, tanto è vero che per esercitarlo deve continuamente servirsi di voi.

IN SOLDONI:
   Ai blogger: Favorire la crescita, evitando gli errori di cui sopra, e non dimenticando mai che il contatore sul vostro blog altro non è che un infernale strumento del sistema.

   Al lettore: Piantarla di ricorrere al Genitore esterno e sviluppare un'autorità interiore autonoma. Insomma provare ad arrivare ad agire in sintonia con una legge interiore senza troppo curarsi del dictat imposto.

IL FILM
   "Un Sogno per domani", titolo italiano del film Play it Forward, tecnicamente parlando è la classica operazione di propaganda per cui si riesce, parlando di un determinato argomento, a veicolare il messaggio subliminale diametralmente opposto: l'empatia e la solidarietà sociale (argomento del film) sono calate in uno scenario di disadattati, di persone problematiche, lo stesso maestro ha il volto deturpato da un difetto fisico. Il bambino, portatore del messaggio sociale, alla fine viene ucciso proprio dai suoi simili.
   Morale indotta: l'uomo è naturalmente cattivo, e questi argomenti sono solo utopie irrealizzabili di una classe che vive ai margini della società, espressione di persone "mancanti" e imperfette.
   (L'happy end è solo un proforma che risponde ad esigenze puramente commerciali di vendibilità del prodotto, ma che non intacca il messaggio subliminale nel suo complesso).
   Decifrazione: ora, poiché noi ormai sappiamo benissimo da chi vengono condotte tali operazioni e quali mentalità abbia chi guida la società occidentale (qui), possiamo decifrare il film in senso totalmente opposto: ossia che la "Piovra" ha una paura folle di queste sacrosante pulsioni di giustizia, di empatia, di solidarietà, e per questo le minimizza e le sminuisce come "utopiche" espressioni di falliti, di persone socialmente disadattate o comunque con grossi problemi. Quindi non fatevi ingannare: la verità è che la Piovra teme come la morte che un tale comportamento empatico possa arrivare a manifestarsi apertamente.

giovedì 16 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 1)


di Mondart

   La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l'eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.

   Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la TV ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a "vedere il condizionamento", per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la TV come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il Piano di Rinascita Democratica (altrimenti detto P2 o "Propaganda 2", nome che è la precisa dichiarazione d'intenti di un modus operandi) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al fine di plasmare e surrogare le coscienze.

   Per inciso, il piano prevedeva la destrutturazione della stessa RAI per sostituirla con televisioni private (allora la RAI aveva ancora una funzione "educativa", e alcuni ricorderanno certamente programmi di alfabetizzazione di massa come "Non è mai troppo tardi").

   Il Potere infatti altro non è che "pensiero condiviso e accettato" (e su questo torneremo in un prossimo post) ed il problema di controllare la massa si è sempre posto al Potere; nell'antichità per esempio tale controllo veniva svolto egregiamente dalle Religioni. La forma del controllo è sempre e comunque l'induzione di un inconscio collettivo, induzione praticata non attraverso la ragione (che è del tutto inadatta a tale scopo) ma attraverso l'emotività, le emozioni, la suggestione, la paura e il desiderio, attraverso un meccanismo sottile di premi e disincentivi psicologici, insomma attraverso gli strumenti propri di ogni educazione, e ben noti ad ogni genitore... con la differenza che mentre un bravo genitore tenderà alla crescita, all'effettivo sviluppo e autonomia de proprio bimbo, qui si cerca l'effetto opposto, ossia un perenne incatenamento ad uno stato di fanciullesca inferiorità, sudditanza, bisogno di riferimento ad un "superiore" che fornirà tutte le risposte.

   A questo scopo l'individuo non deve plasmarsi, ma rimanere "poltiglia sociale", massa appunto il cui comportamento sia riconducibile a poche e ben precise dinamiche facilmente prevedibili e controllabili, che verranno infine sempre qualitativamente livellate verso il basso (e non verso l'alto, come dovrebbe fare un'educazione che si rispetti).

   È esattamente lo stesso concetto del "Dogma" medievale, che non era discutibile, che non ammetteva risposte al di fuori di sé stesso (ricordate "Il Nome della Rosa"?), pena l'essere tacciati e perseguiti di Eresia.
   La televisione attraverso fiction e talk show non impone dogmi ma limita la rosa delle possibili alternative a quelle approvate dal sistema, promuovendole e premiandole finché verranno inconsciamente ritenute le sole percorribili.

   Ora, diventa necessità automatica fare un volo pindarico proprio sulla massoneria, ossia il pensiero che originariamente si contrappose nel modo più energico e vitale al Dogma ecclesiastico... massoneria che dunque parte bene ma finisce male, finendo per esercitare (e il Piano P2 sopracitato serviva solo da piccolo esempio di ciò) lo stesso potere che si proponeva di combattere.
   Diciamo, in una parola, che il potere economico che si celava dietro la massoneria ha visto quanto poteva risultare per sé vantaggioso rimanere in questa condizione "ad eternum", senza più uscire allo scoperto: era l'espediente perfetto per la vittoria sulla corrosione storica del potere stesso, consunzione studiata e teorizzata dal Giambattista Vico coi suoi "corsi e ricorsi" storici. Consunzione che veniva determinata dall'opposizione, o comunque dal "non consenso" della parte integra della popolazione; questo ci istruisce anche sul perché la ricerca del consenso sia così importante paradossalmente proprio tra i poteri che si pongono come assoluti e autoritari.
   La grande vittoria del disegno massonico riguardante il controllo dell'opinione verteva su due punti essenziali:
   1) Impedire che la popolazione sia "integra" nella sua capacità di intendere e di volere.
   2) Impedire il realizzarsi di una reale alternativa ad un modello di comportamento indotto.
   Ma anche su questi punti torneremo con maggior chiarezza.

   Oggi assistiamo infatti ad una stranissima "schizofrenia sociale" dove, se da una parte sono stati pienamente applicati gran parte degli assunti massonici nel tessuto sociale (distruzione della sovranità degli Stati, distruzione del potere persuasivo della religione cattolica, distruzione della famiglia come nucleo sociale e insieme di valori di riferimento, etc. - e questo poteva, nelle intenzioni primigenie, anche avere un valore in sé positivo), non è stata parallelamente sviluppata nella popolazione quella maturità individuale che le avrebbe permesso di giovarsi positivamente di questi cambiamenti, ossia la crescita individuale e l'evoluzione dell'individuo verso l'autogoverno; al contrario, si è lavorato sempre più per trasformare la popolazione in "massa" (quindi un processo contrario di de-individuazione) ancor più pilotabile che non nel medioevo.
   La massoneria quindi, come tutti i movimenti rivoluzionari guidati da una classe, ha distrutto un potere semplicemente per rimpiazzarlo con una nuova tirannide, la tirannide psico-capitalista, ed affermare e consolidare il suo potere.
   Altro che sviluppo dell'Umanità e del Progresso... cialtronate di astutissimi manipolatori.

   Si assiste infatti sul piano psicologico e ideologico a quanto si assiste sul piano economico: mezzi potenzialmente ottimi e portatori di vera libertà e crescita individuale (una VERA politica monetaria ed un VERO mercato libero, non strumentalizzati da poteri occulti sarebbero stati per esempio ottimi strumenti di sviluppo collettivo) sono stati ritorti contro la massa a favore di una piccola élite, permettendole di ottenere e mantenere un controllo duraturo nel tempo.
   Sul piano del consenso, si sono sfruttate invece le nuove conoscenze psicologiche per plasmare gli individui in modo da far loro desiderare le catene stesse che li avrebbero imprigionati (emblematica in tal senso la frase pronunciata in 1984 dal Torturatore: "Finirai per amarmi").

   Ma torniamo veramente a noi: Chi vi ha messo in testa infatti, solo per fare un esempio, che dovete essere governati da una struttura esterna piramidale e autoritaria? Anche questa è una balla colossale, come balla colossale è l'affermazione che "altrimenti ci sarebbe il caos generale..." mica vero, e un esempio vivo e lampante l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ogni santo giorno: la rete.

   La rete infatti (sempre che non venga imbrigliata) è il perfetto "esperimento in vitro" dell'autogoverno anarchico: benché in rete ognuno sia libero di fare quel che vuole senza controlli, senza premi ne punizioni di sorta; di dire le cose più eccelse come le più grosse idiozie, di comportarsi da criminale come da mente sublime, sarà alla fine proprio la libertà e l'apertura del sistema stesso ad auto perfezionarlo, a selezionare la qualità sia dei contenuti che del servizio.
   Il singolo utente infatti, proprio in quanto non massificato da condizionamenti esterni imposti da un soggetto manipolante, sarà incentivato ad usare la propria testa, per esempio, per capire se fidarsi o meno di una fonte, per capire se un blog parla di cose sensate o di cialtronerie, e dovrà fare tutto un lavoro di confronto, verifica e controllo continuo su sé stesso e sul materiale a disposizione, esercitare continuamente la sua capacità di analisi e senso critico, e infine affidarsi solo al buon senso: ossia l'esatto contrario della delega deresponsabilizzante, è proprio il tipo di lavoro che politicamente abbiamo rinunciato a fare, delegandolo a puri approfittatori, e che dovremo per forza tornare a fare se vogliamo trovare un rimedio nell'attuale stallo.
   Un lavoro che migliora non solo il singolo ma la struttura stessa... cosa impensabile negli attuali ordinamenti politici.

   Ovvio che qualsiasi alternativa al marcio sistema concretizzatosi debba prevedere un lavoro analogo, ossia un riappropriarsi della testa, del tempo e infine della decisionalità. Ed ovvio che questo sarà tanto più possibile quanto più il sistema che si andrà a instaurare avrà le caratteristiche della rete.
   (Confesso che tutt'oggi il web per me è un vero mistero, mi verrebbe da dire che i dominanti ci abbiano concesso quest'ultima possibilità nella partita vitale che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, mentre tutte le altre vie sono impedite... e se così fosse, bisognerebbe effettivamente riconoscere una volontà di "Illuminazione" a chi per altro verso ci incatena, facendoci ostinatamente capire la fallacità dei vecchi sistemi... ma questa è solo un'illazione, magari una speranza... dovrei essere un 33° grado per saperlo, ma sono solo al 32). Comunque sia, vale la pena sfruttare al massimo tale opportunità, e capire che il sistema "web" può essere perfettamente trasferito anche al sistema sociale: i pirla, gli approfittatori, i lucratori, i trolls, i disinformatori sul web vengono facilmente sgamati, e dopo poco nessuno se li fila. Un sistema che si autocorregge istante per istante: la vera vittoria sulle teorizzazioni del Vico.
   Ed anche questo sarà argomento di successiva e più ampia trattazione.

sabato 11 agosto 2018

Il movente "storico": la conquista del mercato d'Oriente



Il fine ultimo della politica estera americana è sempre stato uno solo: il tentativo di conquistare il Mercato dell'Oriente.

   Tale obiettivo ha fondato gli Stati Uniti, ne ha dominato la politica estera, ne ha anche plasmato la geografia. Come abbiamo visto, in ultima analisi è a questo scopo che i Puritani emigrarono in America settentrionale. Il Mercato dell'Oriente negato dalla Gran Bretagna fu il motivo segreto ma decisivo della Guerra di Indipendenza. Fu la vera causa di un'altra guerra contro la Gran Bretagna, quella del 1812: la possibilità di procurarsi le pellicce da scambiare in Cina.

   E fu il motore della Conquista del West, il cui movente principale era il raggiungimento dei porti sul Pacifico. Fu anche il miraggio che, di fronte alla secessione del Sud, fece decidere il Nord per la Guerra Civile. Da ultimo, fu il motivo che spinse gli Stati Uniti a occupare le Filippine, le Hawaii e tutte le altre isole del Pacifico. Per la stessa ragione fu comprata l'Alaska, la "Ghiacciaia di Seward". Fu per il Mercato d'Oriente, in sostanza, che gli Stati Uniti intervennero in modo tanto pesante e con tanta insistenza in America Centrale e nei Caraibi: oltre alla frutta e allo zucchero era in gioco anche il controllo sul canale che dai primi dell'Ottocento si voleva tagliare nella zona, fondamentale per il traffico diretto in Cina dalla costa orientale Americana e all'Europa. Alla fine il canale fu tagliato a Panama, ma per lungo tempo si pensò di tagliarlo in Nicaragua, fatto che spiega anche i numerosi interventi armati statunitensi in tale paese. Un altro canale può ancora essere tagliato in Nicaragua, facendo concorrenza a quello di Panama: il che spiega il grande interesse ancora attuale degli Stati Uniti per il paese. Ma questo è niente. La volontà di conquistare il Mercato dell'Oriente ha determinato per gli Stati Uniti la strategia da tenere con l'Europa Occidentale e con la Russia, oltreché naturalmente con il Giappone e con la Cina, che da ultima in sostanza costituisce tale Mercato. Infatti assorbire il Mercato dell'Oriente non è facile; occorre fare i conti con tutte le grandi potenze dello scacchiere. In pratica il grande teorema della conquista del Mercato dell'Oriente ha portato con sé dei corollari, delle condizioni da soddisfare necessariamente per la sua risoluzione.

   Appena ottenuta l'indipendenza dalla Gran Bretagna fu subito chiaro agli americani quale fosse il primo corollario, la prima condizione necessaria per nutrire speranze sul Mercato dell'Oriente: la Balance of Power in Europa. Era in pratica la politica seguita in Europa dalla stessa Gran Bretagna per lo stesso scopo: impedire che in Europa continentale sorgesse una potenza dominante che unificasse la terraferma. Tale potenza avrebbe potuto essere prima la Spagna, poi la Francia, poi la Germania - sempre la Russia. Fosse sorta tale potenza, si sarebbe formato un blocco europeo che avrebbe dominato la scena mondiale dal punto di vista militare, e quindi anche dal punto di vista commerciale: anche nel caso in cui la Gran Bretagna fosse riuscita, per qualche miracolo, a rimanere indipendente avrebbe dovuto però sicuramente rinunciare al grosso dei suoi traffici commerciali internazionali. Questo era il motivo dei "giri di valzer" della Gran Bretagna in Europa, il suo partecipare a tutte le relative guerre alleandosi ora con questo ora con quello, combattendo oggi contro il suo alleato di ieri (da qui l'appellativo rivolto alla Gran Bretagna di "Perfida Albione"). Essa si alleva sempre con la parte più debole, al solo scopo di impedire all'altra di vincere in modo schiacciante, irrimediabile. Orbene, gli americani capirono che dovevano seguire la stessa politica di Balance of Power in Europa. La differenza era che loro nell'equazione inserivano anche la Gran Bretagna. Il concetto fu già espresso da George Washington nel 1789: "I guai dell'Europa sono i vantaggi degli Stati Uniti" disse, e intendeva esattamente questo.

   Verso la metà dell'Ottocento, dopo l'esperienza accumulata, gli americani scoprirono il secondo corollario. Non bastava la Balance of Power in Europa: bisognava anche demolire la Russia. Anzi questo era il corollario principale se si voleva prendere il Mercato dell'Oriente. Come si è visto, questa dottrina fu messa a punto verso il 1860 da William Henry Seward, Segretario di Stato di Abraham Lincoln. Il ragionamento di Seward era ineccepibile. La Russia era il vero nemico degli Stati Uniti. Essa stava in Europa e partecipava all'equilibrio di forze in quell'area, ma stava diventando sempre più grande e potente: avrebbe potuto rompere quell'equilibrio e diventare la potenza dominante in Europa, formando quel Super-Blocco europeo continentale tanto temuto. Essa stava anche in Asia, sopra la Cina: offrendo la sua alleanza a questa la poteva proteggere dai tentativi degli occidentali di penetrarvi, chiudendo così per tutti la porta del Mercato dell'Oriente. Iniziava così - nel 1860 - l'ostilità degli Stati Uniti verso la Russia. Avendo in mente questi concetti fondamentali - il Mercato dell'Oriente; la Balance of Power in Europa continentale; la demolizione della Russia - gli atti della politica estera americana sono di immediata interpretazione.

IL NEOCOLONIALISMO AMERICANO   
Ci fu un periodo - la seconda metà dell'Ottocento - in cui gli americani pensavano di farsi
delle colonie, sull'esempio europeo. Anche William Seward pensava a questo quando progettava l'annessione del Canada e dell'America Centrale. Anche il senatore Beveridge. Furono così assorbite in quel periodo le Hawaii, le Filippine, Cuba, Portorico. Ben presto gli americani si accorsero che tale sistema non era economicamente conveniente. Per poter sfruttare qualche piantagione o miniera e per poter vendere le proprie merci agli indigeni senza l'assillo della concorrenza estera occorreva sobbarcarsi l'onere dell'intera amministrazione del posto, mantenendo funzionari e soldati; inoltre c'erano di tanto in tanto delle rivolte da reprimere, coi relativi costi extra. Si veda per esempio il caso di Portorico, che gli Stati Uniti devono ancora sovvenzionare con tre miliardi di dollari l'anno a fondo perduto per mantenerlo in stato di relativa tranquillità, ricevendone in cambio praticamente niente - senza calcolare le spese della normale amministrazione.
   Cosa chiedevano gli USA, dopotutto? Che se dei privati americani vedevano una qualche opportunità economica in un paese estero, quello li lasciasse liberi di sfruttarle al meglio. Allo scopo bastava che il paese in questione avesse un governo sì locale, ma disposto ad accontentare gli americani e ad agevolarli nelle loro richieste.
   Un tale governo non poteva essere il frutto spontaneo di nessun paese: agevolare gli operatori esteri significa sempre danneggiare in modo rilevante il proprio popolo. Si trattava dunque di crearlo, questo governo locale, spendendo giusto un po' di danaro per insediarlo tramite la corruzione, la propaganda e magari un colpo di Stato, e per sostenerlo nelle repressioni interne che ogni tanto, inevitabilmente, avrebbe dovuto attuare. Nei primi decenni del Novecento gli americani si resero gradatamente conto di come tale sistema fosse infinitamente più conveniente del sistema tradizionale europeo delle colonie, e lo perfezionarono a livelli mai conosciuti prima nella storia.

   La prassi trovò una conferma clamorosa con le Filippine: dopo che nel 1946 gli Stati Uniti concessero "l'indipendenza", le spese di amministrazione e di repressione poliziesca e militare cessarono quasi del tutto mentre i profitti continuarono al livello precedente: il governo che gli USA avevano insediato continuava a non tassare i profitti delle società americane, a tenere quasi nullo il costo del lavoro, a importare prodotti americani senza dazi e così via. Rimanevano i costi del personale americano addetto alla propaganda occulta e all'assistenza poliziesca e militare, e restavano le somme per le corruzioni, ma il saldo era molto più favorevole di prima. Inoltre quel personale era in gran parte militare, di stanza nelle molte basi americane delle Filippine, dove avrebbero dovuto esserci comunque. Infatti non costa molto, in certi paesi, mantenervi i governi che si vogliono se si hanno le capacità e la posizione degli Stati Uniti... il costo di tre bombardieri B2 Stealth.
   In compenso il ritorno economico dell'investimento è fantastico: in America Latina, su un totale di qualche migliaio di aziende, operavano più di 100 grandi multinazionali statunitensi, le quali da sole ne ricavano profitti annui valutati mediamente sui 30 miliardi di dollari. Lo stesso Dipartimento del Commercio statunitense ha ammesso a suo tempo che, negli anni a cavallo del 1980, per ogni dollaro che le multinazionali statunitensi investivano in America Latina ne tornavano negli States tre. Sono risultati che non si possono ottenere neppure con una colonia normale; occorre avere appunto delle neocolonie, o colonie di fatto.

   A mettere a punto il sistema neocolonialista fu il presidente Franklin Delano Roosevelt il Brillante, in carica dal 1933 al 1945, allorché morì poco dopo essere stato rieletto per la quarta volta consecutiva. Nel 1933 ripudiò subito la Dottrina Monroe e la sostituì con la Good Neighborhood Policy. Cosa significava questa politica di buon vicinato? Significava che tutti gli interventi armati statunitensi all'estero contro paesi poveri - all'epoca soprattutto quelli dell'America Centrale - per farli sfruttare economicamente dalle proprie multinazionali non erano necessari.
   In più erano plateali, facevano una cattiva pubblicità nel mondo agli Stati Uniti e quindi anche ai loro prodotti commerciali, e suscitavano risentimento. Bastava adoperarsi acciocché tali paesi avessero dei governi amici degli Stati Uniti, amici come appunto dei buoni vicini. Naturalmente durante la presidenza Roosevelt nulla cambiò per i paesi dell'America Centrale se non le repressioni delle istanze popolari, che prima erano spesso eseguite direttamente dai marines americani, e ora invece erano affidate a polizia ed esercito locali.

   Sino al 1945 l'impero neocoloniale americano rimase piuttosto limitato: esso comprendeva tutta l'America Centrale con le isole caraibiche, anche allo scopo di proteggere il canale di Panama tagliato nel 1913 (per la cui esecuzione morirono 20 mila operai indigeni), e diverse isole e arcipelaghi del Pacifico, fra cui Filippine e Hawaii.
   Un tremendo impulso a procurarsi nuove colonie di fatto venne dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Come s'è visto, questa aveva privato gli Stati Uniti del Mercato della Cina, cuore del Mercato dell'Oriente, e lasciato loro solo il Pacific Market. Le multinazionali americane chiedevano al governo di Washington il più deciso appoggio per penetrare in questo o quel mercato alternativo. La strategia della Guerra Fredda adottata contro la Russia serviva perfettamente anche a tale scopo. Il contenimento della Russia era un'ottima scusa per formare alleanze militari; tramite la presenza militare americana nei paesi componenti la NATO si potevano creare all'interno dei medesimi governi amici degli Stati Uniti, nel senso rooseveltiano del termine.

   L'Anticomunismo Viscerale Americano era una buona scusa per intromettersi negli affari interni di tanti altri paesi; vi si provocavano colpi di Stato per evitare che i comunisti locali prendessero il potere. In realtà ciò che gli americani combattevano non erano i comunisti, ma tutte quelle forze che - se avessero preso il potere nel loro paese - vi avrebbero formato un governo votato all'interesse nazionale autentico del paese stesso, chiudendo quindi le porte in primo luogo alle multinazionali statunitensi. I comunisti, semplicemente, rientravano in questa categoria. Ma vi rientravano anche i nazionalisti veri, gli indipendentisti veri, tanti movimenti religiosi, islamici in testa; e tutti furono combattuti dagli Stati Uniti sotto l'ombrello della Guerra Fredda.
   Così gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale videro una enorme espansione dell'impero coloniale americano, e lo portarono alla dimensione di oggi: esso attualmente (1998) comprende tutta l'America Latina dal Rio Grande in giù ad eccezione di Cuba; mezza Africa; mezzo Medio Oriente; la maggioranza dei paesi del Pacific Market. Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Indonesia, Thailandia.
   Lo slogan della New Frontier del presidente John F. Kennedy significava appunto questo: la creazione di tante neocolonie nel mondo, tante nuove terre di conquista, o frontiere. Allo scopo prevedeva anche l'intervento diretto dei marines - mercenari - e per il continente americano adottò di nuovo la Dottrina Monroe. In effetti, e in concreto, la New Frontier era in particolar modo l'America del Sud, sino ad allora lasciata relativamente tranquilla e che fu sovvertita, proprio a partire dai primi anni Sessanta, dalla presidenza di John Kennedy.

   I sistemi usati dagli Stati Uniti per espandere l'impero neocoloniale sono descritti nel libro Vecchi Trucchi. In breve: colpi di Stato, propaganda politica e culturale, corruzione, traffico di droga. Per il traffico di droga, in sostanza, gli Stati Uniti ricompensano molti esponenti dei loro governi amici facendoli partecipare al traffico, che gli Stati Uniti naturalmente controllano a livello mondiale sin dal 1949. Era il caso dell'Iran dello Scià, per esempio. Era anche il caso di Panama e del generale Noriega, che poi cambiò bandiera diventando un vero nazionalista e finendo così per essere rovesciato addirittura tramite un'invasione armata nel 1989.

(John Kleeves) 



  

domenica 18 ottobre 2015

Capire la propaganda: Babbo Natale e la Coca Cola

di Mond-Art

   "Il vero lavoro non è tanto nel costruire la lavatrice, quanto nel costruire chi dovrà comperarla".

   Dite la verità: anche a voi viene spontaneo mandare Marzullo a quel paese, quando esordisce chiedendo all'ospite di turno: "La vita è un sogno?"

   Eppure, vedendola nel contesto del discorso che stiamo facendo sull'Immaginario Collettivo, questa domanda non appare poi così strampalata... in effetti quella che chiamiamo "Realtà" altro non è altro che la traduzione in pratica dell'"Immaginario" di un popolo, ossia di tutto l'insieme di cultura, religione, credenze, miti, tradizioni, desideri e aspirazioni singole e collettive, che possiamo attribuire ad una determinata civiltà. Ancora, possiamo dire che l'Immaginario Collettivo è il punto d'incontro e di fusione dei vari immaginari di ogni singola persona di quella popolazione, immaginari che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che si raccordano e si trovano su quello che "viene preso per buono da tutti", sul "Denominatore Comune" che, per forza di cose, tenderà automaticamente a spianare verso il basso la cosiddetta "Opinione Pubblica": all'interno di un'opinione di massa il pensiero di un ciabattino sarà assolutamente uguale a quello di un astrofisico.

   Immaginario che è fatto per la gran parte proprio di sogno, di aspirazioni, di idee immateriche non necessariamente ritenute "vere" nella realtà. eppure comunemente accettate e "realmente agenti": nessuno crede per esempio alla reale esistenza di Babbo Natale, eppure a tutti piace crederci, e per alcuni giorni all'anno tale idea governa in buona parte il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre azioni.

   Dunque Marzullo ha più ragione di quel che sembri, in quanto la vita, se non proprio un sogno, è il tentativo che ognuno compie di tradurre in pratica il proprio personalissimo "Immaginario"!

   E come ogni persona cercherà di realizzare il suo immaginario personale, una civiltà metterà in pratica il proprio Immaginario Collettivo, che può differire da cultura a cultura: gli Indiani d'America, per esempio, vivevano secondo un Immaginario Collettivo fortemente legato alla tradizione e ad un'alta "personificazione" dell'individuo e stima del gruppo nelle sue capacità; gli inglesi ivi immigrati vivevano secondo un Immaginario Collettivo che privilegiava un'idea di forza e di conquista, dove la persona acquisiva valore non tanto per le proprie intrinseche qualità ma per quanto riusciva ad imporre la sua volontà, e dove il gruppo favoriva quindi la "depersonificazione" a favore dell'idea dominante del "sogno americano".

   Ma torniamo al nostro Babbo Natale: perché è bello crederci, anche se la nostra mente logica sa perfettamente che si tratta solo di una figura immaginaria?
   Perché è un "Archetipo". ossia un'icona che riassume, convoglia e veicola non solo dei concetti astratti e universali, ma anche (e proprio questa è la cosa più importante) tutta la forza emozionalmente positiva che si lega ad essi (e NESSUNA azione spontanea è possibile senza una sottostante spinta emotiva!).

   Quali sono infatti le immagini che per libera associazione vi vengono in mente se pronuncio la parola "Babbo Natale"?
   Probabilmente il Nonno, burbero ma buono; lo zio, o una figura comunque paterna molto positiva; l'autorità buona, un dio minore (ma proprio per questo più "vicino e umano"); l'idea stessa di Bonarietà e Tolleranza... insomma il "padre ideale", appunto: buono, industrioso e geniale, tollerante, generoso, affettuoso e poi la festa, lo stare insieme, il concetto di regalo e di dono da condividere reciprocamente, la positività del donare, lo stare in famiglia, il calore famigliare, il calore della casa e di un camino... tutto questo vi verrà in mente, in forma condensata, in una sorta di "pacchetto emozionale positivo" che andrà ad influenzare il vostro sentire, pensare ed agire. Immagini ed emozioni che si condenseranno in una semplice icona, quale appunto è quella di Babbo Natale.

   A questi "Archetipi Assoluti" si associano gli "Archetipi Culturali" specifici di ogni cultura: così se originariamente Babbo Natale (o per meglio dire San Nicola) era il vescovo che sottomise il Demonio a rappresentare il rito di vittoria del Bene sul Male, nella nostra attuale cultura è il dispensatore di beni, di regali, di oggetti. Trasformazione commerciale comunque già molto emblematica della "sostituzione" avvenuta a livello di Archetipo e di Immaginario (e tendente a riutilizzare in senso utilitaristico la "carica emotiva" della lotta del Bene sul Male).

   Ma cosa succede se si va a mettere direttamente tra le mani di Babbo Natale la bottiglietta di una bibita?

   Un sacco di cose ma analizziamole singolarmente, vedendo sia cosa succede all'icona (idea figurativa) della bibita, e all'icona di Babbo Natale e chi e cosa ci guadagna e ci perde da tale operazione.

COSA SUCCEDE ALLA BOTTIGLIETTA?


   Vediamo subito che chi ha tutto da guadagnare da tale operazione sarà proprio la bottiglia, sulla quale verranno riversate tutte le caratteristiche sopra citate di Bontà (se Babbo Natale è buono, vuoi che beva qualcosa di non altrettanto "caratterialmente buono"?).
   Insomma la bottiglietta di Coca Cola diventa un PARASSITA EMOZIONALE che "succhierà" tutta l'energia positiva generata dall'icona di Babbo Natale e dalle emozioni positive ad essa legate.

COSA SUCCEDE A BABBO NATALE?

   E se tutto finisse qui, non sarebbe poi un gran male.
   Ma cosa succede contestualmente all'archetipo di Babbo Natale?
   Che viene "eroso e consumato dal suo Parassita", come per ogni organismo parassitato (non vi fischiano le orecchie con un'analoga strategia usata nel campo del pensiero culturale dei popoli?).

   Come in una sorta di vasi comunicanti, infatti, Babbo Natale a sua volta prendere sempre di più le sembianze del prodotto che pubblicizza (e questo lo vediamo, anche formalmente, nell'evoluzione nel tempo degli spot stessi: dapprima spariscono le renne, poi la stessa figura ormai inutile di Babbo Natale: la sua forza iconica è già stata completamente parassitata dal prodotto, e ormai non c'è più bisogno di lui...).
   Quel che è più grave è che il nuovo archetipo ora esistente manterrà invariata tutta la sua forza emozionale, forza non più diretta verso un'idea iperurania e superiore di Bene, Generosità, Affetto, Calore Familiare, Dono etc. ma verso il semplice consumo di un'insignificante prodotto commerciale.

   Con un meccanismo che possiamo tranquillamente chiamare come: "Furto degli Archetipi", essi vengono man mano svuotati del loro significato primigenio, e tutta l'emozionalità ad essi legata verrà riversata su un diverso contenuto, prodotto o idea che sia.
   E come prima i termini "Bontà" e "Babbo Natale" condensavano lo stesso significato, così ora non solo l'equazione si estende in quanto "Bontà sarà l'equivalente di Babbo Natale che sarà l'equivalente di Coca Cola", ma (cosa ben più grave) varrà anche l'equazione inversa, per cui "Coca Cola" sarà equivalente a Babbo Natale e a tutto quello che, razionalmente ed emotivamente, esso rappresenta nel profondo del nostro Immaginario... per cui arriveremo ad associare gli assoluti visti sopra ad una banalissima bibita zuccherata.

   Questo è esattamente il meccanismo, fondamentale in ogni sostituzione dell'"Essenza" di una persona come di un'idea, che prende il nome di DEPERSONIFICAZIONE o ALIENAZIONE: Babbo Natale subisce una "depersonificazione o alienazione" appunto, che ne svuota l'essenza originale per rimpiazzarla con altro, ad uso e consumo di chi favorisce il processo medesimo. E' il processo tipicamente pubblicitario per cui "le persone diventano oggetti e gli oggetti persone": quella ora non è più una semplice bibita zuccherata, ma l'idea stessa di bibita, una quasi divinità assurta nell'alto dei cieli, e la cui peculiarità è la "bontà caratteriale".

COSA SUCCEDE A NOI?

   Noi semplicemente non riusciamo più a pensare a mente fredda, a ricordarci che quella è una semplice bottiglietta contenente un intruglio scuro e zuccherato, e nemmeno tanto salutare: tutto questo viene oscurato nella nostra percezione immaginaria dalla forza delle emozioni positive che da sempre vengono accomunate e traslate sul prodotto stesso.
   Possiamo così dire di essere vittime di un riflesso pavloviano inverso, squisitamente giocato sul piano emozionale: non sarà più la semplice sete a farci cercare un prodotto dissetante qualunque, ma sarà quella specifica presentazione pubblicitaria, quello specifico marchio a generare in noi il desiderio di quel "pacchetto emozionale"; desiderio che poi, in un assurdo circolo vizioso, andrà a riversarsi nuovamente e ancora proprio su quello specifico prodotto e non su un altro, perché lo riterremo "uno di famiglia", qualcosa di già conosciuto, di buono, sicuro e affidabile; anzi, la "Bontà" per antonomasia, un qualcosa che ormai appartiene alla sfera celeste, al mondo delle idee e degli archetipi... il nuovo archetipo di moderna "bontà", chi si accontenterà quindi di un misero, sconosciuto, terreno prodotto concorrente?

VENDERE UN PENSIERO

   Come si ottiene quindi una trasformazione profonda della mente e dei comportamenti delle persone comuni?

   Con una martellante propaganda, condotta nello stesso modo visto sopra, ma stavolta non tramite un semplice spot commerciale, ma con una continua SOSTITUZIONE EMOTIVA di valori, idee, archetipi applicata su vasta scala, che coinvolga gli atteggiamenti mentali e le opinioni più radicate della gente verso questa o quell'idea, con l'intenzione prima di demolire quanto l'opinione generale ritiene "giusto e desiderabile", per poi sostituirlo con quanto mi farà comodo.

   Insomma, è la stessa operazione vista a proposito di un prodotto, ma mediaticamente  condotto ora su "icone comportamentali", su atteggiamenti mentali e orientamenti di pensiero, perpetrata su vasta scala ed in modo subdolo, in modo da essere quasi impercettibile da chi la subisce. E qui si sfrutta quasi sempre il bisogno di "conformarsi" dell'individuo, la sua innata tendenza a seguire la maggioranza, a sentirsi parte di un gruppo, a vedere condiviso il suo pensiero, ad identificarsi totalmente in qualcosa, che sia la squadra di calcio, il gruppo di bocce, Dio come il Bar Sport, o la Patria come l'aperitivo con gli amici... "toglietemi tutto ma non il mio Breil", appunto.

   Si farà quindi leva sul bisogno di appartenenza e sulla sostanziale "angoscia di separazione", sul bisogno di avere uno schema di orientamento condiviso, sul bisogno di porsi in efficace relazione con gli altri, insomma proprio su quelle 5 "esigenze inalienabili" postulate da Fromm per uno sviluppo umano e sociale armonico, già accennate nel capitolo 2, ma esattamente come succede con Babbo Natale, si farà leva su queste emozioni e bisogni solo per distoglierli dalla loro "Idea generante", dal loro "archetipo" e riconvogliarli verso altro, probabilmente verso fini commercialmente o socialmente sfruttabili, fino a farvi accettare assurdità simili sul piano sociale come l'assurdità della Santa Coca di Babbo Natale.

   Un classico esempio dimostrativo di tutto ciò è stato il modo in cui Edward Bernays raddoppiò le vendite di tabacco inducendo le donne a fumare: si cavalcò il desiderio di emancipazione femminile (ossia il bisogno fondamentale di "porsi in efficace relazione con gli altri" in una società che effettivamente allora emarginava la donna) stornandolo sul semplice consumo di sigarette.

   L'idea da vendere (indotta tramite una manifestazione organizzata  in cui uno stuolo di donne "emancipate" fumava sfrontatamente in pubblico), era che "chi si riteneva emancipata e indipendente non poteva non fumare", come è facile fregare gli esseri umani!
   (Ed è un po' quello che è successo con queste "Rivoluzioni Colorate", dove si sfruttò "commercialmente" una legittima aspirazione deviandola verso l'acquisto di un prodotto preconfezionato).
   Il denominatore comune di ogni operazione di propaganda quindi, come abbiamo visto, è di far leva proprio sulla nostra parte migliore, sulle nostre più alte aspirazioni, sulle potenzialità più tipicamente umane, sugli intenti più nobili, ma solo per ricondurli ad obiettivi molto più bassi, prosaici e interessati, quando non addirittura a realizzarsi verso il loro esatto contrario.
   (Come diretto corollario avremo che un'operazione di propaganda avrà tanto più successo quanto meno saranno socialmente soddisfatte le necessità su cui si andrà a far leva).

   E così oggi ci troviamo la Guerra Democratica, l'Economia del Debito, la Libera Schiavitù... tutti ossimori, tutti strampalati prodotti sociali venduti a soddisfazione dei nostri inalienabili bisogni astutamente direzionati verso altra direzione dal loro naturale soddisfacimento, senza che quasi riusciamo ad accorgersene.

   QUASI, appunto... l'insistenza, la ripetizione, la riproposizione de medesimi contenuti serva sempre a metterci in guardia, perché è una delle dinamiche che più indicano che ci troviamo di fronte a propaganda. Inoltre, come abbiamo già detto, capire queste dinamiche (che sono le stesse di uno spot o di una pubblicità) ce ne renderà automaticamente immuni, portandoci a fiutare qualsiasi forma di propaganda a chilometri di distanza.

   Pubblicità e Propaganda sono due facce della stessa medaglia: la vendita di un'idea. Ma se la prima agisce in modo quasi innocuo, in quanto limitata a prodotti di poco conto, la seconda è potenzialmente molto più pericolosa proprio per l'enormità e vastità del suo obiettivo e campo d'azione, che coinvolge ampi settori sociali, orienta il pensiero di ampie masse verso comportamenti fortemente rilevanti per la loro vita, sostituendosi di fatto alla libera scelta e al libero arbitrio.
   La Propaganda è, proprio per questo, esattamente come un'arma, come una bomba: in una società "civile" non avrebbe motivo di esistere.

   Ma una volta capita ne saremo liberi, e niente e nessuno potrà condizionarci a nostra insaputa: saremo pienamente padroni del nostro libero arbitrio e di capire, accettare o rifiutare in modo razionale e cosciente quanto ci viene proposto con l'inganno emozionale.
   Di più: potremmo usarla come boomerang per reindirizzare le cose verso direzioni più sinceramente umane.

mercoledì 23 settembre 2015

Ginnastica per una vera indipendenza

   Ed ora, finalmente, siamo in grado di poter individuare tutte le fasi e gli strumenti necessari e sufficienti per rivendicare, se si vorrà o se saremo costretti a farlo, una VERA indipendenza dai dominanti.

   Per farlo, useremo come un boomerang le loro stesse tecniche. Le attuali finte rivolte pilotate infatti ci insegnano quanto sia funzionale e potente, una volta ben capito e giustamente indirizzato, lo strumento "psicologico" vuoi della propaganda che della resistenza non violenta.

FASE 1: INDIVIDUARE IL VERO DOMINANTE

   E' la fase a cui siete tutti fermi su internet e blog vari, dove si perpetua l'incessante circolo vizioso della spasmodica e malata ricerca vuoi dell'ultima prova della malvagità dei dominanti, vuoi del dare un preciso nome alla classe dominante, vuoi di tentare (inutilmente) di capire se Tizio stia sopra o sotto Caio nella piramide del potere.
   Dico STIAMO SCHERZANDO, VERO? A parte che tutto questo si rivela essere solo un'inutile perdita di tempo ed energie, invischiate letteralmente nella "rete" facendo quindi il gioco stesso dei dominanti, a noi interessa capire come agiscono le DINAMICHE di dominio, non sapere nome e cognome di chi le attua.

   Dinamiche che sono sostanzialmente individuabili in due grosse pietre angolari:
1) L'inganno monetario.
2) L'inganno mediatico.
   Da questi due presupposti discende per semplice corollario matematico tutta l'enorme
impalcatura demenziale e delinquenziale della nostra "Realtà - Truffa". Capire davvero questo è più che suffieciente, a livello di conoscenza, per permetterci di progredire verso la seconda e più importante fase.

   (Per esempio, dall'inganno mediatico discende automaticamente tutto il condizionamento mentale posto in atto per dominarci:
   A) SCIENZA/DOGMA: Il dominante usa per sé stesso il pensiero scientifico per approcciare e conoscere la verità, mentre riempie la testa al popolo di menzogne spacciate per scienza e cultura, tenendovelo dogmaticamente legato al semplice scopo di dividerlo in fazioni dalle quali non riuscirà mentalmente a svincolarsi [sostanzialmente un pensiero di tipo manicheo filosofico, culturale e religioso, in cui si inserirà andando ad aumentare le dicotomie: classico esempio le due opposte filosofie, entrambe false e non scientifiche, di Comunismo e Capitalismo].
   B) PSICOLOGIA/PROPAGANDA: Il dominante usa un approccio rigorosamente scientifico-psicologico per studiare l'individuo e le masse, ma riversa sul popolo solo fiumi di propaganda atta a confonderlo [o meglio: usa per sé il sapere "tecnico" e usa per le masse il sapere "filosofico" come sofismo adattabile e non scientifico].
   C) TRIBALITA'/DEMOCRAZIA: Il dominante usa per sé un'organizzazione tribale del potere [che ne consente sia la trasmissione diretta che il pieno controllo] mentre invischia il popolo in stupide democrazie di facciata, svuotate di ogni possibilità di reale controllo sulla vita politica.
   D) LINGUAGGIO ADULTO/LINGUAGGIO INFANTILE: Il dominante userà coi suoi simili una comunicazione da adulto ad adulto per potersi capire, ma userà verso il popolo una comunicazione di tipo Adulto>Bambino per colpevolizzarlo, farlo sentire inferiore e impossibilitarlo a capire le "cose da grandi"... e via di questo passo fino a prosciugarci la lingua).

FASE 2: STACCARSI EMOTIVAMENTE DAI DOMINANTI

   Detta così sembra una stupidaggine, in realtà è il punto cruciale e più difficile dell'intero processo.
Infatti si tratta di CAPIRE PER DAVVERO, emotivamente e sulla pelle, che "noi" siamo "altro" dai dominanti (ovvio, per chi si immedesima nel volgo!), che i nostri interessi non potranno MAI coincidere e che, qualunque cosa vogliano farci bere, non sono né il nostro caro e vecchio papà, né l'autorità buona che si prenderà cura di noi.
   Né tanto meno Babbo Natale: SIAMO SOLI.
   Non solo; siamo vittime di un'autorità malata e sadica che finirà solo per distruggerci, di uomini la cui follia impedisce ogni sorta di empatia verso il dominato.
   Tutto questo non è né normale, né tanto meno scritto da qualche parte  nel firmamento, ma solo il frutto di una particolarissima organizzazione sociale che il dominante vuole continuare a perseguire, nonostante gli ovvi svantaggi per tutti, proprio in virtù di una sostanziale pulsione sadica che gli impedisce di fermarsi.

   Delle tre possibili civiltà ipotizzate da Fromm: 1) Società che esalta la vita 2) Società aggressiva ma non distruttiva 3) Società distruttiva, noi ci troviamo proprio in quella del terzo tipo.

   A) L'aspetto sadomasochista della civiltà attuale: Fromm definisce l'uomo naturalmente predisposto a perseguire il bene, ma naturalmente e psicologicamente fornito anche degli strumenti atti a perpetrare il male se il tipo di società che andrà a costruire non sarà in grado di soddisfare le 5 esigenze inalienabili di base:
   1) Bisogno di avere uno schema di orientamento
   2) Bisogno di mettere radici
   3) Bisogno di coerenza con sé stesso e il mondo esterno
   4) Bisogno di essere efficace
   5) Bisogno di stimoli

   (Come vediamo, i dominanti stanno attualmente seguendo lo sviluppo ESATTAMENTE OPPOSTO a quanto sancito da questi punti).

   MORIRA' L'UOMO, se non vengono socialmente soddisfatte queste condizioni? NO: semplicemente si ammalerà e DIVENTERA' IN VARIO MODO DISTRUTTIVO. Parallelamente si avrà un sempre minore livello di felicità e capacità di donare e amare... insomma, la relazione distruttiva non è altro che la polarità inversa di un mancato sviluppo adattivo, tendente a reagire per ristabilire l'equilibrio. Questo vale sia a livello sociale che individuale.

   La dimostrazione scientifica che l'uomo non sia affatto (come stupidamente vorrebbe farci credere Kant  e tutta la "filosofia utilitaristica" moderna) lupo per gli altri uomini - "homo homini lupus" appunto - sta in due fatti principali:
   1) Il fatto che le civiltà tribali e primitive siano molto meno aggressive delle società evolute (mentre dovrebbe essere il contrario, a sentire i "filosofi" moderni, matti o venduti, in quanto sempre assolutamente contraddittori, mentre il primo imprescindibile assunto della "logica" è appunto il principio di non contraddizione, ma questo discorso andrebbe affrontato in altra sede).
   2) La naturale predisposizione dell'uomo a perdere lo stato di salute fisica, mentale e sociale quanto più ci si discosta dallo sviluppo ottimale sopra descritto. Parallelamente si "ammalerà" anche la società, in quanto un meccanismo perverso, una volta instauratosi, tende a ripetersi per il semplice principio della "minor energia richiesta".
   Capite queste cose siamo pronti per la terza fase:

FASE 3: ESCOGITARE ED ATTUARE UNA STRATEGIA DI RESISTENZA

   E qui, per fortuna, i dominanti hanno già lavorato per noi e non ci resta che appropriarci del LORO LAVORO (e vivaddio, una volta tanto!) e usarlo a nostro vantaggio.

   Sto parlando dell'opera del sociologo (un tecnico che usa il metodo scientifico, non un "filosofo") Gene Sharp e della sua teorizzazione della tattica della rivolta non violenta. Lo scritto che principalmente ci interessa, liberamente scaricabile da internet e in italiano, è il secondo volume de "La Politica dell'Azione Non Violenta".
   EBBENE: proprio il fin troppo facile successo ottenuto da tale tecnica nelle rivoluzioni colorate e pilotate dal Potere, ci fa capire quanto temibile possa essere tale arma se usata come boomerang e sufficientemente supportata da un minimo di organizzazione.

martedì 22 settembre 2015

Voi, come i carcerati di Stanford

di Mond-Art

Come immaginate voi l’Inferno?

Università di Stanford (California), Agosto 1971: lo psicologo Philip Zimbardo recluta con
un annuncio sul giornale e seleziona 24 studenti “sani, intelligenti, benestanti ed appartenenti alla
classe media, psicologicamente normali e senza nessun precedente violento” a prendere parte a uno
studio psicologico sulle dinamiche interpersonali insorgenti nell’ambito della vita in carcere.

L’esperimento, che sarebbe dovuto durare due settimane e coinvolgere i soggetti in una
simulazione di vita carceraria condotta in un ambiente comunque “scientifico” e
strettamente monitorato, viene interrotto dopo soli cinque giorni perché “sfuggito al
controllo”…

…non solo infatti una metà degli studenti si era trasformata in un branco di spietati
aguzzini mentre l’altra metà mostrava evidenti segni di traumi psichici, depressione e
apatico adattamento a restrizioni ed abusi subiti, ma lo stesso Zimbardo (come lui stesso
scrive!) perde completamente la necessaria obiettività di “supervisore” finendo per
immedesimarsi e lasciarsi troppo coinvolgere nella repressione di una possibile fuga: non
solo le “cavie” quindi, ma anche lo stesso sperimentatore finiscono per perdere
completamente il senso del limite tra realtà e finzione, e sarà il provvidenziale
intervento di amici e visitatore “esterni” a far ravvedere e rinsavire Zimbardo che quindi
sospenderà l’esperimento.

…Prego osservare nella loro splendida nudità le seguenti dinamiche: La FINZIONE
che dapprima si trasforma in INCONSCIO COLLETTIVO (in quanto convenzione
“intimamente” accettata e condivisa da tutti, e quindi introiettata come “vera, unica e
indiscutibile” anche grazie all’azione concomitante delle tecniche di depersonificazione
adottate nel corso dell’esperimento stesso), e successivamente si tramuta in REALTÀ… in
soli 5 giorni!…

E se non ci fosse stato nessun provvidenziale intervento esterno?

Se quell’esperimento fosse stato condotto, che ne so, sulla Luna senza contatti diretti con
la Terra?
……………………………............
Ora, non ci interessa qui sottolineare la trasformazione sadica delle “guardie”, già
ampiamente (e molto spesso a sproposito) riportata dai media, quanto l’evoluzione di tipo
passivo - masochista dei “carcerati”. (questa hanno molto meno interesse a riportarla e
sottolinearla!)
Carcerati che finiscono anch’essi per perdere tragicamente qualsiasi contatto mentale
con la loro “identità di normali studenti borghesi”, qualsiasi consapevolezza della
finzione e dell’artificiosità della situazione, fino ad approdare alla convinzione che: “Da
quella situazione sarà impossibile uscire”.

Carcerati il cui comportamento, attraverso vari stadi, sfocerà in soli 5 giorni o nella crisi
isterica (e in una quanto mai probabile conseguente follia), o nell’accettazione passiva e
senza più ribellione della loro nuova condizione, nella completa “introiezione” del
loro stato di prigionieri… e a questo stadio ogni ulteriore vessazione subita anziché
spingerli, come sarebbe logico supporre, verso una possibile organizzazione e rivolta, non
farà che rafforzare in loro questa convinzione… non “sono più” gli individui Tizio e Caio,
ma i prigionieri numero x e y…!

E mentre le guardie, che pur sfociando nel sadismo hanno sviluppato un forte senso di
unità e appartenenza al “branco” e sono psicologicamente appagate da ciò, al punto da
dispiacersi che l’esperimento venga interrotto, i “prigionieri” sono confusi, sospettosi l’uno
dell’altro, isolati nella loro spersonificata apatia, e pronti a vendersi o a far la spia per un
piccolo privilegio… e non c’è più in essi nessun senso di identità né singola né collettiva,
nessun senso di gruppo…
(…Ma pensa che pacchia, conoscere questi insospettabili sviluppi, per un eventuale
potere forte…)…

LA STANFORD MEDIATICA


Ora, se l’idea di avere una popolazione di folli forse non aggrada nemmeno ad un

potere assoluto, se non altro per l’ovvia impossibilità di potersene servire in alcun
modo, pensa che bello se tutti si trasformassero invece in apatici e disgregati sudditi
nelle mani di pochi detentori del potere e delle redini globali…!

(Credete che non ci abbiano pensato? Tutto il “quid” dell’esperimento di Stanford, ciò
che ha reso possibile arrivare alle conseguenze sopra riportate, si basa sulla
“deidentificazione”, sulla “perdita dell’identità psicologica” delle cavie… ora, se
riuscissimo ad arrivare a ciò non nel modo traumatico e “distonico” utilizzato durante
l’esperimento, ma in modo piacevole e “sintonico”, potremmo anche avere dei sudditi
felici… degli schiavi rincoglioniti e tutto sommato contenti, e che comunque mai e poi mai
penseranno di ribellarsi…)…

- Oooohhh, e come si potrebbe fare?

- Per esempio, facendo in modo che la sensazione di “prigionia” sia impercettibile, e
pressoché nulla… rendendo invisibili sia i muri del carcere sia ogni possibile sospetto
sull’esistenza di controllori ad un superiore livello… e facendo credere ai babb… eh,
popolo, di essere i soli giocatori del gioco.

- Tanto per cominciare, invece che portarli in prigione, potremmo portare la prigione
nelle loro comode abitazioni…

- La Televisione!
- “Attraverso” la Tv, i giornali, i computer, i media insomma… in modo giocoso e
piacevole… Creare in modo “soft” quell’inconscio collettivo che essi poi
“realizzeranno”, proprio come nell’esperimento di Stanford… finendo per crederci in
pieno, e per ritenerla l’unica realtà possibile.

- Oooohhh, piano, non parlare difficile… lo sai che noi potenti non siamo poi tanto forti
quanto a materia grigia…

- Lo so, lo so… allora, in parole povere… si tratterebbe insomma di raccontare delle gran
balle, di creare dal niente un “gioco” con regolette dettate da noi… loro ci crederanno fino
in fondo e noi, che abbiamo fatto le regole, ne trarremo i benefici; il gioco principale si
chiamerà “Economia”, e sarà condotto con le regole della “Moneta”, del “Signoraggio” e
del “Debito Pubblico”… e loro correranno, vedrai come correranno dietro questo gioco!
Alcuni si divertiranno anche molto, altri meno, ma nessuno sospetterà, mai e poi mai, che
si tratterà solo di una realtà virtuale.
Poi si dovrebbe fare il gioco “Guerra”, così quando qualcuno perde nel gioco “Economia”
e si arrabbia potrà azzannarsi coi compagni di cella, e non sogneranno neanche di pensare
a noi…

- Oooohhh, sembra fantascienza… sembra un film che ho visto una volta, si chiamava
“Ammatrix!”…

- “Matrix”, ’gnurant!

- Ah si, Matrix… ma come convincerli a giocare ai giochi che avremo inventato per loro?

- Ah, questo è l’aspetto più semplice, “deidentificando e spersonalizzando” …ah già,
dimenticavo che con te devo spiegarmi come a un cogl… a un bambino di tre anni in piena
fissazione anale il cui unico scopo è accumulare…

- Come dici? Non si capisce niente!

- Niente, cose mie da scienziato. Allora, in parole semplici: basta sostituire quello in cui
credono loro con quello a cui crediamo noi… per questo ci sono altri due giochi: uno si
avvale di tecniche sofisticate ed avveniristiche, e servirà per agire sulle menti… si chiama
“informazione e intrattenimento”. L’altro agisce a un livello più viscerale, e si chiama
“Politica”.

- Un gioco nel gioco?

- Esattamente, come le bambole cinesi… giocando a “Politica” e “Informazione e
Intrattenimento” non solo faranno esattamente quello che vogliamo noi, ma ci crederanno
tanto e si immedesimeranno tanto, che saranno pronti a deridere chiunque tenterà di
aprirgli gli occhi!

- Il tutto mentre intanto si svolge il grande gioco “Economia”!

- Bravo, stai cominciando a capire, vedi che non è poi così difficile…

- E mentre al piano di sopra noi monitoriamo, controlliamo e guidiamo tutto!

- E vi appropriate di tutte le risorse e capacità produttive del pianeta…

Ma torniamo a noi, ad un livello meno esilarante del nostro discorso, e a quello che in
questo momento vi riguarda più da vicino, perché ne va della vostra stessa esistenza comeprigionieri o uomini liberi (e forse della vostra esistenza tout-court).

Vi siete mai chiesti perché vi possono togliere e precarizzare il lavoro, togliere dignità,
diritti e ogni passata conquista sociale; perché vi possono abbassare i salari, tassarvi in
modo iniquo, farvi morire di legge 30; perché possono cacare su leggi e giustizia,
perpetrare stragi di stato, osannare la guerra, inquinarvi il cibo e l’acqua, uccidervi di
troppa o troppo poca “sanità”, depredarvi in nome del debito pubblico, uccidervi in nome
della democrazia, coprirvi di rifiuti, di cemento e di tutte le loro diavolerie chimiche;
perché riescono a frammentare i popoli, a farli odiare l’un l’altro, a farvi guardare al
prossimo solo in veste di “concorrente” o di “consumatore”… senza che riusciate più
neanche non dico a ribellarvi (che sarebbe pretendere troppo), ma quantomeno ad
organizzarvi e protestare in modo efficace?

Il motivo è esattamente quello visto in apertura, quello che successe ai prigionieri
dell’esperimento: siete caduti nella “Sindrome di Stanford”, avete già completamente
sostituitola vostra identità con la realtà fittizia creata per voi, e proprio come
nell’esperimento non capite di essere immersi in una pseudo-realtà, e di essere voi stessi
cavie di un esperimento globale e mediatico.

Come nell’esperimento avete maturato la convinzione che questa sia la sola ed unica
realtà sempre appartenuta al genere umano, che sia ineluttabile, e che, anche se
spiacevole, “Non c’è alternativa”.
Stranamente poi vi illudete spesso, erroneamente, che l’intervento di qualche “delegato
di turno” (l’Avvocato, o il Prete nell’esperimento) possa “tirarvene fuori”; ma quelli che voi
delegate non sono altro che attori, o prigionieri anch’essi, che godono di qualche favore e
di celle più comode in cambio del loro servilismo…

E statene certi: non ci sarà nessun provvidenziale intervento esterno a dirvi: “Oh, guarda
che tu non sei il Consumatore N° xyz, non sei il Conto corrente N° xyz, non sei l’allocco
munito di tessera elettorale N° xyz, tu sei “Caio Sempronio”, ti ricordi? E sei entrato in
questo incubo solo qualche decennio fa… adesso è finita, è ora di uscire dai, andiamo fuori
di qui.”
Al contrario, cercheranno sempre di convincerti della bontà e della concretezza
dell’incantesimo che vi hanno costruito attorno!

No, non ci sarà nessun intervento esterno, se non sarete voi a vederlo, e a capirlo, e a
tirarvene fuori… l’“esperimento”, andando avanti ad oltranza, sarà l’unico vincitore,
senza che nessuno riesca più a fermarlo: le cavie, completamente e bilateralmente
impazzite nel loro folle scambio di realtà, guideranno nello spazio un pianeta di folli,
finché non sarà la natura stessa a tutelarsi, ponendo fine all’esperimento “umani”.

Torno a chiedervi: “Come lo immaginate voi, l’Inferno?

domenica 20 settembre 2015

E Alùra?

di Mond-Art

   Eh, alùra, alùra... allora è ora di togliersi da questa forma di "Ipnosi Collettiva", che sta diventando un incubo sempre più folle e reale e bisogna farlo prima che sia troppo tardi.

   In questa sede si dà per scontata una basilare consapevolezza degli inganni mediatici, giuridici ed economici posti in atto nell'intero Occidente da un'esigua minoranza di potere finanziario al fine ultimo di sottomettere e dominare le masse, e di rendere definitivamente inattaccabile la loro posizione di dominio impedendo l'autodeterminazione dei popoli e riportandoli a schemi di vita medievali, in cui le persone rese schiave e impaurite siano del tutto controllabili.

   Non ci interessa qui andare all'estenuante ricerca dell'ultima malefatta di questi delinquenti patologici, né ci interessa sapere chi si collochi un gradino sopra o sotto nella piramide sadomasochista che governa oggi mezzo globo, né tanto meno conoscerne i nomi e le aderenze a questa o quella lobby o gruppo di pressione.
   Ci basta sapere che l'élite storicamente giunta al potere attraverso il vecchio e il nuovo colonialismo, e che oggi ha il braccio di forza principalmente negli USA e la regia orchestrante negli organismi sovranazionali occidentali, insegue da secoli il sogno di un controllo globale, dove la propria leadership non rischi di essere mai più posta in discussione dalle popolazioni sottomesse.

   Ci interessa invece molto di più capire le dinamiche mentali e sociali attraverso cui tutto ciò si è reso storicamente possibile, e come si possa rinnovare ogni giorno, attraverso la nostra più o meno consapevole collaborazione, il mantenimento e il rafforzamento di questo assurdo "status quo" in cui una esigua minoranza di dominanti riesce a fare in modo che sia "la coda a muovere il cane", sovvertendo ogni logico andamento delle cose.

   Infatti deve essere assolutamente chiaro a tutti che per poter mantenere il potere e il controllo ogni oligarchia dovrà per forza avvalersi della collaborazione più o meno volontaria dei controllati stessi: diversamente ciò non sarebbe possibile. Oggi tale collaborazione viene ottenuta, nei paesi "civilizzati", attraverso l'inganno, la propaganda e la sottomissione inconsapevole della gente, che diversamente non si presterebbe a un gioco talmente ignobile e che porterà alla sua stessa distruzione finale.

   Il potere (quello vero, non quello rappresentato dai politici ormai ridotti a comodi "specchietti per le allodole" svuotati di ogni reale decisionalità, e parte serva dell'inganno medesimo) ha quindi bisogno di ingannare per continuare a esercitare potere; ha bisogno di ingannare per sfruttare le masse senza che le stesse arrivino a percepirne il meccanismo, né a rendersi conto dell'esistenza dei manovratori. Il seguente racconto fornisce un'immagine fotografica ben precisa di questa situazione paradossale:

   Sono su un aereo, seduto vicino al finestrino e osservo la superficie soffice delle nubi, e lontano
laggiù le città microscopiche, chiacchierando cordialmente col mio vicino di posto. Ma presto sembra che ci troviamo in disaccordo sulla nostra destinazione. Lui sostiene che sia Los Angeles; io dico New York. Ho appena iniziato ad alzarmi, con l’intenzione di chiedere a un assistente di volo di
comporre la nostra disputa, quando ci accorgiamo che le hostess sono impegnate in una bizzarra
attività. Sorridendo educatamente, scelgono i passeggeri a caso, uno alla volta, poi li conducono fino
allo sportello dell’uscita di emergenza. Il primo è un ragazzino che si tiene stretto uno skateboard,
poi una donna di mezz'età con un abito nero e manageriale, poi una tipica casalinga benpensante
che tiene per mano il suo poppante, e tutti saltano di buon grado nell'aria rarefatta, seguiti dai
cordiali addii delle loro guide.

   Incredulo, sbircio verso il finestrino opposto, notando una processione di passeggeri che in stile
Mary Poppins stanno precipitando al suolo. Terrorizzato, guardo di nuovo verso il mio vicino, ma
lui contraccambia la mia espressione di orrore con un sorriso svagato tipo “va tutto per il meglio”. Sull'orlo del collasso, mi precipito verso la cabina di pilotaggio, ne spalanco con violenza il portello e scopro che è vuota. I sedili dei piloti sono vuoti.
   Esterrefatto, mi volto e mi trovo faccia a faccia con la bellezza sintetica di un'hostess. "Non è meraviglioso il pilota automatico?" sussurra con voce sognante. "Sa, deve solo avere fede. Ecco, lasci che le mostri la porta sul suo radioso futuro."

   Per quanto ancora, viene da chiedersi, gente onesta e ragionevole continuerà a tollerare il perverso psicodramma che sta tenendo il mondo sotto assedio, e che è così platealmente contrario ai bisogni della gente comune, ed anzi mostra sempre più di volerla semplicemente distruggere?

   Lungi dall'essere individui impotenti e passivi come l'attuale sistema ci vorrebbe, si può abbracciare una visione della realtà che vede noi stessi come gli artefici della nostra esistenza, capaci di concepire e creare un'esistenza migliore. Ma per fare questo bisogna innanzi tutto capire come uscire dall'inganno, perché ogni vera indipendenza va prima conquistata a livello di pensiero.