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giovedì 16 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 1)


di Mondart

   La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l'eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.

   Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la TV ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a "vedere il condizionamento", per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la TV come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il Piano di Rinascita Democratica (altrimenti detto P2 o "Propaganda 2", nome che è la precisa dichiarazione d'intenti di un modus operandi) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al fine di plasmare e surrogare le coscienze.

   Per inciso, il piano prevedeva la destrutturazione della stessa RAI per sostituirla con televisioni private (allora la RAI aveva ancora una funzione "educativa", e alcuni ricorderanno certamente programmi di alfabetizzazione di massa come "Non è mai troppo tardi").

   Il Potere infatti altro non è che "pensiero condiviso e accettato" (e su questo torneremo in un prossimo post) ed il problema di controllare la massa si è sempre posto al Potere; nell'antichità per esempio tale controllo veniva svolto egregiamente dalle Religioni. La forma del controllo è sempre e comunque l'induzione di un inconscio collettivo, induzione praticata non attraverso la ragione (che è del tutto inadatta a tale scopo) ma attraverso l'emotività, le emozioni, la suggestione, la paura e il desiderio, attraverso un meccanismo sottile di premi e disincentivi psicologici, insomma attraverso gli strumenti propri di ogni educazione, e ben noti ad ogni genitore... con la differenza che mentre un bravo genitore tenderà alla crescita, all'effettivo sviluppo e autonomia de proprio bimbo, qui si cerca l'effetto opposto, ossia un perenne incatenamento ad uno stato di fanciullesca inferiorità, sudditanza, bisogno di riferimento ad un "superiore" che fornirà tutte le risposte.

   A questo scopo l'individuo non deve plasmarsi, ma rimanere "poltiglia sociale", massa appunto il cui comportamento sia riconducibile a poche e ben precise dinamiche facilmente prevedibili e controllabili, che verranno infine sempre qualitativamente livellate verso il basso (e non verso l'alto, come dovrebbe fare un'educazione che si rispetti).

   È esattamente lo stesso concetto del "Dogma" medievale, che non era discutibile, che non ammetteva risposte al di fuori di sé stesso (ricordate "Il Nome della Rosa"?), pena l'essere tacciati e perseguiti di Eresia.
   La televisione attraverso fiction e talk show non impone dogmi ma limita la rosa delle possibili alternative a quelle approvate dal sistema, promuovendole e premiandole finché verranno inconsciamente ritenute le sole percorribili.

   Ora, diventa necessità automatica fare un volo pindarico proprio sulla massoneria, ossia il pensiero che originariamente si contrappose nel modo più energico e vitale al Dogma ecclesiastico... massoneria che dunque parte bene ma finisce male, finendo per esercitare (e il Piano P2 sopracitato serviva solo da piccolo esempio di ciò) lo stesso potere che si proponeva di combattere.
   Diciamo, in una parola, che il potere economico che si celava dietro la massoneria ha visto quanto poteva risultare per sé vantaggioso rimanere in questa condizione "ad eternum", senza più uscire allo scoperto: era l'espediente perfetto per la vittoria sulla corrosione storica del potere stesso, consunzione studiata e teorizzata dal Giambattista Vico coi suoi "corsi e ricorsi" storici. Consunzione che veniva determinata dall'opposizione, o comunque dal "non consenso" della parte integra della popolazione; questo ci istruisce anche sul perché la ricerca del consenso sia così importante paradossalmente proprio tra i poteri che si pongono come assoluti e autoritari.
   La grande vittoria del disegno massonico riguardante il controllo dell'opinione verteva su due punti essenziali:
   1) Impedire che la popolazione sia "integra" nella sua capacità di intendere e di volere.
   2) Impedire il realizzarsi di una reale alternativa ad un modello di comportamento indotto.
   Ma anche su questi punti torneremo con maggior chiarezza.

   Oggi assistiamo infatti ad una stranissima "schizofrenia sociale" dove, se da una parte sono stati pienamente applicati gran parte degli assunti massonici nel tessuto sociale (distruzione della sovranità degli Stati, distruzione del potere persuasivo della religione cattolica, distruzione della famiglia come nucleo sociale e insieme di valori di riferimento, etc. - e questo poteva, nelle intenzioni primigenie, anche avere un valore in sé positivo), non è stata parallelamente sviluppata nella popolazione quella maturità individuale che le avrebbe permesso di giovarsi positivamente di questi cambiamenti, ossia la crescita individuale e l'evoluzione dell'individuo verso l'autogoverno; al contrario, si è lavorato sempre più per trasformare la popolazione in "massa" (quindi un processo contrario di de-individuazione) ancor più pilotabile che non nel medioevo.
   La massoneria quindi, come tutti i movimenti rivoluzionari guidati da una classe, ha distrutto un potere semplicemente per rimpiazzarlo con una nuova tirannide, la tirannide psico-capitalista, ed affermare e consolidare il suo potere.
   Altro che sviluppo dell'Umanità e del Progresso... cialtronate di astutissimi manipolatori.

   Si assiste infatti sul piano psicologico e ideologico a quanto si assiste sul piano economico: mezzi potenzialmente ottimi e portatori di vera libertà e crescita individuale (una VERA politica monetaria ed un VERO mercato libero, non strumentalizzati da poteri occulti sarebbero stati per esempio ottimi strumenti di sviluppo collettivo) sono stati ritorti contro la massa a favore di una piccola élite, permettendole di ottenere e mantenere un controllo duraturo nel tempo.
   Sul piano del consenso, si sono sfruttate invece le nuove conoscenze psicologiche per plasmare gli individui in modo da far loro desiderare le catene stesse che li avrebbero imprigionati (emblematica in tal senso la frase pronunciata in 1984 dal Torturatore: "Finirai per amarmi").

   Ma torniamo veramente a noi: Chi vi ha messo in testa infatti, solo per fare un esempio, che dovete essere governati da una struttura esterna piramidale e autoritaria? Anche questa è una balla colossale, come balla colossale è l'affermazione che "altrimenti ci sarebbe il caos generale..." mica vero, e un esempio vivo e lampante l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ogni santo giorno: la rete.

   La rete infatti (sempre che non venga imbrigliata) è il perfetto "esperimento in vitro" dell'autogoverno anarchico: benché in rete ognuno sia libero di fare quel che vuole senza controlli, senza premi ne punizioni di sorta; di dire le cose più eccelse come le più grosse idiozie, di comportarsi da criminale come da mente sublime, sarà alla fine proprio la libertà e l'apertura del sistema stesso ad auto perfezionarlo, a selezionare la qualità sia dei contenuti che del servizio.
   Il singolo utente infatti, proprio in quanto non massificato da condizionamenti esterni imposti da un soggetto manipolante, sarà incentivato ad usare la propria testa, per esempio, per capire se fidarsi o meno di una fonte, per capire se un blog parla di cose sensate o di cialtronerie, e dovrà fare tutto un lavoro di confronto, verifica e controllo continuo su sé stesso e sul materiale a disposizione, esercitare continuamente la sua capacità di analisi e senso critico, e infine affidarsi solo al buon senso: ossia l'esatto contrario della delega deresponsabilizzante, è proprio il tipo di lavoro che politicamente abbiamo rinunciato a fare, delegandolo a puri approfittatori, e che dovremo per forza tornare a fare se vogliamo trovare un rimedio nell'attuale stallo.
   Un lavoro che migliora non solo il singolo ma la struttura stessa... cosa impensabile negli attuali ordinamenti politici.

   Ovvio che qualsiasi alternativa al marcio sistema concretizzatosi debba prevedere un lavoro analogo, ossia un riappropriarsi della testa, del tempo e infine della decisionalità. Ed ovvio che questo sarà tanto più possibile quanto più il sistema che si andrà a instaurare avrà le caratteristiche della rete.
   (Confesso che tutt'oggi il web per me è un vero mistero, mi verrebbe da dire che i dominanti ci abbiano concesso quest'ultima possibilità nella partita vitale che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, mentre tutte le altre vie sono impedite... e se così fosse, bisognerebbe effettivamente riconoscere una volontà di "Illuminazione" a chi per altro verso ci incatena, facendoci ostinatamente capire la fallacità dei vecchi sistemi... ma questa è solo un'illazione, magari una speranza... dovrei essere un 33° grado per saperlo, ma sono solo al 32). Comunque sia, vale la pena sfruttare al massimo tale opportunità, e capire che il sistema "web" può essere perfettamente trasferito anche al sistema sociale: i pirla, gli approfittatori, i lucratori, i trolls, i disinformatori sul web vengono facilmente sgamati, e dopo poco nessuno se li fila. Un sistema che si autocorregge istante per istante: la vera vittoria sulle teorizzazioni del Vico.
   Ed anche questo sarà argomento di successiva e più ampia trattazione.

domenica 18 ottobre 2015

Capire la propaganda: Babbo Natale e la Coca Cola

di Mond-Art

   "Il vero lavoro non è tanto nel costruire la lavatrice, quanto nel costruire chi dovrà comperarla".

   Dite la verità: anche a voi viene spontaneo mandare Marzullo a quel paese, quando esordisce chiedendo all'ospite di turno: "La vita è un sogno?"

   Eppure, vedendola nel contesto del discorso che stiamo facendo sull'Immaginario Collettivo, questa domanda non appare poi così strampalata... in effetti quella che chiamiamo "Realtà" altro non è altro che la traduzione in pratica dell'"Immaginario" di un popolo, ossia di tutto l'insieme di cultura, religione, credenze, miti, tradizioni, desideri e aspirazioni singole e collettive, che possiamo attribuire ad una determinata civiltà. Ancora, possiamo dire che l'Immaginario Collettivo è il punto d'incontro e di fusione dei vari immaginari di ogni singola persona di quella popolazione, immaginari che possono essere anche molto diversi tra loro, ma che si raccordano e si trovano su quello che "viene preso per buono da tutti", sul "Denominatore Comune" che, per forza di cose, tenderà automaticamente a spianare verso il basso la cosiddetta "Opinione Pubblica": all'interno di un'opinione di massa il pensiero di un ciabattino sarà assolutamente uguale a quello di un astrofisico.

   Immaginario che è fatto per la gran parte proprio di sogno, di aspirazioni, di idee immateriche non necessariamente ritenute "vere" nella realtà. eppure comunemente accettate e "realmente agenti": nessuno crede per esempio alla reale esistenza di Babbo Natale, eppure a tutti piace crederci, e per alcuni giorni all'anno tale idea governa in buona parte il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre azioni.

   Dunque Marzullo ha più ragione di quel che sembri, in quanto la vita, se non proprio un sogno, è il tentativo che ognuno compie di tradurre in pratica il proprio personalissimo "Immaginario"!

   E come ogni persona cercherà di realizzare il suo immaginario personale, una civiltà metterà in pratica il proprio Immaginario Collettivo, che può differire da cultura a cultura: gli Indiani d'America, per esempio, vivevano secondo un Immaginario Collettivo fortemente legato alla tradizione e ad un'alta "personificazione" dell'individuo e stima del gruppo nelle sue capacità; gli inglesi ivi immigrati vivevano secondo un Immaginario Collettivo che privilegiava un'idea di forza e di conquista, dove la persona acquisiva valore non tanto per le proprie intrinseche qualità ma per quanto riusciva ad imporre la sua volontà, e dove il gruppo favoriva quindi la "depersonificazione" a favore dell'idea dominante del "sogno americano".

   Ma torniamo al nostro Babbo Natale: perché è bello crederci, anche se la nostra mente logica sa perfettamente che si tratta solo di una figura immaginaria?
   Perché è un "Archetipo". ossia un'icona che riassume, convoglia e veicola non solo dei concetti astratti e universali, ma anche (e proprio questa è la cosa più importante) tutta la forza emozionalmente positiva che si lega ad essi (e NESSUNA azione spontanea è possibile senza una sottostante spinta emotiva!).

   Quali sono infatti le immagini che per libera associazione vi vengono in mente se pronuncio la parola "Babbo Natale"?
   Probabilmente il Nonno, burbero ma buono; lo zio, o una figura comunque paterna molto positiva; l'autorità buona, un dio minore (ma proprio per questo più "vicino e umano"); l'idea stessa di Bonarietà e Tolleranza... insomma il "padre ideale", appunto: buono, industrioso e geniale, tollerante, generoso, affettuoso e poi la festa, lo stare insieme, il concetto di regalo e di dono da condividere reciprocamente, la positività del donare, lo stare in famiglia, il calore famigliare, il calore della casa e di un camino... tutto questo vi verrà in mente, in forma condensata, in una sorta di "pacchetto emozionale positivo" che andrà ad influenzare il vostro sentire, pensare ed agire. Immagini ed emozioni che si condenseranno in una semplice icona, quale appunto è quella di Babbo Natale.

   A questi "Archetipi Assoluti" si associano gli "Archetipi Culturali" specifici di ogni cultura: così se originariamente Babbo Natale (o per meglio dire San Nicola) era il vescovo che sottomise il Demonio a rappresentare il rito di vittoria del Bene sul Male, nella nostra attuale cultura è il dispensatore di beni, di regali, di oggetti. Trasformazione commerciale comunque già molto emblematica della "sostituzione" avvenuta a livello di Archetipo e di Immaginario (e tendente a riutilizzare in senso utilitaristico la "carica emotiva" della lotta del Bene sul Male).

   Ma cosa succede se si va a mettere direttamente tra le mani di Babbo Natale la bottiglietta di una bibita?

   Un sacco di cose ma analizziamole singolarmente, vedendo sia cosa succede all'icona (idea figurativa) della bibita, e all'icona di Babbo Natale e chi e cosa ci guadagna e ci perde da tale operazione.

COSA SUCCEDE ALLA BOTTIGLIETTA?


   Vediamo subito che chi ha tutto da guadagnare da tale operazione sarà proprio la bottiglia, sulla quale verranno riversate tutte le caratteristiche sopra citate di Bontà (se Babbo Natale è buono, vuoi che beva qualcosa di non altrettanto "caratterialmente buono"?).
   Insomma la bottiglietta di Coca Cola diventa un PARASSITA EMOZIONALE che "succhierà" tutta l'energia positiva generata dall'icona di Babbo Natale e dalle emozioni positive ad essa legate.

COSA SUCCEDE A BABBO NATALE?

   E se tutto finisse qui, non sarebbe poi un gran male.
   Ma cosa succede contestualmente all'archetipo di Babbo Natale?
   Che viene "eroso e consumato dal suo Parassita", come per ogni organismo parassitato (non vi fischiano le orecchie con un'analoga strategia usata nel campo del pensiero culturale dei popoli?).

   Come in una sorta di vasi comunicanti, infatti, Babbo Natale a sua volta prendere sempre di più le sembianze del prodotto che pubblicizza (e questo lo vediamo, anche formalmente, nell'evoluzione nel tempo degli spot stessi: dapprima spariscono le renne, poi la stessa figura ormai inutile di Babbo Natale: la sua forza iconica è già stata completamente parassitata dal prodotto, e ormai non c'è più bisogno di lui...).
   Quel che è più grave è che il nuovo archetipo ora esistente manterrà invariata tutta la sua forza emozionale, forza non più diretta verso un'idea iperurania e superiore di Bene, Generosità, Affetto, Calore Familiare, Dono etc. ma verso il semplice consumo di un'insignificante prodotto commerciale.

   Con un meccanismo che possiamo tranquillamente chiamare come: "Furto degli Archetipi", essi vengono man mano svuotati del loro significato primigenio, e tutta l'emozionalità ad essi legata verrà riversata su un diverso contenuto, prodotto o idea che sia.
   E come prima i termini "Bontà" e "Babbo Natale" condensavano lo stesso significato, così ora non solo l'equazione si estende in quanto "Bontà sarà l'equivalente di Babbo Natale che sarà l'equivalente di Coca Cola", ma (cosa ben più grave) varrà anche l'equazione inversa, per cui "Coca Cola" sarà equivalente a Babbo Natale e a tutto quello che, razionalmente ed emotivamente, esso rappresenta nel profondo del nostro Immaginario... per cui arriveremo ad associare gli assoluti visti sopra ad una banalissima bibita zuccherata.

   Questo è esattamente il meccanismo, fondamentale in ogni sostituzione dell'"Essenza" di una persona come di un'idea, che prende il nome di DEPERSONIFICAZIONE o ALIENAZIONE: Babbo Natale subisce una "depersonificazione o alienazione" appunto, che ne svuota l'essenza originale per rimpiazzarla con altro, ad uso e consumo di chi favorisce il processo medesimo. E' il processo tipicamente pubblicitario per cui "le persone diventano oggetti e gli oggetti persone": quella ora non è più una semplice bibita zuccherata, ma l'idea stessa di bibita, una quasi divinità assurta nell'alto dei cieli, e la cui peculiarità è la "bontà caratteriale".

COSA SUCCEDE A NOI?

   Noi semplicemente non riusciamo più a pensare a mente fredda, a ricordarci che quella è una semplice bottiglietta contenente un intruglio scuro e zuccherato, e nemmeno tanto salutare: tutto questo viene oscurato nella nostra percezione immaginaria dalla forza delle emozioni positive che da sempre vengono accomunate e traslate sul prodotto stesso.
   Possiamo così dire di essere vittime di un riflesso pavloviano inverso, squisitamente giocato sul piano emozionale: non sarà più la semplice sete a farci cercare un prodotto dissetante qualunque, ma sarà quella specifica presentazione pubblicitaria, quello specifico marchio a generare in noi il desiderio di quel "pacchetto emozionale"; desiderio che poi, in un assurdo circolo vizioso, andrà a riversarsi nuovamente e ancora proprio su quello specifico prodotto e non su un altro, perché lo riterremo "uno di famiglia", qualcosa di già conosciuto, di buono, sicuro e affidabile; anzi, la "Bontà" per antonomasia, un qualcosa che ormai appartiene alla sfera celeste, al mondo delle idee e degli archetipi... il nuovo archetipo di moderna "bontà", chi si accontenterà quindi di un misero, sconosciuto, terreno prodotto concorrente?

VENDERE UN PENSIERO

   Come si ottiene quindi una trasformazione profonda della mente e dei comportamenti delle persone comuni?

   Con una martellante propaganda, condotta nello stesso modo visto sopra, ma stavolta non tramite un semplice spot commerciale, ma con una continua SOSTITUZIONE EMOTIVA di valori, idee, archetipi applicata su vasta scala, che coinvolga gli atteggiamenti mentali e le opinioni più radicate della gente verso questa o quell'idea, con l'intenzione prima di demolire quanto l'opinione generale ritiene "giusto e desiderabile", per poi sostituirlo con quanto mi farà comodo.

   Insomma, è la stessa operazione vista a proposito di un prodotto, ma mediaticamente  condotto ora su "icone comportamentali", su atteggiamenti mentali e orientamenti di pensiero, perpetrata su vasta scala ed in modo subdolo, in modo da essere quasi impercettibile da chi la subisce. E qui si sfrutta quasi sempre il bisogno di "conformarsi" dell'individuo, la sua innata tendenza a seguire la maggioranza, a sentirsi parte di un gruppo, a vedere condiviso il suo pensiero, ad identificarsi totalmente in qualcosa, che sia la squadra di calcio, il gruppo di bocce, Dio come il Bar Sport, o la Patria come l'aperitivo con gli amici... "toglietemi tutto ma non il mio Breil", appunto.

   Si farà quindi leva sul bisogno di appartenenza e sulla sostanziale "angoscia di separazione", sul bisogno di avere uno schema di orientamento condiviso, sul bisogno di porsi in efficace relazione con gli altri, insomma proprio su quelle 5 "esigenze inalienabili" postulate da Fromm per uno sviluppo umano e sociale armonico, già accennate nel capitolo 2, ma esattamente come succede con Babbo Natale, si farà leva su queste emozioni e bisogni solo per distoglierli dalla loro "Idea generante", dal loro "archetipo" e riconvogliarli verso altro, probabilmente verso fini commercialmente o socialmente sfruttabili, fino a farvi accettare assurdità simili sul piano sociale come l'assurdità della Santa Coca di Babbo Natale.

   Un classico esempio dimostrativo di tutto ciò è stato il modo in cui Edward Bernays raddoppiò le vendite di tabacco inducendo le donne a fumare: si cavalcò il desiderio di emancipazione femminile (ossia il bisogno fondamentale di "porsi in efficace relazione con gli altri" in una società che effettivamente allora emarginava la donna) stornandolo sul semplice consumo di sigarette.

   L'idea da vendere (indotta tramite una manifestazione organizzata  in cui uno stuolo di donne "emancipate" fumava sfrontatamente in pubblico), era che "chi si riteneva emancipata e indipendente non poteva non fumare", come è facile fregare gli esseri umani!
   (Ed è un po' quello che è successo con queste "Rivoluzioni Colorate", dove si sfruttò "commercialmente" una legittima aspirazione deviandola verso l'acquisto di un prodotto preconfezionato).
   Il denominatore comune di ogni operazione di propaganda quindi, come abbiamo visto, è di far leva proprio sulla nostra parte migliore, sulle nostre più alte aspirazioni, sulle potenzialità più tipicamente umane, sugli intenti più nobili, ma solo per ricondurli ad obiettivi molto più bassi, prosaici e interessati, quando non addirittura a realizzarsi verso il loro esatto contrario.
   (Come diretto corollario avremo che un'operazione di propaganda avrà tanto più successo quanto meno saranno socialmente soddisfatte le necessità su cui si andrà a far leva).

   E così oggi ci troviamo la Guerra Democratica, l'Economia del Debito, la Libera Schiavitù... tutti ossimori, tutti strampalati prodotti sociali venduti a soddisfazione dei nostri inalienabili bisogni astutamente direzionati verso altra direzione dal loro naturale soddisfacimento, senza che quasi riusciamo ad accorgersene.

   QUASI, appunto... l'insistenza, la ripetizione, la riproposizione de medesimi contenuti serva sempre a metterci in guardia, perché è una delle dinamiche che più indicano che ci troviamo di fronte a propaganda. Inoltre, come abbiamo già detto, capire queste dinamiche (che sono le stesse di uno spot o di una pubblicità) ce ne renderà automaticamente immuni, portandoci a fiutare qualsiasi forma di propaganda a chilometri di distanza.

   Pubblicità e Propaganda sono due facce della stessa medaglia: la vendita di un'idea. Ma se la prima agisce in modo quasi innocuo, in quanto limitata a prodotti di poco conto, la seconda è potenzialmente molto più pericolosa proprio per l'enormità e vastità del suo obiettivo e campo d'azione, che coinvolge ampi settori sociali, orienta il pensiero di ampie masse verso comportamenti fortemente rilevanti per la loro vita, sostituendosi di fatto alla libera scelta e al libero arbitrio.
   La Propaganda è, proprio per questo, esattamente come un'arma, come una bomba: in una società "civile" non avrebbe motivo di esistere.

   Ma una volta capita ne saremo liberi, e niente e nessuno potrà condizionarci a nostra insaputa: saremo pienamente padroni del nostro libero arbitrio e di capire, accettare o rifiutare in modo razionale e cosciente quanto ci viene proposto con l'inganno emozionale.
   Di più: potremmo usarla come boomerang per reindirizzare le cose verso direzioni più sinceramente umane.

domenica 27 settembre 2015

L'ingegneria del consenso

   Combinando le idee di Gustave Le Bon (autore del libro Psicologia delle folle) e Wilfred Trotter, studioso del medesimo argomento, con le teorie sulla psicologia elaborate dallo zio Singmund Freud, Bernays è stato uno dei primi a vedere la possibilità di utilizzare la psicologia del subcosciente al fine di manipolare l'opinione pubblica.
   E' stato uno dei primi a praticare su scala massiva il concetto di pubblicità inteso come manipolazione dell'inconscio, come da lui stesso teorizzato nel suo libro del 1928 Propaganda (pubblicato nella traduzione in lingua italiana solo ottant'anni dopo), in cui scriveva come il consulente di relazioni pubbliche anticipa gli umori della gente.
   Nella sostanza, la sua convinzione era che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica. Nasceva così il concetto - caro appunto alla propaganda in chiave politica - secondo cui chi è in grado di padroneggiare questo dispositivo sociale può costituire un potere invisibile capace di dirigere una nazione:

"Coloro che hanno in mano questo meccanismo [...] costituiscono [...] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. [...] Sono loro che manovrano i fili..."

   Le teorie di Bernays non riguardavano solo la propaganda politica ma anche la semplice pubblicità commerciale, i cui strumenti sono i medesimi. In particolare, la sua campagna condotta negli anni venti assieme allo psicoanalista Abraham A. Brill per la American Tobacco Company - il primo vero e proprio evento mediatico della storia - con la marcia femminile a New York per il diritto a fumare in pubblico, consistette nell'associare visivamente la sigaretta con i diritti e la libertà della donna. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, lanciando la figura del famoso cow-boy Marlboro.
   Fra le tante altre campagne portate avanti da Bernays figura quella della Prima Guerra Mondiale, condotta insieme a Lippman, su commissione del presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, tesa a spingere l'opinione pubblica ad accettare l'ingresso in guerra a fianco della Gran Bretagna. Sei mesi di campagna. Sei mesi di campagna propagandistica condussero ad un'isteria anti tedesca così intensa da impressionare permanentemente il mondo degli affari statunitense (ma anche Adolf Hitler, tra gli altri) per la capacità di controllare l'opinione pubblica su vasta scala.
   Durante la prima metà del XX secolo, gli stessi Bernays e Lippman diressero un'azienda di pubbliche relazioni di grande successo.

   Il governo americano nota questo talento, e lo vuole il 6 Aprile 1917 - quando viene presa la decisione di entrare in guerra a fianco dell'Intesa. Il 13 Aprile Thomas Woodrow Wilson istituisce con un executive order, il Committee on Public Information conosciuto anche come Creel Committee, dal nome presidente, il giornalista George Creel. Il gruppo di lavoro nel quale Bernays si inserisce è un gigantesco laboratorio di propaganda bellica. E' da questo che viene partorito il famoso poster dello zio Sam con lo slogan I want you.
   Questo è solo l'inizio di una vita professionale interessantissima e che qui non riporto in toto per lasciare a voi il gusto di scoprirla.

   Passiamo a parlare dei contenuti di Propaganda. Secondo Bernays la propaganda ha un compito fondamentale all'interno della democrazia: quello di pace keeping, di mantenimento dell'equilibrio tra le parti sociali. Come ho detto è cinico ma realista, per questo il libro è così dirompente: perché è uno schiaffone che ti sveglia dal torpore. La democrazia che descrive non è quella della partecipazione di ogni singolo cittadino decantata e sperimentata in Grecia; ma, bensì, una struttura che si divide nettamente in due: la classe - che utilizza la comunicazione e la propaganda per mantenere il proprio status quo - e l'opinione pubblica.
   E' un'idea non solo Bernaysiana quella di un popolo sedato, ma condivisa da altri intellettuali di alta caratura. Lippman, ad esempio, sostiene che "il pubblico deve stare al suo posto affinché gli uomini responsabili possano vivere senza il timore di essere calpestati o incornati dalla mandria di bestie selvagge"; dello stesso avviso sono Alexander Hamilton e James Madison.

   Bernays preconizza un governo invisibile per dare forma al caos: "La manipolazione consapevole e intelligente, delle opinioni e delle opinioni delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese".
   Ed è stato il popolo a volere questo, per avere meno cose a cui pensare, per economizzare lo sforzo: "Abbiamo lasciato, volontariamente, a un governo invisibile il compito di passare al vaglio le informazioni per individuare il problema principale, e ricondurre la scelta a proporzioni realistiche. [...] Per evitare il dilagare della confusione, la società accetta di limitare le proprie scelte nell'ambito delle idee e degli oggetti posti alla sua attenzione dalla propaganda di ogni tipo."