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lunedì 5 ottobre 2015

Come si spingono gli uomini a spararsi contro?



IL SEGRETO DELLA GUERRA

   Nel suo libro "On Killing" Dave Grossman ha riscritto la storia militare, mettendo in evidenza quello che le storie nascondono: il fatto che la scienza militare si occupa meno di strategia e tecnologia, piuttosto che scoprire il modo di far superare l'istintiva riluttanza degli uomini ad uccidere membri della loro specie.

   La vera "rivoluzione negli affari militari" non fu la spinta di Donald Rumsfield verso l'alta tecnologia nel 2001, ma la scoperta nel 1941 del generale Marshall che solo il 15-20% dei soldati della Seconda guerra mondiale in prima linea avrebbero usato le loro armi: coloro (l'80-85%) che non sparavano, non fuggivano e non si nascondevano (in molti casi correvano enormi rischi per salvare i compagni), ma semplicemente non usavano le loro armi contro il nemico, nemmeno quando affrontavano attacchi banzai.

   La scoperta di Marshall, e le ricerche conseguenti, dimostrarono che in tutte le guerre precedenti , una piccola minoranza di soldati - il 5% che sono psicopatici naturali, e probabilmente una piccola di imitatori temporaneamente insani - furono responsabili di quasi tutte le uccisioni.
   Le persone normali si trovano semplicemente dentro il movimento, fanno il possibile per evitare di togliere la vita al nemico, anche quando questo implica la perdita della propria vita.
   Le guerre sono massacri ritualizzati fatti da psicopatici contro non psicopatici.

   Lo studio del Generale Marshall ha una importanza fondamentale, e se compreso a fondo rivoluzione totalmente la concezione dell'essere umano che da sempre ci viene propagandata.
   Nei libri di storia le guerre sono descritte come inevitabili conseguenze di una serie di fattori, scontri in cui gli eserciti nemici si affrontano nel tentativo di eliminare l'avversario.
   E viene fatto credere che la guerra, il massacro, siano insiti nell'essere umano.

   Questo è falso, decisamente falso e deriva sostanzialmente da un vecchio costrutto filosofico (ormai superato nel contesto di discipline quali la psicologia e la sociologia) del '700, che faceva pronunciare al filosofo Hobbes che "homo homini lupus", concetto successivamente ripreso da Kant con la sua teorizzazione del "Male Radicale", secondo il quale l'uomo, "pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male"!
   E la "logica" dove sta? Anche un bambino vede che questo assunto si contraddice da sé, in barba al primo postulato della logica aristotelica di non contraddizione (per cui "A" non può essere uguale a "non A").
   Non solo, ma tale concetto è stato smentito da sociologi quali E. Fromm, che confrontando l'organizzazione sociale di alcune società tribali arriva a stabilire che l'orientamento umano verso forme sociali adattive alla vita o al contrario aggressive e distruttive è in stretta correlazione al tipo di struttura sociale stessa, e a quanto essa favorisca o impedisca la naturale predisposizione dell'uomo a rapportarsi in modo pacifico costruttivo.
   E quando l'affermazione vista sopra sia falsa, chi detiene il potere e i vertici militari, lo sanno  molto bene.
   Come afferma il Colonnello Grossman, infatti, le scienze militari si occupano essenzialmente di scoprire il modo per far superare al soldato medio la naturale riluttanza nell'uccidere un altro essere umano.
   Perché la maggioranza degli esseri umani, con tute le loro miserie e i loro difetti, preferiscono il quieto vivere e la tranquillità alle guerre.
   Ed ogni qualvolta i grandi poteri decidono per una guerra, devono spendere molte energie per far superare questo blocco istintivo a quelli che diverranno i soldati da sacrificare sul tavolo dei loro piani.
   Le guerre di massa, come è noto, sono fenomeni moderni; in passato, in epoca pre-moderna, la guerra era affare di una piccola parte della società.
   Dall'antichità dei guerrieri, passando per i nobili medioevali e per gli eserciti mercenari, guerra significava lo scontro fra due eserciti composti da persone che non si dedicavano ad altro nella vita, se non combattere e prepararsi a farlo.
   La Prima guerra mondiale fu la prima che coinvolse i grandi strati della popolazione europea, e ci vollero decenni di propaganda romantica che esaltava il sacrificio e l'amor di patria per diffondere quello stato d'animo necessario a far partire milioni di giovani verso il massacro.
   Quei giovani capirono presto che la guerra non aveva nulla di eroico e di romantico, come era stato loro raccontato, ma ormai era tardi.

   Una minoranza di psicopatici in qualche modo riesce sempre a fare in modo che la maggioranza sia convinta, costretta, ad andare contro il proprio naturale istinto pacifico e partecipare a questi massacri.

COME DIVIENE POSSIBILE TUTTO QUESTO?

   Semplicemente allo stesso modo con cui vi vendono la Coca-Cola, un detersivo o uno yogurt.
   Comprereste in fatti la Coca-Cola semplicemente se in TV vi dicessero che "è una bibita zuccherata e gassata di colore scuro, ma tanto buona?" Forse si, ma la ditta sarebbe ormai fallita da tempo per penuria di vendite. Per riuscire a vendere un prodotto (così come un'idea) infatti non sarà sufficiente elencarvi le sue caratteristiche tecniche, ma occorrerà risvegliare in vario modo nel compratore una qualche emozione, una reazione emotiva, un particolare stato d'animo da scaricare poi sul prodotto stesso. Tutto questo avviene in modo inconscio e subliminale, per cui l'ignaro acquirente nemmeno si accorgerà dell'inganno e del fatto che, acquistando la bottiglietta, sta effettivamente ed inconsciamente acquistando l'emozione associatavi.
   Così, per esempio metteranno un gruppo di ragazzi giovani e festanti in abbigliamento hippy a cantare in coro un motivetto orecchiabile e natalizio sopra una collinetta in provincia di Siena, illumineranno il set in modo accattivante e risveglieranno in voi un blocco di emozionalità positive: l'atmosfera festosa, la gioventù, l'amicizia, lo stare insieme etc. che verrà venduto alla vostra parte inconscia come "tutto compreso" assieme alla bottiglietta. Le stesse sensazioni saranno più o meno consapevolmente richiamate in voi quando al supermercato, tra la bottiglietta pubblicizzata ed una assolutamente anonima, allungherete la mano verso la prima, proprio perché la sentirete "più familiare", più amica, una cosa insomma di cui "ci si può fidare".



   Ma allo stesso modo, come si può generare una sensazione positiva, così può essere risvegliato in voi il peggior odio e la peggior cattiveria di cui possiate essere capaci.
   Chi sarebbe infatti capace di puntare il mitra e aprire il fuoco massacrando atrocemente e infliggendo la sofferenza e la morte ad un suo simile ventenne, sapendo che a casa ha una madre e un padre che lo hanno cresciuto e stanno aspettando in ansia il suo ritorno, che ha una ragazza la cui foto ha appena guardato e riposto con un bacio nel taschino, che come voi fa un lavoro umile, che ha gli scarponi che gli massacrano i piedi e l'unica cosa che desidera è solo potersene tornare in pace a casa sua? Probabilmente gli offrireste una sigaretta, e ve la fumereste assieme chiedendovi chi mai  e come abbia potuto mandarvi lì.
   E come potrebbero mai mandarvi in guerra, semplicemente elencando razionalmente i motivi più o meno nobili per cui dovreste rischiare la vita?

   IL POTERE DELLA PROPAGANDA: a questo serve la propaganda, e il suo potere è talmente forte da farvelo premere, quel grilletto... i rispettivi vertici del potere avranno infatti da tempo intrapreso una operazione commerciale molto simile a quella del vendervi la Coca-Cola, solo che quello che ora vendono saranno delle idee... due idee sostanzialmente : una che vi dica quanto nobile sia la causa per cui andrete a combattere, ed un'altra che vi dica quanto diabolico e perverso sia il vostro nemico.
   La tecnica di persuasione sarà condotta nello stesso modo dello spot: agirà subliminalmente, tendendo prima a inculcare e poi a risvegliare in voi delle emozioni ben precise.

   Così cominceranno a dipingere il "nemico" privandolo di ogni caratteristica umana e caricandolo di ogni difetto possibile; e soprattutto si cercherà una "immagine fotografica facile da visualizzare" con cui descrivere e identificare il nemico: il comunista che mangia i bambini, il terrorista che mette le bombe e via dicendo. La propaganda parla per "immagini evocative", non per discorsi logici, figure ripetute poi come un mantra ad ogni possibile occasione.
   Parallelamente si farà appello al vostro senso di appartenenza richiamando in voi le sensazioni di affetto e calore familiare, il senso del dovere verso i vostri compagni e compatrioti... cose che diventeranno esplosive nella paura e solitudine della battaglia... chi ve ne priva? Lui, il nemico che mangia i bambini.
   Lo stress, la paura, la disciplina, l'istinto di conservazione fanno il resto: premerete il grilletto.

   Ha senso tutto questo? Per vendere un prodotto, forse... e proprio come un prodotto siete stati messi in vendita, anzi... per una campagna pubblicitaria, a ben guardare, si spende molto di più.

domenica 27 settembre 2015

L'ingegneria del consenso

   Combinando le idee di Gustave Le Bon (autore del libro Psicologia delle folle) e Wilfred Trotter, studioso del medesimo argomento, con le teorie sulla psicologia elaborate dallo zio Singmund Freud, Bernays è stato uno dei primi a vedere la possibilità di utilizzare la psicologia del subcosciente al fine di manipolare l'opinione pubblica.
   E' stato uno dei primi a praticare su scala massiva il concetto di pubblicità inteso come manipolazione dell'inconscio, come da lui stesso teorizzato nel suo libro del 1928 Propaganda (pubblicato nella traduzione in lingua italiana solo ottant'anni dopo), in cui scriveva come il consulente di relazioni pubbliche anticipa gli umori della gente.
   Nella sostanza, la sua convinzione era che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica. Nasceva così il concetto - caro appunto alla propaganda in chiave politica - secondo cui chi è in grado di padroneggiare questo dispositivo sociale può costituire un potere invisibile capace di dirigere una nazione:

"Coloro che hanno in mano questo meccanismo [...] costituiscono [...] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. [...] Sono loro che manovrano i fili..."

   Le teorie di Bernays non riguardavano solo la propaganda politica ma anche la semplice pubblicità commerciale, i cui strumenti sono i medesimi. In particolare, la sua campagna condotta negli anni venti assieme allo psicoanalista Abraham A. Brill per la American Tobacco Company - il primo vero e proprio evento mediatico della storia - con la marcia femminile a New York per il diritto a fumare in pubblico, consistette nell'associare visivamente la sigaretta con i diritti e la libertà della donna. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, lanciando la figura del famoso cow-boy Marlboro.
   Fra le tante altre campagne portate avanti da Bernays figura quella della Prima Guerra Mondiale, condotta insieme a Lippman, su commissione del presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, tesa a spingere l'opinione pubblica ad accettare l'ingresso in guerra a fianco della Gran Bretagna. Sei mesi di campagna. Sei mesi di campagna propagandistica condussero ad un'isteria anti tedesca così intensa da impressionare permanentemente il mondo degli affari statunitense (ma anche Adolf Hitler, tra gli altri) per la capacità di controllare l'opinione pubblica su vasta scala.
   Durante la prima metà del XX secolo, gli stessi Bernays e Lippman diressero un'azienda di pubbliche relazioni di grande successo.

   Il governo americano nota questo talento, e lo vuole il 6 Aprile 1917 - quando viene presa la decisione di entrare in guerra a fianco dell'Intesa. Il 13 Aprile Thomas Woodrow Wilson istituisce con un executive order, il Committee on Public Information conosciuto anche come Creel Committee, dal nome presidente, il giornalista George Creel. Il gruppo di lavoro nel quale Bernays si inserisce è un gigantesco laboratorio di propaganda bellica. E' da questo che viene partorito il famoso poster dello zio Sam con lo slogan I want you.
   Questo è solo l'inizio di una vita professionale interessantissima e che qui non riporto in toto per lasciare a voi il gusto di scoprirla.

   Passiamo a parlare dei contenuti di Propaganda. Secondo Bernays la propaganda ha un compito fondamentale all'interno della democrazia: quello di pace keeping, di mantenimento dell'equilibrio tra le parti sociali. Come ho detto è cinico ma realista, per questo il libro è così dirompente: perché è uno schiaffone che ti sveglia dal torpore. La democrazia che descrive non è quella della partecipazione di ogni singolo cittadino decantata e sperimentata in Grecia; ma, bensì, una struttura che si divide nettamente in due: la classe - che utilizza la comunicazione e la propaganda per mantenere il proprio status quo - e l'opinione pubblica.
   E' un'idea non solo Bernaysiana quella di un popolo sedato, ma condivisa da altri intellettuali di alta caratura. Lippman, ad esempio, sostiene che "il pubblico deve stare al suo posto affinché gli uomini responsabili possano vivere senza il timore di essere calpestati o incornati dalla mandria di bestie selvagge"; dello stesso avviso sono Alexander Hamilton e James Madison.

   Bernays preconizza un governo invisibile per dare forma al caos: "La manipolazione consapevole e intelligente, delle opinioni e delle opinioni delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese".
   Ed è stato il popolo a volere questo, per avere meno cose a cui pensare, per economizzare lo sforzo: "Abbiamo lasciato, volontariamente, a un governo invisibile il compito di passare al vaglio le informazioni per individuare il problema principale, e ricondurre la scelta a proporzioni realistiche. [...] Per evitare il dilagare della confusione, la società accetta di limitare le proprie scelte nell'ambito delle idee e degli oggetti posti alla sua attenzione dalla propaganda di ogni tipo."