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lunedì 23 maggio 2016

Cosa fare?



Davvero c'è un baratro davanti a noi, stiamo correndo verso l'abisso con lo sguardo incollato al cellulare. 

Vorrei dire VOI, ma devo usare il NOI perché anch'io vengo spinto verso il baratro, nonostante cerchi di andare dalla parte opposta vengo trascinato dalla folla. Da persone rese cieche dal cellulare, lo sguardo perso in un mondo che non esiste.

Si corre in mezzo ad una palude velenosa. Mangiamo veleno, beviamo veleno e respiriamo veleno.

Che banalità! Quante volte avete sentito o letto ciò che qui sopra è scritto? Ormai ha perso di significato, sapete che è tutto vero eppure non impiegate un secondo per cambiare. 

Come? Come si cambia? Ah intendo cambiare sé stessi non il mondo, troppo facile annunciare: "cambierò il mondo" senza cambiare sé stessi. 

Ogni libertà va conquistata prima a livello di pensiero, quindi per cambiare sé stessi bisogna cambiare il nostro modo di pensare, di costruire i ragionamenti, bisogna, insomma, cambiare il nostro immaginario, perché è il nostro immaginario a definire le nostre azioni e quindi la realtà intorno a noi (si, è tutto intorno a te).

E come si cambia la nostra mente? La nostra mente si cambia modificando i nostri comportamenti e viceversa.

1) Buttate via la televisione. Si lo so, banalissimo, lo dicono tutti i guru più cool, e in effetti non avere la televisione fa molto snob. La TV è uno strumento micidiale, propaganda disponibile 24/24 che plasma, letteralmente, l'immaginario di intere nazioni, del mondo oserei dire, e poi questo immaginario si traduce in azione, perché noi tentiamo di realizzarlo, cambiando così la realtà che ci circonda... non so se cogliete il potenziale utilizzo di questo strumento di controllo. Per approfondire: Se fai l'amore con la televisione... e Cos'è la realtà?  

Dopo che vi sarete sbarazzati della TV (adesso hanno fatto la furbata di mettere il canone RAI nella bolletta elettrica...), vi serviranno nuovi mezzi per informarvi, internet fa al caso vostro ma, ed è un ma grosso come il K2, niente Facebook, Twitter, Instagram (uno dei peggiori), etc. etc.  quindi il punto due è:

2) Niente Social Networks. Perché? Vi starete chiedendo, oppure: "Eh si ma cheppalle non ti va bene niente." Già può sembrare così, la verità è che ci sono davvero poche cose che vanno bene a questo mondo. I Social Networks (Reti Sociali) anzitutto sono il contrario della socialità, che è incontrarsi e guardarsi negli occhi, essere presenti fisicamente e mentalmente. Tuttavia la cosa più subdola dei Social è che soffocano la capacità di argomentare, parola strana eh? La capacità di argomentare consiste nel saper sostenere un discorso (argomentazione) mediante il quale si cerca di fornire un fondamento alla propria posizione (asserzione) su un qualsiasi tema. Continuando su questa china si arriverebbe a parlare di filosofia (bleah! roba da vecchi, meno male che la stanno togliendo dalle scuole, noi siamo gggiovani), logica (ri-bleah!) e retorica (questa non sapete neanche cosa significa), quindi passiamo oltre.

Come avrete capito argomentare non è semplice, richiede conoscenza del tema che si vuole sostenere, una capacità di linguaggio articolata e (ma forse chiedo troppo) la conoscenza di, almeno un po', di retorica. Ho messo quelle parole in grassetto per un motivo, il motivo è che quella capacità di linguaggio è ciò che i Social ci tolgono. È vero che Facebook permette di scrivere post lunghi ma quanti lo fanno? E in quanti li leggono? I Social  ci tolgono la capacità di argomentare imponendoci di esprimerci in poche, pochissime parole, o solo in immagini. Non basta postare una frase famosa per sostenere un argomento (o un immagine con una frase famosa), bisogna studiare e questo mi porta al prossimo punto:

3) Studiare la Storia. Questo è un punto che farà storcere il naso a molti, del resto la scuola fa il suo dovere togliendo la voglia di conoscenza e studio (una rivelazione: studio e scuola non sono sinonimi). Perché studiare la storia? Semplice, per capire il presente. Studiate il passato per comprendere il presente e, quindi, vedere il futuro. Capire il presente non vi farà più sentire smarriti, saprete analizzare criticamente gli eventi, trarre delle conclusioni e delle opinioni che siano Vostre e non di esperti a gettone che berciano dalla scatola parlante (TV).

Ma forse volete qualcosa di più immediato... qualcosa che si possa fare subito, magari domani stesso? O forse oggi? Le banche sono ancora aperte?

4) Chiudete il conto in banca/posta. Noi abbiamo un'arma. Potente, molto potente. Noi abbiamo i soldi. Soldi che non sono altro che carta straccia a cui noi diamo un valore, ma che intrinsecamente non ne hanno alcuno. Il sistema si basa su questo, il fatto che non sappiamo di poter usare i soldi, i nostri soldi, come arma. È un gigante che si regge su piedi di carta e lo sanno, per questo stanno intervenendo: ora non si possono prelevare più di mille euro in contanti dallo sportello, pagamenti non superiori ai cinquecento euro e, fra poco, abolizione del contante e denaro digitale per toglierci proprio quest'ultima arma.

È da otto anni che non ho un conto e sto benissimo, ma io sono un Disadattato. 

lunedì 12 ottobre 2015

Hollywood e propaganda: Salvate il soldato Ryan



Recensione di John Kleeves

   La seguente è la recensione del film Saving Private Ryan (Salvate il soldato Ryan), uscito nel 1998 e diretto da Steven Spielberg per Amblin Entertainment; il protagonista principale è Tom Hanks.
   Occorre una premessa. Io non tratto i film di Hollywood come fanno i critici cinematografici italiani, ed anche la maggioranza di quelli europei. Non li tratto pure come produzioni filmiche, realizzate al solo scopo di fare cassetta. Io so che la filmografia americana - per antonomasia Hollywood - non è una filmografia libera, che segue le sole leggi del mercato. Hollywood deve sottostare a due condizioni: essa deve sì produrre film economicamente validi, che permettano all'industria di auto-mantenersi e di creare pure dei profitti, ma deve anche fare in modo che i suoi film soddisfino le esigenze della Propaganda di Stato americana.

   Questo a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti iniziarono una politica estera micidiale nei confronti del mondo, specie naturalmente del Terzo Mondo, e dovevano nasconderla. A sua volta per nascondere tale politica dovevano anche celare e travisare molte cose riguardanti la realtà americana, come la sua storia e la sua vera situazione sociale e politica. Quindi: propaganda. Hollywood era fondamentale per questo e fu costretta ad allinearsi. Ciò avvenne nell'arco di tempo che va dal 1947 al 1953. Tecnicamente l'asservimento di Hollywood alle esigenze della politica nazionale - ciò che si potrebbe in verità chiamare la sua nazionalizzazione - fu ottenuto per tramite dell'HUAC (House of Committee on Un-American Activities) che con la scusa di trovare dei comunisti nell'ambiente del cinema in realtà miravano solo e soltanto a tale scopo.

   I produttori di Hollywood (per intenderci: Samuel Goldwyn, Louis B. Mayer, David O. Selznik e così via) sottoscrissero la loro resa con la celeberrima Dichiarazione del Waldorf del 3 dicembre 1947.
   Quindi il 1° agosto 1953 fu creata l'USIA (United States Information Agency), un'Agenzia governativa pubblica nell'esistenza ma segreta nell'operatività (esattamente come la CIA, istituita nel 1947), che aveva il compito statuario di curare l'immagine all'estero degli Stati Uniti, e da allora tutti i prodotti di Hollywood dovettero conformarsi alle sue direttive. Il tutto con infinita circospezione: il segreto più gelosamente custodito dall'US Government non è una super bomba, ma il suo controllo su Hollywood.

    Ciononostante eccoci qui a parlarne.
   La situazione non è cambiata e così a tutt'oggi ogni film esce da Hollywood con l'imprimatur dell'USIA, che oltre ad esercitare una censura, spesso carica tali prodotti con valenzze propagandistiche di sua creazione (l'USIA - che non si occupa solo di Hollywood - attualmente può contare su circa 30.000 dipendenti fissi, sparsi in più di 120 paesi; il suo direttore si chiama Joseph Duffey e dipende dal segretario di Stato, ora la signora Madeleine Albright). La situazione è nota nell'ambiente di Hollywood e oltre ai produttori (e cioè le Case di produzione) anche gli attori e i registi sanno come si devono comportare per sperare di poter fare carriera. Quelli che meglio coniugano l'abilità professionale con la disponibilità a fare propaganda diventano rispettivamente i Divi e i Registi di Stato.
   Nei film di Hollywood io dunque cerco le falsificazioni storiche, le mistificazioni culturali, i dettagli fuorvianti; tutto ciò che costituisce propaganda premeditata, consapevole, a favore degli Stati Uniti.

  Ed eccoci a Salvate il soldato Ryan. Con Steven Spielberg e Tom Hanks abbiamo a che fare con due dei massimi esponenti delle categorie testé nominate. Il film non delude le aspettative. E' cioè carico di propaganda politica e culturale.

   La trama è semplice. Il film immagina un episodio della Seconda guerra mondiale, avvenuto nel contorno dello sbarco in Normandia. Il capitano John Miller (Hanks) del II Rangers incursori, conduce la sua Compagnia nella prima ondata di sbarco, subendo forti perdite (gli è capitato il punto più difeso, denominato in codice Omaha Beach, come storicamente). Tre giorni dopo riceve l'incarico di trovare il soldato semplice (private) James Ryan, paracadutato da qualche parte dietro le linee nemiche: il Comando ha scoperto che tre dei fratelli di James sono morti quasi contemporaneamente su altri fronti e vuole che almeno lui possa tornare a casa dalla madre. Conduce la ricerca con una squadra di suoi incursori, che sarà quasi interamente annientata; alla fine muore anche Miller mentre il soldato Ryan si salva.
   Le falsificazioni in grande stile sono le seguenti.
   Si dice esplicitamente che gli Stati Uniti partecipavano alla guerra per la Libertà; partecipavano invece per preservare la Balance of Power in Europa minacciata dalla Germania e per preservare il Mercato dell'Oriente, dove dal 1937 il Giappone aveva iniziato l'invasione della Cina. Partecipavano cioè per salvare i profitti delle loro Multinazionali (evidente a riguardo della Cina, mentre l'Equilibrio di Potenza in Europa serve per bloccare gli europei uno contro l'altro impedendogli di portare una penetrazione commerciale aggressiva nel mondo).

   Si presenta lo sbarco in Normandia, condotto massimamente dagli statunitensi, come l'evento decisivo della guerra. Il turning point della Seconda guerra mondiale, come sanno anche i bambini, fu invece la battaglia di Stalingrado. Gli statunitensi temevano - e a gran ragione - lo scontro di forze di terra con i tedeschi.
   Per ciò avevano evitato di aprire prima il secondo fronte nei Balcani, come era andato chiedendo con insistenza Churchill, e per ciò lo sbarco in Normandia fu quasi ininfluente sull'andamento del conflitto: per compierlo attesero che l'esercito tedesco fosse prima stato sfasciato dai russi; attesero cioè che la guerra fosse già stata vinta da qualcun altro. Poi con tale sbarco andarono a raccogliere almeno qualche briciola (il piatto forte del pranzo lo aveva divorato la Russia, che era giunta all'Elba; Churchill propose subito al grande Alleato di attaccare insieme la Russia, ma questi di nuovo giudicò, di nuovo a gran ragione, di non esserne in grado).

   Si presenta il Capo di Stato Maggiore del periodo, gen. George C. Marshall, come un brav'uomo preoccupato della sorte dei suoi uomini e delle loro madri; è lui infatti che nel film - Bibbia alla mano - prende la decisione di tentare di salvare il soldato Ryan, distogliendo dalle operazioni un fior di capitano d'assalto come Miller. La Storia dice che il generale Marshall forse era un brav'uomo, ma certo non era uno che tenesse in gran conto la vita dei suoi soldati: a suo tempo egli, d'accordo con i vertici militari e politici dell'Amministrazione Roosevelt, e naturalmente con Roosevelt stesso, aveva manovrato affinché il progettato attacco a sorpresa giapponese a Pearl Harbor riuscisse, provocando quei tanti danni materiali e quei tanti morti che erano forse necessari per far scendere il paese in guerra contro Giappone, Germania e Italia. [1]
   E magari, chissà, fra i 2300 soldati americani morti durante l'attacco di Pearl Harbor c'erano stati dei fratelli, magari tre. Qualunque persona di media cultura negli USA è a conoscenza di tale fatto, quindi anche Spielberg. Marshall avrebbe effettivamente potuto prendere una decisione del genere in tali frangenti, ma nel caso lo avrebbe fatto per motivi propagandistici, una eventualità che nel film non è adombrata.
   C'è quindi la propaganda spicciola.

   I soldati americani sono dei coscritti non felici di trovarsi nella fattispecie ma convinti della necessità, della giustezza, di questa guerra. Non c'è pertanto molta disciplina nei ranghi, né timore dei superiori, i cui ordini possono tranquillamente essere discussi e sbeffeggiati. Non era così naturalmente, come fu testimoniato dalle numerosissime fucilazioni sul campo avvenute fra gli altri luoghi in particolare proprio a Omaha Beach: gli episodi sono adombrati nel film e proposti come dovuti a divergenze fra subordinati sul come condurre con più zelo le operazioni (il sergente che minaccia con la pistola un soldato nell'indifferenza del capitano Miller; erano i capitani invece a ordinare le fucilazioni durante le azioni, e il motivo quasi sempre era il rifiuto di avanzare sotto il fuoco nemico).

   Sono proposti degli squarci della vita civile dei soldati americani, in modo da presentarceli nella loro umanità, e quindi familiari, non minacciosi. Ci si dice che lo stesso capitano Miller era un coscritto, non un militare in carriera, e che faceva l'insegnante di letteratura, con una moglie che potava i rosai del giardino usando i suoi guanti troppo grandi. Figuriamoci se un tale elemento poteva essere arruolato fra gli assaltatori, che erano invece scelti fra i semi delinquenti.
   Il soldato Caparzo muore per la sua ostinazione nel voler salvare una bambina francese. L'episodio vuole richiamare naturalmente la bambina italiana Angelina trovata sulla spiaggia di Anzio da un soldato americano e protetta, un fatto vero poi ampiamente sfruttato propagandisticamente; per aiutarci il regista ci dice che il cap. Miller aveva partecipato anche allo sbarco di Anzio.
   Inquietante la figura del fuciliere scelto, o cecchino, Jackson: prima di ogni tiro invoca il Dio del Vecchio Testamento, il Dio degli Eserciti che aiuta a sterminare i nemici del popolo eletto. E sembra che tale Dio lo assecondi davvero. E' un concetto blasfemo, propinato con noncuranza. Alla fine però Jackson muore, centrato dalla cannonata di un Tiger: pure per una causa giusta, approvata da Dio, però si è macchiato di molto sangue. Un martire, dopotutto.
   Per il resto abbiamo dei soldati americani tutti dei valorosissimi combattenti, quale più quale meno. Il caporale poliglotta non fa realmente eccezione: è un intellettuale, un pacifista, e non è tagliato per la guerra, ma si riscatta nel finale uccidendo il suo bravo tedesco. Ciò non corrisponde a verità: se i soldati americani fossero stati valorosi un decimo di quanto raccontato dal film gli Stati Uniti non avrebbero avuto bisogno della Guerra Fredda per rimediare alla debacle sul campo (i Russi all'Elba = fine della Balance of Power in Europa).

   I soldati tedeschi invece sono presentati non realmente come esseri umani, ma come automi, marionette che combattono senza ripensamenti, solo perché così è stato ordinato loro. Quando li si esamina da vicino risultano esseri disprezzabili: nel film un prigioniero tedesco prega in tutte le lingue perché gli sia risparmiata la vita ma poi, ottenuto lo scopo, torna con i suoi a combattere con ancora maggiore ferocia, sino ad uccidere di baionetta con deliberata lentezza un soldato americano.
   Non manca un omaggio all'aviazione americana della Seconda guerra mondiale, bisognosa infatti di potenti maquillage dopo il discredito portatole dai bombardamenti di civili: la piccola scaramuccia finale per il ponte è risolta dai P51 che improvvisamente irrompono in scena (come il VII Cavalleggeri dei western) centrando il Tiger tedesco. Oltretutto il P51 non era affatto un "cacciacarri" come definito nei dialoghi; gli americani non disponevano di tale tipo di aereo, che avrebbe dovuto essere del tipo a tuffo (come gli Stuka tedeschi e i IL-2 russi) visti gli ordigni trasportabili al tempo. Il P51 era semplicemente un caccia, particolarmente adatto per eseguire mitragliamenti al suolo in volo radente di bersagli non corazzati; veniva infatti impiegato in coda ai bombardieri strategici per mitragliare le persone che fuggivano all'aperto e non era sicuramente in grado di distruggere un carro armato.

   Alla fine, visti i tanti e talmente triti spunti propagandistici, Salvate il soldato Ryan sembra un film girato a Hollywood nel periodo 1942-1945.
   C'è però una interessante novità rispetto ai film di mera propaganda bellica di quel periodo: i combattimenti sono rappresentati con realismo. Specie nei venti minuti iniziali dedicati allo sbarco a Omaha Beach è mostrato cosa capita davvero in battaglia: i colpiti non cadono a terra morti o feriti giusto esalando un "ah!", ma spesso sono spappolati, le schegge strappano loro gli arti o le viscere, il campo è così intriso di sangue da risultare scivoloso. Molti feriti sfortunatamente non svengono e gridano per i dolori tremendi, anche per ora prima di svenire, o di morire. Ciò ha indotto qualche critico cinematografico a parlare del film di Spielberg come di un lungamente atteso miracolo: dopo centinaia di film americani a favore della guerra, o almeno non antimilitaristi, finalmente un lavoro pacifista, di condanna alla guerra.
   Non è così, il film non è antimilitarista. L'USIA infatti non permette che si facciano film antimilitaristi (gli USA sono sempre in guerra). Ciò risulta chiaramente dal monologo del cap. Miller, quando dice che la morte di ogni suo soldato ha salvato "dieci, cento, forse mille altre vite [americane]". Ciò è una assoluzione, una giustificazione, della guerra guerreggiata, della guerra sul campo: si combatte non per ammazzare - il che non suona bene in nessuna lingua - ma per salvare altri. E' lo stesso concetto che a suo tempo espresse il presidente Truman per giustificare le bombe atomiche sulle città giapponesi. Del resto lo stesso Spielberg, come si vedrà appresso, ha negato che il film fosse contro la guerra. Solo i critici italiani hanno pensato il contrario.
   Spielberg non ha però detto il vero significato che la produzione ha voluto dare al film. Non c'è problema, lo diciamo noi.

   Il messaggio del film - che è sul piano subliminale - è il seguente. Visto i sacrifici che abbiamo fatto noi americani per la Libertà dell'Europa? Non siate quindi ingrati, non buttateci a mare. Inoltre: abbiamo in quel modo acquisito dei diritti sull'Europa Occidentale. Un messaggio del genere è opportuno in questi anni di Perestroika. Lo spauracchio dell'URSS è scomparso e l'Europa Occidentale sta pensando a un cambio di campo che le converrebbe grandemente: sganciarsi dagli USA e ottenere la protezione militare russa necessaria per competere efficacemente - ad armi pari - con gli Stati Uniti nel mondo.
   USA ed Europa Occidentale sono infatti nemici economici naturali, mentre invece la Russia notoriamente non è interessata ai commerci, preferisce ricevere i tributi dei vassalli che commerciano, come Germania e Italia hanno cominciato a versare; a breve seguirà l'UE intera, e il Giappone.

   A questo punto non ci si può esimere da una considerazione. Gli americani sono davvero degli inguaribili commercianti trappoloni, che vendono cara la loro merce scadente e che con niente vogliono ottenere guadagni mirabolanti. Nello sbarco in Normandia ebbero circa 10.000 morti, e poco più nel resto della campagna europea, cioè circa 20.000 in tutto, e con ciò accampano diritti sull'Europa Occidentale. Cosa dovrebbero allora dire i russi? Nella sola battaglia di Stalingrado ebbero circa 100.000 morti, mentre lo scontro con la Germania costò loro globalmente circa 20 milioni di vittime (in grande maggioranza civili). Oppure gli americani calcolano che ogni vita loro vale 1.000 vita degli altri.
   Il realismo di Spielberg è dunque un realismo peloso, strumentale, asservito ad una esigenza politica di propaganda. Ciò è dimostrato da una semplice osservazione: solo i soldati americani nel film sono martoriati, dilaniati, sventrati. I soldati tedeschi no: muoiono subito, cascando come birilli, con tanti "ah", "oh", "uh". Proprio come gli indiani dei western. Possono anche essere inceneriti coi lanciafiamme, gridano solo un po' di più.

   Potremmo concedere a Spielberg - e a Hollywood tutta se è per questo - di aver realizzato un film di guerra realistico e onesto solo quando tale film mostrerà gli orrori subiti da entrambe le parti. In particolare, trattandosi di un film sulla Seconda guerra mondiale, quando mostrerà i reali effetti sulle persone dei bombardamenti a tappeto di città, e dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki; quando mostrerà i bambini, le donne e gli uomini dilaniati, sventrati e schiacciati dalle schegge e dalle macerie, e arsi vivi dal fosforo bianco, Napalm e dal vento nucleare. Ma ciò non sarà mai.

   Il realismo nel dipingere le durezze dei soldati americani in battaglia serve anche per lucrare dei vantaggi collaterali. E' per tali durezze - suggerisce il film - che hai soldati americani può capitare di uccidere prigionieri, o di torturarli, come oramai si sa che fecero nella Seconda guerra mondiale, e poi nella guerra di Corea, del Vietnam, di Panama, del Golfo dove una colonna pare di 30.000 soldati iracheni disarmati e in fuga, e che facevano gesti di resa, fu incenerita col Napalm lanciato dai cacciabombardieri. O erano dei P51 "cacciacarri", signor Steven Spielberg?
   Analogamente è per tali durezze che può aversi un alto numero di propri soldati uccisi da commilitoni, in realtà in maggior parte fatti fucilare sul posto dai comandanti. Negli ultimi anni la causa di tali decessi è segnalata alla stampa come dovuta a "fuoco amico". Non è una bugia, in effetti.

   A mio parere il film è stato commissionato direttamente dall'USIA, o suggerito; non credo che quest'ultima si sia limitata, come in genere fa, ad approfittare di una trama presentata da un produttore per inserirvi temi propagandistici ad hoc. Possiamo ascoltare alcune affermazioni di Spielberg e Hanks contenute in una intervista raccolta dal giornalista Giovanni Bogani del Resto del Carlino. [2]
   Spielberg ha detto qualcosa sul terrorismo:
   "Va fermato in tutti i modi. Anche con i bombardamenti, si. Ma ci vogliono prove concrete di responsabilità, non ipotesi. Non si può bombardare un simbolo. Insomma, ci vogliono degli ottimi servizi segreti".
   Il riferimento naturalmente è ai bombardamenti con missili effettuati dagli USA nell'agosto del 1998 in Sudan e Afghanistan, che Spielberg viene a presentare come benefici. Invece i missili gettati nell'Afghanistan degli amici Talebani erano dei diversivi per confondere le idee, ed hanno danneggiato infatti una loro fazione rivale; mentre con quelli gettati in Sudan si è colta la scusa del terrorismo per danneggiare un paese che assolutamente non lo appoggia, ma che dispiace agli americani né può reagire: hanno distrutto una fabbrica di medicinali (una fabbrica di medicinali in Sudan, come dire un pastificio nel Bangladesh, e l'ONU non ha fiatato).
   Spielberg appoggia insomma la nuova scusa escogitata dal Dipartimento di Stato per sovvertire il Terzo Mondo al posto di quella del comunismo. Dice anche che occorre aumentare l'efficienza della CIA: così ancora più CIA nel Terzo Mondo, non per sovvertire, per carità: per prevenire il terrorismo.

  Dice poi il Regista:

   "La guerra può essere, in alcuni casi, inevitabile. Per esempio, le truppe americane, sbarcando in Normandia, hanno salvato la cultura occidentale".
   Chiara la posizione a favore della guerra di Spielberg: per la loro politica neocoloniale gli Stati Uniti devono fare guerre in continuazione, e quindi non bisogna fare film antimilitaristi. Per quanto riguarda il salvataggio della cultura Occidentale, questo concetto rientra nell'ottica del messaggio subliminale del film che si è vista.
   Hanks ha detto:
   "Se ci fosse una guerra giusta, contro un regime totalitario, che mette in pericolo la sicurezza del mondo, non esiterei un minuto: ci andrei.".
   Giustifica tutte le guerre e guerricciole statunitensi nel mondo, che avvengono al ritmo di una all'anno fra le grandi e le piccole: sono infatti sempre - a detta degli Stati Uniti d'America - guerre "giuste", contro "regimi totalitari" che mettono in pericolo la "sicurezza del mondo". In realtà l'unico regime totalitario che mette in pericolo la sicurezza del mondo sono gli Stati Uniti: secondo Hanks bisognerebbe fargli guerra, e lui parteciperebbe.
   Quindi Hanks ammette tranquillamente l'appoggio del Pentagono alla realizzazione del film:
   "Abbiamo fatto alcuni giorni di addestramento con un ufficiale dei Marines, Dale Dye...".
   Gli siamo grati ma non occorreva la sua ammissione. La partecipazione del Pentagono risulta dai mezzi militari dell'epoca usati per le riprese, che giacevano nei magazzini del medesimo: sono visibili a tutti. Dovrebbe essere superfluo osservare che il pentagono presta i suoi mezzi solo con l'assenso dell'USIA.
   Queste non sono interviste da normali resti e attori. Queste sono interviste da funzionari governativi. In effetti Tom Hanks, in una sua intervista pubblicata sul quotidiano New Yorker del 28 novembre 1998, ha manifestato l'intenzione di dedicarsi alla carriera politica. Ciò non deve meravigliare, così come a suo tempo non avrebbero dovuto meravigliare gli esempi di Shirley Temple, di Ronald Reagan, o anche di Clint Eastwood[3]: negli Stati Uniti essere una star del cinema già significa essere in politica. Significa infatti essere un Divo di Stato, un uomo che coscientemente coniuga l'attività professionale con le esigenze di Stato. Discorsi analoghi valgono naturalmente per Steven Spielberg.
   Per il resto, dal punto di vista filmico, a me pare che Salvate il soldato Ryan sia un'opera abbastanza riuscita. Valutate però voi se è il caso di spendere diecimila lire per vedere un film di propaganda di uno Stato estero. Di uno Stato estero i cui interessi sono oltretutto in contrasto con quelli del vostro paese, l'Italia.

[1] I giapponesi attaccarono a Pearl Harbor alle ore 13 della domenica 7 dicembre 1941. I servizi americani intercettarono i messaggi e per le ore 8 dello stesso giorno avevano concluso con certezza che 5 ore dopo ci sarebbe stato un attacco aereo massiccio a Pearl Harbor. Avvertirono immediatamente sia i vertici militari che la Casa Bianca, ma l'informativa per la base fu autorizzata solo alle ore... 13. Ad autorizzarla per quell'ora fu proprio il gen. Marshall. Vedi The Puzzle Palace di James Bamford; Penguin Books, Harmondsworth-Middlesex, England, 1988; pagg. 58-61. Dopo l'attacco Roosevelt disse che quel giorno "sarebbe vissuto per sempre nell'infamia". Certamente.
[2] "Resto del Carlino" del 4 settembre 1998.
[3] Eastwood è sindaco di Carmel e si occupa di politica nello Stato della California. Reagan come si sa fu presidente per due termini. Shirley Temple, la ex bambina prodigio di Hollywood, dopo il 1949 si dedicò alla propaganda di Stato. Nel 1968 fu ambasciatrice degli USA all'ONU; dal 1974 al 1976 fu ambasciatrice in Ghana; nel 1976 fu Capo del Protocollo alla Casa Bianca. La Temple chiese al presidente Reagan la carica di Direttrice dell'USIA, che però lui le rifiutò.   


lunedì 5 ottobre 2015

Come si spingono gli uomini a spararsi contro?



IL SEGRETO DELLA GUERRA

   Nel suo libro "On Killing" Dave Grossman ha riscritto la storia militare, mettendo in evidenza quello che le storie nascondono: il fatto che la scienza militare si occupa meno di strategia e tecnologia, piuttosto che scoprire il modo di far superare l'istintiva riluttanza degli uomini ad uccidere membri della loro specie.

   La vera "rivoluzione negli affari militari" non fu la spinta di Donald Rumsfield verso l'alta tecnologia nel 2001, ma la scoperta nel 1941 del generale Marshall che solo il 15-20% dei soldati della Seconda guerra mondiale in prima linea avrebbero usato le loro armi: coloro (l'80-85%) che non sparavano, non fuggivano e non si nascondevano (in molti casi correvano enormi rischi per salvare i compagni), ma semplicemente non usavano le loro armi contro il nemico, nemmeno quando affrontavano attacchi banzai.

   La scoperta di Marshall, e le ricerche conseguenti, dimostrarono che in tutte le guerre precedenti , una piccola minoranza di soldati - il 5% che sono psicopatici naturali, e probabilmente una piccola di imitatori temporaneamente insani - furono responsabili di quasi tutte le uccisioni.
   Le persone normali si trovano semplicemente dentro il movimento, fanno il possibile per evitare di togliere la vita al nemico, anche quando questo implica la perdita della propria vita.
   Le guerre sono massacri ritualizzati fatti da psicopatici contro non psicopatici.

   Lo studio del Generale Marshall ha una importanza fondamentale, e se compreso a fondo rivoluzione totalmente la concezione dell'essere umano che da sempre ci viene propagandata.
   Nei libri di storia le guerre sono descritte come inevitabili conseguenze di una serie di fattori, scontri in cui gli eserciti nemici si affrontano nel tentativo di eliminare l'avversario.
   E viene fatto credere che la guerra, il massacro, siano insiti nell'essere umano.

   Questo è falso, decisamente falso e deriva sostanzialmente da un vecchio costrutto filosofico (ormai superato nel contesto di discipline quali la psicologia e la sociologia) del '700, che faceva pronunciare al filosofo Hobbes che "homo homini lupus", concetto successivamente ripreso da Kant con la sua teorizzazione del "Male Radicale", secondo il quale l'uomo, "pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male"!
   E la "logica" dove sta? Anche un bambino vede che questo assunto si contraddice da sé, in barba al primo postulato della logica aristotelica di non contraddizione (per cui "A" non può essere uguale a "non A").
   Non solo, ma tale concetto è stato smentito da sociologi quali E. Fromm, che confrontando l'organizzazione sociale di alcune società tribali arriva a stabilire che l'orientamento umano verso forme sociali adattive alla vita o al contrario aggressive e distruttive è in stretta correlazione al tipo di struttura sociale stessa, e a quanto essa favorisca o impedisca la naturale predisposizione dell'uomo a rapportarsi in modo pacifico costruttivo.
   E quando l'affermazione vista sopra sia falsa, chi detiene il potere e i vertici militari, lo sanno  molto bene.
   Come afferma il Colonnello Grossman, infatti, le scienze militari si occupano essenzialmente di scoprire il modo per far superare al soldato medio la naturale riluttanza nell'uccidere un altro essere umano.
   Perché la maggioranza degli esseri umani, con tute le loro miserie e i loro difetti, preferiscono il quieto vivere e la tranquillità alle guerre.
   Ed ogni qualvolta i grandi poteri decidono per una guerra, devono spendere molte energie per far superare questo blocco istintivo a quelli che diverranno i soldati da sacrificare sul tavolo dei loro piani.
   Le guerre di massa, come è noto, sono fenomeni moderni; in passato, in epoca pre-moderna, la guerra era affare di una piccola parte della società.
   Dall'antichità dei guerrieri, passando per i nobili medioevali e per gli eserciti mercenari, guerra significava lo scontro fra due eserciti composti da persone che non si dedicavano ad altro nella vita, se non combattere e prepararsi a farlo.
   La Prima guerra mondiale fu la prima che coinvolse i grandi strati della popolazione europea, e ci vollero decenni di propaganda romantica che esaltava il sacrificio e l'amor di patria per diffondere quello stato d'animo necessario a far partire milioni di giovani verso il massacro.
   Quei giovani capirono presto che la guerra non aveva nulla di eroico e di romantico, come era stato loro raccontato, ma ormai era tardi.

   Una minoranza di psicopatici in qualche modo riesce sempre a fare in modo che la maggioranza sia convinta, costretta, ad andare contro il proprio naturale istinto pacifico e partecipare a questi massacri.

COME DIVIENE POSSIBILE TUTTO QUESTO?

   Semplicemente allo stesso modo con cui vi vendono la Coca-Cola, un detersivo o uno yogurt.
   Comprereste in fatti la Coca-Cola semplicemente se in TV vi dicessero che "è una bibita zuccherata e gassata di colore scuro, ma tanto buona?" Forse si, ma la ditta sarebbe ormai fallita da tempo per penuria di vendite. Per riuscire a vendere un prodotto (così come un'idea) infatti non sarà sufficiente elencarvi le sue caratteristiche tecniche, ma occorrerà risvegliare in vario modo nel compratore una qualche emozione, una reazione emotiva, un particolare stato d'animo da scaricare poi sul prodotto stesso. Tutto questo avviene in modo inconscio e subliminale, per cui l'ignaro acquirente nemmeno si accorgerà dell'inganno e del fatto che, acquistando la bottiglietta, sta effettivamente ed inconsciamente acquistando l'emozione associatavi.
   Così, per esempio metteranno un gruppo di ragazzi giovani e festanti in abbigliamento hippy a cantare in coro un motivetto orecchiabile e natalizio sopra una collinetta in provincia di Siena, illumineranno il set in modo accattivante e risveglieranno in voi un blocco di emozionalità positive: l'atmosfera festosa, la gioventù, l'amicizia, lo stare insieme etc. che verrà venduto alla vostra parte inconscia come "tutto compreso" assieme alla bottiglietta. Le stesse sensazioni saranno più o meno consapevolmente richiamate in voi quando al supermercato, tra la bottiglietta pubblicizzata ed una assolutamente anonima, allungherete la mano verso la prima, proprio perché la sentirete "più familiare", più amica, una cosa insomma di cui "ci si può fidare".



   Ma allo stesso modo, come si può generare una sensazione positiva, così può essere risvegliato in voi il peggior odio e la peggior cattiveria di cui possiate essere capaci.
   Chi sarebbe infatti capace di puntare il mitra e aprire il fuoco massacrando atrocemente e infliggendo la sofferenza e la morte ad un suo simile ventenne, sapendo che a casa ha una madre e un padre che lo hanno cresciuto e stanno aspettando in ansia il suo ritorno, che ha una ragazza la cui foto ha appena guardato e riposto con un bacio nel taschino, che come voi fa un lavoro umile, che ha gli scarponi che gli massacrano i piedi e l'unica cosa che desidera è solo potersene tornare in pace a casa sua? Probabilmente gli offrireste una sigaretta, e ve la fumereste assieme chiedendovi chi mai  e come abbia potuto mandarvi lì.
   E come potrebbero mai mandarvi in guerra, semplicemente elencando razionalmente i motivi più o meno nobili per cui dovreste rischiare la vita?

   IL POTERE DELLA PROPAGANDA: a questo serve la propaganda, e il suo potere è talmente forte da farvelo premere, quel grilletto... i rispettivi vertici del potere avranno infatti da tempo intrapreso una operazione commerciale molto simile a quella del vendervi la Coca-Cola, solo che quello che ora vendono saranno delle idee... due idee sostanzialmente : una che vi dica quanto nobile sia la causa per cui andrete a combattere, ed un'altra che vi dica quanto diabolico e perverso sia il vostro nemico.
   La tecnica di persuasione sarà condotta nello stesso modo dello spot: agirà subliminalmente, tendendo prima a inculcare e poi a risvegliare in voi delle emozioni ben precise.

   Così cominceranno a dipingere il "nemico" privandolo di ogni caratteristica umana e caricandolo di ogni difetto possibile; e soprattutto si cercherà una "immagine fotografica facile da visualizzare" con cui descrivere e identificare il nemico: il comunista che mangia i bambini, il terrorista che mette le bombe e via dicendo. La propaganda parla per "immagini evocative", non per discorsi logici, figure ripetute poi come un mantra ad ogni possibile occasione.
   Parallelamente si farà appello al vostro senso di appartenenza richiamando in voi le sensazioni di affetto e calore familiare, il senso del dovere verso i vostri compagni e compatrioti... cose che diventeranno esplosive nella paura e solitudine della battaglia... chi ve ne priva? Lui, il nemico che mangia i bambini.
   Lo stress, la paura, la disciplina, l'istinto di conservazione fanno il resto: premerete il grilletto.

   Ha senso tutto questo? Per vendere un prodotto, forse... e proprio come un prodotto siete stati messi in vendita, anzi... per una campagna pubblicitaria, a ben guardare, si spende molto di più.

domenica 27 settembre 2015

L'ingegneria del consenso

   Combinando le idee di Gustave Le Bon (autore del libro Psicologia delle folle) e Wilfred Trotter, studioso del medesimo argomento, con le teorie sulla psicologia elaborate dallo zio Singmund Freud, Bernays è stato uno dei primi a vedere la possibilità di utilizzare la psicologia del subcosciente al fine di manipolare l'opinione pubblica.
   E' stato uno dei primi a praticare su scala massiva il concetto di pubblicità inteso come manipolazione dell'inconscio, come da lui stesso teorizzato nel suo libro del 1928 Propaganda (pubblicato nella traduzione in lingua italiana solo ottant'anni dopo), in cui scriveva come il consulente di relazioni pubbliche anticipa gli umori della gente.
   Nella sostanza, la sua convinzione era che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica. Nasceva così il concetto - caro appunto alla propaganda in chiave politica - secondo cui chi è in grado di padroneggiare questo dispositivo sociale può costituire un potere invisibile capace di dirigere una nazione:

"Coloro che hanno in mano questo meccanismo [...] costituiscono [...] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. [...] Sono loro che manovrano i fili..."

   Le teorie di Bernays non riguardavano solo la propaganda politica ma anche la semplice pubblicità commerciale, i cui strumenti sono i medesimi. In particolare, la sua campagna condotta negli anni venti assieme allo psicoanalista Abraham A. Brill per la American Tobacco Company - il primo vero e proprio evento mediatico della storia - con la marcia femminile a New York per il diritto a fumare in pubblico, consistette nell'associare visivamente la sigaretta con i diritti e la libertà della donna. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, lanciando la figura del famoso cow-boy Marlboro.
   Fra le tante altre campagne portate avanti da Bernays figura quella della Prima Guerra Mondiale, condotta insieme a Lippman, su commissione del presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, tesa a spingere l'opinione pubblica ad accettare l'ingresso in guerra a fianco della Gran Bretagna. Sei mesi di campagna. Sei mesi di campagna propagandistica condussero ad un'isteria anti tedesca così intensa da impressionare permanentemente il mondo degli affari statunitense (ma anche Adolf Hitler, tra gli altri) per la capacità di controllare l'opinione pubblica su vasta scala.
   Durante la prima metà del XX secolo, gli stessi Bernays e Lippman diressero un'azienda di pubbliche relazioni di grande successo.

   Il governo americano nota questo talento, e lo vuole il 6 Aprile 1917 - quando viene presa la decisione di entrare in guerra a fianco dell'Intesa. Il 13 Aprile Thomas Woodrow Wilson istituisce con un executive order, il Committee on Public Information conosciuto anche come Creel Committee, dal nome presidente, il giornalista George Creel. Il gruppo di lavoro nel quale Bernays si inserisce è un gigantesco laboratorio di propaganda bellica. E' da questo che viene partorito il famoso poster dello zio Sam con lo slogan I want you.
   Questo è solo l'inizio di una vita professionale interessantissima e che qui non riporto in toto per lasciare a voi il gusto di scoprirla.

   Passiamo a parlare dei contenuti di Propaganda. Secondo Bernays la propaganda ha un compito fondamentale all'interno della democrazia: quello di pace keeping, di mantenimento dell'equilibrio tra le parti sociali. Come ho detto è cinico ma realista, per questo il libro è così dirompente: perché è uno schiaffone che ti sveglia dal torpore. La democrazia che descrive non è quella della partecipazione di ogni singolo cittadino decantata e sperimentata in Grecia; ma, bensì, una struttura che si divide nettamente in due: la classe - che utilizza la comunicazione e la propaganda per mantenere il proprio status quo - e l'opinione pubblica.
   E' un'idea non solo Bernaysiana quella di un popolo sedato, ma condivisa da altri intellettuali di alta caratura. Lippman, ad esempio, sostiene che "il pubblico deve stare al suo posto affinché gli uomini responsabili possano vivere senza il timore di essere calpestati o incornati dalla mandria di bestie selvagge"; dello stesso avviso sono Alexander Hamilton e James Madison.

   Bernays preconizza un governo invisibile per dare forma al caos: "La manipolazione consapevole e intelligente, delle opinioni e delle opinioni delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese".
   Ed è stato il popolo a volere questo, per avere meno cose a cui pensare, per economizzare lo sforzo: "Abbiamo lasciato, volontariamente, a un governo invisibile il compito di passare al vaglio le informazioni per individuare il problema principale, e ricondurre la scelta a proporzioni realistiche. [...] Per evitare il dilagare della confusione, la società accetta di limitare le proprie scelte nell'ambito delle idee e degli oggetti posti alla sua attenzione dalla propaganda di ogni tipo."

venerdì 25 settembre 2015

La guerra è veramente un "male necessario"?

di Mond-Art

   A ognuno rispondere; io, anziché dare una risposta esplicita, pongo innanzitutto una serie di domande:

   Il pretesto generalmente addotto appena sotto il primo filtro mediatico e ideologico, e quello maggiormente accreditato anche dal popolo più criticamente "consapevole", è che le guerre si combattono effettivamente per il petrolio, per l'energia, per la crisi, in una parola per motivi di ordine ECONOMICO.

   Bene, fingiamo di prendere per buona questa interpretazione per introdurre una "reduction ad absurdum":

   1) La causa delle guerre sarebbe dunque l'economia (?), la crisi, l'energia, etc.
   2) Ma stranamente l'economia è gestita e pilotata apposta perché conduca alle crisi.
   3) La leva principale usata per indurre la crisi è quella del Debito Pubblico...
  4) ed il conseguente obbligo per la popolazione di risarcire un Debito impossibile e fasullo mediante tassazione, tagli, insomma il prelievo di risorse dal "volgo" e il suo conseguente impoverimento.
  5) Tutto questo viene giuridicamente attuato e giustificato attraverso "lo Stato", che quindi in realtà si rivela essere nient'altro che una furfantesca macchina a delinquere atta a:
 A) Sostituirsi decisionalmente al singolo individuo, delegittimandolo giuridicamente e impoverendolo socialmente
   B) Impoverirlo proprio per poterlo tassare (altro bel paradosso "kantiano"!)
   C) Utilizzare le tasse non per ristabilire l'economia, ma per scopi "altri", taciuti alla popolazione
   D) Fornire le basi legali e giuridiche, sociali e mediatiche, affinché una ristretta cerchia di "Nobili" (o chiamatela come vi pare) sia il solo "autista della macchina medesima.
   PER INCISO: Lo stato, soprattutto nel suo ordinamento "democratico", si rivela dunque essere una macchina perfetta per il perpetuarsi al potere di una "Nobiltà" senza opposizione di sorta che, celatamente ma direttamente, vive alle spalle del volgo e in sua diretta competizione, con una perfezione nella finzione che sarebbe stata impossibile, per esempio, nelle vecchie monarchie.
   Per corollario con quanto visto sopra abbiamo che chi vede nel puro fattore economico o energetico la causa prima delle guerre cade automaticamente in contraddizione con i punti a, b, c & d.

   Personalmente propendo quindi a considerare la leva energetica-economica come una eventuale concausa, restando la causa vera il conflitto di classe, vero ed assai temibile per una oligarchia parassita e nascosta, conflitto riassumibile semplicemente nella guerra ai poveri e nella necessità difensiva di un loro sfoltimento numerico.

   Non a caso la cosiddetta Comunità Internazionale, ossia la "Nobiltà" al comando, è sempre magicamente ed unanimemente in accordo quando si tratta di intraprendere una nuova guerra, non a caso si tace ignobilmente di fronte a genocidi che poco hanno a che vedere con il petrolio. Petrolio che comunque potrebbe essere frutto di un normale scambio economico in una civiltà paritaria.

   Non a caso si applicano assurde tattiche stragiste, nonché la pratica della tortura e del terrore, dove una bomba anche stupida o un'operazione mirata dei servizi, sarebbe sufficiente a rendere inutilizzabile l'oleodotto concorrente; parallelamente si delegittimano grandi masse del volgo togliendoli il controllo giuridico delle rispettive nazioni e l'impossibilità di autodeterminazione, ma solo per pervenire ad uno stato più esteso e più controllabile da una cerchia ristretta di oligarchi... non a caso l'esercito USA è talmente crudele da non fare prigionieri, da uccidere i feriti, da aprire il fuoco anche su donne e bambini, o su popolazioni inermi, da cospargere il territorio invaso col micidiale uranio impoverito che impedirà un normale ricambio della popolazione per i secoli a venire... tutte cose che nulla c'entrano in un'ottica di puro controllo energetico ed economico, ma sono perfettamente spiegabili in un'ottica di spietata lotta di classe di una "Nobiltà" che nella "numerosità del volgo" vede un'ovvia minaccia.

   Non mi inoltro oltre per questo sentiero impervio (cosa che richiederebbe altra trattazione), ma voglio solo portare alla luce alcuni paradossi e contraddizioni, ormai entrate a tal punto nel "Pensiero Collettivo Unico" da non essere nemmeno più oggetto di discussione.

   UN ALTRO MOTIVO generalmente portato a giustificazione dei conflitti è la fondamentale "cattiveria" umana, per cui si giustifica l'attacco dicendo: "se non lo faccio io, lo fa lui" (e questo concetto è stato talmente inoculato nella mentalità occidentale che vale dappertutto, dal far la spesa all'andare in automobile... o prevarico o verrò prevaricato).

   Tornando quindi a scomodare ancora il nostro Kant, ormai andato completamente fuori di melone (e prendo lui perché a lui ancora oggi si rifà sostanzialmente tutta l'ipocrisia del pensiero e dell'agire sociale), il suo assunto "filosofico (?)" di "Male Radicale", (comodo pretesto oggi preso proprio a giustificazione della guerra nella sua formulazione più eclatante, ossia quella dell'"attacco preventivo"!) per il quale "L'uomo, pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male", con buona pace di tutto l'impianto logico-aristotelico e del principio di "non contraddizione", mandato bellamente a cagare proprio da un filosofo, mica da un bambino dell'asilo!

   Comunque, fingiamo di prendere per buono anche questo assunto, e applichiamo ancora il "reductio ad absurdum":

   DUE OBIEZIONI:
   1) Studi sociologici mostrano, statistiche alla mano, che il numero di conflitti aumenta esponenzialmente proprio con l'aumentare della civilizzazione (mentre dovrebbe essere il contrario, stando al principio del male kantiano e dello stato quale "regolatore" della sua naturale malvagità).
   2) Se davvero l'uomo è fondamentalmente malvagio, perché occorre un lungo tirocinio di "lavaggio del cervello" per indurre un soldato a uccidere?

   ECCO: Stanley Kubrick si pone quest'ultimo problema in "Full Metal Jacket": la sua risposta ce la dà, non esplicitamente ma affidandola al linguaggio specifico filmico, nei pochi minuti finali del film.
   Un finale che Kubrick lascia VOLUTAMENTE APERTO A PIU' INTERPRETAZIONI LOGICHE (come se stesse proponendo un dibattito) dandoci però al chiave di lettura in via squisitamente "subliminale"...


   Per introdurre il nostro discorso prendo spunto dal finale di "Full Metal Jacket", per il semplice motivo che Kubrick è solito lasciare i suoi film con finale "aperto", ossia non vuole imporci la sua chiusura tranquillizzante attraverso un'interpretazione finita e calata dall'alto (espediente peraltro pregevolissimo e con il quale prende nettamente le distanze dai canoni classici hollywoodiani), ma lasciare allo spettatore lo sforzo interpretativo e la libertà di trarne le proprie personali conclusioni. In altre parole genera nell'osservatore un senso di spiazzamento atto a far in modo che sia lo spettatore stesso a dover "chiudere"la storia secondo quanto ricavato dalla sua personale visione.
   Questo non significa certo che il regista non abbia opinioni in merito a quanto racconta, anzi... non le comunica espressamente, ma ce le fa capire proprio attraverso gli elementi subliminali della narrazione: in questo caso la strana musica usata a far da sottofondo alla scena finale e la scelta del tipo di fotografia.

   Questo particolare non lo notiamo solo in Full Metal Jacket, ma praticamente in ogni film di Kubrick: per fare solo qualche esempio ricordo il finale di "2001: Odissea nello Spazio", o quello di "Arancia Meccanica", o ancora lo stesso enigmatico finale di "Shining"... tutti "finali aperti", aventi lo scopo di spiazzare lo spettatore che solitamente si aspetta un'opinione di comodo, ed indurlo necessariamente a chiedersi: "Perché?", "perché questo strano finale? Cosa avrà voluto dire?"
   Così, in questo caso, molti si saranno inevitabilmente chiesti: "Ma perché questo finale? Perché chiudere un film così altamente drammatico proprio con questa Marcetta di Topolino?", i più attenti avranno anche notato lo scarto emotivo tra il proprio senso di repulsione per la guerra, appena evocato dalla scena precedente, e questa fotografia finale dai toni caldi e rassicuranti, che sembrano quasi idealizzarla.
   Aggiungiamo subito che Kubrick è tra l'altro uno dei non moltissimi registi per il quale la Fotografia, la sceneggiatura, insomma tutto lo "specifico filmico" assumono un ruolo portante nella narrazione e ai fini interpretativi, e non solo un ruolo di puro rivestimento della trama: Kubrick (che non a caso nasce artisticamente proprio come fotografo) tiene sempre in altissima considerazione la potenza evocativa dell'immagine, e la usa sempre a fini interpretativi, affidandole spesso proprio la parte più importante della narrazione. Ma procediamo con una cosa alla volta:

   La Marcia di Topolino
   Dopo la straziante scena (senza la quale non potremmo capire la scena finale) in cui Jocker uccide la ragazzina/cecchino il plotone americano si accinge al rientro, su uno scenario di incendi, morte e devastazione, al suono di "Viva Topolin"... perché? Perché questa strana scelta del regista?
   1) La narrazione "esplicita" e il monologo finale: a questo punto riassumiamo mentalmente il messaggio manifesto della narrazione, che è tutto un crescendo sulla spersonalizzazione che la macchina bellica opera sull'individuo trasformandolo in pura macchina di morte; fino ad arrivare alla scena conclusiva, dove anche il più sensibile ed intelligente tra i soldati abdicherà dai suoi sentimenti più umani, sparando alla ragazzina moribonda, per poi pronunciare quel (raggelante) monologo finale che possiamo sintetizzare: "In fondo l'importante è essere vivi, speriamo che io me la cavo e a fanculo tutto il resto".

   Ora osserviamo che, estraendolo dal contesto filmico, sarebbero probabilmente 3 le possibili interpretazioni del pubblico di tale monologo:
   1) Jocker adesso è "veramente un duro", adesso è "pronto" alla guerra (giudizio guerra-sintonico).
   2) Jocker ha fatto semplicemente il suo dovere (astensione dal giudizio e presa di distanza emotiva).
     3) Jocker ha una sana reazione vitale di fronte alla morte (giudizio di inevitabilità e necessità delle cose) in fondo non è quel che si pensa anche tornando da un comune funerale? Con una piccola differenza: che qui la morte è volutamente inferta.
   Ma con grande sapienza e maestria Kubrick ci spiazza, introducendo in modo subliminale anche la sua interpretazione:
   2) Il messaggio subliminale: è tutto un perverso gioco infantile. La Marcia di Topolino evoca istintivamente l'infanzia, i fumetti, un mondo dove lo scarto tra reale e non reale non è ancora ben definito, dove il carattere di "gioco" porta simbolicamente a poter uccidere un'altra persona senza né conseguenze reali, né dilemmi morali; insomma una "sospensione del giudizio" data da una regressione dell'individuo all'infanzia: Jocker ora non è più un uomo, ma un bambino che ha perso il senso del reale e le connotazioni di un'emotività "adulta" (che implicherebbe un minimo di empatia verso un altro essere umano) per regredire ad un'emotività infantile, in un gioco puerile dove le azioni non comportano mai tragiche conseguenze, e dopo aver giocato alla guerra si pensa, con la stessa leggerezza, al prossimo gioco: una scopata, perché "l'importante è essere vivi".
   A rafforzare tale "forma mentis", facendola accettare per "giusta" senza nessuna possibilità di critica o dubbio, è proprio la figura iconica di "Topolino", che nell'immaginario collettivo infantile è "l'esempio da seguire", l'incarnazione dell'Adulto "giusto" (in contrapposizione al simpatico ma pasticcione e socialmente fallito Paperino) che sa sempre cosa fare, che risolve brillantemente ogni situazione, che non ha mai dubbi anzi, che spesso aiuta la giustizia stessa nella lotta contro il male. Come mettere in discussione un'icona talmente potente?
   Jocker, l'umanità di Jocker (e questo è il messaggio introdotto dal regista tramite il linguaggio non verbale), sono quindi irrimediabilmente persi e morti proprio nel momento della totale accettazione acritica del gioco, proprio nel momento in cui dichiara così il suo "essere vivo"; e tutto il plotone è composto da adulti regrediti ad un'emotività infantile, ad uno stato "limbico" dove giocano da bimbi questo perverso gioco, dichiarando poi paradossalmente che la sola cosa che conta è la vita!

   Ed ecco la grande maestria di Kubrick: dirci tutto questo in una frazione di secondo e in modo talmente forte da far star male, da causare spiazzamento e vivo disagio: con le sole parole non avrebbe mai potuto fare altrettanto. Ma non è finita: ci rimane da analizzare la fotografia.

   Eroi? No, portatori di morte, svuotati di ogni caratteristica umana.
   Analizziamo ora la fotografia della scena finale: i soldati appaiono in controluce secco, sagome scure sullo sfondo infuocato, e alla fine l'intero plotone non costituito altro che da "ombre", da pure silhouettes marcianti.
   L'uso del controluce assoluto in fotografia significa "togliere individualità" al personaggio e renderlo pura ombra, puro profilo incorporeo, puro logo, astrazione grafica. Significa togliere al soggetto ogni specificità per ridurlo a pura rappresentazione simbolica, rivestire la persona con una divisa d'ombra come la mimetica riveste il soldato.
   Abbiamo quindi spersonalizzate ombre scure che si muovono su uno sfondo reso vivido dalle fiamme in una perversa inversione dei significati di vita e di morte, perfettamente espressa attraverso il ribaltamento cromatico: l'uomo che è vita viene rappresentato come nera ombra, mentre il fuoco della distruzione assume una tonalità vivida e vivace, a simboleggiare il paradosso di un gioco dove l'unico vero vincitore è proprio la morte.

   Concludendo quindi, a livello di fotografia l'ultima scena dice che: "l'accettazione della guerra è resa possibile solo a costo di un totale ribaltamento di valori e abdicazione da ogni prerogativa umana"; quelli lì, più semplicemente, "non sono più uomini" ma figure morte, mentre la sola vita della scena rimane proprio il trionfo infuocato della distruzione.

   Ecco: ora abbiamo una comprensione sia del pensiero del regista sia del perché abbia voluto provocare in noi quello "spiazzamento filmico": per indurci a coscientizzare quanto, comunque, ci stava subliminalmente inducendo a pensare.

mercoledì 23 settembre 2015

Ginnastica per una vera indipendenza

   Ed ora, finalmente, siamo in grado di poter individuare tutte le fasi e gli strumenti necessari e sufficienti per rivendicare, se si vorrà o se saremo costretti a farlo, una VERA indipendenza dai dominanti.

   Per farlo, useremo come un boomerang le loro stesse tecniche. Le attuali finte rivolte pilotate infatti ci insegnano quanto sia funzionale e potente, una volta ben capito e giustamente indirizzato, lo strumento "psicologico" vuoi della propaganda che della resistenza non violenta.

FASE 1: INDIVIDUARE IL VERO DOMINANTE

   E' la fase a cui siete tutti fermi su internet e blog vari, dove si perpetua l'incessante circolo vizioso della spasmodica e malata ricerca vuoi dell'ultima prova della malvagità dei dominanti, vuoi del dare un preciso nome alla classe dominante, vuoi di tentare (inutilmente) di capire se Tizio stia sopra o sotto Caio nella piramide del potere.
   Dico STIAMO SCHERZANDO, VERO? A parte che tutto questo si rivela essere solo un'inutile perdita di tempo ed energie, invischiate letteralmente nella "rete" facendo quindi il gioco stesso dei dominanti, a noi interessa capire come agiscono le DINAMICHE di dominio, non sapere nome e cognome di chi le attua.

   Dinamiche che sono sostanzialmente individuabili in due grosse pietre angolari:
1) L'inganno monetario.
2) L'inganno mediatico.
   Da questi due presupposti discende per semplice corollario matematico tutta l'enorme
impalcatura demenziale e delinquenziale della nostra "Realtà - Truffa". Capire davvero questo è più che suffieciente, a livello di conoscenza, per permetterci di progredire verso la seconda e più importante fase.

   (Per esempio, dall'inganno mediatico discende automaticamente tutto il condizionamento mentale posto in atto per dominarci:
   A) SCIENZA/DOGMA: Il dominante usa per sé stesso il pensiero scientifico per approcciare e conoscere la verità, mentre riempie la testa al popolo di menzogne spacciate per scienza e cultura, tenendovelo dogmaticamente legato al semplice scopo di dividerlo in fazioni dalle quali non riuscirà mentalmente a svincolarsi [sostanzialmente un pensiero di tipo manicheo filosofico, culturale e religioso, in cui si inserirà andando ad aumentare le dicotomie: classico esempio le due opposte filosofie, entrambe false e non scientifiche, di Comunismo e Capitalismo].
   B) PSICOLOGIA/PROPAGANDA: Il dominante usa un approccio rigorosamente scientifico-psicologico per studiare l'individuo e le masse, ma riversa sul popolo solo fiumi di propaganda atta a confonderlo [o meglio: usa per sé il sapere "tecnico" e usa per le masse il sapere "filosofico" come sofismo adattabile e non scientifico].
   C) TRIBALITA'/DEMOCRAZIA: Il dominante usa per sé un'organizzazione tribale del potere [che ne consente sia la trasmissione diretta che il pieno controllo] mentre invischia il popolo in stupide democrazie di facciata, svuotate di ogni possibilità di reale controllo sulla vita politica.
   D) LINGUAGGIO ADULTO/LINGUAGGIO INFANTILE: Il dominante userà coi suoi simili una comunicazione da adulto ad adulto per potersi capire, ma userà verso il popolo una comunicazione di tipo Adulto>Bambino per colpevolizzarlo, farlo sentire inferiore e impossibilitarlo a capire le "cose da grandi"... e via di questo passo fino a prosciugarci la lingua).

FASE 2: STACCARSI EMOTIVAMENTE DAI DOMINANTI

   Detta così sembra una stupidaggine, in realtà è il punto cruciale e più difficile dell'intero processo.
Infatti si tratta di CAPIRE PER DAVVERO, emotivamente e sulla pelle, che "noi" siamo "altro" dai dominanti (ovvio, per chi si immedesima nel volgo!), che i nostri interessi non potranno MAI coincidere e che, qualunque cosa vogliano farci bere, non sono né il nostro caro e vecchio papà, né l'autorità buona che si prenderà cura di noi.
   Né tanto meno Babbo Natale: SIAMO SOLI.
   Non solo; siamo vittime di un'autorità malata e sadica che finirà solo per distruggerci, di uomini la cui follia impedisce ogni sorta di empatia verso il dominato.
   Tutto questo non è né normale, né tanto meno scritto da qualche parte  nel firmamento, ma solo il frutto di una particolarissima organizzazione sociale che il dominante vuole continuare a perseguire, nonostante gli ovvi svantaggi per tutti, proprio in virtù di una sostanziale pulsione sadica che gli impedisce di fermarsi.

   Delle tre possibili civiltà ipotizzate da Fromm: 1) Società che esalta la vita 2) Società aggressiva ma non distruttiva 3) Società distruttiva, noi ci troviamo proprio in quella del terzo tipo.

   A) L'aspetto sadomasochista della civiltà attuale: Fromm definisce l'uomo naturalmente predisposto a perseguire il bene, ma naturalmente e psicologicamente fornito anche degli strumenti atti a perpetrare il male se il tipo di società che andrà a costruire non sarà in grado di soddisfare le 5 esigenze inalienabili di base:
   1) Bisogno di avere uno schema di orientamento
   2) Bisogno di mettere radici
   3) Bisogno di coerenza con sé stesso e il mondo esterno
   4) Bisogno di essere efficace
   5) Bisogno di stimoli

   (Come vediamo, i dominanti stanno attualmente seguendo lo sviluppo ESATTAMENTE OPPOSTO a quanto sancito da questi punti).

   MORIRA' L'UOMO, se non vengono socialmente soddisfatte queste condizioni? NO: semplicemente si ammalerà e DIVENTERA' IN VARIO MODO DISTRUTTIVO. Parallelamente si avrà un sempre minore livello di felicità e capacità di donare e amare... insomma, la relazione distruttiva non è altro che la polarità inversa di un mancato sviluppo adattivo, tendente a reagire per ristabilire l'equilibrio. Questo vale sia a livello sociale che individuale.

   La dimostrazione scientifica che l'uomo non sia affatto (come stupidamente vorrebbe farci credere Kant  e tutta la "filosofia utilitaristica" moderna) lupo per gli altri uomini - "homo homini lupus" appunto - sta in due fatti principali:
   1) Il fatto che le civiltà tribali e primitive siano molto meno aggressive delle società evolute (mentre dovrebbe essere il contrario, a sentire i "filosofi" moderni, matti o venduti, in quanto sempre assolutamente contraddittori, mentre il primo imprescindibile assunto della "logica" è appunto il principio di non contraddizione, ma questo discorso andrebbe affrontato in altra sede).
   2) La naturale predisposizione dell'uomo a perdere lo stato di salute fisica, mentale e sociale quanto più ci si discosta dallo sviluppo ottimale sopra descritto. Parallelamente si "ammalerà" anche la società, in quanto un meccanismo perverso, una volta instauratosi, tende a ripetersi per il semplice principio della "minor energia richiesta".
   Capite queste cose siamo pronti per la terza fase:

FASE 3: ESCOGITARE ED ATTUARE UNA STRATEGIA DI RESISTENZA

   E qui, per fortuna, i dominanti hanno già lavorato per noi e non ci resta che appropriarci del LORO LAVORO (e vivaddio, una volta tanto!) e usarlo a nostro vantaggio.

   Sto parlando dell'opera del sociologo (un tecnico che usa il metodo scientifico, non un "filosofo") Gene Sharp e della sua teorizzazione della tattica della rivolta non violenta. Lo scritto che principalmente ci interessa, liberamente scaricabile da internet e in italiano, è il secondo volume de "La Politica dell'Azione Non Violenta".
   EBBENE: proprio il fin troppo facile successo ottenuto da tale tecnica nelle rivoluzioni colorate e pilotate dal Potere, ci fa capire quanto temibile possa essere tale arma se usata come boomerang e sufficientemente supportata da un minimo di organizzazione.

martedì 22 settembre 2015

Voi, come i carcerati di Stanford

di Mond-Art

Come immaginate voi l’Inferno?

Università di Stanford (California), Agosto 1971: lo psicologo Philip Zimbardo recluta con
un annuncio sul giornale e seleziona 24 studenti “sani, intelligenti, benestanti ed appartenenti alla
classe media, psicologicamente normali e senza nessun precedente violento” a prendere parte a uno
studio psicologico sulle dinamiche interpersonali insorgenti nell’ambito della vita in carcere.

L’esperimento, che sarebbe dovuto durare due settimane e coinvolgere i soggetti in una
simulazione di vita carceraria condotta in un ambiente comunque “scientifico” e
strettamente monitorato, viene interrotto dopo soli cinque giorni perché “sfuggito al
controllo”…

…non solo infatti una metà degli studenti si era trasformata in un branco di spietati
aguzzini mentre l’altra metà mostrava evidenti segni di traumi psichici, depressione e
apatico adattamento a restrizioni ed abusi subiti, ma lo stesso Zimbardo (come lui stesso
scrive!) perde completamente la necessaria obiettività di “supervisore” finendo per
immedesimarsi e lasciarsi troppo coinvolgere nella repressione di una possibile fuga: non
solo le “cavie” quindi, ma anche lo stesso sperimentatore finiscono per perdere
completamente il senso del limite tra realtà e finzione, e sarà il provvidenziale
intervento di amici e visitatore “esterni” a far ravvedere e rinsavire Zimbardo che quindi
sospenderà l’esperimento.

…Prego osservare nella loro splendida nudità le seguenti dinamiche: La FINZIONE
che dapprima si trasforma in INCONSCIO COLLETTIVO (in quanto convenzione
“intimamente” accettata e condivisa da tutti, e quindi introiettata come “vera, unica e
indiscutibile” anche grazie all’azione concomitante delle tecniche di depersonificazione
adottate nel corso dell’esperimento stesso), e successivamente si tramuta in REALTÀ… in
soli 5 giorni!…

E se non ci fosse stato nessun provvidenziale intervento esterno?

Se quell’esperimento fosse stato condotto, che ne so, sulla Luna senza contatti diretti con
la Terra?
……………………………............
Ora, non ci interessa qui sottolineare la trasformazione sadica delle “guardie”, già
ampiamente (e molto spesso a sproposito) riportata dai media, quanto l’evoluzione di tipo
passivo - masochista dei “carcerati”. (questa hanno molto meno interesse a riportarla e
sottolinearla!)
Carcerati che finiscono anch’essi per perdere tragicamente qualsiasi contatto mentale
con la loro “identità di normali studenti borghesi”, qualsiasi consapevolezza della
finzione e dell’artificiosità della situazione, fino ad approdare alla convinzione che: “Da
quella situazione sarà impossibile uscire”.

Carcerati il cui comportamento, attraverso vari stadi, sfocerà in soli 5 giorni o nella crisi
isterica (e in una quanto mai probabile conseguente follia), o nell’accettazione passiva e
senza più ribellione della loro nuova condizione, nella completa “introiezione” del
loro stato di prigionieri… e a questo stadio ogni ulteriore vessazione subita anziché
spingerli, come sarebbe logico supporre, verso una possibile organizzazione e rivolta, non
farà che rafforzare in loro questa convinzione… non “sono più” gli individui Tizio e Caio,
ma i prigionieri numero x e y…!

E mentre le guardie, che pur sfociando nel sadismo hanno sviluppato un forte senso di
unità e appartenenza al “branco” e sono psicologicamente appagate da ciò, al punto da
dispiacersi che l’esperimento venga interrotto, i “prigionieri” sono confusi, sospettosi l’uno
dell’altro, isolati nella loro spersonificata apatia, e pronti a vendersi o a far la spia per un
piccolo privilegio… e non c’è più in essi nessun senso di identità né singola né collettiva,
nessun senso di gruppo…
(…Ma pensa che pacchia, conoscere questi insospettabili sviluppi, per un eventuale
potere forte…)…

LA STANFORD MEDIATICA


Ora, se l’idea di avere una popolazione di folli forse non aggrada nemmeno ad un

potere assoluto, se non altro per l’ovvia impossibilità di potersene servire in alcun
modo, pensa che bello se tutti si trasformassero invece in apatici e disgregati sudditi
nelle mani di pochi detentori del potere e delle redini globali…!

(Credete che non ci abbiano pensato? Tutto il “quid” dell’esperimento di Stanford, ciò
che ha reso possibile arrivare alle conseguenze sopra riportate, si basa sulla
“deidentificazione”, sulla “perdita dell’identità psicologica” delle cavie… ora, se
riuscissimo ad arrivare a ciò non nel modo traumatico e “distonico” utilizzato durante
l’esperimento, ma in modo piacevole e “sintonico”, potremmo anche avere dei sudditi
felici… degli schiavi rincoglioniti e tutto sommato contenti, e che comunque mai e poi mai
penseranno di ribellarsi…)…

- Oooohhh, e come si potrebbe fare?

- Per esempio, facendo in modo che la sensazione di “prigionia” sia impercettibile, e
pressoché nulla… rendendo invisibili sia i muri del carcere sia ogni possibile sospetto
sull’esistenza di controllori ad un superiore livello… e facendo credere ai babb… eh,
popolo, di essere i soli giocatori del gioco.

- Tanto per cominciare, invece che portarli in prigione, potremmo portare la prigione
nelle loro comode abitazioni…

- La Televisione!
- “Attraverso” la Tv, i giornali, i computer, i media insomma… in modo giocoso e
piacevole… Creare in modo “soft” quell’inconscio collettivo che essi poi
“realizzeranno”, proprio come nell’esperimento di Stanford… finendo per crederci in
pieno, e per ritenerla l’unica realtà possibile.

- Oooohhh, piano, non parlare difficile… lo sai che noi potenti non siamo poi tanto forti
quanto a materia grigia…

- Lo so, lo so… allora, in parole povere… si tratterebbe insomma di raccontare delle gran
balle, di creare dal niente un “gioco” con regolette dettate da noi… loro ci crederanno fino
in fondo e noi, che abbiamo fatto le regole, ne trarremo i benefici; il gioco principale si
chiamerà “Economia”, e sarà condotto con le regole della “Moneta”, del “Signoraggio” e
del “Debito Pubblico”… e loro correranno, vedrai come correranno dietro questo gioco!
Alcuni si divertiranno anche molto, altri meno, ma nessuno sospetterà, mai e poi mai, che
si tratterà solo di una realtà virtuale.
Poi si dovrebbe fare il gioco “Guerra”, così quando qualcuno perde nel gioco “Economia”
e si arrabbia potrà azzannarsi coi compagni di cella, e non sogneranno neanche di pensare
a noi…

- Oooohhh, sembra fantascienza… sembra un film che ho visto una volta, si chiamava
“Ammatrix!”…

- “Matrix”, ’gnurant!

- Ah si, Matrix… ma come convincerli a giocare ai giochi che avremo inventato per loro?

- Ah, questo è l’aspetto più semplice, “deidentificando e spersonalizzando” …ah già,
dimenticavo che con te devo spiegarmi come a un cogl… a un bambino di tre anni in piena
fissazione anale il cui unico scopo è accumulare…

- Come dici? Non si capisce niente!

- Niente, cose mie da scienziato. Allora, in parole semplici: basta sostituire quello in cui
credono loro con quello a cui crediamo noi… per questo ci sono altri due giochi: uno si
avvale di tecniche sofisticate ed avveniristiche, e servirà per agire sulle menti… si chiama
“informazione e intrattenimento”. L’altro agisce a un livello più viscerale, e si chiama
“Politica”.

- Un gioco nel gioco?

- Esattamente, come le bambole cinesi… giocando a “Politica” e “Informazione e
Intrattenimento” non solo faranno esattamente quello che vogliamo noi, ma ci crederanno
tanto e si immedesimeranno tanto, che saranno pronti a deridere chiunque tenterà di
aprirgli gli occhi!

- Il tutto mentre intanto si svolge il grande gioco “Economia”!

- Bravo, stai cominciando a capire, vedi che non è poi così difficile…

- E mentre al piano di sopra noi monitoriamo, controlliamo e guidiamo tutto!

- E vi appropriate di tutte le risorse e capacità produttive del pianeta…

Ma torniamo a noi, ad un livello meno esilarante del nostro discorso, e a quello che in
questo momento vi riguarda più da vicino, perché ne va della vostra stessa esistenza comeprigionieri o uomini liberi (e forse della vostra esistenza tout-court).

Vi siete mai chiesti perché vi possono togliere e precarizzare il lavoro, togliere dignità,
diritti e ogni passata conquista sociale; perché vi possono abbassare i salari, tassarvi in
modo iniquo, farvi morire di legge 30; perché possono cacare su leggi e giustizia,
perpetrare stragi di stato, osannare la guerra, inquinarvi il cibo e l’acqua, uccidervi di
troppa o troppo poca “sanità”, depredarvi in nome del debito pubblico, uccidervi in nome
della democrazia, coprirvi di rifiuti, di cemento e di tutte le loro diavolerie chimiche;
perché riescono a frammentare i popoli, a farli odiare l’un l’altro, a farvi guardare al
prossimo solo in veste di “concorrente” o di “consumatore”… senza che riusciate più
neanche non dico a ribellarvi (che sarebbe pretendere troppo), ma quantomeno ad
organizzarvi e protestare in modo efficace?

Il motivo è esattamente quello visto in apertura, quello che successe ai prigionieri
dell’esperimento: siete caduti nella “Sindrome di Stanford”, avete già completamente
sostituitola vostra identità con la realtà fittizia creata per voi, e proprio come
nell’esperimento non capite di essere immersi in una pseudo-realtà, e di essere voi stessi
cavie di un esperimento globale e mediatico.

Come nell’esperimento avete maturato la convinzione che questa sia la sola ed unica
realtà sempre appartenuta al genere umano, che sia ineluttabile, e che, anche se
spiacevole, “Non c’è alternativa”.
Stranamente poi vi illudete spesso, erroneamente, che l’intervento di qualche “delegato
di turno” (l’Avvocato, o il Prete nell’esperimento) possa “tirarvene fuori”; ma quelli che voi
delegate non sono altro che attori, o prigionieri anch’essi, che godono di qualche favore e
di celle più comode in cambio del loro servilismo…

E statene certi: non ci sarà nessun provvidenziale intervento esterno a dirvi: “Oh, guarda
che tu non sei il Consumatore N° xyz, non sei il Conto corrente N° xyz, non sei l’allocco
munito di tessera elettorale N° xyz, tu sei “Caio Sempronio”, ti ricordi? E sei entrato in
questo incubo solo qualche decennio fa… adesso è finita, è ora di uscire dai, andiamo fuori
di qui.”
Al contrario, cercheranno sempre di convincerti della bontà e della concretezza
dell’incantesimo che vi hanno costruito attorno!

No, non ci sarà nessun intervento esterno, se non sarete voi a vederlo, e a capirlo, e a
tirarvene fuori… l’“esperimento”, andando avanti ad oltranza, sarà l’unico vincitore,
senza che nessuno riesca più a fermarlo: le cavie, completamente e bilateralmente
impazzite nel loro folle scambio di realtà, guideranno nello spazio un pianeta di folli,
finché non sarà la natura stessa a tutelarsi, ponendo fine all’esperimento “umani”.

Torno a chiedervi: “Come lo immaginate voi, l’Inferno?

domenica 20 settembre 2015

E Alùra?

di Mond-Art

   Eh, alùra, alùra... allora è ora di togliersi da questa forma di "Ipnosi Collettiva", che sta diventando un incubo sempre più folle e reale e bisogna farlo prima che sia troppo tardi.

   In questa sede si dà per scontata una basilare consapevolezza degli inganni mediatici, giuridici ed economici posti in atto nell'intero Occidente da un'esigua minoranza di potere finanziario al fine ultimo di sottomettere e dominare le masse, e di rendere definitivamente inattaccabile la loro posizione di dominio impedendo l'autodeterminazione dei popoli e riportandoli a schemi di vita medievali, in cui le persone rese schiave e impaurite siano del tutto controllabili.

   Non ci interessa qui andare all'estenuante ricerca dell'ultima malefatta di questi delinquenti patologici, né ci interessa sapere chi si collochi un gradino sopra o sotto nella piramide sadomasochista che governa oggi mezzo globo, né tanto meno conoscerne i nomi e le aderenze a questa o quella lobby o gruppo di pressione.
   Ci basta sapere che l'élite storicamente giunta al potere attraverso il vecchio e il nuovo colonialismo, e che oggi ha il braccio di forza principalmente negli USA e la regia orchestrante negli organismi sovranazionali occidentali, insegue da secoli il sogno di un controllo globale, dove la propria leadership non rischi di essere mai più posta in discussione dalle popolazioni sottomesse.

   Ci interessa invece molto di più capire le dinamiche mentali e sociali attraverso cui tutto ciò si è reso storicamente possibile, e come si possa rinnovare ogni giorno, attraverso la nostra più o meno consapevole collaborazione, il mantenimento e il rafforzamento di questo assurdo "status quo" in cui una esigua minoranza di dominanti riesce a fare in modo che sia "la coda a muovere il cane", sovvertendo ogni logico andamento delle cose.

   Infatti deve essere assolutamente chiaro a tutti che per poter mantenere il potere e il controllo ogni oligarchia dovrà per forza avvalersi della collaborazione più o meno volontaria dei controllati stessi: diversamente ciò non sarebbe possibile. Oggi tale collaborazione viene ottenuta, nei paesi "civilizzati", attraverso l'inganno, la propaganda e la sottomissione inconsapevole della gente, che diversamente non si presterebbe a un gioco talmente ignobile e che porterà alla sua stessa distruzione finale.

   Il potere (quello vero, non quello rappresentato dai politici ormai ridotti a comodi "specchietti per le allodole" svuotati di ogni reale decisionalità, e parte serva dell'inganno medesimo) ha quindi bisogno di ingannare per continuare a esercitare potere; ha bisogno di ingannare per sfruttare le masse senza che le stesse arrivino a percepirne il meccanismo, né a rendersi conto dell'esistenza dei manovratori. Il seguente racconto fornisce un'immagine fotografica ben precisa di questa situazione paradossale:

   Sono su un aereo, seduto vicino al finestrino e osservo la superficie soffice delle nubi, e lontano
laggiù le città microscopiche, chiacchierando cordialmente col mio vicino di posto. Ma presto sembra che ci troviamo in disaccordo sulla nostra destinazione. Lui sostiene che sia Los Angeles; io dico New York. Ho appena iniziato ad alzarmi, con l’intenzione di chiedere a un assistente di volo di
comporre la nostra disputa, quando ci accorgiamo che le hostess sono impegnate in una bizzarra
attività. Sorridendo educatamente, scelgono i passeggeri a caso, uno alla volta, poi li conducono fino
allo sportello dell’uscita di emergenza. Il primo è un ragazzino che si tiene stretto uno skateboard,
poi una donna di mezz'età con un abito nero e manageriale, poi una tipica casalinga benpensante
che tiene per mano il suo poppante, e tutti saltano di buon grado nell'aria rarefatta, seguiti dai
cordiali addii delle loro guide.

   Incredulo, sbircio verso il finestrino opposto, notando una processione di passeggeri che in stile
Mary Poppins stanno precipitando al suolo. Terrorizzato, guardo di nuovo verso il mio vicino, ma
lui contraccambia la mia espressione di orrore con un sorriso svagato tipo “va tutto per il meglio”. Sull'orlo del collasso, mi precipito verso la cabina di pilotaggio, ne spalanco con violenza il portello e scopro che è vuota. I sedili dei piloti sono vuoti.
   Esterrefatto, mi volto e mi trovo faccia a faccia con la bellezza sintetica di un'hostess. "Non è meraviglioso il pilota automatico?" sussurra con voce sognante. "Sa, deve solo avere fede. Ecco, lasci che le mostri la porta sul suo radioso futuro."

   Per quanto ancora, viene da chiedersi, gente onesta e ragionevole continuerà a tollerare il perverso psicodramma che sta tenendo il mondo sotto assedio, e che è così platealmente contrario ai bisogni della gente comune, ed anzi mostra sempre più di volerla semplicemente distruggere?

   Lungi dall'essere individui impotenti e passivi come l'attuale sistema ci vorrebbe, si può abbracciare una visione della realtà che vede noi stessi come gli artefici della nostra esistenza, capaci di concepire e creare un'esistenza migliore. Ma per fare questo bisogna innanzi tutto capire come uscire dall'inganno, perché ogni vera indipendenza va prima conquistata a livello di pensiero.