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giovedì 23 agosto 2018

Cos'è il Potere?


di Mondart
Il potere non è altro che “Pensiero Condiviso”.
   Con questo post oggi probabilmente mi attirerò l’ ira funesta del 90% dei Blogger, di quelli tutti intenti a pubblicare notizie su notizie, credendo così di fare informazione mentre non fanno altro che il gioco del potere, come abbiamo visto anche nell'ultimo articolo sulla creazione del consenso; e certamente di quelli che pensano di risolvere chissà cosa cercando spasmodicamente “chi” occupi il vertice estremo del potere, l’ occhio della piramide, quasi si trattasse di una gara la cui posta è la libertà … di fatto depistando e sprecando inutilmente preziose energie che andrebbero indirizzate da tutt'altra parte.
   In questo modo infatti non si fa altro che rafforzare il Pensiero Unico, non si fa altro che moltiplicare proprio l’ immaginario voluto dal potere, e l'idea che non esistano alternative percorribili. E l'errore principale (voluto o meno) dei blogger è proprio quello di non far mai seguire possibili proposte alternative all'analisi, per ben fatta che sia.
   L'esposizione e le congetture fin qui prodotte ci permettono infatti di poter senz'altro passare oltre, verso una fase più pragmatica che risponda finalmente alla fatidica domanda: “cosa fare”, che io riformulerei meglio in “quali alternative, quali possibilità ci restano ?” … Perché, come abbiamo visto, le alternative ci sono eccome, ma compito primo della costruzione del consenso è proprio nasconderle alla vista dei sudditi, come compito dell’ incanalamento del dissenso è quello di convogliare il malcontento in forme comunque gradite e non pericolose per il Sistema stesso.

   Così, pur probabilmente senza esserne consapevoli, la maggior parte del Blogger svolge proprio questo secondo, fondamentale servizio per il sistema, andando a braccetto, in modo più o meno consapevole, ai Gatekeepers più raffinati, a quelli che la rete la usano come una tonnara, e trasformano il web nell'ennesimo luogo di mattanza di ogni reale pensiero innovativo, di ogni volontà e decisionalità … insomma in un ennesimo strumento di adattamento e accettazione della Realtà Indotta (ed è per questo motivo che, probabilmente, ci lasciano ancora tranquillamente paciugare con Internet).
   E poi perché non tanto di “fare” inizialmente si tratta, quanto appunto di “modificare un immaginario”, un modo di vedere le cose che ci è stato del tutto inculcato: fatto questo, le soluzioni balzeranno spontaneamente agli occhi… ma non aspettatevi risoluzioni magiche, né delegabili ad altri: perché richiederanno la volontà di essere poste in atto, una volontà ed un impegno personali, non più delegabili, e non espletabili col semplice rituale, istituito proprio dal potere, dell'apporre una crocetta su un simbolo del medesimo potere.

(Capire di essere coglioni che vengono menati per il naso può far incazzare; continuare a comportarsi da coglioni è non solo perverso, ma pura follia).

   A partire da questo post pertanto vedremo di esplicitare in modo chiaro i possibili diversi orientamenti, le possibilità di deviare o comunque di eludere il pensiero unico, cercheremo di dare dei suggerimenti pratici che siano fattiva conseguenza della nuova comprensione scaturita dalle analisi antecedenti.

   Venendo al tema del titolo, il primo passo fondamentale da compiere è capire (con la pancia, e non solo con la testa!) che cavolo sia quello che viene comunque detto, con formula del tutto estraniante, ambigua e bivalente, il “Potere”.
   Cominciamo col dire quel che NON è: il potere non è la sfilza di nomi individuati dalle pur precise indagini giornalistiche di Paolo Barnard; il potere non è un nome, non è una famiglia, non è una setta, non sono i banchieri, non è la massoneria, non è il capitalismo, non sono né i Rothschild né i Rockfeller nè Goldman Sachs, non sono tantomeno né gli Americani né i loro multiformi e camaleontici eserciti…
   Anzi: chi si pone a capofitto a voler ostinatamente seguire tale direzione d'indagine, diventa automaticamente un gatekeeper, in quanto occulta (volutamente o meno che sia) la più grande e semplice delle verità: il Potere siete voi, siamo noi, il potere è SEMPRE nel numero, nella folla, nella popolazione, nella moltitudine degli individui, nella loro capacità di pensiero, di associazione e di organizzazione.  Peccato che tali capacità vengano bellamente buttate nel cesso, ossia DELEGATE ad altri, i "detentori del potere", quali in effetti sono i nomi fatti da Barnard e blogger vari… ancora, il Potere non va confuso con gli "strumenti del potere", quali sono appunto le varie organizzazioni quali le Banche, la massoneria-mafie-servizi segreti, le organizzazioni politiche, i divulgatori di pensiero, il sistema economico, l'élite, i circoli occulti e i gruppi di pressione, polizia e forze armate, ecc …
   Il potere di un Rockfeller, per esempio, non è altro che quello che noi stessi mettiamo stoltamente nelle mani di un sistema economico criminale, nel quale non solo crediamo, al quale non solo ci affidiamo ciecamente, ma per il quale siamo disposti anche a morire (e NON parlo in senso figurato!). Un “pensiero talmente e totalmente condiviso”, dunque, che più di così non si può. Ma allora, di cosa venite a lamentarvi?
   Facendo il paragone con una mezzo di trasporto, potremmo dire che le organizzazioni sono il motore, ossia l’ insieme di forze cooperanti in modo ciclico e meccanicamente ineludibile che muovono il potere, mentre quei nomi sono chi gli autisti, chi i passeggeri di tale mezzo… ma voi siete la benzina, il carburante senza il quale il mezzo non va da nessuna parte: la grandissima energia profusa nella spasmodica creazione di consenso serve appunto a celare perennemente agli occhi della gente questa banalissima verità.  Perché quelle sopra indicate non sono che le forme del potere, di una forza che sta nel popolo, e che può prendere infinite altre forme: e proprio per questo, una volta delegata, questa forza verrà astutamente incanalata da chi vorrà abusarne in modo che prenda solo le forme volute, e non altre.

POTERE E CONSENSO
   A questo, sostanzialmente, serve la creazione del consenso: proprio a farvi credere che “QUELLO” sia il potere, ad impedire lo sviluppo di alternative, ad impedire che altre forme associative non solo non vengano adottate, ma non possano più nemmeno essere lontanamente immaginate dalla popolazione ormai divenuta completamente succube della sua stessa delega… galline che, delegando la lotta per la sopravvivenza al fattore, si sono trasformate in semplici macchine dalle uova d’ oro, incapaci ormai non solo di spiccare il volo, ma anche del più piccolo guizzo di indipendenza personale alternativa al continuo girare in tondo all'interno della stessa gabbia. Polli d'allevamento, come diceva Gaber. Folli che si sono deliberatamente messi una camicia di forza e consegnati spontaneamente ai loro aguzzini, come dice Mondart.
   Paradossalmente agli occhi dei più, che pensano che il potere raggiunto possa essere mantenuto col semplice ricorso alla forza ed a strumenti autoritari di repressione, la creazione di consenso sarà tanto più necessaria quanto più un governo si avvia verso forme apertamente autoritarie: uno stesso dittatore, senza una massa plaudente e consenziente, e senza un forte “pensiero condiviso”, non sarebbe altro che un povero folle in preda a deliri di onnipotenza… e proprio nelle forme autoritarie la propaganda assume infatti toni e dimensioni massicce e preponderanti.
   Il fenomeno, noto come “folie à deux”, è stato ben studiato a descritto, a cavallo dei due secoli precedenti, da Gustave Le Bon in “Psicologia delle Folle”, opera studiata a fondo da ogni dittatore del secolo scorso, nella quale Le Bon, novello Machiavelli, insegna ai moderni detentori del potere come ottenere il consenso delle masse: il primo fondamentale passo è appunto la riduzione degli individui a massa, compito affidato ai media: se l'individuo preso singolarmente infatti può obiettare, può dissentire su una decisione, può argomentare con logica, intelligenza e competenza di causa su determinate scelte; se l’ individuo ha dalla sua l’ esperienza personale, le proprie capacità maturate e l'intelligenza che da ciò deriva, tutto questo è precluso alla massa; la massa è solo un vuoto contenitore di istintualità primordiali, che risponde in modo appunto “massivo”, non intelligente, non organizzato, con reazioni che discendono non tanto dalla somma delle esperienze individuali, ma dal livellamento al basso dei vari bisogni, paure, desideri, pulsioni di sopravvivenza.
 
 La massa, come dice la parola stessa, altro non è che individualità fatta a pezzi, altro non è che poltiglia umana, di cui resta solo “il corpo”, i bisogni fisici e psichici derivanti dalla più bassa fisicità e dal puro istinto di sopravvivenza.
   La massa inoltre è emotivamente un BAMBINO che si affida del tutto emozionalmente al PADRE, in modo del tutto edipico.
   L'incontro tra Dittatore e Massa è infatti una perfetta incarnazione edipica di due immaturità: un'immaturità adulta che guida un'immaturità bambina: e se compito naturale di qualsiasi autorità adulta è far crescere il bimbo di cui si prende cura, qui abbiamo il paradosso del cieco che guida un altro cieco, pretendendo perlopiù di vederci… il risultato e la fine di entrambi sono facilmente immaginabili.
   Possiamo vedere in un esempio meno pericoloso di ciò negli stadi come in ogni tipo di fanatismo, sportivo, religioso, verso un'icona come verso un personaggio, nei mega-concerti (“fans” è appunto una derivazione da fanatismo): in tutti questi casi l'individuo rinuncia alla propria individuazione come persona per trasformarsi nel proprio paladino, ed assume a modus agendi il riversamento su tale figura di un miscuglio di emozionalità, di pulsioni e desideri irrisolti, ansie, frustrazioni, paure, desideri della cui risoluzione verrà magicamente incaricato il paladino. In quello stesso momento l'individuo tende ad immedesimarsi empaticamente con chi adora lo stesso idolo, ed ecco avvenire la sua trasformazione in “massa”.

   Ecco quindi anche perché, per esempio, la sconfitta della squadra del cuore è vissuta non più come un semplice fatto sportivo, ma come un fatto talmente personale e devastante da giustificare l'ira, l'aggressione, l'omicidio dei fans dell'altra squadra. Ed ecco perché in democrazia si dividono le masse su due diverse fazioni, ecco perché sport come il calcio sono sponsorizzatissimi e socialmente premiati rispetto agli sport individuali, ecco perché la massa accetterà in nome del paladino sofferenze indicibili, e forme di masochismo altrimenti inspiegabili; ecco perché, in una parola, la massa non desidera la libertà.

LE VIE ALTERNATIVE
   Premesso che “incazzarsi”, come dice il protagonista di “Quinto Potere” (film che difatti altro non è che l'ennesima opera di propaganda, anche se ben fatta e ben mascherata - il perché cercate adesso di capirlo da soli) non servirebbe a nulla se non favorire una potenziale rivolta che andrebbe incanalata a riversarsi su obiettivi graditi al potere stesso, le alternative vanno perseguite con ragionata calma e perseveranza, e soprattutto all'inizio conquistate all'interno della nostra stessa testa.

Insomma occorre sganciarsi dallo status di “massa” e riconquistare quello di “individui”: senza questo passaggio preliminare e fondamentale non si va da nessuna parte. 


 Una volta capito che il sistema non fa altro che NASCONDERCI anche la sola immaginazione di una vera alternativa, proponendo alternative trappola e/o fasulle, ci risulterà chiaro che dal sistema NON POTRÀ MAI derivare niente che possa minacciarlo o metterlo semplicemente in discussione… e che quindi dovremo piantarla di “affidarci” e cominciare a guardare proprio nel senso di una rivalorizzazione della nostra individualità, e soprattutto di quelle condizioni già enunciate da Fromm per lo sviluppo di una società sana, adattiva alla vita e non distruttiva.
   In altre parole: basterebbe piantarla di condividerne il pensiero per togliere potere alla “macchina” e riportarlo nelle nostre mani.


IL POTERE NON VA ATTACCATO, VA FOTTUTO: parole sante, se intese nel senso che sarebbe stupido attaccare quel che è già nostro, molto meglio riprenderselo e goderne.



1) Usare meglio il Web

   Pragmaticamente parlando, già da questo post possiamo individuare un punto nodale ben preciso su cui cominciare ad agire, ossia un utilizzo più consapevole del web e dei blog che da strumento di informazione (che va bene, purché non ci si limiti ossessivamente a quello) deve diventare strumento di crescita psicologica ed emozionale, in modo da favorire quel distacco dalla massa tanto cara ai dominanti e re-impossessarsi del potere maldestramente affidato e consegnato nelle loro mani. Insomma, in questo momento il dibattito filosofico serve molto più dell'inondazione di notizie; il riappropriarsi dell'empatia e della sensibilità agli altri molto più che dotte disquisizioni sui massimi sistemi; la pratica spicciola di un po’ di potere, anche nelle piccole decisionalità, molto più che eterne e sterili discussioni.
In soldoni: prima di postare interrogarsi se la lettura di quel post potrà apportare qualcosa di veramente nuovo e smuovente nel lettore; dare degli input emozionali oltre che logici; e soprattutto evitare gli errori tragici di cui sopra.


   Come anticipato nel precedente post (e su questo tema ritorneremo in modo più esaustivo) la Rete, così come è configurata oggi, è un perfetto esperimento in vitro di autogoverno anarchico, dove il miglioramento del singolo migliora l'intera struttura, cosa questa veramente rivoluzionaria perché oggi non praticabile in nessun altro settore. Bisogna quindi sensibilizzare i lettori su questo importantissimo aspetto, e far capire che la stessa cosa può essere trasposta a livello di organizzazione sociale: ne conseguirebbe la morte inevitabile di ogni struttura parassita piramidale.

2) Riprendersi il Tempo
Privare le persone del proprio tempo (ossia privarle della possibilità di pensare ed agire in modo autonomo) va di pari passo con l'accettazione di un immaginario indotto. Riprendersi il Tempo è una priorità quindi non solo etica, ma una necessità di fatto per ritornare ad essere individui.
Ognuno lo faccia quanto e come può, magari togliendolo alla TV e ad altre insulse e controproducenti attività o “passatempi”… lo stesso discorso andrebbe gradualmente fatto nei rapporti di lavoro, favorendo la nascita di piccoli imprenditori “Luminosi” che, capendo che questo sistema li fagociterà, siano disposti a cambiare l'atteggiamento di sfruttamento in uno di vera collaborazione: ti offro condizioni più dignitose e più tempo perché so che ne verrò ampiamente ripagato in termini di consapevolezza ed emancipazione da un sistema che, dopo il mio dipendente, finirà per stritolare anche me.

sabato 18 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 2)



Dopo una necessaria digressione per presentare il quadro, torniamo a noi e all'argomento del titolo.

TALK SHOW
   Ho già detto altre volte che chi afferma che il ruolo principale dei Media sia semplicemente quello di disinformare, sbaglia di grosso: il vero compito dei Media è creare un immaginario, e quindi dei comportamenti indotti in modo che quelli non confacenti al Potere non siano nemmeno presi in considerazione dalle masse così indottrinate. Finché sarà il soggetto stesso a considerare inopportuno un certo comportamento, proprio come avviene nel bambino che impara a fare la cacca nel vasino.

   L'indottrinamento, come abbiamo già detto, avviene a livello emozionale e non informativo: la televisione non "impone" niente, ma propone ben determinati atteggiamenti che saranno emotivamente premiati a scapito di altri: questo lo vediamo benissimo per esempio nei talk show, o in programmi come "Amici", "Uomini e Donne" o "Il Grande Fratello", dove viene premiata la superficialità, l'apparire, l'istintività ecc. sul ragionamento, sulla sensibilità, sulla creatività, sul pensiero acuto, sull'analisi intelligente. L'ignoranza è premiata a livello conscio come l'aggressività e l'atteggiamento impulsivo sono premiati a livello inconscio da un personaggio superiore che controlla il gruppo, ed a cui bisogna fare perenne riferimento prima di esprimere un'opinione.
   Tipica in tal senso la tattica di far scaturire una discussione che verrà abilmente pilotata dal conduttore di turno a sfociare in rissa, con conseguente svalutazione di ogni riflessione logica e premiazione dell'impulsività, della rissa, del leader che urla più forte, o più bello, o più carismatico. Ogni obiezione valida verrà smorzata sul nascere, o apertamente derisa dal "branco" (ora capite anche perché Maurizio Costanzo fu uno dei primi tesserati della P2).

   Dividere la massa in due grandi fazioni è una tattica comodissima, sempre adottata e proposta in tutti i comportamenti sociali (sport, politica elettorale, dibattiti culturali, discussioni in genere, etc.) perché comporta una serie innumerevole di vantaggi in termini di controllo e creazione del consenso: innanzitutto il vantaggio di dividere artificiosamente una massa che potrebbe affrontare in modo unitario una questione, con ottime possibilità di risolverla: si creeranno così contrapposizioni interne alla massa stessa, che porteranno ad ignorare o svuotare completamente il vero contenuto di partenza. Anche qui si uscirà con un nulla di fatto, o comunque con la votazione della soluzione già voluta dal controllore.
   Il dibattito, invece di far uscire da un vero confronto pacifico energie e idee utili ad affrontare l'argomento, avrà stressato gli astanti e distrutto ogni energia propositiva volta ad affrontarlo serenamente, e l'argomento stesso di partenza verrà quasi sempre eluso. Questo viene presentato come procedura democratica, rispettosa del contraddittorio. Quasi sempre poi le due proposizioni iniziali sulle quali si andranno a dividere gli astanti sono false, o contengono due mezze verità, in modo che sia già potenzialmente assurdo affrontare il dibattito in quei termini.

FICTION
   Perché affermo che il pericolo risiede soprattutto in questo genere di programmi, e non nell'informazione lacunosa dei notiziari?
   Perché questi programmi agiscono esattamente nel modo descritto in "Babbo Natale e Coca Cola", ossia propongono degli archetipi emozionali, dei mondi fantastici interni coi quali saremo portati a identificarci, sostituendoli a quelli spontaneamente formatisi nella cultura popolare dopo secoli di pratica del buon senso. Così che l'esempio da imitare non sarà più il Padre Brown, acuto investigatore ma anche sensibile e profondo scrutatore dell'animo umano, ma prima il Magnum PI ed infine CSI, completamente spersonalizzato in "ruoli" squallidi e iperspecialistici. Per fare solo un esempio, ovvio.

È L'EMOTIVITÀ E NON IL RAGIONAMENTO A MUOVERE LE MASSE.



   Inoltre tali programmi fanno leva sull'emozionalità della gente, sul loro sentire "di pancia" e non sulla testa, in quanto quello è lo strumento più idoneo a guidare masse spersonificate.
   La fiction "Carabinieri" per esempio ci inculca un immaginario di genuinità quasi campagnola del corpo, di vicinanza alla gente, di quasi "amicizia", mentre sappiamo che tutto ciò è assolutamente falso, in quanto ormai i Carabinieri sono ormai un corpo a livello transnazionale, che risponde a fredde ed impersonali direttive europee. Ma questo non è accettabile dal nostro immaginario, che preferisce credere alla favoletta del buon carabiniere di paese, di un piccolo paese come Gubbio per esempio (contrapposto alla mostruosità anonima della UE), con tanto di prete che va in bicicletta e si interessa alle indagini, con gli sviluppi amorosi interni che hanno il solo scopo di aumentare e accreditare un'immagine "umana" del corpo, e via di questo passo.
   E se riuscite a tenere spenta la TV per una settimana, vi accorgerete che quello che vi mancherà, come una sorta di astinenza, è proprio il tal personaggio, la tal fiction entrata nei vostri cuori, segno indelebile che il condizionamento emotivo ha fatto centro, che "vivete come vera" questa emozione, e quanto più la realtà è squallida, quanto più il singolo è frustrato dalla sua vita quotidiana, tanto più tali emozioni riusciranno ad installarsi fermamente nel vostro immaginario.
   Peccato che siano solo portatrici del virus del consenso.

SI, DIRETE, MA ALLA FINE IL MAGGIOR CONDIZIONAMENTO STA SEMPRE NELLA MANIPOLAZIONE DELLE NOTIZIE...

   Balle. La cartina al tornasole è ancora una volta fornita da Internet, dove le notizie si trovano, eccome! Eppure pressoché tutti i blogger si lamentano che questo non serve a far cambiare di una virgola direzione alla gente.
   Infatti le azioni di massa vengono SEMPRE intraprese sull'ondata emotiva, non sul ragionamento logico né tanto meno sull'approfondimento intellettuale... per quello occorrono INDIVIDUI, ed entriamo nel circolo vizioso... il potere trasforma gli individui in massa proprio per ottenere un facile consenso e rendere del tutto inapplicabile ogni azione individuale basata sulla reale comprensione dei fatti.

   Un esempio classico: chi ha compreso a fondo il meccanismo schiavizzante della moneta-debito suggerisce spesso sui blog, anche molto chiaramente, che boicottare le banche basterebbe a dare una bella botta al sistema (in effetti, con una riserva frazionaria al 2%, ritirare per esempio i risparmi il danno glielo farebbe, eccome, in quanto toglierebbe legna da ardere al meccanismo di moltiplicatore bancario)... eppure tanti lo capiscono ma nessuno si muove, perché?
   Perché se "logicamente" lo comprendono, "emozionalmente" restano attaccati alla loro banca e al loro denaro, alla paura indotta di perdere tutto, la banca insomma continua ad essere vissuta proprio come la TV, la "Grande Mamma Buona" che ti accoglie e che mai e poi mai ti farebbe del male o agirebbe contro il tuo interesse... e il potere sfrutta criminalmente proprio queste emozioni sotterranee, non le analisi logiche, come perfettamente dimostrato da ogni dittatore, che deve essere un ottimo imbonitore e parlatore, ma deve assolutamente astenersi da ogni analisi di sorta. Deve proporre sogni, aspirazioni, chimere che prendano "di pancia" la massa, sfruttando proprio le sue frustrazioni.

   Per finire quindi, anche nei notiziari non è tanto il fatto che una notizia venga censurata a renderli pericolosi, quanto, ancora, l'emotività su cui si fa leva come unica chiave di interpretazione e lettura delle notizie stesse: l'assassinio, il disordine, la paura, il cataclisma, la corruzione, l'ingiustizia, il caos che fanno dire alla massa rassegnata che "contro tutto questo, non si può far niente". (Ecco perché i notiziari sono tanto prodighi di cattive notizie, ma non presentano mai una sola analisi o ipotesi di soluzione: "La soluzione non esiste, e questo è il migliore dei sistemi possibili: queste cose succedono per caso o per la malvagità della gente"... questo è il solo messaggio finale inconscio che deve arrivare).

giovedì 16 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 1)


di Mondart

   La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l'eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.

   Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la TV ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a "vedere il condizionamento", per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la TV come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il Piano di Rinascita Democratica (altrimenti detto P2 o "Propaganda 2", nome che è la precisa dichiarazione d'intenti di un modus operandi) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al fine di plasmare e surrogare le coscienze.

   Per inciso, il piano prevedeva la destrutturazione della stessa RAI per sostituirla con televisioni private (allora la RAI aveva ancora una funzione "educativa", e alcuni ricorderanno certamente programmi di alfabetizzazione di massa come "Non è mai troppo tardi").

   Il Potere infatti altro non è che "pensiero condiviso e accettato" (e su questo torneremo in un prossimo post) ed il problema di controllare la massa si è sempre posto al Potere; nell'antichità per esempio tale controllo veniva svolto egregiamente dalle Religioni. La forma del controllo è sempre e comunque l'induzione di un inconscio collettivo, induzione praticata non attraverso la ragione (che è del tutto inadatta a tale scopo) ma attraverso l'emotività, le emozioni, la suggestione, la paura e il desiderio, attraverso un meccanismo sottile di premi e disincentivi psicologici, insomma attraverso gli strumenti propri di ogni educazione, e ben noti ad ogni genitore... con la differenza che mentre un bravo genitore tenderà alla crescita, all'effettivo sviluppo e autonomia de proprio bimbo, qui si cerca l'effetto opposto, ossia un perenne incatenamento ad uno stato di fanciullesca inferiorità, sudditanza, bisogno di riferimento ad un "superiore" che fornirà tutte le risposte.

   A questo scopo l'individuo non deve plasmarsi, ma rimanere "poltiglia sociale", massa appunto il cui comportamento sia riconducibile a poche e ben precise dinamiche facilmente prevedibili e controllabili, che verranno infine sempre qualitativamente livellate verso il basso (e non verso l'alto, come dovrebbe fare un'educazione che si rispetti).

   È esattamente lo stesso concetto del "Dogma" medievale, che non era discutibile, che non ammetteva risposte al di fuori di sé stesso (ricordate "Il Nome della Rosa"?), pena l'essere tacciati e perseguiti di Eresia.
   La televisione attraverso fiction e talk show non impone dogmi ma limita la rosa delle possibili alternative a quelle approvate dal sistema, promuovendole e premiandole finché verranno inconsciamente ritenute le sole percorribili.

   Ora, diventa necessità automatica fare un volo pindarico proprio sulla massoneria, ossia il pensiero che originariamente si contrappose nel modo più energico e vitale al Dogma ecclesiastico... massoneria che dunque parte bene ma finisce male, finendo per esercitare (e il Piano P2 sopracitato serviva solo da piccolo esempio di ciò) lo stesso potere che si proponeva di combattere.
   Diciamo, in una parola, che il potere economico che si celava dietro la massoneria ha visto quanto poteva risultare per sé vantaggioso rimanere in questa condizione "ad eternum", senza più uscire allo scoperto: era l'espediente perfetto per la vittoria sulla corrosione storica del potere stesso, consunzione studiata e teorizzata dal Giambattista Vico coi suoi "corsi e ricorsi" storici. Consunzione che veniva determinata dall'opposizione, o comunque dal "non consenso" della parte integra della popolazione; questo ci istruisce anche sul perché la ricerca del consenso sia così importante paradossalmente proprio tra i poteri che si pongono come assoluti e autoritari.
   La grande vittoria del disegno massonico riguardante il controllo dell'opinione verteva su due punti essenziali:
   1) Impedire che la popolazione sia "integra" nella sua capacità di intendere e di volere.
   2) Impedire il realizzarsi di una reale alternativa ad un modello di comportamento indotto.
   Ma anche su questi punti torneremo con maggior chiarezza.

   Oggi assistiamo infatti ad una stranissima "schizofrenia sociale" dove, se da una parte sono stati pienamente applicati gran parte degli assunti massonici nel tessuto sociale (distruzione della sovranità degli Stati, distruzione del potere persuasivo della religione cattolica, distruzione della famiglia come nucleo sociale e insieme di valori di riferimento, etc. - e questo poteva, nelle intenzioni primigenie, anche avere un valore in sé positivo), non è stata parallelamente sviluppata nella popolazione quella maturità individuale che le avrebbe permesso di giovarsi positivamente di questi cambiamenti, ossia la crescita individuale e l'evoluzione dell'individuo verso l'autogoverno; al contrario, si è lavorato sempre più per trasformare la popolazione in "massa" (quindi un processo contrario di de-individuazione) ancor più pilotabile che non nel medioevo.
   La massoneria quindi, come tutti i movimenti rivoluzionari guidati da una classe, ha distrutto un potere semplicemente per rimpiazzarlo con una nuova tirannide, la tirannide psico-capitalista, ed affermare e consolidare il suo potere.
   Altro che sviluppo dell'Umanità e del Progresso... cialtronate di astutissimi manipolatori.

   Si assiste infatti sul piano psicologico e ideologico a quanto si assiste sul piano economico: mezzi potenzialmente ottimi e portatori di vera libertà e crescita individuale (una VERA politica monetaria ed un VERO mercato libero, non strumentalizzati da poteri occulti sarebbero stati per esempio ottimi strumenti di sviluppo collettivo) sono stati ritorti contro la massa a favore di una piccola élite, permettendole di ottenere e mantenere un controllo duraturo nel tempo.
   Sul piano del consenso, si sono sfruttate invece le nuove conoscenze psicologiche per plasmare gli individui in modo da far loro desiderare le catene stesse che li avrebbero imprigionati (emblematica in tal senso la frase pronunciata in 1984 dal Torturatore: "Finirai per amarmi").

   Ma torniamo veramente a noi: Chi vi ha messo in testa infatti, solo per fare un esempio, che dovete essere governati da una struttura esterna piramidale e autoritaria? Anche questa è una balla colossale, come balla colossale è l'affermazione che "altrimenti ci sarebbe il caos generale..." mica vero, e un esempio vivo e lampante l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ogni santo giorno: la rete.

   La rete infatti (sempre che non venga imbrigliata) è il perfetto "esperimento in vitro" dell'autogoverno anarchico: benché in rete ognuno sia libero di fare quel che vuole senza controlli, senza premi ne punizioni di sorta; di dire le cose più eccelse come le più grosse idiozie, di comportarsi da criminale come da mente sublime, sarà alla fine proprio la libertà e l'apertura del sistema stesso ad auto perfezionarlo, a selezionare la qualità sia dei contenuti che del servizio.
   Il singolo utente infatti, proprio in quanto non massificato da condizionamenti esterni imposti da un soggetto manipolante, sarà incentivato ad usare la propria testa, per esempio, per capire se fidarsi o meno di una fonte, per capire se un blog parla di cose sensate o di cialtronerie, e dovrà fare tutto un lavoro di confronto, verifica e controllo continuo su sé stesso e sul materiale a disposizione, esercitare continuamente la sua capacità di analisi e senso critico, e infine affidarsi solo al buon senso: ossia l'esatto contrario della delega deresponsabilizzante, è proprio il tipo di lavoro che politicamente abbiamo rinunciato a fare, delegandolo a puri approfittatori, e che dovremo per forza tornare a fare se vogliamo trovare un rimedio nell'attuale stallo.
   Un lavoro che migliora non solo il singolo ma la struttura stessa... cosa impensabile negli attuali ordinamenti politici.

   Ovvio che qualsiasi alternativa al marcio sistema concretizzatosi debba prevedere un lavoro analogo, ossia un riappropriarsi della testa, del tempo e infine della decisionalità. Ed ovvio che questo sarà tanto più possibile quanto più il sistema che si andrà a instaurare avrà le caratteristiche della rete.
   (Confesso che tutt'oggi il web per me è un vero mistero, mi verrebbe da dire che i dominanti ci abbiano concesso quest'ultima possibilità nella partita vitale che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, mentre tutte le altre vie sono impedite... e se così fosse, bisognerebbe effettivamente riconoscere una volontà di "Illuminazione" a chi per altro verso ci incatena, facendoci ostinatamente capire la fallacità dei vecchi sistemi... ma questa è solo un'illazione, magari una speranza... dovrei essere un 33° grado per saperlo, ma sono solo al 32). Comunque sia, vale la pena sfruttare al massimo tale opportunità, e capire che il sistema "web" può essere perfettamente trasferito anche al sistema sociale: i pirla, gli approfittatori, i lucratori, i trolls, i disinformatori sul web vengono facilmente sgamati, e dopo poco nessuno se li fila. Un sistema che si autocorregge istante per istante: la vera vittoria sulle teorizzazioni del Vico.
   Ed anche questo sarà argomento di successiva e più ampia trattazione.

domenica 21 febbraio 2016

A che gioco giochiamo?

Ecco un metodo semplice e pratico per capire e dominare le dinamiche interattive della
comunicazione verbale.

   E per una volta non parliamo di immagini e simboli, non di linguaggi preverbali e immaginario collettivo, ma proprio di comunicazione verbale: della cara, vecchia, tattile, concreta, ineludibile parola.
   Ma anche qui le cose sono assai più complesse di quanto possano apparire a prima vista, anche qui le cose hanno molteplici sfumature e livelli di lettura, ed anche la comunicazione verbale non assomiglia affatto ad un indiscutibile monolite assiomatico di chiara e univoca lettura, quanto piuttosto ad un labirinto di possibili interazioni e interpretazioni che possono sia aprire la strada alla vastità del linguaggio poetico, come nascondere tranelli comunicativi anche nella più banale delle affermazioni.

   Questo sostanzialmente per due motivi, da cercare uno all’“interno” dello strumento stesso, e l’altro all’“esterno”, ossia nell’interazione intercorrente tra i due interlocutori.
   1 - interno) Una parola ha sempre una “densità” di significati che oltrepassa il semplice significante. (concetto studiato e descritto sostanzialmente dalla semantica di De Saussure
e dalla psicanalisi Freudiana).
   2 - esterno) Anche essendo in 2 soli interlocutori, esistono ben 9 possibili modalità di interazione dialettica tra di essi, di cui solo tre saranno comunicativamente efficaci, mentre le altre 6 tenderanno a stabilire dei “giochi erronei”. (concetto esposto nell’Analisi Transazionale di Eric Berne).

Vediamo di spiegare:

   1) SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO: anche nella comunicazione verbale possiamo scorgere almeno due livelli su cui essa si svolge contemporaneamente: uno conscio e uno inconscio, uno (il primo) che chiameremo il SIGNIFICANTE (ossia il veicolo, il suono, il significato più comune attribuibile a quella parola, il senso comune per il quale quella parola viene intesa e descritta nei dizionari), e un secondo, che chiameremo SIGNIFICATO, che attinge all’inconscio tramite la libera associazione, la condensazione, la trasposizione e la metonimia… ebbene si, ancora una volta si tratta di immagini, quella somma di immagini mentali e fotografiche che immediatamente si associano nella nostra mente ad una parola data, parola che perde immediatamente il suo significato “ufficiale”
per assumere una maggior “densità”, o una particolare colorazione data appunto sia dal contesto che dalla particolare interazione tra i due soggetti della comunicazione (tratteremo quindi questo aspetto nell’ ambito della comunicazione visuale).
   2) GENITORE, ADULTO, BAMBINO: due soggetti possono entrare in contatto verbale in 9 modalità differenti (e quindi stabilire altrettanti piani e modi di comunicare): facciamo un esempio pratico per entrare nel vivo del discorso, prima ancora di affrontarlo teoricamente.
   Quello che usiamo maggiormente nel rapportarci sarà del tipo Adulto >> Adulto: ossia, tendo a pormi all’altro in modo obiettivo e paritario, stimolando in lui una reazione analoga. Ma ora immaginiamo il capoufficio venire verso di noi su tutte le furie per un’aspettativa mancata: si rivolgerà a noi nello stesso modo? Certamente no, ma userà una comunicazione “trasversale” in cui, anche se le parole hanno un “significante” adulto, la loro intonazione, certi vocaboli, certe espressioni tipiche, saranno del tipo Genitore >>Bambino, attraverso il quale otterrà il vantaggio psicologico di dominare in modo autoritario ed a senso unico la conversazione: “Ma insomma, Fantozzi, oggi non me ne combina una giusta, cosa devo fare per farmi capire da lei? E stia un po’ attento, perdiana, che non siamo qui per giocare …” L’interlocutore sarà automaticamente portato ad identificarsi nella parte “bambina”, probabilmente balbetterà una scusa, ma avrà perso il round. Probabilmente rientrando a casa frustrato per non aver saputo “tener testa” al suo principale, riverserà sulla moglie lo stesso meccanismo, ed invece di reagire ad un “Ciao, come va” in modo pacato ed adulto, risponderà scocciato: “Dai, piantala che oggi non è giornata, piuttosto dimmi cosa c'è per cena… non avrai mica fatto ancora la solita cotoletta, spero!”, anche qui un messaggio “trasversale” da Genitore a Bambino che chiuderà qualsiasi normale e aperto sviluppo alla comunicazione: da lì in avanti probabilmente la serata casalinga procederà con un intreccio erroneo di messaggi trasversali, che otterranno solo la fuga dal “gioco erroneo” di uno dei due soggetti.
   Questo tipo di comunicazione “trasversale” infatti è monco, non ammette risposta, ed indica la precisa volontà di non voler affatto mettersi in sincero contatto con l’altro, ma di esercitare su di lui, in quel momento, un preciso dominio psicologico. È esattamente il tipo di comunicazione oggi usato nei notiziari, nei TG, e nei media in genere.

I TRE COMPONENTI DELL' IO
   Saltiamo a piè pari l’impianto completo dell’analisi transazionale che qui non ci interessa, e soffermiamoci invece su questo singolo aspetto che diventa uno strumento semplice e formidabile per capire le transazioni erronee e correggere, o toglierci, dai conseguenti errori di comunicazione.
   In modo simile a quanto fatto da Freud, Berne suddivide l' io psicologico in tre settori: il Genitore (grossomodo corrispondente al Super-Io freudiano, è il settore dell’autorità), l’Adulto (corrispondente all’Io freudiano, è il settore della coscienza vigile, della fattività matura) ed il Bambino (corrispondente all’Es freudiano, è il settore dell' impulsività, dell’emozione primordiale, delle pulsioni non ancora controllate dall’Adulto).
   Questi tre stati non sono tra loro separati ed indipendenti, ma in comunicazione
continua; sintomo di maturità è proprio la capacità dell’Adulto di mediare le rispettive
pulsioni, e di sapersene far carico “elasticamente” e armonizzandole, e di potersi spostare a
piacere in una delle tre, assecondandola o reprimendola. Al contrario, sintomo di malattia
sarà la “fissità” dell’io in uno dei tre stadi, una fissità generalizzata che comporta
l’incapacità di spostarsi e di farsi carico delle pulsioni degli altri stadi, che verranno o
inconsciamente rimosse o attivamente negate. Per esempio, chi risponde a quasi ogni
stimolo sempre in modo autoritario ha una caratterialità “fissata nel Genitore”, così come
chi risponde sempre deresponsabilizzandosi e non dando il giusto peso a questioni gravi
ed importanti ha una caratterialità fissata nel Bambino. La caratterialità sana, pur essendo
fissata principalmente nell’Adulto, ha la capacità di “spostarsi” senza troppi problemi tra
le tre: per esempio, a letto una coppia può temporaneamente regredire allo stadio di
Bambino e gioirne senza problemi (linguaggio e atteggiamento innocente e affettuoso,
giocosità erotica, ecc) cosa impossibile per chi è fissato nel genitore, che in quanto tale sarà
portato a liquidare come “sciocchezze” ogni effusione o rapporto bambino, e ad instaurare
un controllo di tipo sadomasochista per un sostanziale sentimento di paura.
   Paura derivante dal non pieno controllo di qualche pulsione rimasta inconsciamente
attiva a livello bambino, e che minaccia l’Adulto, costringendolo proprio per questo a
difendersene fissandosi al ruolo di Genitore. Come si vede tale schematizzazione dell’io
psicologico si presta ad una immediata e semplice comprensione delle dinamiche e del
modo di porsi dell’individuo in generale rispetto all’altro, diventando così uno strumento
utilissimo per lo studio della comunicazione.

   Cosa succede infatti nella transazione relazionale? A questo punto è facile intuire che,
prendendo due soggetti e ponendoli di fronte, avremo tre “partizioni” per ciascun
soggetto, ognuna delle quali può stabilire una comunicazione con una qualsiasi delle tre
altrui. Berne afferma quindi che solo le transazioni che avvengono in linea retta (Genitore
>> Genitore, Adulto >> Adulto, Bambino >> Bambino) generano una comunicazione
corretta, mente quelle che avvengono per via obliqua (per esempio Genitore >> Adulto o
Genitore >> Bambino, ed in modo simile per gli altri stadi) generano una comunicazione
erronea, un “gioco” che tende ad intrappolare in una qualche forma di controllo anziché a
comunicare in modo efficace e spontaneo.
   Torniamo al nostro esempio sotto le lenzuola: se il partner mi stimola in modo giocoso e
con frasi ingenue e “stupide”, io posso accettare il gioco (relazione Bambino >> Bambino)
ed in questo caso si svilupperà una comunicazione corretta tra i due stadi (per quanto
sempre sottoposta al benestare dell’Adulto, sempre presente: solo nella completa follia si
ha la totale sparizione dell’Adulto); ma se io risponderò scocciato “Dai, piantala con queste
bambinate” mi sarò posto nella modalità Genitore >> Bambino e, rimproverando il
bambino altrui, cercherò il suo controllo anziché una comunicazione spontanea.

Altro esempio di transazione relazionale:
   Il marito chiede: “Sai dov’è la mia cravatta nera? Non la trovo da nessuna parte” (Adulto
→ Adulto).
   Se la moglie risponde: “Non so, non l’ho vista”, abbiamo una transazione complementare
(Adulto → Adulto).
   Se la moglie risponde: “Perché dai sempre la colpa a me?” si determina una transazione
incrociata (con il Bambino che risponde al Genitore, invece dell’Adulto che replica
all’Adulto), interrompendo la comunicazione; lo stesso effetto si verifica con la risposta:
“Ecco, perdi sempre tutto!” (in questo caso, è il Genitore della moglie che si rivolge al
Bambino del marito).

   E ALLORA? Allora è facilmente intuibile che io posso intenzionalmente sviare una
corretta comunicazione ponendomi volutamente in una transazione incrociata, e
mantenendola. Se vorrò esercitare un controllo di tipo autoritario, per esempio, ed una
comunicazione - trappola dalla quale sarà impossibile uscire porrò una transazione di tipo
Genitore >> Bambino; allo stesso modo una transazione di tipo Bambino >> Adulto potrà
porre un ricatto emotivo comunque atto a controllare emozionalmente l’altro proprio
attraverso un messaggio di “debolezza”.
   Qualsiasi comunicazione di tipo Pubblicitario / Propagandistico, per funzionare, si
pone proprio attraverso una transazione incrociata: nel caso di un semplice spot la cosa
sarà limitata sia nel tempo che nella portata degli effetti; molto più grave la Propaganda, in
quanto non limitata nel tempo e che investe aspetti importanti e vitali dell’esistenza delle
persone. Pur essendo le due facce della stessa medaglia, possiamo affermare a buon diritto
che la propaganda è la faccia negativa della pubblicità, anche perché viene generalmente
utilizzata per indurre comportamenti contrari all’interesse stesso della massa cui è rivolta
(anche se è possibile utilizzarla per indurre comportamenti vantaggiosi infatti, a questo
punto decade la necessità stessa di una “persuasione occulta” in quanto gli stessi sarebbero
naturalmente accettati di buon grado; ma possiamo comunque avvalercene anche in senso
“buono”, per esempio per indurre comportamenti virtuosi non ancora entrati a far parte
dell' Immaginario Collettivo.
   Un esempio a caso, dite? Ma l’introduzione di moneta locale, parbleu!)

   PROVATE A GIOCARE: per comprendere appieno quanto qui brevemente esposto,
potreste provare un paio di esercizi pratici:
   1) Osservazione: al bar, al mercato, tra gli amici, provate a seguire il dialogo tra due
persone e cercate di capire che tipo di transazione instaurino. A proposito: anche parlare
sempre degli stessi argomenti non per arrivare a qualche conclusione, ma per la pura
gratificazione immediata, è un “gioco” in cui la comunicazione assume lo stesso significato
simbolico, che ne so, di un lecca-lecca: i “fan” di qualsiasi cosa che trovandosi parlano
quasi sempre dello stesso argomento usano la comunicazione per pura autogratificazione,
e come compensazione di qualche mancanza affettiva.
   2) Forzate la transazione: potreste poi provare ad impostare con una cavia (il/la partner
in genere sono cavie perfette) una transazione volutamente incrociata e mantenerla ad
oltranza… osservando come il partner affronterà lo spiazzamento che sicuramente gli
causerete.
   3) Riportare una transazione erronea nei giusti binari: Ecco, ora siete pronti per
individuare le erronee transazioni incrociate, capire dove vuole andare a parare l’altro e
provare a riportare (ma questo dipenderà anche da lui) la comunicazione entro binari
paralleli.

   E dato che quest' ultima cosa non è possibile farla con uno schermo, ecco perché la TV
vince sempre!

Mondart

sabato 30 gennaio 2016

Se fai l'amore con la televisione, ricordati il soprabito...




   …dove per “soprabito” si intende una protezione popolarmente conosciuta anche con
il termine di preservativo.

   Anche guardare la TV può essere molto istruttivo, a condizione che lo si faccia non per
venirne condizionati (né tantomeno per informarsi!), ma anzi per imparare a capire ed
evitare le tecniche ed i trucchi usati proprio dalla propaganda. Abbiamo già visto (Babbo Natale e la CocaCola) le modalità attraverso cui funziona uno spot pubblicitario e i troyan emozionali usati per
entrarvi in testa eludendo l’attenzione e la critica vigile.
   Bene: poiché ormai tutta l’informazione è diventata propaganda, essa funzionerà
esattamente allo stesso modo di una pubblicità, ed userà le stesse identiche tecniche, che
anzi saranno ancor più visibili in quanto applicate alla buona, velocemente, con scarso
senso estetico e funzionale dai giornalisti stessi trasformatisi ormai in un mostruoso aborto
comunicativo.

   Aborto comunicativo in quanto se snaturati della loro vera funzione di informazione,
non sono tuttavia dei pubblicitari né vengono messi in condizione di utilizzare
adeguatamente le conoscenze e i mezzi dello spin doctoring: non sono più né carne né
pesce insomma, ed infatti chi sa leggere il loro tipo di comunicazione non potrà far altro
che contorcersi dalle risate, o vomitare di brutto se lo stomaco è più debole; a rifarsi la
bocca potrà poi servire la degustazione di un bello spot pubblicitario che almeno è cucinato
bene.
   Questo serva dunque a consolarci facendoci già intuire che le trasmissioni di cosiddetta
informazione, ben lontane dal costituire quel temibile strumento di controllo orwelliano
paventato dai più, possono risultare godibili al pari delle comiche di Stanlio e Ollio,
talmente la propaganda ivi profusa è maldestra, risibile, riconoscibilissima e cafona
(ovviamente poi resta il problema di andarsi a cercare un po’ di informazione meno
addomesticata).



   Molto più pericolose invece sono proprio le trasmissioni d’intrattenimento, dove la
propaganda non riguarda più un singolo fatto ma tende ad infondere un intero modo di
pensare, una visione del mondo, insomma quel Pensiero Unico tanto caro al potere, con
tecniche che tenderanno ad operare quello svuotamento degli Archetipi a noi più cari per
ridurli a puro veicolo, a puro strumento di vendita dell’ideologia dominante. In questi
contenitori (talk-show, telefilm seriali, fiction, film) la propaganda è meglio gestita e
confezionata più professionalmente; inoltre è meno visibile sia perché presentandosi come
“intrattenimento” tali spettacoli abbassano automaticamente le nostre barriere critiche e ci
trovano già bendisposti e rilassati, sia perché il loro fine non è semplicemente camuffare un
evento ma orientare il pensiero e l’opinione pubblica nel suo complesso. Il loro fine
insomma è proprio quello di creare quel backgroud emozionale e culturale sul quale andrà
poi a innestarsi la disinformazione spicciola.
   Sono queste pertanto le trasmissioni che rappresentano il vero pericolo televisivo da cui
difendersi, anche perché vengono appositamente allestite ad hoc, così come i colossal, i
festival dei fiori e qualunque altro costoso baraccone mediatico direttamente gestito dal
potere.
   Anche qui avremo ampia scelta di menù, e potremo osservare quale cura viene messa nel
condire con la salsa della propaganda piatti “per bocche buone” (come i talk-show in
genere) dove l’uso della medesima sarà sfacciato e preponderante e le tecniche facilmente
riconoscibili, fino ai piatti più raffinati, come l’ultimo film di successo, la fiction, il
programma culturale in seconda serata, dove per riconoscerne le più sottili sfumature e gli
amalgami sopraffini servirà un certo palato da sommelier.

   Il loro funzionamento però, stringi-stringi, è sempre riconducibile alle tecniche già viste
parlando dello spot, e quindi facilmente sgamabile da un occhio appena un po’ attento.
Non serve infatti la laurea per riconoscere e stornare la propaganda, ma qualche
accorgimento tecnico e un po’ di psicologia spicciola, accorgimenti che cercheremo qui di
vedere non in modo accademico ma proprio con la funzionalità richiesta ad un semplice
“vademecum” da applicare e utilizzare alla bisogna.



   La transazione Genitore >> Bambino: il primo fondamentale meccanismo da capire
appena ci sediamo davanti alla TV è che essa, in quel momento stesso, assume
automaticamente per il nostro inconscio il ruolo dell’Autorità. Ora, l’Autorità in senso
lato (così come il Potere) è un’idea di per sé senza colore né connotazione morale, un puro
contenitore nel quale io ripongo la mia fiducia e la mia disponibilità a lasciarmi guidare e
plasmare.

   Esistono però sia esempi di Autorità Positive come anche una serie di Autorità Negative:
la differenza tra l’una e l’altra sta nel modo di applicazione dello strumento autoritario: se
chi lo detiene lo userà per DIMINUIRE LA DISTANZA esistente tra i due soggetti
parleremo di applicazione positiva dell’autorità (esempio di questo tipo è il maestro, il
genitore coscienzioso, chi insegna un’arte, tutti i casi in cui l’interesse di entrambi i soggetti
coincide nel raggiungimento di una sostanziale parità, e nell'annientamento stesso delle
distanze per arrivare ad un pareggiamento ideale di capacità e conoscenza). Se chi lo
detiene lo userà invece per AUMENTARE LA DISTANZA esistente tra i soggetti
parleremo di autorità negativa (ne troviamo esempi in ogni forma fortemente
burocratizzata, nell’esercito, nelle gerarchie chiuse, nei rapporti di lavoro sottomesso, ecc,
dove l’interesse dell’autorità sta nel mantenere le distanze tra i soggetti inculcando
nell’altro un senso di inferiorità). A sua volta potremo distinguere in questa seconda
categoria le forme del semplice Autoritarismo (gestione rigida dell’autorità a fini
organizzativi come avviene per esempio nell’esercito) e del molto più pericoloso Sadismo
(gestione dell’autorità tendente alla sopraffazione fisica e/o psicologica del sottoposto).

   Non solo la TV e i Media usano oggi quasi esclusivamente quest’ultimo tipo di
Autorità sadica, ma lo fanno anche in modo che non riusciamo a metterlo in discussione,
instaurando la tipica “transazione obliqua” (ne parleremo in un prossimo post, trattando
di Eric Berne e dell’analisi transazionale) esistente tra genitore e bambino ed usandola in
modo tipicamente sadico (aumentare la distanza con l’inganno e creare sudditanza
psicologica).
   Infatti il linguaggio attuale dei media non è (come sarebbe da aspettarsi in un ambito
puramente informativo) del tipo Adulto >> Adulto, in cui si stabilisce un rapporto
comunicativo paritario, ma adotta il tipico linguaggio che si userebbe con un bambino di
pochi anni: pur estremamente suadente, è ovvio il messaggio trasversale di netta
distinzione tra “chi sa” e chi “deve tacere ed ascoltare perché non ha l’età né l’esperienza
per capire e tantomeno per controbattere”. Tecnica usatissima per esempio nei talk-show,
dove il conduttore voglia ridurre al silenzio un interlocutore diventato scomodo, tecnica
con cui si danno le notizie nei TG, tecnica usata in modo più innocuo in ogni spot, dove si
fa appello proprio alla temporanea regressione infantile ottenuta subliminalmente
attraverso il troyan emozionale.



   Prendere confidenza con questa tecnica sarà quindi la prima cosa da fare per
difendersi dalla persuasione occulta; ci ritorneremo: nel frattempo potreste divertirvi
analizzando dall’esterno qualsiasi dialogo tra due persone, e vedere tra quali “stadi” (Genitore, Adulto, Bambino) viene condotta la transazione comunicativa.
   Va da sé che il mio atteggiamento sarà molto diverso se il mio interlocutore si rivolge a
me come un bimbo o come un adulto, in quanto tenderò automaticamente a mettermi
proprio in quella condizione emotiva: e se con un interlocutore reale posso riconoscere e
forzare questo espediente cercando di non sottostare a questo gioco, la stessa cosa non
potrò assolutamente farla con uno schermo di vetro!

Decalogo del perfetto amante mediatico:

   Ecco quindi una serie di tecniche psicologiche di vasto utilizzo mediatico, tecniche da
cui "preservarvi" per far l' amore in tutta sicurezza anche con la televisione:

1-La strategia della distrazione
   L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
   La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle
conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la
cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da
temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun
tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali”.

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una
“situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia
questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o
si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che sia il pubblico
che richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi
economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo
smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni
consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo)
furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà,
flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti
cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e
necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. È più
facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Primo, perché lo sforzo non è quello
impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare
ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato.
Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato
quando arriva il momento.




5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e
una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore
fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo
spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona
come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa
probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona
di 12 anni o meno.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale
e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette di aprire la porta
d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o
indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo
controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi
inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua
insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il
sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato
depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le
conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la
neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata
dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio
l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei
casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello
che lo stesso individuo esercita su sé stesso.


Di Mondart

mercoledì 14 ottobre 2015

Cosa fa uno "Spin Doctor"?

di Mond-Art


   Immaginiamo un dialogo tra un grafico e uno spin doctor, dialogo che potrebbe rendere bene l'idea di come agisce la propaganda al momento di ideare, per esempio, un manifesto elettorale; il dialogo al tempo stesso ci descrive molto bene la figura e le mansioni di uno spin doctor.

   Il dialogo riporta un esempio banale, ma dovrebbe rendere più chiari alcuni concetti riguardanti la Propaganda e farci riflettere su quelle che crediamo essere "le nostre ferree convinzioni":

   Un Capo ufficio si rivolge al suo grafico:

   Ciao Roberto, ti presento X è un esperto di comunicazione e sarà il nostro Spin Doctor per questa campagna; quindi collaborerai con lui e sarà il tuo punto di riferimento per ogni cosa legata a questo servizio.

   Lo Spin Doctor si presenta e dopo che il capo ufficio è uscito si accomoda accanto alla postazione del grafico:

SPIN DOCTOR
Vabbé Roberto, diamoci del tu OK? Stamattina cosa abbiamo?

ROBERTO
Il manifesto di Obama

SPIN DOCTOR
OK! Vediamo di capirci, dobbiamo lavorare a questa cosa assieme, non si tratta di un rapporto... tipo: io dico tu fai; è importante che tu capisca quello che stiamo realizzando...

ROBERTO
Nessun problema, cercherò di chiederti tutto quello che non mi è chiaro... Ecco, qui ho tutti i materiali che ci servono, scusa un momento, mi spieghi esattamente cos'è uno Spin Doctor?

SPIN DOCTOR
Beh! In realtà è un termine infelice... letteralmente significa "Dottore del raggiro", o "Manipolatore di opinioni", diciamo che sono un "Costruttore di idee" che suona decisamente meglio.

ROBERTO
Ah! Ma è un vero e proprio mestiere dunque?

SPIN DOCTOR
Beh, si! La guardi mai la pubblicità?

ROBERTO
Si, ovvio, chi non la vede, ho fatto una domanda scema...

SPIN DOCTOR
Niente affatto, lo sai quanto tempo passa un occidentale medio davanti alla pubblicità?

ROBERTO
Non saprei... un paio d'ore alla settimana?

SPIN DOCTOR
No, un'ora ogni quattro.

ROBERTO
Ah!

SPIN DOCTOR
Quindi prova a chiederti chi è il regista di maggior successo, il più seguito...

ROBERTO
Tu?

SPIN DOCTOR
Esatto. Gli Spin Doctor sono i registi più acclamati; ogni giorno vedi almeno un'ora di film realizzato da uno come me... eppure non sapevi nemmeno cosa fosse uno Spin Doctor...

ROBERTO
Un pubblicitario insomma...

SPIN DOCTOR
No, no... un pubblicitario vende un prodotto; ma quei personaggi in pratica non esistono più. Io ho il compito di costruire l'immagine che tu hai di te stesso...

ROBERTO
Come sarebbe a dire, scusa?

SPIN DOCTOR
Sai chi è Bernays?

ROBERTO
No...

SPIN DOCTOR
Vabbé, non fa niente, ti manca ancora molto?

ROBERTO
No, un secondo ancora... ho quasi fatto.

SPIN DOCTOR
OK! Comunque Bernays ha detto: coloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. Sono loro che manovrano i fili.

ROBERTO
Sembra uno paranoico, un maniaco dei complotti?

SPIN DOCTOR
No, semplicemente uno che conosceva bene il suo lavoro. Scriveva queste cose negli anni venti.

ROBERTO
Ecco, sono pronto, ci sono tutti i files.

SPIN DOCTOR
Bene, cominciamo dal nostro soggetto, è un candidato di colore.

ROBERTO
Si...

SPIN DOCTOR
Allora, come si comportano tutti i neri che conosci? Si può avere un caffè...?

ROBERTO
Certo... Carla? Ci porti due caffè? Beh! Si comportano come me, più o meno...

SPIN DOCTOR
Ahahah, vedi? Se mi fermassi a questo non riuscirei mai a convincere nessuno... no Roberto, tu pensi che un candidato nero non vada bene per le elezioni e lo sai perché? I neri ascoltano il Rap, cantano come se avessero una tromba in gola, corrono con le ali ai piedi, hanno un fisico da paura, fanno i camionisti o gli spazzini, sono dei gran pugili e sfondano la faccia ai portoricani perché fanno commenti sulle loro ragazze. Mollano le donne al terzo figlio, perdono i capelli e diventano grassi dopo il matrimonio, si ubriacano di birra e da vecchi sembrano dei saggi ma poco dopo muoiono... ecco, questo è ciò che sai della gente di colore, ed è proprio per questo che non vorresti che uno di questi signori diventasse il tuo Presidente.

ROBERTO
No, mi spiace ma devo darti torto, non è affatto questo quello che penso della gente di colore, per niente.

SPIN DOCTOR
Non ho detto che è quello che pensi ma quello che sai, c'è un'importante differenza, sono cose diverse... pensa a un Ebreo, prova a immaginartelo... lo vedi?

ROBERTO
Si...

SPIN DOCTOR
Ha certamente una giacca o un gilet; probabilmente i capelli bianchi con un po' di calvizie ed è sicuramente un bianco, no?

ROBERTO
Si, in effetti...

SPIN DOCTOR
Questo è quello che sai sugli ebrei...

ROBERTO
Lei è per caso un razzista?

SPIN DOCTOR
No, il razzista sei tu Roberto. Potevi pensare ad un ebreo africano ma non lo hai fatto; il tuo ebreo poteva essere una specie di tuareg, ma chissà perché gli hai messo il gilet.

ROBERTO
Mai io...

SPIN DOCTOR
Il nostro scopo oggi, componendo questo manifesto, è di sconfiggere questa immagine. Anche se Obama è nero deve sembrare un bianco di Wall Street, con i capelli lisci e la riga curata... castano magari, perché questo è certamente un ottimo presidente.

ROBERTO
Ma lui è nero con i capelli ricci...

SPIN DOCTOR
Questi sono dettagli, la cosa importante è che lo vedano bianco. Lui non lo può essere, è necessario quindi inserirlo in un contesto ripulito; nel contesto cioè in cui tu vedresti un bianco dominante. E' in questo modo che lo vedranno bianco. Iniziamo dai colori; gli Americani amano principalmente due cose: la bandiera e i soldi. Ma il dollaro lo ami privatamente mentre la bandiera è un amore da esternare pubblicamente. Dobbiamo quindi evitare che pensino ai dollari altrimenti si spaventano e mettono una mano al portafoglio, perché pensano che un nero gli vuole fregare i soldi. Evitiamo dunque di utilizzare il verde come colore, OK? Usiamo i colori della bandiera e sottolineiamo che non esistono altri colori. Fai una palette blu, bianca e rossa e prendi i colori dalla bandiera.

ROBERTO
OK, ci sono...

SPIN DOCTOR
Perfetto, ora vediamo i simboli; dobbiamo rimanere sulla bandiera. Il nostro motto è: Si, noi possiamo, quindi speranza... ma la speranza richiama futuro e il futuro richiama incertezza... dobbiamo richiamare futuro e certezza e in questo possiamo farci aiutare dai socialisti europei; te lo ricordi il simbolo dei socialisti europei?

ROBERTO
No, in questo momento... non saprei proprio dire...

SPIN DOCTOR
Il sole, il sole che sorge. E' una certezza il sole; il sole sorge sempre, porta speranza e luce. Inseriamo un bel sole bianco nel simbolo, una sfera luminosa bianca... perfetto! Sotto ci mettiamo un campo arato. Il sole crea ricchezza, la terra è la ricchezza del paese e come solchi ci mettiamo le righe della bandiera... il cielo celeste... no, no Roberto, mettilo al centro; il centro da stabilità, anche se graficamente non è il massimo, il nostro compito non è di creare curiosità ma di trasmettere certezze... OK, passiamo alla fotografia.

   Roberto propone una foto del candidato in abito da sera.

ROBERTO
Usiamo questa?

SPIN DOCTOR
Che ti avevo detto di quello che sai sui neri?

ROBERTO
Che ascoltano il Rap?

SPIN DOCTOR
Si, ma anche che mollano la moglie.

ROBERTO
Si vabbé, ma questi sono luoghi comuni...

SPIN DOCTOR
Noi siamo i creatori dei luoghi comuni... usiamo i luoghi comuni... il cittadino è un prodotto dei luoghi comuni. Hanno intriso la coscienza della gente fino al midollo Roberto; tutta la realtà è soltanto una costruzione sociale e noi siamo gli architetti. Mettiamo un mattoncino sopra un altro mattoncino. Ascolta, ti piacciono i biscotti? Immergerli nel latte al mattino? Non ti ricorda belle immagini di natura? Ma che ne sai tu della colazione? Credi davvero di saper fare una colazione originale? Tutte quelle immagini ti sono state messe li da gente come me; tu non senti nemmeno il bisogno di una colazione diversa da quella che ti hanno insegnato. Se gli Spin Doctor avessero avuto direttive diverse, tu la mattina mangeresti Krauti con i Wurstel e non ti sarebbero mai passati per la testa i cereali con il latte. Nei supermercati troveresti le confezioni di Wurstel con gli uccellini e le immagini della natura. Nella pubblicità vedresti la mamma che prepara i Krauti ai bambini prima della scuola. Sei davvero convinto di averla scelta tu la colazione? Ecco, perfetta! Usiamo questa fotografia.

   Roberto ha trovato una foto del candidato assieme alla famiglia.

SPIN DOCTOR
Bene, ora smontiamo l'immagine che hai in testa; ingrandisci l'anello, di più, non importa se è innaturale non se ne accorgerà nessuno, l'importante è che lo vedano ma non si concentreranno su quello. L'orologio va bene così, ha appena giocato con i figli, vedi la posizione? Li tutela ed è un buon marito. Metti una collana di perle alla moglie, fa molto middle class. OK, adesso metti la foto in una tonalità di grigi, dobbiamo farlo apparire solido come una foto degli anni settanta; bene, ora puoi mettere la scritta, un carattere solido e mi raccomanda sempre centrale.

ROBERTO
Ma tu credi in qualcosa?

SPIN DOCTOR
Io credo a tutto, e molto intensamente...