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sabato 15 settembre 2018

Immaginare soluzioni diverse



di Mondart

"Sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo"... Riprendo il discorso iniziato con il precedente post, sottolineando fino alla nausea come nessun cambiamento esteso sarà mai possibile se non conquistato innanzitutto a livello di atteggiamento mentale personale e autonomia pratica quotidiana: in sostanza, smettere di delegare e assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ovvero smettere di ricorrere al "Genitore Esterno" ed assumere un'Autorità Interna.

IL PIÙ GROSSOLANO ERRORE DEI BLOGGERS
   Ho già detto dei più comuni errori di comunicazione che paradossalmente trasformano il 90% dei blog non in strumenti di liberazione ma, al contrario, in strumenti di amplificazione del Pensiero Unico:

   1) Postare notizie su notizie illudendosi di "fare informazione": anche se ben fatto, tale lavoro sarà del tutto sterile se non accompagnato anche da un tentativo di sintesi e dalla formulazione di una qualche proposta alternativa (è esattamente il principale espediente adottato in ogni media mainstream per creare disinformazione!).
   In questo modo infatti si rischia un'eccessiva sovraesposizione di notizie che, anche se veritiere, non otterranno di fatto che di essere semplicemente "consumate" dal lettore, esattamente come viene consumato un TG o il Corriere. Vengono infatti a mancare nel lettore così sovraccaricato il tempo, il collegamento logico e la spinta psicologica per una loro maggiore elaborazione ed effettiva utilizzazione. E non importa che in questo caso le notizie siano veritiere: importanza maggiore assume il fatto che si spinge ad una loro FRUIZIONE PASSIVA, un ozioso passatempo cervellotico, come può esserlo giocare scacchi piuttosto che tirare calci ad un pallone.
   "Cosa vuoi fare, di fronte a tutto questo?" ...sarà il solo pensiero predominante che alla fine si formerà nel lettore, che si riterrà "informato" ma non muoverà per niente le chiappe verso una qualsiasi ulteriore forma di responsabilizzazione.

   2) Andare alla ricerca del vertice, del responsabile, della "causa prima" come se questo potesse risolvere qualcosa... questo tipo di blogger o è un gatekeeper o è estremamente ingenuo, in quanto (volutamente?) ignora che:
   a) la causa prima siamo proprio noi; gli altri eventualmente sono solo degli approfittatori della nostra dabbenaggine. E anche se in questo blog si sostiene l'idea che l'Uomo nella maggioranza non sia affatto "cattivo" (come vorrebbero invece farci credere i media), non si è mai detto che non sia sostanzialmente coglione, anzi! I fatti dimostrano come oggi l'uomo sia diventato un coglione al cubo, perseverando a remare nella direzione distruttiva contro i suoi stessi più vitali interessi.
   Finché gli uomini continueranno a farsi polli, gli attuali detentori del potere, che non a caso sono proprio dei mercanti, continueranno a spennarli: la sola cosa che i mercanti sanno fare. Semplice e ovvio.
   b) si distoglie energia dal cercare una reale soluzione, inducendo la falsa idea che tutto si potrà magicamente risolvere una volta individuato "il colpevole": Peccato che non ci sarà nessuno a far nulla contro presunto tale colpevole!
   c) si rafforza in definitiva il Pensiero Unico, muovendosi sempre nell'unica direzione voluta dai controllori, invece che promuovere forme di pensiero alternative.

FAVORIRE LA CRESCITA
   Ma c'è un terzo madornale errore psicologico in cui cadono troppo spesso anche quelli più in buona fede: è l'atteggiamento che chiameremo: "Babbo, è stato lui a rubare la marmellata!"

   Questi paladini della giustizia infatti rincorrono sempre l'ultima malefatta del cattivone di turno, e la denunciano a gran voce e con grande sdegno emotivo; sono in genere quelli che credono ancora nella "politica", o comunque in qualche forma di rappresentanza: il loro atteggiamento insomma, è uguale a quello del bimbo che chiama in causa una "Autorità superiore" a fare giustizia. Parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, sembrano dire: "Gigante, pensaci tu..." ma A CHI si stanno esattamente rivolgendo, una volta capito che è proprio il potere costituito il problema? Chi ci deve pensare, se proprio il Gigante è il più grande stronzo di tutti? Quale "Autorità" chiamare in causa, quando l'autorità esterna è del tutto malvagia e complice nella causa del problema stesso?

   Se ci pensate bene, è lo stesso atteggiamento psicologico premiato da trasmissioni di sedicente "approfondimento" culturale e politico, i vari Anno Zero, Matrix, Ballarò e via dicendo... dove magari si affrontano anche tematiche scottanti, ma chiamando in causa, quale entità atta a farsene carico, un "Babbo" inesistente, o peggio, proprio il "Babbo Natale venditore di Coca Cola", ossia un propagatore dello stesso sistema che ha generato il problema.
   Insomma ancora una volta si cavalca una sacrosanta, sana e giusta pulsione innata nell'uomo (il tendere naturalmente ad un senso di giustizia che, vivaddio, rimane intatto nella maggioranza delle persone), per condurlo a sfociare in un vicolo cieco... ed è esattamente la tecnica abusata dai media mainstream del "disinnesco" del potenziale esplosivo.

   Comunque sia, così facendo si pone sempre l'accento all'esterno, rinforzando il senso di fanciullesca sudditanza nelle persone ad una fantomatica "Autorità Esterna", che deciderà ed agirà per loro.
   Questo costituisce il problema cardine, in quanto si allontana la gente dalla consapevolezza che loro stesse sono l'unica autorità a cui far riferimento, si incentiva insomma un processo di mancata crescita, di eterno infantilismo, di dipendenza cronica... ma è questo che un genitore equilibrato vorrebbe per il proprio figlio, o non piuttosto che egli possa raggiungere la piena realizzazione di maturità ed equilibrio valutativo, decisionale e fattivo in completa indipendenza?

POTERE E AUTORITÀ
   È lampante come questo si colleghi direttamente a quanto si diceva nel post precedente: facendovi credere che il potere non è nelle vostre mani non solo i controllori possono amministrarlo a loro esclusivo vantaggio, ma vi sfruttano e indirizzano affinché facciate continua professione di fede in tale controllo. E mentre l'Autorità sana tende sempre ad equilibrare e uguagliare i due soggetti (es: maestro e discepolo), questa autorità, di tipo schiettamente sadico, tenderà invece non solo ad aumentare le distanze, ma a mantenerle all'infinito, facendovi credere che siete pecore bisognose di un pastore, voi che invece siete leoni, ossia i veri detentori del potere.
   È un problema che abbiamo già affrontato nel post: "Se fai l'amore con la televisione, ricordati il soprabito..." parlando di comunicazione, a dimostrare come, ancora una volta, sia solo una questione di suggestione collettiva.

   Ragion per cui proporrei a questo punto di mettere i puntini sulle "i" e di dare a Cesare quel che  di Cesare, a cominciare proprio dai termini con cui si indicano concetti molto, molto diversi tra loro: da ora in avanti chiameremo quindi col termine di "Potere" quello che risiede naturalmente nella massa, e col termine di "Piovra" la sovrastruttura che si è impossessata di tale potere, sovrastruttura che lo esercita senza in realtà possederlo, tanto è vero che per esercitarlo deve continuamente servirsi di voi.

IN SOLDONI:
   Ai blogger: Favorire la crescita, evitando gli errori di cui sopra, e non dimenticando mai che il contatore sul vostro blog altro non è che un infernale strumento del sistema.

   Al lettore: Piantarla di ricorrere al Genitore esterno e sviluppare un'autorità interiore autonoma. Insomma provare ad arrivare ad agire in sintonia con una legge interiore senza troppo curarsi del dictat imposto.

IL FILM
   "Un Sogno per domani", titolo italiano del film Play it Forward, tecnicamente parlando è la classica operazione di propaganda per cui si riesce, parlando di un determinato argomento, a veicolare il messaggio subliminale diametralmente opposto: l'empatia e la solidarietà sociale (argomento del film) sono calate in uno scenario di disadattati, di persone problematiche, lo stesso maestro ha il volto deturpato da un difetto fisico. Il bambino, portatore del messaggio sociale, alla fine viene ucciso proprio dai suoi simili.
   Morale indotta: l'uomo è naturalmente cattivo, e questi argomenti sono solo utopie irrealizzabili di una classe che vive ai margini della società, espressione di persone "mancanti" e imperfette.
   (L'happy end è solo un proforma che risponde ad esigenze puramente commerciali di vendibilità del prodotto, ma che non intacca il messaggio subliminale nel suo complesso).
   Decifrazione: ora, poiché noi ormai sappiamo benissimo da chi vengono condotte tali operazioni e quali mentalità abbia chi guida la società occidentale (qui), possiamo decifrare il film in senso totalmente opposto: ossia che la "Piovra" ha una paura folle di queste sacrosante pulsioni di giustizia, di empatia, di solidarietà, e per questo le minimizza e le sminuisce come "utopiche" espressioni di falliti, di persone socialmente disadattate o comunque con grossi problemi. Quindi non fatevi ingannare: la verità è che la Piovra teme come la morte che un tale comportamento empatico possa arrivare a manifestarsi apertamente.

lunedì 23 maggio 2016

Cosa fare?



Davvero c'è un baratro davanti a noi, stiamo correndo verso l'abisso con lo sguardo incollato al cellulare. 

Vorrei dire VOI, ma devo usare il NOI perché anch'io vengo spinto verso il baratro, nonostante cerchi di andare dalla parte opposta vengo trascinato dalla folla. Da persone rese cieche dal cellulare, lo sguardo perso in un mondo che non esiste.

Si corre in mezzo ad una palude velenosa. Mangiamo veleno, beviamo veleno e respiriamo veleno.

Che banalità! Quante volte avete sentito o letto ciò che qui sopra è scritto? Ormai ha perso di significato, sapete che è tutto vero eppure non impiegate un secondo per cambiare. 

Come? Come si cambia? Ah intendo cambiare sé stessi non il mondo, troppo facile annunciare: "cambierò il mondo" senza cambiare sé stessi. 

Ogni libertà va conquistata prima a livello di pensiero, quindi per cambiare sé stessi bisogna cambiare il nostro modo di pensare, di costruire i ragionamenti, bisogna, insomma, cambiare il nostro immaginario, perché è il nostro immaginario a definire le nostre azioni e quindi la realtà intorno a noi (si, è tutto intorno a te).

E come si cambia la nostra mente? La nostra mente si cambia modificando i nostri comportamenti e viceversa.

1) Buttate via la televisione. Si lo so, banalissimo, lo dicono tutti i guru più cool, e in effetti non avere la televisione fa molto snob. La TV è uno strumento micidiale, propaganda disponibile 24/24 che plasma, letteralmente, l'immaginario di intere nazioni, del mondo oserei dire, e poi questo immaginario si traduce in azione, perché noi tentiamo di realizzarlo, cambiando così la realtà che ci circonda... non so se cogliete il potenziale utilizzo di questo strumento di controllo. Per approfondire: Se fai l'amore con la televisione... e Cos'è la realtà?  

Dopo che vi sarete sbarazzati della TV (adesso hanno fatto la furbata di mettere il canone RAI nella bolletta elettrica...), vi serviranno nuovi mezzi per informarvi, internet fa al caso vostro ma, ed è un ma grosso come il K2, niente Facebook, Twitter, Instagram (uno dei peggiori), etc. etc.  quindi il punto due è:

2) Niente Social Networks. Perché? Vi starete chiedendo, oppure: "Eh si ma cheppalle non ti va bene niente." Già può sembrare così, la verità è che ci sono davvero poche cose che vanno bene a questo mondo. I Social Networks (Reti Sociali) anzitutto sono il contrario della socialità, che è incontrarsi e guardarsi negli occhi, essere presenti fisicamente e mentalmente. Tuttavia la cosa più subdola dei Social è che soffocano la capacità di argomentare, parola strana eh? La capacità di argomentare consiste nel saper sostenere un discorso (argomentazione) mediante il quale si cerca di fornire un fondamento alla propria posizione (asserzione) su un qualsiasi tema. Continuando su questa china si arriverebbe a parlare di filosofia (bleah! roba da vecchi, meno male che la stanno togliendo dalle scuole, noi siamo gggiovani), logica (ri-bleah!) e retorica (questa non sapete neanche cosa significa), quindi passiamo oltre.

Come avrete capito argomentare non è semplice, richiede conoscenza del tema che si vuole sostenere, una capacità di linguaggio articolata e (ma forse chiedo troppo) la conoscenza di, almeno un po', di retorica. Ho messo quelle parole in grassetto per un motivo, il motivo è che quella capacità di linguaggio è ciò che i Social ci tolgono. È vero che Facebook permette di scrivere post lunghi ma quanti lo fanno? E in quanti li leggono? I Social  ci tolgono la capacità di argomentare imponendoci di esprimerci in poche, pochissime parole, o solo in immagini. Non basta postare una frase famosa per sostenere un argomento (o un immagine con una frase famosa), bisogna studiare e questo mi porta al prossimo punto:

3) Studiare la Storia. Questo è un punto che farà storcere il naso a molti, del resto la scuola fa il suo dovere togliendo la voglia di conoscenza e studio (una rivelazione: studio e scuola non sono sinonimi). Perché studiare la storia? Semplice, per capire il presente. Studiate il passato per comprendere il presente e, quindi, vedere il futuro. Capire il presente non vi farà più sentire smarriti, saprete analizzare criticamente gli eventi, trarre delle conclusioni e delle opinioni che siano Vostre e non di esperti a gettone che berciano dalla scatola parlante (TV).

Ma forse volete qualcosa di più immediato... qualcosa che si possa fare subito, magari domani stesso? O forse oggi? Le banche sono ancora aperte?

4) Chiudete il conto in banca/posta. Noi abbiamo un'arma. Potente, molto potente. Noi abbiamo i soldi. Soldi che non sono altro che carta straccia a cui noi diamo un valore, ma che intrinsecamente non ne hanno alcuno. Il sistema si basa su questo, il fatto che non sappiamo di poter usare i soldi, i nostri soldi, come arma. È un gigante che si regge su piedi di carta e lo sanno, per questo stanno intervenendo: ora non si possono prelevare più di mille euro in contanti dallo sportello, pagamenti non superiori ai cinquecento euro e, fra poco, abolizione del contante e denaro digitale per toglierci proprio quest'ultima arma.

È da otto anni che non ho un conto e sto benissimo, ma io sono un Disadattato. 

venerdì 30 ottobre 2015

Uomini e Topi

Di Gianluca Freda (Blogghete!)



   Negli anni della nostra infanzia felice era bello rintontirci coi fumetti di Topolino. Ci perdevamo giocosi nel turbine di avventure della meditabonda pantegana disneyana. Viaggiavamo con la fantasia in una dimensione rarefatta, in cui la complessità delle relazioni umane e delle categorie morali era stata riscritta e ridotta ai suoi connotati elementari.
   Camminavamo leggeri per le strade di Topolinia, colorata città popolata da pantegane, mucche, cavalli, cani e bestie plurime dotate di parola, raziocinio e sentimenti umani, dalla quale gli uomini erano stati cancellati. Si individuavano, a monte della narrazione fanciullesca, i segni di una mostruosa operazione di pulizia etnica anti umana che il commissario Basettoni aveva ricevuto l'ordine di passare sotto silenzio. Ma non c'importava. Le pantegane di Topolinia erano così ridenti, spensierate, variopinte. Così diverse da noi, ma animate da principi etici robusti e riconoscibili, dall'antica e vivida dicotomia bene-male dei crociati, che non esitavamo a riconoscere come nostra. La loro superiorità morale, culturale e perfino tecnologica appariva lampante. Spennacchiotto e il dottor Enigm si beffavano con risate tenorili dell'arretratezza neanderthaliana delle nostre industrie petrolchimiche, siderurgiche e metallurgiche.

   Questi ratti festanti erano l'homo superior. Ci saremmo offerti con gioia ai loro rastrellamenti, saremmo discesi con letizia nelle loro allegre fosse comuni, avremmo salutato con riconoscenza i loro bombardamenti umanitari, straripanti di BOOM! e BANG! sui nostri quartieri. In buona parte lo abbiamo fatto davvero. I bambini della scuola di Gorla a Milano, la mattina del 20 ottobre 1944, esplosero dalla felicità quando Topolino e Pippo arrivarono dal cielo a fare giustizia di loro. Erano i loro liberatori. Prima di essere ridotti in frattaglie, avrebbero voluto chiacchierare un po' con i propri beniamini, domandargli della loro città piena di colori, invitarli a fare colazione con latte e biscotti nel tinello della loro casetta a ringhiera.

   Se ci pensate bene, invitare una pantegana nera alta circa un metro a bere il latte del mattino con voi non è esattamente un'idea felice. E' una cosa schifosa e perversa. Chi riuscirebbe a ingurgitare anche un solo boccone avendo di fronte un gigantesco ratto di fogna in calzoncini vermigli, che disquisisce di frivolezze con una vocetta stridula? Eppure immenso è il potere della riconversione mediatica dell'immaginario. Prima che arrivassero le pantegane topoliniensi, i bambini italiani sognavano di essere poliziotti (Dick Fulmine), eroi della guerra civile spagnola (Romano il Legionario), avventurieri dello spazio (Saturno contro la Terra), "indiani bianchi" del West (il "Kit Carson" di Rino Albertalli). Ci vollero anni di propaganda pervasiva per condurli a desiderare di essere pantegane. Anche in questo è possibile notare la superiorità psico-propagandistica dei servizi d'intelligence di Topolinia. Essi prendono tutto ciò che è rivoltante, anti umano, sgradevole, degradante, insopportabile e lo rendono fragrante e desiderabile come una torta di mele di Clarabella. Le pantegane invaderanno il vostro tinello, occuperanno la vostra casa, berranno nella vostra ciotola e voi non soltanto non telefonerete inorriditi al servizio di disinfestazione, ma le accoglierete con un sorriso, come si fa con gli ospiti di riguardo.

   L'invasione di questi putridi roditori pone, tra le altre cose, alcuni gravi problemi di carattere sanitario. Essi sono portatori di malattie gravi, tra cui la leptospirosi, la salmonella, la toxocariasi e la democrazia. Quest'ultima patologia, nello specifico, presenta un carattere epidemico particolarmente virulento. Le ultime manifestazioni epidemiche di democrazia, in Iraq e Afghanistan (e Libia ndr), hanno già provocato milioni di vittime. Ma anche in questo caso, gli apparati di propaganda topoliniensi si sono fatti in quattro per presentare l'affezione di questo morbo devastante come una condizione fisica privilegiata e altamente desiderabile. Essenzialmente, la patologia democratica attacca la gerarchia del merito e delle funzioni istituzionali all'interno di una nazione. Essa pone perentoriamente sullo stesso piano intellettuale, con apposita assemblea costituente, i meritevoli e i cialtroni, i saggi e gli scimuniti, gli eruditi e le comari. In democrazia, un imbecille non dice imbecillità, ma esprime legittime, sebbene non sempre autorevoli, opinioni, e per tutelare il suo diritto a blaterare a caso su questioni importanti, ogni cittadino democratico deve dirsi disposto ad offrire volontariamente la vita. Nella sua forma terminale, la democrazia consente l'accesso alla alte cariche dello Stato e agli incarichi pubblici di rilievo ai soli incapaci e analfabeti conclamati, considerandoli categorie protette anziché manodopera mineraria o (nel caso di babbei di sesso femminile) utili strumenti di espansione demografica. Ciò distrugge alla radice la solidità economica, politica e militare del paese, ne mina la governabilità, lo disintegra in miriadi di correnti politiche arroccate nell'attuazione di finalità demenziali, consentendo alle pantegane di prendere il controllo. E' per questo che le pantegane in calzoncini rossi decantano incessantemente le virtù della democrazia, esattamente come le brigate dei lanzichenecchi consideravano la peste di cui erano portatori un valore aggiunto e una manifestazione incontrovertibile della predilezione divina. In questa prava esaltazione ed unzione del morbo orrendo, esse trovano facile terreno di coltura nella massa, ampiamente maggioritaria, di minus habentes la quale, immemore della propria salute, inneggia apostolicamente alle virtù egualitarie della pestilenza, fino a morirne anch'essa in atroce supplizio, con le carni annerite dalle pustole livide della vanvera inconcludente.

   Tra le operazioni psicologiche d'abbellimento della prosaica realtà attuate dall'intelligence di Topolinia, spicca la divinizzazione della categoria dei "diritti umani". Nessuno ha ancora ben compreso che razza di roba siano questi feticci, ma si sa che Eta Beta, di tanto in tanto, ne tira fuori un paio dall'inesauribile taschino per lanciarli a Flip o per soffiarcisi il naso. Essi attengono alla sfera della filosofia politica, cioè dell'astrazione e della fantasticheria farfallesca, che è l'habitat naturale delle nostre ridenti pantegane a fumetti. Diritto alla libertà individuale, diritto alla vita, diritto all'autodeterminazione, diritto a un giusto processo, diritto ad un'esistenza dignitosa... concetti sopraffini, di cui il Prof. Pico de'Paperis disquisisce spesso nei suoi dotti interventi, ricevendo il consenso unanime e l'apprezzamento incondizionato dell'intera cittadinanza. Vi sono però alcune regole che occorre rispettare scrupolosamente se non si vuole che le pantegane s'incazzino sul serio. La prima è quella di non pretendere mai diritti di cui gli umani possano usufruire in concreto, come ad esempio il diritto ad un'abitazione gratuita, il diritto ad un lavoro e ad un salario decoroso, il diritto ad intervenire direttamente nelle scelte del governo, il diritto ad un'assistenza sanitaria gratuita e di buon livello, il diritto a non essere intercettati e spiati dalle autorità, il diritto a non veder tassati i propri redditi oltre il limite di sopravvivenza, il diritto a non vedersi sottrarre le risorse essenziali come l'acqua e il cibo dagli intrallazzi delle multinazionali, etc. tutto ciò che è concreto ed umano fa imbestialire i simpatici ratti con gli scarponi gialli. Non si rovina un sogno disneyano con rivendicazioni di squallida materialità. Tanto più che i diritti astratti sono stati ideati appunto con lo scopo di sostituire le rivendicazioni di diritti materiali con un loro simulacro virtuale. I roditori a fumetti odiano che la realtà interferisca con la vita quotidiana dei membri delle loro colonie. La realtà è un luogo molto pericoloso per una pantegana disegnata.

   La seconda regola da rispettare è quella di non chiedere mai alle pantegane di attenersi, esse per prime, ai dettami delle proprie astrazioni filosofiche. I "diritti umani" sono una creazione delle autorità topoliniensi, sono loro a detenerne il copyright, soltanto loro sono legittimate ad utilizzarli come unità di misura della moralità altrui. Guai ad applicarli contro i loro stessi ideatori. Si tratterebbe di una violazione di copyright, che le leggi di Topolinia puniscono con estrema severità. Si astengano dunque le popolazioni dell'Iraq, dell'Afghanistan, del Vietnam, della Corea, nonché i pochi sopravvissuti alla strage di Waco del 1993 (le squadre speciali di Basettoni fecero all'epoca 76 morti ammazzati, tra cui 21 bambini e 2 donne incinte) dal rinfacciare ai ratti festanti la loro incoerenza. Le popolazioni umane non ricevono tutela dalla legislazione di Topolinia, a meno che non accettino di farsi ridurre a pupazzetti disegnati, a parlare coi baloon e a farsi pubblicare su albetti da 32 pagine a 4 colori. Alcune popolazioni hanno comunque intrapreso questo difficile percorso di legalizzazione: i divertenti eroi della "rivoluzione in Libia"( l'articolo è stato scritto il 9 marzo 2011, ndr), ad esempio, compariranno presto in una nuova serie di cartoni animati e saranno coprotagonisti del nuovo lungometraggio di Winnie the Pooh.

   L'orda dei topi ghignanti riveste di fattezze vezzose le proprie ruvide pellicce nerastre, squittisce con voce di bambino mentre si appresta a dilaniare gli spettatori estasiati. Le pestilenze che porta con sé sono ricercate, contese, ogni singolo virus s'infiocchetta di nastri sgargianti e si tinge di arcobaleno mentre invade mortalmente il corpo ospite. Ho sentito con le mie orecchie, alla TV, un "guerrigliero" libico similtalebano, con lunga e crespa barbaccia nera, dichiarare ad un giornalista: "Tutto ciò che vogliamo è poter vivere anche noi come gli occidentali". E' il sogno disneyano che unifica l'umanità intera in un ricettacolo virale cosmico, il desiderio di tornare bambini che accoglie con tripudio ogni orrore tinto d'innocenza. Anche in Libia gli uomini di buona volontà non desiderano altro che ricevere nel proprio tinello i topi giocosi, parlare con loro dell'infanzia perduta, dividere con loro latte e biscotti mentre tra le imposte splendono i raggi di un'alba serena.

   I topi, di certo, non si fanno pregare.

      

mercoledì 23 settembre 2015

Ginnastica per una vera indipendenza

   Ed ora, finalmente, siamo in grado di poter individuare tutte le fasi e gli strumenti necessari e sufficienti per rivendicare, se si vorrà o se saremo costretti a farlo, una VERA indipendenza dai dominanti.

   Per farlo, useremo come un boomerang le loro stesse tecniche. Le attuali finte rivolte pilotate infatti ci insegnano quanto sia funzionale e potente, una volta ben capito e giustamente indirizzato, lo strumento "psicologico" vuoi della propaganda che della resistenza non violenta.

FASE 1: INDIVIDUARE IL VERO DOMINANTE

   E' la fase a cui siete tutti fermi su internet e blog vari, dove si perpetua l'incessante circolo vizioso della spasmodica e malata ricerca vuoi dell'ultima prova della malvagità dei dominanti, vuoi del dare un preciso nome alla classe dominante, vuoi di tentare (inutilmente) di capire se Tizio stia sopra o sotto Caio nella piramide del potere.
   Dico STIAMO SCHERZANDO, VERO? A parte che tutto questo si rivela essere solo un'inutile perdita di tempo ed energie, invischiate letteralmente nella "rete" facendo quindi il gioco stesso dei dominanti, a noi interessa capire come agiscono le DINAMICHE di dominio, non sapere nome e cognome di chi le attua.

   Dinamiche che sono sostanzialmente individuabili in due grosse pietre angolari:
1) L'inganno monetario.
2) L'inganno mediatico.
   Da questi due presupposti discende per semplice corollario matematico tutta l'enorme
impalcatura demenziale e delinquenziale della nostra "Realtà - Truffa". Capire davvero questo è più che suffieciente, a livello di conoscenza, per permetterci di progredire verso la seconda e più importante fase.

   (Per esempio, dall'inganno mediatico discende automaticamente tutto il condizionamento mentale posto in atto per dominarci:
   A) SCIENZA/DOGMA: Il dominante usa per sé stesso il pensiero scientifico per approcciare e conoscere la verità, mentre riempie la testa al popolo di menzogne spacciate per scienza e cultura, tenendovelo dogmaticamente legato al semplice scopo di dividerlo in fazioni dalle quali non riuscirà mentalmente a svincolarsi [sostanzialmente un pensiero di tipo manicheo filosofico, culturale e religioso, in cui si inserirà andando ad aumentare le dicotomie: classico esempio le due opposte filosofie, entrambe false e non scientifiche, di Comunismo e Capitalismo].
   B) PSICOLOGIA/PROPAGANDA: Il dominante usa un approccio rigorosamente scientifico-psicologico per studiare l'individuo e le masse, ma riversa sul popolo solo fiumi di propaganda atta a confonderlo [o meglio: usa per sé il sapere "tecnico" e usa per le masse il sapere "filosofico" come sofismo adattabile e non scientifico].
   C) TRIBALITA'/DEMOCRAZIA: Il dominante usa per sé un'organizzazione tribale del potere [che ne consente sia la trasmissione diretta che il pieno controllo] mentre invischia il popolo in stupide democrazie di facciata, svuotate di ogni possibilità di reale controllo sulla vita politica.
   D) LINGUAGGIO ADULTO/LINGUAGGIO INFANTILE: Il dominante userà coi suoi simili una comunicazione da adulto ad adulto per potersi capire, ma userà verso il popolo una comunicazione di tipo Adulto>Bambino per colpevolizzarlo, farlo sentire inferiore e impossibilitarlo a capire le "cose da grandi"... e via di questo passo fino a prosciugarci la lingua).

FASE 2: STACCARSI EMOTIVAMENTE DAI DOMINANTI

   Detta così sembra una stupidaggine, in realtà è il punto cruciale e più difficile dell'intero processo.
Infatti si tratta di CAPIRE PER DAVVERO, emotivamente e sulla pelle, che "noi" siamo "altro" dai dominanti (ovvio, per chi si immedesima nel volgo!), che i nostri interessi non potranno MAI coincidere e che, qualunque cosa vogliano farci bere, non sono né il nostro caro e vecchio papà, né l'autorità buona che si prenderà cura di noi.
   Né tanto meno Babbo Natale: SIAMO SOLI.
   Non solo; siamo vittime di un'autorità malata e sadica che finirà solo per distruggerci, di uomini la cui follia impedisce ogni sorta di empatia verso il dominato.
   Tutto questo non è né normale, né tanto meno scritto da qualche parte  nel firmamento, ma solo il frutto di una particolarissima organizzazione sociale che il dominante vuole continuare a perseguire, nonostante gli ovvi svantaggi per tutti, proprio in virtù di una sostanziale pulsione sadica che gli impedisce di fermarsi.

   Delle tre possibili civiltà ipotizzate da Fromm: 1) Società che esalta la vita 2) Società aggressiva ma non distruttiva 3) Società distruttiva, noi ci troviamo proprio in quella del terzo tipo.

   A) L'aspetto sadomasochista della civiltà attuale: Fromm definisce l'uomo naturalmente predisposto a perseguire il bene, ma naturalmente e psicologicamente fornito anche degli strumenti atti a perpetrare il male se il tipo di società che andrà a costruire non sarà in grado di soddisfare le 5 esigenze inalienabili di base:
   1) Bisogno di avere uno schema di orientamento
   2) Bisogno di mettere radici
   3) Bisogno di coerenza con sé stesso e il mondo esterno
   4) Bisogno di essere efficace
   5) Bisogno di stimoli

   (Come vediamo, i dominanti stanno attualmente seguendo lo sviluppo ESATTAMENTE OPPOSTO a quanto sancito da questi punti).

   MORIRA' L'UOMO, se non vengono socialmente soddisfatte queste condizioni? NO: semplicemente si ammalerà e DIVENTERA' IN VARIO MODO DISTRUTTIVO. Parallelamente si avrà un sempre minore livello di felicità e capacità di donare e amare... insomma, la relazione distruttiva non è altro che la polarità inversa di un mancato sviluppo adattivo, tendente a reagire per ristabilire l'equilibrio. Questo vale sia a livello sociale che individuale.

   La dimostrazione scientifica che l'uomo non sia affatto (come stupidamente vorrebbe farci credere Kant  e tutta la "filosofia utilitaristica" moderna) lupo per gli altri uomini - "homo homini lupus" appunto - sta in due fatti principali:
   1) Il fatto che le civiltà tribali e primitive siano molto meno aggressive delle società evolute (mentre dovrebbe essere il contrario, a sentire i "filosofi" moderni, matti o venduti, in quanto sempre assolutamente contraddittori, mentre il primo imprescindibile assunto della "logica" è appunto il principio di non contraddizione, ma questo discorso andrebbe affrontato in altra sede).
   2) La naturale predisposizione dell'uomo a perdere lo stato di salute fisica, mentale e sociale quanto più ci si discosta dallo sviluppo ottimale sopra descritto. Parallelamente si "ammalerà" anche la società, in quanto un meccanismo perverso, una volta instauratosi, tende a ripetersi per il semplice principio della "minor energia richiesta".
   Capite queste cose siamo pronti per la terza fase:

FASE 3: ESCOGITARE ED ATTUARE UNA STRATEGIA DI RESISTENZA

   E qui, per fortuna, i dominanti hanno già lavorato per noi e non ci resta che appropriarci del LORO LAVORO (e vivaddio, una volta tanto!) e usarlo a nostro vantaggio.

   Sto parlando dell'opera del sociologo (un tecnico che usa il metodo scientifico, non un "filosofo") Gene Sharp e della sua teorizzazione della tattica della rivolta non violenta. Lo scritto che principalmente ci interessa, liberamente scaricabile da internet e in italiano, è il secondo volume de "La Politica dell'Azione Non Violenta".
   EBBENE: proprio il fin troppo facile successo ottenuto da tale tecnica nelle rivoluzioni colorate e pilotate dal Potere, ci fa capire quanto temibile possa essere tale arma se usata come boomerang e sufficientemente supportata da un minimo di organizzazione.

domenica 20 settembre 2015

E Alùra?

di Mond-Art

   Eh, alùra, alùra... allora è ora di togliersi da questa forma di "Ipnosi Collettiva", che sta diventando un incubo sempre più folle e reale e bisogna farlo prima che sia troppo tardi.

   In questa sede si dà per scontata una basilare consapevolezza degli inganni mediatici, giuridici ed economici posti in atto nell'intero Occidente da un'esigua minoranza di potere finanziario al fine ultimo di sottomettere e dominare le masse, e di rendere definitivamente inattaccabile la loro posizione di dominio impedendo l'autodeterminazione dei popoli e riportandoli a schemi di vita medievali, in cui le persone rese schiave e impaurite siano del tutto controllabili.

   Non ci interessa qui andare all'estenuante ricerca dell'ultima malefatta di questi delinquenti patologici, né ci interessa sapere chi si collochi un gradino sopra o sotto nella piramide sadomasochista che governa oggi mezzo globo, né tanto meno conoscerne i nomi e le aderenze a questa o quella lobby o gruppo di pressione.
   Ci basta sapere che l'élite storicamente giunta al potere attraverso il vecchio e il nuovo colonialismo, e che oggi ha il braccio di forza principalmente negli USA e la regia orchestrante negli organismi sovranazionali occidentali, insegue da secoli il sogno di un controllo globale, dove la propria leadership non rischi di essere mai più posta in discussione dalle popolazioni sottomesse.

   Ci interessa invece molto di più capire le dinamiche mentali e sociali attraverso cui tutto ciò si è reso storicamente possibile, e come si possa rinnovare ogni giorno, attraverso la nostra più o meno consapevole collaborazione, il mantenimento e il rafforzamento di questo assurdo "status quo" in cui una esigua minoranza di dominanti riesce a fare in modo che sia "la coda a muovere il cane", sovvertendo ogni logico andamento delle cose.

   Infatti deve essere assolutamente chiaro a tutti che per poter mantenere il potere e il controllo ogni oligarchia dovrà per forza avvalersi della collaborazione più o meno volontaria dei controllati stessi: diversamente ciò non sarebbe possibile. Oggi tale collaborazione viene ottenuta, nei paesi "civilizzati", attraverso l'inganno, la propaganda e la sottomissione inconsapevole della gente, che diversamente non si presterebbe a un gioco talmente ignobile e che porterà alla sua stessa distruzione finale.

   Il potere (quello vero, non quello rappresentato dai politici ormai ridotti a comodi "specchietti per le allodole" svuotati di ogni reale decisionalità, e parte serva dell'inganno medesimo) ha quindi bisogno di ingannare per continuare a esercitare potere; ha bisogno di ingannare per sfruttare le masse senza che le stesse arrivino a percepirne il meccanismo, né a rendersi conto dell'esistenza dei manovratori. Il seguente racconto fornisce un'immagine fotografica ben precisa di questa situazione paradossale:

   Sono su un aereo, seduto vicino al finestrino e osservo la superficie soffice delle nubi, e lontano
laggiù le città microscopiche, chiacchierando cordialmente col mio vicino di posto. Ma presto sembra che ci troviamo in disaccordo sulla nostra destinazione. Lui sostiene che sia Los Angeles; io dico New York. Ho appena iniziato ad alzarmi, con l’intenzione di chiedere a un assistente di volo di
comporre la nostra disputa, quando ci accorgiamo che le hostess sono impegnate in una bizzarra
attività. Sorridendo educatamente, scelgono i passeggeri a caso, uno alla volta, poi li conducono fino
allo sportello dell’uscita di emergenza. Il primo è un ragazzino che si tiene stretto uno skateboard,
poi una donna di mezz'età con un abito nero e manageriale, poi una tipica casalinga benpensante
che tiene per mano il suo poppante, e tutti saltano di buon grado nell'aria rarefatta, seguiti dai
cordiali addii delle loro guide.

   Incredulo, sbircio verso il finestrino opposto, notando una processione di passeggeri che in stile
Mary Poppins stanno precipitando al suolo. Terrorizzato, guardo di nuovo verso il mio vicino, ma
lui contraccambia la mia espressione di orrore con un sorriso svagato tipo “va tutto per il meglio”. Sull'orlo del collasso, mi precipito verso la cabina di pilotaggio, ne spalanco con violenza il portello e scopro che è vuota. I sedili dei piloti sono vuoti.
   Esterrefatto, mi volto e mi trovo faccia a faccia con la bellezza sintetica di un'hostess. "Non è meraviglioso il pilota automatico?" sussurra con voce sognante. "Sa, deve solo avere fede. Ecco, lasci che le mostri la porta sul suo radioso futuro."

   Per quanto ancora, viene da chiedersi, gente onesta e ragionevole continuerà a tollerare il perverso psicodramma che sta tenendo il mondo sotto assedio, e che è così platealmente contrario ai bisogni della gente comune, ed anzi mostra sempre più di volerla semplicemente distruggere?

   Lungi dall'essere individui impotenti e passivi come l'attuale sistema ci vorrebbe, si può abbracciare una visione della realtà che vede noi stessi come gli artefici della nostra esistenza, capaci di concepire e creare un'esistenza migliore. Ma per fare questo bisogna innanzi tutto capire come uscire dall'inganno, perché ogni vera indipendenza va prima conquistata a livello di pensiero.

martedì 17 marzo 2015

Salvati!

Dovete smettere  di aspettare il Salvatore, nessuno verrà a salvarci se non saremo noi a salvare noi stessi. Sempre ad aspettare che qualcuno ci tenda la mano, aiuto! aiuto! aiuto! Dev'essere sempre qualcun altro, vero? Ché muovere il culo noi è troppo faticoso, ma certo! Aspetta il ritorno di Gesù! L'abbiamo aspettato talmente tanto che dalla venuta sul carro infuocato siam passati alla venuta sulle astronavi, al posto della spada tradizionale userà una spada laser?

Diventiamo i salvatori di noi stessi, ché continuano a tenerci buoni con la storia di attendere la salvezza; non preoccuparti verrai salvato, ma da chi? Da Dio? Dallo Stato? (dai, a questa non potete crederci... spero), aspetta, aspetta, sii paziente, la pazienza è la virtù dei forti, ed è anche la virtù dei morti, insomma più paziente di un cadavere chi altro c'è?