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giovedì 23 agosto 2018

Cos'è il Potere?


di Mondart
Il potere non è altro che “Pensiero Condiviso”.
   Con questo post oggi probabilmente mi attirerò l’ ira funesta del 90% dei Blogger, di quelli tutti intenti a pubblicare notizie su notizie, credendo così di fare informazione mentre non fanno altro che il gioco del potere, come abbiamo visto anche nell'ultimo articolo sulla creazione del consenso; e certamente di quelli che pensano di risolvere chissà cosa cercando spasmodicamente “chi” occupi il vertice estremo del potere, l’ occhio della piramide, quasi si trattasse di una gara la cui posta è la libertà … di fatto depistando e sprecando inutilmente preziose energie che andrebbero indirizzate da tutt'altra parte.
   In questo modo infatti non si fa altro che rafforzare il Pensiero Unico, non si fa altro che moltiplicare proprio l’ immaginario voluto dal potere, e l'idea che non esistano alternative percorribili. E l'errore principale (voluto o meno) dei blogger è proprio quello di non far mai seguire possibili proposte alternative all'analisi, per ben fatta che sia.
   L'esposizione e le congetture fin qui prodotte ci permettono infatti di poter senz'altro passare oltre, verso una fase più pragmatica che risponda finalmente alla fatidica domanda: “cosa fare”, che io riformulerei meglio in “quali alternative, quali possibilità ci restano ?” … Perché, come abbiamo visto, le alternative ci sono eccome, ma compito primo della costruzione del consenso è proprio nasconderle alla vista dei sudditi, come compito dell’ incanalamento del dissenso è quello di convogliare il malcontento in forme comunque gradite e non pericolose per il Sistema stesso.

   Così, pur probabilmente senza esserne consapevoli, la maggior parte del Blogger svolge proprio questo secondo, fondamentale servizio per il sistema, andando a braccetto, in modo più o meno consapevole, ai Gatekeepers più raffinati, a quelli che la rete la usano come una tonnara, e trasformano il web nell'ennesimo luogo di mattanza di ogni reale pensiero innovativo, di ogni volontà e decisionalità … insomma in un ennesimo strumento di adattamento e accettazione della Realtà Indotta (ed è per questo motivo che, probabilmente, ci lasciano ancora tranquillamente paciugare con Internet).
   E poi perché non tanto di “fare” inizialmente si tratta, quanto appunto di “modificare un immaginario”, un modo di vedere le cose che ci è stato del tutto inculcato: fatto questo, le soluzioni balzeranno spontaneamente agli occhi… ma non aspettatevi risoluzioni magiche, né delegabili ad altri: perché richiederanno la volontà di essere poste in atto, una volontà ed un impegno personali, non più delegabili, e non espletabili col semplice rituale, istituito proprio dal potere, dell'apporre una crocetta su un simbolo del medesimo potere.

(Capire di essere coglioni che vengono menati per il naso può far incazzare; continuare a comportarsi da coglioni è non solo perverso, ma pura follia).

   A partire da questo post pertanto vedremo di esplicitare in modo chiaro i possibili diversi orientamenti, le possibilità di deviare o comunque di eludere il pensiero unico, cercheremo di dare dei suggerimenti pratici che siano fattiva conseguenza della nuova comprensione scaturita dalle analisi antecedenti.

   Venendo al tema del titolo, il primo passo fondamentale da compiere è capire (con la pancia, e non solo con la testa!) che cavolo sia quello che viene comunque detto, con formula del tutto estraniante, ambigua e bivalente, il “Potere”.
   Cominciamo col dire quel che NON è: il potere non è la sfilza di nomi individuati dalle pur precise indagini giornalistiche di Paolo Barnard; il potere non è un nome, non è una famiglia, non è una setta, non sono i banchieri, non è la massoneria, non è il capitalismo, non sono né i Rothschild né i Rockfeller nè Goldman Sachs, non sono tantomeno né gli Americani né i loro multiformi e camaleontici eserciti…
   Anzi: chi si pone a capofitto a voler ostinatamente seguire tale direzione d'indagine, diventa automaticamente un gatekeeper, in quanto occulta (volutamente o meno che sia) la più grande e semplice delle verità: il Potere siete voi, siamo noi, il potere è SEMPRE nel numero, nella folla, nella popolazione, nella moltitudine degli individui, nella loro capacità di pensiero, di associazione e di organizzazione.  Peccato che tali capacità vengano bellamente buttate nel cesso, ossia DELEGATE ad altri, i "detentori del potere", quali in effetti sono i nomi fatti da Barnard e blogger vari… ancora, il Potere non va confuso con gli "strumenti del potere", quali sono appunto le varie organizzazioni quali le Banche, la massoneria-mafie-servizi segreti, le organizzazioni politiche, i divulgatori di pensiero, il sistema economico, l'élite, i circoli occulti e i gruppi di pressione, polizia e forze armate, ecc …
   Il potere di un Rockfeller, per esempio, non è altro che quello che noi stessi mettiamo stoltamente nelle mani di un sistema economico criminale, nel quale non solo crediamo, al quale non solo ci affidiamo ciecamente, ma per il quale siamo disposti anche a morire (e NON parlo in senso figurato!). Un “pensiero talmente e totalmente condiviso”, dunque, che più di così non si può. Ma allora, di cosa venite a lamentarvi?
   Facendo il paragone con una mezzo di trasporto, potremmo dire che le organizzazioni sono il motore, ossia l’ insieme di forze cooperanti in modo ciclico e meccanicamente ineludibile che muovono il potere, mentre quei nomi sono chi gli autisti, chi i passeggeri di tale mezzo… ma voi siete la benzina, il carburante senza il quale il mezzo non va da nessuna parte: la grandissima energia profusa nella spasmodica creazione di consenso serve appunto a celare perennemente agli occhi della gente questa banalissima verità.  Perché quelle sopra indicate non sono che le forme del potere, di una forza che sta nel popolo, e che può prendere infinite altre forme: e proprio per questo, una volta delegata, questa forza verrà astutamente incanalata da chi vorrà abusarne in modo che prenda solo le forme volute, e non altre.

POTERE E CONSENSO
   A questo, sostanzialmente, serve la creazione del consenso: proprio a farvi credere che “QUELLO” sia il potere, ad impedire lo sviluppo di alternative, ad impedire che altre forme associative non solo non vengano adottate, ma non possano più nemmeno essere lontanamente immaginate dalla popolazione ormai divenuta completamente succube della sua stessa delega… galline che, delegando la lotta per la sopravvivenza al fattore, si sono trasformate in semplici macchine dalle uova d’ oro, incapaci ormai non solo di spiccare il volo, ma anche del più piccolo guizzo di indipendenza personale alternativa al continuo girare in tondo all'interno della stessa gabbia. Polli d'allevamento, come diceva Gaber. Folli che si sono deliberatamente messi una camicia di forza e consegnati spontaneamente ai loro aguzzini, come dice Mondart.
   Paradossalmente agli occhi dei più, che pensano che il potere raggiunto possa essere mantenuto col semplice ricorso alla forza ed a strumenti autoritari di repressione, la creazione di consenso sarà tanto più necessaria quanto più un governo si avvia verso forme apertamente autoritarie: uno stesso dittatore, senza una massa plaudente e consenziente, e senza un forte “pensiero condiviso”, non sarebbe altro che un povero folle in preda a deliri di onnipotenza… e proprio nelle forme autoritarie la propaganda assume infatti toni e dimensioni massicce e preponderanti.
   Il fenomeno, noto come “folie à deux”, è stato ben studiato a descritto, a cavallo dei due secoli precedenti, da Gustave Le Bon in “Psicologia delle Folle”, opera studiata a fondo da ogni dittatore del secolo scorso, nella quale Le Bon, novello Machiavelli, insegna ai moderni detentori del potere come ottenere il consenso delle masse: il primo fondamentale passo è appunto la riduzione degli individui a massa, compito affidato ai media: se l'individuo preso singolarmente infatti può obiettare, può dissentire su una decisione, può argomentare con logica, intelligenza e competenza di causa su determinate scelte; se l’ individuo ha dalla sua l’ esperienza personale, le proprie capacità maturate e l'intelligenza che da ciò deriva, tutto questo è precluso alla massa; la massa è solo un vuoto contenitore di istintualità primordiali, che risponde in modo appunto “massivo”, non intelligente, non organizzato, con reazioni che discendono non tanto dalla somma delle esperienze individuali, ma dal livellamento al basso dei vari bisogni, paure, desideri, pulsioni di sopravvivenza.
 
 La massa, come dice la parola stessa, altro non è che individualità fatta a pezzi, altro non è che poltiglia umana, di cui resta solo “il corpo”, i bisogni fisici e psichici derivanti dalla più bassa fisicità e dal puro istinto di sopravvivenza.
   La massa inoltre è emotivamente un BAMBINO che si affida del tutto emozionalmente al PADRE, in modo del tutto edipico.
   L'incontro tra Dittatore e Massa è infatti una perfetta incarnazione edipica di due immaturità: un'immaturità adulta che guida un'immaturità bambina: e se compito naturale di qualsiasi autorità adulta è far crescere il bimbo di cui si prende cura, qui abbiamo il paradosso del cieco che guida un altro cieco, pretendendo perlopiù di vederci… il risultato e la fine di entrambi sono facilmente immaginabili.
   Possiamo vedere in un esempio meno pericoloso di ciò negli stadi come in ogni tipo di fanatismo, sportivo, religioso, verso un'icona come verso un personaggio, nei mega-concerti (“fans” è appunto una derivazione da fanatismo): in tutti questi casi l'individuo rinuncia alla propria individuazione come persona per trasformarsi nel proprio paladino, ed assume a modus agendi il riversamento su tale figura di un miscuglio di emozionalità, di pulsioni e desideri irrisolti, ansie, frustrazioni, paure, desideri della cui risoluzione verrà magicamente incaricato il paladino. In quello stesso momento l'individuo tende ad immedesimarsi empaticamente con chi adora lo stesso idolo, ed ecco avvenire la sua trasformazione in “massa”.

   Ecco quindi anche perché, per esempio, la sconfitta della squadra del cuore è vissuta non più come un semplice fatto sportivo, ma come un fatto talmente personale e devastante da giustificare l'ira, l'aggressione, l'omicidio dei fans dell'altra squadra. Ed ecco perché in democrazia si dividono le masse su due diverse fazioni, ecco perché sport come il calcio sono sponsorizzatissimi e socialmente premiati rispetto agli sport individuali, ecco perché la massa accetterà in nome del paladino sofferenze indicibili, e forme di masochismo altrimenti inspiegabili; ecco perché, in una parola, la massa non desidera la libertà.

LE VIE ALTERNATIVE
   Premesso che “incazzarsi”, come dice il protagonista di “Quinto Potere” (film che difatti altro non è che l'ennesima opera di propaganda, anche se ben fatta e ben mascherata - il perché cercate adesso di capirlo da soli) non servirebbe a nulla se non favorire una potenziale rivolta che andrebbe incanalata a riversarsi su obiettivi graditi al potere stesso, le alternative vanno perseguite con ragionata calma e perseveranza, e soprattutto all'inizio conquistate all'interno della nostra stessa testa.

Insomma occorre sganciarsi dallo status di “massa” e riconquistare quello di “individui”: senza questo passaggio preliminare e fondamentale non si va da nessuna parte. 


 Una volta capito che il sistema non fa altro che NASCONDERCI anche la sola immaginazione di una vera alternativa, proponendo alternative trappola e/o fasulle, ci risulterà chiaro che dal sistema NON POTRÀ MAI derivare niente che possa minacciarlo o metterlo semplicemente in discussione… e che quindi dovremo piantarla di “affidarci” e cominciare a guardare proprio nel senso di una rivalorizzazione della nostra individualità, e soprattutto di quelle condizioni già enunciate da Fromm per lo sviluppo di una società sana, adattiva alla vita e non distruttiva.
   In altre parole: basterebbe piantarla di condividerne il pensiero per togliere potere alla “macchina” e riportarlo nelle nostre mani.


IL POTERE NON VA ATTACCATO, VA FOTTUTO: parole sante, se intese nel senso che sarebbe stupido attaccare quel che è già nostro, molto meglio riprenderselo e goderne.



1) Usare meglio il Web

   Pragmaticamente parlando, già da questo post possiamo individuare un punto nodale ben preciso su cui cominciare ad agire, ossia un utilizzo più consapevole del web e dei blog che da strumento di informazione (che va bene, purché non ci si limiti ossessivamente a quello) deve diventare strumento di crescita psicologica ed emozionale, in modo da favorire quel distacco dalla massa tanto cara ai dominanti e re-impossessarsi del potere maldestramente affidato e consegnato nelle loro mani. Insomma, in questo momento il dibattito filosofico serve molto più dell'inondazione di notizie; il riappropriarsi dell'empatia e della sensibilità agli altri molto più che dotte disquisizioni sui massimi sistemi; la pratica spicciola di un po’ di potere, anche nelle piccole decisionalità, molto più che eterne e sterili discussioni.
In soldoni: prima di postare interrogarsi se la lettura di quel post potrà apportare qualcosa di veramente nuovo e smuovente nel lettore; dare degli input emozionali oltre che logici; e soprattutto evitare gli errori tragici di cui sopra.


   Come anticipato nel precedente post (e su questo tema ritorneremo in modo più esaustivo) la Rete, così come è configurata oggi, è un perfetto esperimento in vitro di autogoverno anarchico, dove il miglioramento del singolo migliora l'intera struttura, cosa questa veramente rivoluzionaria perché oggi non praticabile in nessun altro settore. Bisogna quindi sensibilizzare i lettori su questo importantissimo aspetto, e far capire che la stessa cosa può essere trasposta a livello di organizzazione sociale: ne conseguirebbe la morte inevitabile di ogni struttura parassita piramidale.

2) Riprendersi il Tempo
Privare le persone del proprio tempo (ossia privarle della possibilità di pensare ed agire in modo autonomo) va di pari passo con l'accettazione di un immaginario indotto. Riprendersi il Tempo è una priorità quindi non solo etica, ma una necessità di fatto per ritornare ad essere individui.
Ognuno lo faccia quanto e come può, magari togliendolo alla TV e ad altre insulse e controproducenti attività o “passatempi”… lo stesso discorso andrebbe gradualmente fatto nei rapporti di lavoro, favorendo la nascita di piccoli imprenditori “Luminosi” che, capendo che questo sistema li fagociterà, siano disposti a cambiare l'atteggiamento di sfruttamento in uno di vera collaborazione: ti offro condizioni più dignitose e più tempo perché so che ne verrò ampiamente ripagato in termini di consapevolezza ed emancipazione da un sistema che, dopo il mio dipendente, finirà per stritolare anche me.

giovedì 16 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 1)


di Mondart

   La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l'eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.

   Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la TV ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a "vedere il condizionamento", per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la TV come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il Piano di Rinascita Democratica (altrimenti detto P2 o "Propaganda 2", nome che è la precisa dichiarazione d'intenti di un modus operandi) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al fine di plasmare e surrogare le coscienze.

   Per inciso, il piano prevedeva la destrutturazione della stessa RAI per sostituirla con televisioni private (allora la RAI aveva ancora una funzione "educativa", e alcuni ricorderanno certamente programmi di alfabetizzazione di massa come "Non è mai troppo tardi").

   Il Potere infatti altro non è che "pensiero condiviso e accettato" (e su questo torneremo in un prossimo post) ed il problema di controllare la massa si è sempre posto al Potere; nell'antichità per esempio tale controllo veniva svolto egregiamente dalle Religioni. La forma del controllo è sempre e comunque l'induzione di un inconscio collettivo, induzione praticata non attraverso la ragione (che è del tutto inadatta a tale scopo) ma attraverso l'emotività, le emozioni, la suggestione, la paura e il desiderio, attraverso un meccanismo sottile di premi e disincentivi psicologici, insomma attraverso gli strumenti propri di ogni educazione, e ben noti ad ogni genitore... con la differenza che mentre un bravo genitore tenderà alla crescita, all'effettivo sviluppo e autonomia de proprio bimbo, qui si cerca l'effetto opposto, ossia un perenne incatenamento ad uno stato di fanciullesca inferiorità, sudditanza, bisogno di riferimento ad un "superiore" che fornirà tutte le risposte.

   A questo scopo l'individuo non deve plasmarsi, ma rimanere "poltiglia sociale", massa appunto il cui comportamento sia riconducibile a poche e ben precise dinamiche facilmente prevedibili e controllabili, che verranno infine sempre qualitativamente livellate verso il basso (e non verso l'alto, come dovrebbe fare un'educazione che si rispetti).

   È esattamente lo stesso concetto del "Dogma" medievale, che non era discutibile, che non ammetteva risposte al di fuori di sé stesso (ricordate "Il Nome della Rosa"?), pena l'essere tacciati e perseguiti di Eresia.
   La televisione attraverso fiction e talk show non impone dogmi ma limita la rosa delle possibili alternative a quelle approvate dal sistema, promuovendole e premiandole finché verranno inconsciamente ritenute le sole percorribili.

   Ora, diventa necessità automatica fare un volo pindarico proprio sulla massoneria, ossia il pensiero che originariamente si contrappose nel modo più energico e vitale al Dogma ecclesiastico... massoneria che dunque parte bene ma finisce male, finendo per esercitare (e il Piano P2 sopracitato serviva solo da piccolo esempio di ciò) lo stesso potere che si proponeva di combattere.
   Diciamo, in una parola, che il potere economico che si celava dietro la massoneria ha visto quanto poteva risultare per sé vantaggioso rimanere in questa condizione "ad eternum", senza più uscire allo scoperto: era l'espediente perfetto per la vittoria sulla corrosione storica del potere stesso, consunzione studiata e teorizzata dal Giambattista Vico coi suoi "corsi e ricorsi" storici. Consunzione che veniva determinata dall'opposizione, o comunque dal "non consenso" della parte integra della popolazione; questo ci istruisce anche sul perché la ricerca del consenso sia così importante paradossalmente proprio tra i poteri che si pongono come assoluti e autoritari.
   La grande vittoria del disegno massonico riguardante il controllo dell'opinione verteva su due punti essenziali:
   1) Impedire che la popolazione sia "integra" nella sua capacità di intendere e di volere.
   2) Impedire il realizzarsi di una reale alternativa ad un modello di comportamento indotto.
   Ma anche su questi punti torneremo con maggior chiarezza.

   Oggi assistiamo infatti ad una stranissima "schizofrenia sociale" dove, se da una parte sono stati pienamente applicati gran parte degli assunti massonici nel tessuto sociale (distruzione della sovranità degli Stati, distruzione del potere persuasivo della religione cattolica, distruzione della famiglia come nucleo sociale e insieme di valori di riferimento, etc. - e questo poteva, nelle intenzioni primigenie, anche avere un valore in sé positivo), non è stata parallelamente sviluppata nella popolazione quella maturità individuale che le avrebbe permesso di giovarsi positivamente di questi cambiamenti, ossia la crescita individuale e l'evoluzione dell'individuo verso l'autogoverno; al contrario, si è lavorato sempre più per trasformare la popolazione in "massa" (quindi un processo contrario di de-individuazione) ancor più pilotabile che non nel medioevo.
   La massoneria quindi, come tutti i movimenti rivoluzionari guidati da una classe, ha distrutto un potere semplicemente per rimpiazzarlo con una nuova tirannide, la tirannide psico-capitalista, ed affermare e consolidare il suo potere.
   Altro che sviluppo dell'Umanità e del Progresso... cialtronate di astutissimi manipolatori.

   Si assiste infatti sul piano psicologico e ideologico a quanto si assiste sul piano economico: mezzi potenzialmente ottimi e portatori di vera libertà e crescita individuale (una VERA politica monetaria ed un VERO mercato libero, non strumentalizzati da poteri occulti sarebbero stati per esempio ottimi strumenti di sviluppo collettivo) sono stati ritorti contro la massa a favore di una piccola élite, permettendole di ottenere e mantenere un controllo duraturo nel tempo.
   Sul piano del consenso, si sono sfruttate invece le nuove conoscenze psicologiche per plasmare gli individui in modo da far loro desiderare le catene stesse che li avrebbero imprigionati (emblematica in tal senso la frase pronunciata in 1984 dal Torturatore: "Finirai per amarmi").

   Ma torniamo veramente a noi: Chi vi ha messo in testa infatti, solo per fare un esempio, che dovete essere governati da una struttura esterna piramidale e autoritaria? Anche questa è una balla colossale, come balla colossale è l'affermazione che "altrimenti ci sarebbe il caos generale..." mica vero, e un esempio vivo e lampante l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ogni santo giorno: la rete.

   La rete infatti (sempre che non venga imbrigliata) è il perfetto "esperimento in vitro" dell'autogoverno anarchico: benché in rete ognuno sia libero di fare quel che vuole senza controlli, senza premi ne punizioni di sorta; di dire le cose più eccelse come le più grosse idiozie, di comportarsi da criminale come da mente sublime, sarà alla fine proprio la libertà e l'apertura del sistema stesso ad auto perfezionarlo, a selezionare la qualità sia dei contenuti che del servizio.
   Il singolo utente infatti, proprio in quanto non massificato da condizionamenti esterni imposti da un soggetto manipolante, sarà incentivato ad usare la propria testa, per esempio, per capire se fidarsi o meno di una fonte, per capire se un blog parla di cose sensate o di cialtronerie, e dovrà fare tutto un lavoro di confronto, verifica e controllo continuo su sé stesso e sul materiale a disposizione, esercitare continuamente la sua capacità di analisi e senso critico, e infine affidarsi solo al buon senso: ossia l'esatto contrario della delega deresponsabilizzante, è proprio il tipo di lavoro che politicamente abbiamo rinunciato a fare, delegandolo a puri approfittatori, e che dovremo per forza tornare a fare se vogliamo trovare un rimedio nell'attuale stallo.
   Un lavoro che migliora non solo il singolo ma la struttura stessa... cosa impensabile negli attuali ordinamenti politici.

   Ovvio che qualsiasi alternativa al marcio sistema concretizzatosi debba prevedere un lavoro analogo, ossia un riappropriarsi della testa, del tempo e infine della decisionalità. Ed ovvio che questo sarà tanto più possibile quanto più il sistema che si andrà a instaurare avrà le caratteristiche della rete.
   (Confesso che tutt'oggi il web per me è un vero mistero, mi verrebbe da dire che i dominanti ci abbiano concesso quest'ultima possibilità nella partita vitale che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, mentre tutte le altre vie sono impedite... e se così fosse, bisognerebbe effettivamente riconoscere una volontà di "Illuminazione" a chi per altro verso ci incatena, facendoci ostinatamente capire la fallacità dei vecchi sistemi... ma questa è solo un'illazione, magari una speranza... dovrei essere un 33° grado per saperlo, ma sono solo al 32). Comunque sia, vale la pena sfruttare al massimo tale opportunità, e capire che il sistema "web" può essere perfettamente trasferito anche al sistema sociale: i pirla, gli approfittatori, i lucratori, i trolls, i disinformatori sul web vengono facilmente sgamati, e dopo poco nessuno se li fila. Un sistema che si autocorregge istante per istante: la vera vittoria sulle teorizzazioni del Vico.
   Ed anche questo sarà argomento di successiva e più ampia trattazione.

domenica 17 luglio 2016

7 cose che accadranno quando smetterei di essere controllato da facebook


Link originale: libertà di parola
Tratto da: Nin.Gish.Zid.Da

I social media possono essere un ottimo strumento per tenersi in contatto con la gente, fare nuove amicizie, socializzare in modo efficace e informare ed essere d’aiuto divulgando notizie, articoli, video che possono in qualche modo aprire ad una visuale più ampia.

Purtroppo non tutti lo usano in questo modo. Per molti, il controllo di Facebook è diventato quasi come un lavoro. Essi per hobby, vanno a vedere cosa fanno gli altri ed alcuni diventano così ossessionati da sapere esattamente quello che sta succedendo nella vita di molte persone. Essi svolgono tutti i giochi e seguono tutte le novità proposte dal social. Questa persona potresti essere tu o qualcuno che conosci. Se fosse così, allora forse è il momento di smettere.

Qui ci sono 10 cose che accadranno una volta che smetterai di controllare costantemente Facebook.

1. Riacquisterai il controllo del tuo cervello.
Quando sei ipnotizzato davanti ad una schermata di controllo come Facebook, non stai prestando attenzione al mondo intorno a te. I tuoi animali possono avere bisogno di essere alimentati o di essere portati a fare la loro passeggiata. Lo farai, ma solo dopo che avrai finito il gioco su Facebook. Esci ma sei continuamente davanti a quello schermo, anche con il telefonino. Quando ti staccherai da facebook, inizierai a guardare quello che sta succedendo intorno a te e sarai più consapevole di tutto quello che ti circonda. Per i tuoi animali domestici che soffrono la fame o per i tuoi amici che volevano uscire con te, questa sarà una cosa buona. 

2. Avrai più tempo per te.
I pochi minuti che ti eri ripromesso per collegarti diventano ore e neanche te ne accorgi. Così il tuo tempo prezioso si consuma a fare qualcosa che è del tutto inutile per te, per i tuoi obiettivi e per le persone che hai vicino. Forse non te rendi ancora conto ma l’ossessione da social sta diventando una vera e propria dipendenza. Quando riuscirai finalmente a disintossicarti, scoprirai che la vita si vive fuori, non dentro ad uno schermo.

3. Puoi scoprire chi sono i tuoi veri amici.
Avere una buona amicizia su internet è facile. Messaggiare con le persone e commentare le loro foto richiede pochi istanti. Ci sono persone che commentano tutte le tue foto e mettono il like a tutti i tuoi aggiornamenti di stato. Sappi che hanno speso 45 secondi per farlo, ma appaiono come se fossero veramente tuoi amici. Una volta spento Facebook, queste persone scompaiono. Le uniche persone che ti vogliono bene, sono le persone che si prendono cura di te e che hai intorno. 

4. Scoprirai il valore di te stesso
Sei felice quando qualcuno dei tuoi contatti mette un like ad un tuo post o ad una tua foto. A volte controlli costantemente il telefonino per vedere se si sono aggiunti commenti. Questa è quasi un’azione obbligatoria per dimostrare che le persone hanno visto il tuo post e riconoscono la tua esistenza. Rifletti su questo. Non sono certo i like o i commenti su Facebook che fanno vedere le tue doti o capacità. Molte persone sono troppo vicino al problema per poterlo vedere direttamente, dimenticandosi che noi siamo ben altro di un semplice like o commento fatto da qualche sconosciuto. 

5. Ti sbarazzerai degli stalker.
Praticamente tutti coloro che utilizzano Facebook hanno almeno uno stalker. Questo è particolarmente vero se sei una donna. Le persone possono guardare le tue foto, gli aggiornamenti e tutto ciò senza il tuo permesso. Ricorda che se hai il profilo pubblico tutti sapranno tutto di te, quindi se ti capita di andare da qualche parte e lo pubblichi su facebook, non ti meravigliare se ti troverai lo stalker di turno nel luogo che hai postato. Stai molto attento e cerca di evitare di condividere troppe informazioni sulla tua vita privata. E’ vero che la maggior parte di queste persone che possiamo definire ‘assillanti’, si fermano a dei commenti o ad insistenti messaggi, ma è anche vero che alcuni di essi potrebbero diventare un problema o peggio ancora, degli individui pericolosi per la tua incolumità.

6. Ti sentirai meglio
In uno studio è stato dimostrato senza ombra di dubbio che Facebook ti fa sentire male. Ci sono molte ragioni per questo. Quando registri uno stato e non piace a nessuno, ti senti stupido. Quando pubblichi le foto ed i membri del sesso opposto non commentano, ti senti brutto. Sei costantemente esposto a persone che ti possono giudicare in ogni momento. Come tutto questo non dovrebbe farti sentire inferiore o totalmente depresso?

7. Ti renderai conto che tutto ciò che rappresenta Facebook sono annunci pubblicitari.
Non abbiamo alcun dubbio che ci sono persone su Facebook che legittimamente si prendono cura di te. Tuttavia per Mark Zuckerberg è un pezzo di dati nel suo database per essere estratto e sfruttato. Il tuo lavoro su Facebook è quello di visualizzare annunci pubblicitari, spendere soldi per giochi e rendere il sito ricco. Ma puoi fare altro, puoi usare questo canale per informare e risvegliare le persone e puoi aiutarle nel loro percorso di crescita.


sabato 4 giugno 2016

Governati da una teocrazia



L'umanità è liquida. Malleabile e adattabile a qualsiasi modello venga calato dall'alto.

Si arriva ad accettare la mercificazione totale, è mercificata la Vita stessa e non solo, persino l'atto del dare alla luce una nuova vita, la capacità di portare in grembo una nuova vita è diventato un servizio al consumatore, un prodotto da vendere.

Il Capitalismo assoluto è la nuova forma di governo mondiale, il dio Mercato è il dio delle masse, il Capitalismo assoluto è una teocrazia.

È nella natura umana guardare in alto per cercare qualcosa di più grande, dare una giustificazione alla nostra esistenza cercando il Divino fuori e dentro di noi. 

Di solito il primo passo è la ricerca esterna a noi. Quando l'Ego è pienamente sviluppato (tra gli 8 e i 10 anni), ci rendiamo conto di essere individui separati dal mondo. È in quel momento che si viene agganciati dal dio Mercato, e noi siamo ben lieti di rifugiarci sotto la sua dispotica ala. Il mondo è grande e noi piccoli, e il mondo fa paura.

Viviamo in un reale paradosso psichico. Una perpetua dissonanza cognitiva. Siamo governati da una teocrazia sacrilega, che sistematicamente profana ed oltraggia ciò che è sacro; la Natura.

Una teocrazia che nega sé stessa, dicendo di essere l'opposto di ciò che realmente è. 

Inconsciamente, nel profondo, siamo consapevoli di questa situazione ma ammetterla e, soprattutto, accettare la verità che comporta, è insostenibile, è traumatico. Quindi si innesca un meccanismo di difesa che porta le persone a negare la realtà e a distruggere tutto ciò che potrebbe ricordarglielo. 

Tutto ciò che è anche solo lontanamente spirituale e profondo viene deriso, e se qualcosa è troppo grosso per essere distrutto allora lo si de-spiritualizza, gli si toglie ogni barlume di sacro, e lo si fa piegare ai comandamenti del nuovo dio (come sta facendo papa Ciccio, che è in tutto e per tutto il Messia del dio Mercato, porta la sua parola ai popoli).

La soddisfazione materiale immediata non è un diritto nella teocrazia del Capitalismo assoluto, ma un dovere a cui non ci si può sottrarre. Chi lo fa è marchiato come eretico ed espulso dalla società, in modo da non turbare gli animi dei credenti.

La Verità stessa è diventata un concetto soggettivo, nessuno può sapere la verità è il mantra di questa religione, uno dei suoi dogmi fondanti e visto che nessuno può sapere la verità perché cercarla?

La verità è che l'umanità è ancora quel bambino spaventato che ha scoperto di essere solo davanti al mondo, la paura della libertà era forte ed è arrivato un dio che ci ha detto: "Non preoccuparti, ti farò dimenticare questa paura se mi adorerai." noi gli abbiamo creduto, l'abbiamo accolto come un salvatore, ma il prezzo è stato enorme: la Pazzia.

Per farci dimenticare la paura il dio Mercato ci ha resi pazzi. 

Dobbiamo scendere dentro di noi, ritrovare quella paura e superarla. Così diventeremo adulti, finalmente non più preda della paura.