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giovedì 16 agosto 2018

Fiction e Talk Show sono gli aspetti più pericolosi della Televisione (Parte 1)


di Mondart

   La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l'eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.

   Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la TV ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a "vedere il condizionamento", per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la TV come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il Piano di Rinascita Democratica (altrimenti detto P2 o "Propaganda 2", nome che è la precisa dichiarazione d'intenti di un modus operandi) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al fine di plasmare e surrogare le coscienze.

   Per inciso, il piano prevedeva la destrutturazione della stessa RAI per sostituirla con televisioni private (allora la RAI aveva ancora una funzione "educativa", e alcuni ricorderanno certamente programmi di alfabetizzazione di massa come "Non è mai troppo tardi").

   Il Potere infatti altro non è che "pensiero condiviso e accettato" (e su questo torneremo in un prossimo post) ed il problema di controllare la massa si è sempre posto al Potere; nell'antichità per esempio tale controllo veniva svolto egregiamente dalle Religioni. La forma del controllo è sempre e comunque l'induzione di un inconscio collettivo, induzione praticata non attraverso la ragione (che è del tutto inadatta a tale scopo) ma attraverso l'emotività, le emozioni, la suggestione, la paura e il desiderio, attraverso un meccanismo sottile di premi e disincentivi psicologici, insomma attraverso gli strumenti propri di ogni educazione, e ben noti ad ogni genitore... con la differenza che mentre un bravo genitore tenderà alla crescita, all'effettivo sviluppo e autonomia de proprio bimbo, qui si cerca l'effetto opposto, ossia un perenne incatenamento ad uno stato di fanciullesca inferiorità, sudditanza, bisogno di riferimento ad un "superiore" che fornirà tutte le risposte.

   A questo scopo l'individuo non deve plasmarsi, ma rimanere "poltiglia sociale", massa appunto il cui comportamento sia riconducibile a poche e ben precise dinamiche facilmente prevedibili e controllabili, che verranno infine sempre qualitativamente livellate verso il basso (e non verso l'alto, come dovrebbe fare un'educazione che si rispetti).

   È esattamente lo stesso concetto del "Dogma" medievale, che non era discutibile, che non ammetteva risposte al di fuori di sé stesso (ricordate "Il Nome della Rosa"?), pena l'essere tacciati e perseguiti di Eresia.
   La televisione attraverso fiction e talk show non impone dogmi ma limita la rosa delle possibili alternative a quelle approvate dal sistema, promuovendole e premiandole finché verranno inconsciamente ritenute le sole percorribili.

   Ora, diventa necessità automatica fare un volo pindarico proprio sulla massoneria, ossia il pensiero che originariamente si contrappose nel modo più energico e vitale al Dogma ecclesiastico... massoneria che dunque parte bene ma finisce male, finendo per esercitare (e il Piano P2 sopracitato serviva solo da piccolo esempio di ciò) lo stesso potere che si proponeva di combattere.
   Diciamo, in una parola, che il potere economico che si celava dietro la massoneria ha visto quanto poteva risultare per sé vantaggioso rimanere in questa condizione "ad eternum", senza più uscire allo scoperto: era l'espediente perfetto per la vittoria sulla corrosione storica del potere stesso, consunzione studiata e teorizzata dal Giambattista Vico coi suoi "corsi e ricorsi" storici. Consunzione che veniva determinata dall'opposizione, o comunque dal "non consenso" della parte integra della popolazione; questo ci istruisce anche sul perché la ricerca del consenso sia così importante paradossalmente proprio tra i poteri che si pongono come assoluti e autoritari.
   La grande vittoria del disegno massonico riguardante il controllo dell'opinione verteva su due punti essenziali:
   1) Impedire che la popolazione sia "integra" nella sua capacità di intendere e di volere.
   2) Impedire il realizzarsi di una reale alternativa ad un modello di comportamento indotto.
   Ma anche su questi punti torneremo con maggior chiarezza.

   Oggi assistiamo infatti ad una stranissima "schizofrenia sociale" dove, se da una parte sono stati pienamente applicati gran parte degli assunti massonici nel tessuto sociale (distruzione della sovranità degli Stati, distruzione del potere persuasivo della religione cattolica, distruzione della famiglia come nucleo sociale e insieme di valori di riferimento, etc. - e questo poteva, nelle intenzioni primigenie, anche avere un valore in sé positivo), non è stata parallelamente sviluppata nella popolazione quella maturità individuale che le avrebbe permesso di giovarsi positivamente di questi cambiamenti, ossia la crescita individuale e l'evoluzione dell'individuo verso l'autogoverno; al contrario, si è lavorato sempre più per trasformare la popolazione in "massa" (quindi un processo contrario di de-individuazione) ancor più pilotabile che non nel medioevo.
   La massoneria quindi, come tutti i movimenti rivoluzionari guidati da una classe, ha distrutto un potere semplicemente per rimpiazzarlo con una nuova tirannide, la tirannide psico-capitalista, ed affermare e consolidare il suo potere.
   Altro che sviluppo dell'Umanità e del Progresso... cialtronate di astutissimi manipolatori.

   Si assiste infatti sul piano psicologico e ideologico a quanto si assiste sul piano economico: mezzi potenzialmente ottimi e portatori di vera libertà e crescita individuale (una VERA politica monetaria ed un VERO mercato libero, non strumentalizzati da poteri occulti sarebbero stati per esempio ottimi strumenti di sviluppo collettivo) sono stati ritorti contro la massa a favore di una piccola élite, permettendole di ottenere e mantenere un controllo duraturo nel tempo.
   Sul piano del consenso, si sono sfruttate invece le nuove conoscenze psicologiche per plasmare gli individui in modo da far loro desiderare le catene stesse che li avrebbero imprigionati (emblematica in tal senso la frase pronunciata in 1984 dal Torturatore: "Finirai per amarmi").

   Ma torniamo veramente a noi: Chi vi ha messo in testa infatti, solo per fare un esempio, che dovete essere governati da una struttura esterna piramidale e autoritaria? Anche questa è una balla colossale, come balla colossale è l'affermazione che "altrimenti ci sarebbe il caos generale..." mica vero, e un esempio vivo e lampante l'abbiamo quotidianamente sotto gli occhi ogni santo giorno: la rete.

   La rete infatti (sempre che non venga imbrigliata) è il perfetto "esperimento in vitro" dell'autogoverno anarchico: benché in rete ognuno sia libero di fare quel che vuole senza controlli, senza premi ne punizioni di sorta; di dire le cose più eccelse come le più grosse idiozie, di comportarsi da criminale come da mente sublime, sarà alla fine proprio la libertà e l'apertura del sistema stesso ad auto perfezionarlo, a selezionare la qualità sia dei contenuti che del servizio.
   Il singolo utente infatti, proprio in quanto non massificato da condizionamenti esterni imposti da un soggetto manipolante, sarà incentivato ad usare la propria testa, per esempio, per capire se fidarsi o meno di una fonte, per capire se un blog parla di cose sensate o di cialtronerie, e dovrà fare tutto un lavoro di confronto, verifica e controllo continuo su sé stesso e sul materiale a disposizione, esercitare continuamente la sua capacità di analisi e senso critico, e infine affidarsi solo al buon senso: ossia l'esatto contrario della delega deresponsabilizzante, è proprio il tipo di lavoro che politicamente abbiamo rinunciato a fare, delegandolo a puri approfittatori, e che dovremo per forza tornare a fare se vogliamo trovare un rimedio nell'attuale stallo.
   Un lavoro che migliora non solo il singolo ma la struttura stessa... cosa impensabile negli attuali ordinamenti politici.

   Ovvio che qualsiasi alternativa al marcio sistema concretizzatosi debba prevedere un lavoro analogo, ossia un riappropriarsi della testa, del tempo e infine della decisionalità. Ed ovvio che questo sarà tanto più possibile quanto più il sistema che si andrà a instaurare avrà le caratteristiche della rete.
   (Confesso che tutt'oggi il web per me è un vero mistero, mi verrebbe da dire che i dominanti ci abbiano concesso quest'ultima possibilità nella partita vitale che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, mentre tutte le altre vie sono impedite... e se così fosse, bisognerebbe effettivamente riconoscere una volontà di "Illuminazione" a chi per altro verso ci incatena, facendoci ostinatamente capire la fallacità dei vecchi sistemi... ma questa è solo un'illazione, magari una speranza... dovrei essere un 33° grado per saperlo, ma sono solo al 32). Comunque sia, vale la pena sfruttare al massimo tale opportunità, e capire che il sistema "web" può essere perfettamente trasferito anche al sistema sociale: i pirla, gli approfittatori, i lucratori, i trolls, i disinformatori sul web vengono facilmente sgamati, e dopo poco nessuno se li fila. Un sistema che si autocorregge istante per istante: la vera vittoria sulle teorizzazioni del Vico.
   Ed anche questo sarà argomento di successiva e più ampia trattazione.

domenica 21 febbraio 2016

A che gioco giochiamo?

Ecco un metodo semplice e pratico per capire e dominare le dinamiche interattive della
comunicazione verbale.

   E per una volta non parliamo di immagini e simboli, non di linguaggi preverbali e immaginario collettivo, ma proprio di comunicazione verbale: della cara, vecchia, tattile, concreta, ineludibile parola.
   Ma anche qui le cose sono assai più complesse di quanto possano apparire a prima vista, anche qui le cose hanno molteplici sfumature e livelli di lettura, ed anche la comunicazione verbale non assomiglia affatto ad un indiscutibile monolite assiomatico di chiara e univoca lettura, quanto piuttosto ad un labirinto di possibili interazioni e interpretazioni che possono sia aprire la strada alla vastità del linguaggio poetico, come nascondere tranelli comunicativi anche nella più banale delle affermazioni.

   Questo sostanzialmente per due motivi, da cercare uno all’“interno” dello strumento stesso, e l’altro all’“esterno”, ossia nell’interazione intercorrente tra i due interlocutori.
   1 - interno) Una parola ha sempre una “densità” di significati che oltrepassa il semplice significante. (concetto studiato e descritto sostanzialmente dalla semantica di De Saussure
e dalla psicanalisi Freudiana).
   2 - esterno) Anche essendo in 2 soli interlocutori, esistono ben 9 possibili modalità di interazione dialettica tra di essi, di cui solo tre saranno comunicativamente efficaci, mentre le altre 6 tenderanno a stabilire dei “giochi erronei”. (concetto esposto nell’Analisi Transazionale di Eric Berne).

Vediamo di spiegare:

   1) SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO: anche nella comunicazione verbale possiamo scorgere almeno due livelli su cui essa si svolge contemporaneamente: uno conscio e uno inconscio, uno (il primo) che chiameremo il SIGNIFICANTE (ossia il veicolo, il suono, il significato più comune attribuibile a quella parola, il senso comune per il quale quella parola viene intesa e descritta nei dizionari), e un secondo, che chiameremo SIGNIFICATO, che attinge all’inconscio tramite la libera associazione, la condensazione, la trasposizione e la metonimia… ebbene si, ancora una volta si tratta di immagini, quella somma di immagini mentali e fotografiche che immediatamente si associano nella nostra mente ad una parola data, parola che perde immediatamente il suo significato “ufficiale”
per assumere una maggior “densità”, o una particolare colorazione data appunto sia dal contesto che dalla particolare interazione tra i due soggetti della comunicazione (tratteremo quindi questo aspetto nell’ ambito della comunicazione visuale).
   2) GENITORE, ADULTO, BAMBINO: due soggetti possono entrare in contatto verbale in 9 modalità differenti (e quindi stabilire altrettanti piani e modi di comunicare): facciamo un esempio pratico per entrare nel vivo del discorso, prima ancora di affrontarlo teoricamente.
   Quello che usiamo maggiormente nel rapportarci sarà del tipo Adulto >> Adulto: ossia, tendo a pormi all’altro in modo obiettivo e paritario, stimolando in lui una reazione analoga. Ma ora immaginiamo il capoufficio venire verso di noi su tutte le furie per un’aspettativa mancata: si rivolgerà a noi nello stesso modo? Certamente no, ma userà una comunicazione “trasversale” in cui, anche se le parole hanno un “significante” adulto, la loro intonazione, certi vocaboli, certe espressioni tipiche, saranno del tipo Genitore >>Bambino, attraverso il quale otterrà il vantaggio psicologico di dominare in modo autoritario ed a senso unico la conversazione: “Ma insomma, Fantozzi, oggi non me ne combina una giusta, cosa devo fare per farmi capire da lei? E stia un po’ attento, perdiana, che non siamo qui per giocare …” L’interlocutore sarà automaticamente portato ad identificarsi nella parte “bambina”, probabilmente balbetterà una scusa, ma avrà perso il round. Probabilmente rientrando a casa frustrato per non aver saputo “tener testa” al suo principale, riverserà sulla moglie lo stesso meccanismo, ed invece di reagire ad un “Ciao, come va” in modo pacato ed adulto, risponderà scocciato: “Dai, piantala che oggi non è giornata, piuttosto dimmi cosa c'è per cena… non avrai mica fatto ancora la solita cotoletta, spero!”, anche qui un messaggio “trasversale” da Genitore a Bambino che chiuderà qualsiasi normale e aperto sviluppo alla comunicazione: da lì in avanti probabilmente la serata casalinga procederà con un intreccio erroneo di messaggi trasversali, che otterranno solo la fuga dal “gioco erroneo” di uno dei due soggetti.
   Questo tipo di comunicazione “trasversale” infatti è monco, non ammette risposta, ed indica la precisa volontà di non voler affatto mettersi in sincero contatto con l’altro, ma di esercitare su di lui, in quel momento, un preciso dominio psicologico. È esattamente il tipo di comunicazione oggi usato nei notiziari, nei TG, e nei media in genere.

I TRE COMPONENTI DELL' IO
   Saltiamo a piè pari l’impianto completo dell’analisi transazionale che qui non ci interessa, e soffermiamoci invece su questo singolo aspetto che diventa uno strumento semplice e formidabile per capire le transazioni erronee e correggere, o toglierci, dai conseguenti errori di comunicazione.
   In modo simile a quanto fatto da Freud, Berne suddivide l' io psicologico in tre settori: il Genitore (grossomodo corrispondente al Super-Io freudiano, è il settore dell’autorità), l’Adulto (corrispondente all’Io freudiano, è il settore della coscienza vigile, della fattività matura) ed il Bambino (corrispondente all’Es freudiano, è il settore dell' impulsività, dell’emozione primordiale, delle pulsioni non ancora controllate dall’Adulto).
   Questi tre stati non sono tra loro separati ed indipendenti, ma in comunicazione
continua; sintomo di maturità è proprio la capacità dell’Adulto di mediare le rispettive
pulsioni, e di sapersene far carico “elasticamente” e armonizzandole, e di potersi spostare a
piacere in una delle tre, assecondandola o reprimendola. Al contrario, sintomo di malattia
sarà la “fissità” dell’io in uno dei tre stadi, una fissità generalizzata che comporta
l’incapacità di spostarsi e di farsi carico delle pulsioni degli altri stadi, che verranno o
inconsciamente rimosse o attivamente negate. Per esempio, chi risponde a quasi ogni
stimolo sempre in modo autoritario ha una caratterialità “fissata nel Genitore”, così come
chi risponde sempre deresponsabilizzandosi e non dando il giusto peso a questioni gravi
ed importanti ha una caratterialità fissata nel Bambino. La caratterialità sana, pur essendo
fissata principalmente nell’Adulto, ha la capacità di “spostarsi” senza troppi problemi tra
le tre: per esempio, a letto una coppia può temporaneamente regredire allo stadio di
Bambino e gioirne senza problemi (linguaggio e atteggiamento innocente e affettuoso,
giocosità erotica, ecc) cosa impossibile per chi è fissato nel genitore, che in quanto tale sarà
portato a liquidare come “sciocchezze” ogni effusione o rapporto bambino, e ad instaurare
un controllo di tipo sadomasochista per un sostanziale sentimento di paura.
   Paura derivante dal non pieno controllo di qualche pulsione rimasta inconsciamente
attiva a livello bambino, e che minaccia l’Adulto, costringendolo proprio per questo a
difendersene fissandosi al ruolo di Genitore. Come si vede tale schematizzazione dell’io
psicologico si presta ad una immediata e semplice comprensione delle dinamiche e del
modo di porsi dell’individuo in generale rispetto all’altro, diventando così uno strumento
utilissimo per lo studio della comunicazione.

   Cosa succede infatti nella transazione relazionale? A questo punto è facile intuire che,
prendendo due soggetti e ponendoli di fronte, avremo tre “partizioni” per ciascun
soggetto, ognuna delle quali può stabilire una comunicazione con una qualsiasi delle tre
altrui. Berne afferma quindi che solo le transazioni che avvengono in linea retta (Genitore
>> Genitore, Adulto >> Adulto, Bambino >> Bambino) generano una comunicazione
corretta, mente quelle che avvengono per via obliqua (per esempio Genitore >> Adulto o
Genitore >> Bambino, ed in modo simile per gli altri stadi) generano una comunicazione
erronea, un “gioco” che tende ad intrappolare in una qualche forma di controllo anziché a
comunicare in modo efficace e spontaneo.
   Torniamo al nostro esempio sotto le lenzuola: se il partner mi stimola in modo giocoso e
con frasi ingenue e “stupide”, io posso accettare il gioco (relazione Bambino >> Bambino)
ed in questo caso si svilupperà una comunicazione corretta tra i due stadi (per quanto
sempre sottoposta al benestare dell’Adulto, sempre presente: solo nella completa follia si
ha la totale sparizione dell’Adulto); ma se io risponderò scocciato “Dai, piantala con queste
bambinate” mi sarò posto nella modalità Genitore >> Bambino e, rimproverando il
bambino altrui, cercherò il suo controllo anziché una comunicazione spontanea.

Altro esempio di transazione relazionale:
   Il marito chiede: “Sai dov’è la mia cravatta nera? Non la trovo da nessuna parte” (Adulto
→ Adulto).
   Se la moglie risponde: “Non so, non l’ho vista”, abbiamo una transazione complementare
(Adulto → Adulto).
   Se la moglie risponde: “Perché dai sempre la colpa a me?” si determina una transazione
incrociata (con il Bambino che risponde al Genitore, invece dell’Adulto che replica
all’Adulto), interrompendo la comunicazione; lo stesso effetto si verifica con la risposta:
“Ecco, perdi sempre tutto!” (in questo caso, è il Genitore della moglie che si rivolge al
Bambino del marito).

   E ALLORA? Allora è facilmente intuibile che io posso intenzionalmente sviare una
corretta comunicazione ponendomi volutamente in una transazione incrociata, e
mantenendola. Se vorrò esercitare un controllo di tipo autoritario, per esempio, ed una
comunicazione - trappola dalla quale sarà impossibile uscire porrò una transazione di tipo
Genitore >> Bambino; allo stesso modo una transazione di tipo Bambino >> Adulto potrà
porre un ricatto emotivo comunque atto a controllare emozionalmente l’altro proprio
attraverso un messaggio di “debolezza”.
   Qualsiasi comunicazione di tipo Pubblicitario / Propagandistico, per funzionare, si
pone proprio attraverso una transazione incrociata: nel caso di un semplice spot la cosa
sarà limitata sia nel tempo che nella portata degli effetti; molto più grave la Propaganda, in
quanto non limitata nel tempo e che investe aspetti importanti e vitali dell’esistenza delle
persone. Pur essendo le due facce della stessa medaglia, possiamo affermare a buon diritto
che la propaganda è la faccia negativa della pubblicità, anche perché viene generalmente
utilizzata per indurre comportamenti contrari all’interesse stesso della massa cui è rivolta
(anche se è possibile utilizzarla per indurre comportamenti vantaggiosi infatti, a questo
punto decade la necessità stessa di una “persuasione occulta” in quanto gli stessi sarebbero
naturalmente accettati di buon grado; ma possiamo comunque avvalercene anche in senso
“buono”, per esempio per indurre comportamenti virtuosi non ancora entrati a far parte
dell' Immaginario Collettivo.
   Un esempio a caso, dite? Ma l’introduzione di moneta locale, parbleu!)

   PROVATE A GIOCARE: per comprendere appieno quanto qui brevemente esposto,
potreste provare un paio di esercizi pratici:
   1) Osservazione: al bar, al mercato, tra gli amici, provate a seguire il dialogo tra due
persone e cercate di capire che tipo di transazione instaurino. A proposito: anche parlare
sempre degli stessi argomenti non per arrivare a qualche conclusione, ma per la pura
gratificazione immediata, è un “gioco” in cui la comunicazione assume lo stesso significato
simbolico, che ne so, di un lecca-lecca: i “fan” di qualsiasi cosa che trovandosi parlano
quasi sempre dello stesso argomento usano la comunicazione per pura autogratificazione,
e come compensazione di qualche mancanza affettiva.
   2) Forzate la transazione: potreste poi provare ad impostare con una cavia (il/la partner
in genere sono cavie perfette) una transazione volutamente incrociata e mantenerla ad
oltranza… osservando come il partner affronterà lo spiazzamento che sicuramente gli
causerete.
   3) Riportare una transazione erronea nei giusti binari: Ecco, ora siete pronti per
individuare le erronee transazioni incrociate, capire dove vuole andare a parare l’altro e
provare a riportare (ma questo dipenderà anche da lui) la comunicazione entro binari
paralleli.

   E dato che quest' ultima cosa non è possibile farla con uno schermo, ecco perché la TV
vince sempre!

Mondart

martedì 22 settembre 2015

Voi, come i carcerati di Stanford

di Mond-Art

Come immaginate voi l’Inferno?

Università di Stanford (California), Agosto 1971: lo psicologo Philip Zimbardo recluta con
un annuncio sul giornale e seleziona 24 studenti “sani, intelligenti, benestanti ed appartenenti alla
classe media, psicologicamente normali e senza nessun precedente violento” a prendere parte a uno
studio psicologico sulle dinamiche interpersonali insorgenti nell’ambito della vita in carcere.

L’esperimento, che sarebbe dovuto durare due settimane e coinvolgere i soggetti in una
simulazione di vita carceraria condotta in un ambiente comunque “scientifico” e
strettamente monitorato, viene interrotto dopo soli cinque giorni perché “sfuggito al
controllo”…

…non solo infatti una metà degli studenti si era trasformata in un branco di spietati
aguzzini mentre l’altra metà mostrava evidenti segni di traumi psichici, depressione e
apatico adattamento a restrizioni ed abusi subiti, ma lo stesso Zimbardo (come lui stesso
scrive!) perde completamente la necessaria obiettività di “supervisore” finendo per
immedesimarsi e lasciarsi troppo coinvolgere nella repressione di una possibile fuga: non
solo le “cavie” quindi, ma anche lo stesso sperimentatore finiscono per perdere
completamente il senso del limite tra realtà e finzione, e sarà il provvidenziale
intervento di amici e visitatore “esterni” a far ravvedere e rinsavire Zimbardo che quindi
sospenderà l’esperimento.

…Prego osservare nella loro splendida nudità le seguenti dinamiche: La FINZIONE
che dapprima si trasforma in INCONSCIO COLLETTIVO (in quanto convenzione
“intimamente” accettata e condivisa da tutti, e quindi introiettata come “vera, unica e
indiscutibile” anche grazie all’azione concomitante delle tecniche di depersonificazione
adottate nel corso dell’esperimento stesso), e successivamente si tramuta in REALTÀ… in
soli 5 giorni!…

E se non ci fosse stato nessun provvidenziale intervento esterno?

Se quell’esperimento fosse stato condotto, che ne so, sulla Luna senza contatti diretti con
la Terra?
……………………………............
Ora, non ci interessa qui sottolineare la trasformazione sadica delle “guardie”, già
ampiamente (e molto spesso a sproposito) riportata dai media, quanto l’evoluzione di tipo
passivo - masochista dei “carcerati”. (questa hanno molto meno interesse a riportarla e
sottolinearla!)
Carcerati che finiscono anch’essi per perdere tragicamente qualsiasi contatto mentale
con la loro “identità di normali studenti borghesi”, qualsiasi consapevolezza della
finzione e dell’artificiosità della situazione, fino ad approdare alla convinzione che: “Da
quella situazione sarà impossibile uscire”.

Carcerati il cui comportamento, attraverso vari stadi, sfocerà in soli 5 giorni o nella crisi
isterica (e in una quanto mai probabile conseguente follia), o nell’accettazione passiva e
senza più ribellione della loro nuova condizione, nella completa “introiezione” del
loro stato di prigionieri… e a questo stadio ogni ulteriore vessazione subita anziché
spingerli, come sarebbe logico supporre, verso una possibile organizzazione e rivolta, non
farà che rafforzare in loro questa convinzione… non “sono più” gli individui Tizio e Caio,
ma i prigionieri numero x e y…!

E mentre le guardie, che pur sfociando nel sadismo hanno sviluppato un forte senso di
unità e appartenenza al “branco” e sono psicologicamente appagate da ciò, al punto da
dispiacersi che l’esperimento venga interrotto, i “prigionieri” sono confusi, sospettosi l’uno
dell’altro, isolati nella loro spersonificata apatia, e pronti a vendersi o a far la spia per un
piccolo privilegio… e non c’è più in essi nessun senso di identità né singola né collettiva,
nessun senso di gruppo…
(…Ma pensa che pacchia, conoscere questi insospettabili sviluppi, per un eventuale
potere forte…)…

LA STANFORD MEDIATICA


Ora, se l’idea di avere una popolazione di folli forse non aggrada nemmeno ad un

potere assoluto, se non altro per l’ovvia impossibilità di potersene servire in alcun
modo, pensa che bello se tutti si trasformassero invece in apatici e disgregati sudditi
nelle mani di pochi detentori del potere e delle redini globali…!

(Credete che non ci abbiano pensato? Tutto il “quid” dell’esperimento di Stanford, ciò
che ha reso possibile arrivare alle conseguenze sopra riportate, si basa sulla
“deidentificazione”, sulla “perdita dell’identità psicologica” delle cavie… ora, se
riuscissimo ad arrivare a ciò non nel modo traumatico e “distonico” utilizzato durante
l’esperimento, ma in modo piacevole e “sintonico”, potremmo anche avere dei sudditi
felici… degli schiavi rincoglioniti e tutto sommato contenti, e che comunque mai e poi mai
penseranno di ribellarsi…)…

- Oooohhh, e come si potrebbe fare?

- Per esempio, facendo in modo che la sensazione di “prigionia” sia impercettibile, e
pressoché nulla… rendendo invisibili sia i muri del carcere sia ogni possibile sospetto
sull’esistenza di controllori ad un superiore livello… e facendo credere ai babb… eh,
popolo, di essere i soli giocatori del gioco.

- Tanto per cominciare, invece che portarli in prigione, potremmo portare la prigione
nelle loro comode abitazioni…

- La Televisione!
- “Attraverso” la Tv, i giornali, i computer, i media insomma… in modo giocoso e
piacevole… Creare in modo “soft” quell’inconscio collettivo che essi poi
“realizzeranno”, proprio come nell’esperimento di Stanford… finendo per crederci in
pieno, e per ritenerla l’unica realtà possibile.

- Oooohhh, piano, non parlare difficile… lo sai che noi potenti non siamo poi tanto forti
quanto a materia grigia…

- Lo so, lo so… allora, in parole povere… si tratterebbe insomma di raccontare delle gran
balle, di creare dal niente un “gioco” con regolette dettate da noi… loro ci crederanno fino
in fondo e noi, che abbiamo fatto le regole, ne trarremo i benefici; il gioco principale si
chiamerà “Economia”, e sarà condotto con le regole della “Moneta”, del “Signoraggio” e
del “Debito Pubblico”… e loro correranno, vedrai come correranno dietro questo gioco!
Alcuni si divertiranno anche molto, altri meno, ma nessuno sospetterà, mai e poi mai, che
si tratterà solo di una realtà virtuale.
Poi si dovrebbe fare il gioco “Guerra”, così quando qualcuno perde nel gioco “Economia”
e si arrabbia potrà azzannarsi coi compagni di cella, e non sogneranno neanche di pensare
a noi…

- Oooohhh, sembra fantascienza… sembra un film che ho visto una volta, si chiamava
“Ammatrix!”…

- “Matrix”, ’gnurant!

- Ah si, Matrix… ma come convincerli a giocare ai giochi che avremo inventato per loro?

- Ah, questo è l’aspetto più semplice, “deidentificando e spersonalizzando” …ah già,
dimenticavo che con te devo spiegarmi come a un cogl… a un bambino di tre anni in piena
fissazione anale il cui unico scopo è accumulare…

- Come dici? Non si capisce niente!

- Niente, cose mie da scienziato. Allora, in parole semplici: basta sostituire quello in cui
credono loro con quello a cui crediamo noi… per questo ci sono altri due giochi: uno si
avvale di tecniche sofisticate ed avveniristiche, e servirà per agire sulle menti… si chiama
“informazione e intrattenimento”. L’altro agisce a un livello più viscerale, e si chiama
“Politica”.

- Un gioco nel gioco?

- Esattamente, come le bambole cinesi… giocando a “Politica” e “Informazione e
Intrattenimento” non solo faranno esattamente quello che vogliamo noi, ma ci crederanno
tanto e si immedesimeranno tanto, che saranno pronti a deridere chiunque tenterà di
aprirgli gli occhi!

- Il tutto mentre intanto si svolge il grande gioco “Economia”!

- Bravo, stai cominciando a capire, vedi che non è poi così difficile…

- E mentre al piano di sopra noi monitoriamo, controlliamo e guidiamo tutto!

- E vi appropriate di tutte le risorse e capacità produttive del pianeta…

Ma torniamo a noi, ad un livello meno esilarante del nostro discorso, e a quello che in
questo momento vi riguarda più da vicino, perché ne va della vostra stessa esistenza comeprigionieri o uomini liberi (e forse della vostra esistenza tout-court).

Vi siete mai chiesti perché vi possono togliere e precarizzare il lavoro, togliere dignità,
diritti e ogni passata conquista sociale; perché vi possono abbassare i salari, tassarvi in
modo iniquo, farvi morire di legge 30; perché possono cacare su leggi e giustizia,
perpetrare stragi di stato, osannare la guerra, inquinarvi il cibo e l’acqua, uccidervi di
troppa o troppo poca “sanità”, depredarvi in nome del debito pubblico, uccidervi in nome
della democrazia, coprirvi di rifiuti, di cemento e di tutte le loro diavolerie chimiche;
perché riescono a frammentare i popoli, a farli odiare l’un l’altro, a farvi guardare al
prossimo solo in veste di “concorrente” o di “consumatore”… senza che riusciate più
neanche non dico a ribellarvi (che sarebbe pretendere troppo), ma quantomeno ad
organizzarvi e protestare in modo efficace?

Il motivo è esattamente quello visto in apertura, quello che successe ai prigionieri
dell’esperimento: siete caduti nella “Sindrome di Stanford”, avete già completamente
sostituitola vostra identità con la realtà fittizia creata per voi, e proprio come
nell’esperimento non capite di essere immersi in una pseudo-realtà, e di essere voi stessi
cavie di un esperimento globale e mediatico.

Come nell’esperimento avete maturato la convinzione che questa sia la sola ed unica
realtà sempre appartenuta al genere umano, che sia ineluttabile, e che, anche se
spiacevole, “Non c’è alternativa”.
Stranamente poi vi illudete spesso, erroneamente, che l’intervento di qualche “delegato
di turno” (l’Avvocato, o il Prete nell’esperimento) possa “tirarvene fuori”; ma quelli che voi
delegate non sono altro che attori, o prigionieri anch’essi, che godono di qualche favore e
di celle più comode in cambio del loro servilismo…

E statene certi: non ci sarà nessun provvidenziale intervento esterno a dirvi: “Oh, guarda
che tu non sei il Consumatore N° xyz, non sei il Conto corrente N° xyz, non sei l’allocco
munito di tessera elettorale N° xyz, tu sei “Caio Sempronio”, ti ricordi? E sei entrato in
questo incubo solo qualche decennio fa… adesso è finita, è ora di uscire dai, andiamo fuori
di qui.”
Al contrario, cercheranno sempre di convincerti della bontà e della concretezza
dell’incantesimo che vi hanno costruito attorno!

No, non ci sarà nessun intervento esterno, se non sarete voi a vederlo, e a capirlo, e a
tirarvene fuori… l’“esperimento”, andando avanti ad oltranza, sarà l’unico vincitore,
senza che nessuno riesca più a fermarlo: le cavie, completamente e bilateralmente
impazzite nel loro folle scambio di realtà, guideranno nello spazio un pianeta di folli,
finché non sarà la natura stessa a tutelarsi, ponendo fine all’esperimento “umani”.

Torno a chiedervi: “Come lo immaginate voi, l’Inferno?