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lunedì 13 agosto 2018

Il movente "teoretico": Puritani e Vecchio Testamento


Di Mondart
"Nel dettaglio si nasconde il demonio"

   Dagli studi di Kleeves prendiamo ancora una volta lo spunto per capire il modo di pensare, comprendere la "visione del mondo" di questa particolare tribù che, migrata dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, diede origine alla civiltà americana, e per cercare veramente di capire perché ancora oggi non se ne stiano tranquilli a casa loro.

   Cosa che in effetti non hanno mai mai fatto fin dagli inizi della loro civilizzazione, in quanto la loro pratica di vita è sempre stata improntata all'espansionismo ed alla sottomissione cruenta, dove non al vero e proprio annientamento, delle popolazioni con cui sono venuti in contatto, conducendo più di 200 conflitti armati in altrettanti anni di civiltà (senza contare quelli soltanto provocati e condotti in modo indiretto), e dimostrando sempre una sorprendente predilezione per le stragi sia di combattenti che di civili: uno stragismo che ad oggi ha fatto qualcosa come 30 milioni di morti. Predilezione che dovrebbe indurre non poche perplessità ed imbarazzo in ogni persona dotata di buon senso, nonché ad una profonda riflessione volta a comprendere sia la reale natura che tutta la pericolosa portata del fenomeno stesso.

   Se nel post precedente abbiamo analizzato il movente "storico" dell'eterno fascino che la conquista del mercato d'Oriente ha da sempre esercitato nella mente di questi "mercanti armati", qui ne analizzeremo il postulato filosofico-religioso di base, che coincide sostanzialmente con l'adozione a modus vivendi della particolare interpretazione fatta ad opera dei Puritani del Vecchio Testamento.

   Si tratta di una deriva particolarissima, un'ulteriore estremizzazione del Protestantesimo già "spinto" di Calvino, un fondamentalismo che estrapolando solo i dati di comodo dalla lettura del Vecchio Testamento (vedasi per esempio l'argomento "schiavitù", tollerata nelle Scritture fino ad un massimo di sette anni, periodo dopo il quale lo schiavo deve essere rimesso in libertà, ed applicata da questi furbacchioni non solo con l'estensione a vita della schiavitù, ma addirittura con la teorizzazione della sua ereditarietà!) arriva a negare ogni concetto di carità e di amore fondanti per la dottrina cristiana e ritenere non solo permessi, ma eticamente giusti e desiderabili i loro esatti opposti, ossia l'avidità, l'accumulo di ricchezza, e il non ritenersi in alcun modo responsabili della sorte altrui.

   Una necessaria parentesi per capirci al volo: la tesi di questo ciclo di post, già preannunciata in "Ma perché non se ne stanno tranquilli a casa loro?" è che queste non siano ancora le vere motivazioni di fondo, ma solo le "razionalizzazioni logiche", o per meglio dire gli elementi storico/culturali che hanno favorito l'evolversi di una fondamentale patologia sociale di tipo sadico-distruttiva, vero movente e "motore immobile" di tutta la storia americana.
   Patologia selezionata appunto da una serie di fattori storico filosofici e comportamentali che hanno dapprima portato al potere una caratterialità umana ben precisa, e poi spinto all'orientamento dell'intera struttura sociale in modo da adattarla alle proprie particolarissime esigenze; abbiamo così una caratterialità sadica di potere, che sviluppa una società di tipo distruttivo e necrofilo.
   Per inciso, sia detto che plasmare un'intera società sulle esigenze di un gruppo è più semplice di quanto la gente comunemente ritenga: politicamente questo è avvenuto parassitando la forma di democrazia parlamentare attraverso un'oligarchia di ricchi che da subito si è posta alla guida del Congresso, perpetuandosi poi attraverso un sistema elettorale elitario e fondato sul denaro, che consente il reale accesso alla vita politica solo ad una piccola, ben selezionata e preconfezionata "Nobiltà" (un establishment, è bene ricordarlo, che nel 1945 aveva a disposizione metà del reddito mondiale); mentre socialmente è reso possibile ingannando mediaticamente l'opinione pubblica sia sulla vera natura della forma istituzionale che sui reali fini da essa perseguiti... e su questo la popolazione americana dovrebbe al più presto aprire gli occhi, in quanto è lei per prima ad essere usata da un potere patologico e criminale.

   
   A maggior ragione chi scrive considera assolutamente fallaci e futili le motivazioni portate da certi pseudo-analisti che vedono nella semplice lotta per "il petrolio e l'energia" o "per questioni economiche tout-court" il movente ultimo di un agire che vedrebbe nel benessere dei popoli, nelle crisi economiche o nel bisogno di fonti di energia il movente di questo oscuro agire: BALLE, non fosse per il semplice fatto che sia l'economia che le crisi sono condotte ad arte proprio verso il loro fallimento attraverso gli strumenti della Moneta Debito e del Debito Pubblico, e che le risorse energetiche, in un mercato "normale" e non truccato da una cupola di criminali, sarebbero semplicemente fonte di scambio economico e reciproco benessere, e non di guerre e stragi spinte solo attraverso la falsa percezione indotta nel popolino delle dinamiche sottostanti. Chi continua a dissertare sul petrolio, economia e cazzate varie è quindi COMPLICE degli stessi criminali al potere, ed in questo ancora più infido e falso dei media di regime che propagandano "l'esportazione della democrazia": quelli infatti una mezza verità la dicono, in quanto è proprio una forma parlamentare simile alla loro che questi vermi parassiti, queste tenie, questi delinquenti, questi topi di fogna ritengono il terreno più adatto alla loro propagazione.

   A chi si ostina a vedere una natura politica (nel senso etico ed etimologico del termine) quale movente di tale agire, voglio solo ricordare cosa successe con i Nativi d'America: quale VERO motivo c'era di condurre alla loro totale estinzione, un'estinzione che mirava ad ucciderne il pensiero e la cultura, ancor prima che i corpi? Non sarebbe stato più "naturale" trattare con loro, acquistare delle terre e convivere pacificamente formando una vera fusione di popoli e scambio di culture? Non è proprio questo che si intende per progresso umano? Già quel primo antefatto dovrebbe indurci tutti a "star su con le orecchie", perché la nostra ingenua dabbenaggine rischia di farci fare la stessa fine degli Indiani d'America, mentre i Tex Willer di turno ci rabboniscono con le loro fandonie e finte chimere a buon mercato, atte solo a camuffare il vero volto del loro padrone.

   Vero volto, vero carattere psicologico che è chiaramente rivelato anche nell'immaginifico di UFO, alieni ed extraterrestri vari (ossia nell'inconscio L'ALTRO per antonomasia): questi qui se la prendono guardacaso sempre con gli americani, e con tutto lo spazio che c'è al mondo atterrano sempre a New York City in pieno traffico cittadino, sono sempre cattivi e animati da un insano desiderio di sopraffazione e di dominio... ossia abbiamo un'esatta cartina al tornasole, un test Rorschach dell'inconscia proiezione psicologica del loro stesso carattere di base: che è sadico verso il soggiogato, ma al tempo stesso dominato da una folle paura di tipo masochista verso ogni fantasmatica percezione di una minaccia esterna (provate a sostituire il termine "alieno" con "terrorista" o "massa della popolazione", per vedere l'effetto che fa!). Lo stesso film "Alien" altro non è che la perfetta proiezione inconscia della loro cultura, del loro pensiero, del loro tratto caratteriale sadomasochista per cui si materializza come incubo e minaccia proprio ciò che essi stessi fanno agli altri: parassitarli riproducendosi attraverso i loro corpi, le loro civiltà, le loro organizzazioni statali, le loro economie. E l'america stessa, fin dalla sua nascita, altro non è che questo: un gigantesco scherzo della natura, una variante impazzita del genere umano, uno strano organismo geneticamente modificato, un Alien che si traveste da Marilyn.

Eh sì, perché bisogna cominciare ad intenderci sui termini signori miei, sia sul loro preciso significato etimologico che sulla portata dei disastri che fa nell'immaginario collettivo il loro calcolato uso improprio: il termine "Cannibale", per esempio, sta ad indicare una persona che in determinate occasioni (vuoi rituali, vuoi per forzatura, vuoi per manifesto disturbo mentale) si nutre dei suoi simili. E se posso intellettualmente simpatizzare e perfino ammirare il guerriero che in battaglia strappa il cuore dal petto dell'avversario e se ne nutre, celebrando così un rituale inteso ad appropriarsi della sua forza e del suo coraggio, resta il fatto che il cannibalismo è socialmente accettabile finché resta, appunto, circoscritto in questi ambiti molto particolari e numericamente irrilevanti...

   ...ma la Natura stessa, ancor prima dell'uomo, si difende dalle devianze potenzialmente pericolose introducendole con estrema parsimonia numerica, e favorendo sempre il possibile evolversi verso attitudini socialmente accettabili anche delle pulsioni più primitive. Così che anche la forma più alta e spirituale di amore, per esempio, ha in sé l'idea del cannibalismo in quanto "fusione e assimilazione" con l'altro: non dice forse Cristo "prendetene e mangiatene tutti, questo è il mio corpo", e non diciamo forse alla persona amata "ti mangerei tutta" ad esprimere il nostro desiderio, affetto e la nostra ammirazione per la sua bellezza?

   Significati e pulsioni primitive, dalle quali dipende la sopravvivenza stessa, sono innati in noi così come sono innate le potenzialità affinché esse evolvano verso qualcosa di socialmente accettabile: l'idea del "mangiare" è pertanto insita in una miriade di comportamenti adattivi, dove si va dall'atto fisico vero e proprio del nutrirsi all'amore filosofico per il sapere: in entrambi i casi si sfrutta la stessa pulsione originale, indirizzandola verso obiettivi accettati; pulsione che può occasionalmente riproporsi nella sua forma primitiva in casi estremi o in situazioni limite, come nel caso dei "sopravvissuti delle Ande", dove messi di fronte all'alternativa di morire di fame i sopravvissuti non disdegnarono di mangiare fettine dei loro compagni morti nell'incidente aereo... ancora a sottolineare che tali pulsioni non sono in sé "malvagie", ma esistono proprio per favorire la vita e la sopravvivenza dell'individuo e della specie.

   Ma se mezzo mondo comincia a trasformarsi in cannibale, beh allora, forse, è il caso di cominciare a preoccuparsi, sia nel suo che nel nostro interesse e salvaguardia, forse è il caso di cominciare a capire che "qualcosa si è rotto, qualcosa non va"! Allo stesso modo non è più accettabile ostinarsi a chiamare con termini vecchi e fuorvianti fenomeni che sono diventati la mostruosa metastasi della cellula originaria: non possiamo continuare a chiamare e giustificare come "commercio" il monopolio e lo sfruttamento condotti su scala globale, né come "normale diritto" l'ingiustificato espansionismo di una tribù che, chissà poi in base a cosa, ritiene plausibile prevaricare e distruggere intere civiltà e pensare che tutto il mondo sia di sua proprietà.

Ecco: vediamo quindi di capire, attraverso qualche stralcio dagli scritti di John Kleeves, come e perché questa tribù si sia messa in testa queste convinzioni tutte sue.

 
 [...] Il termine "puritano" si è affermato nel mondo occidentale come sinonimo di persona bigotta e di costumi sessuali eccessivamente rigidi, ma intimamente ipocrita.
   Questi erano in effetti i tratti più evidenti dei Puritani storici. Ma i Puritani storici erano molto più di questo. Come abbiamo visto, per un insieme di circostanze nell'Europa del Quattro-Cinquecento si andava delineando un nuovo tipo umano, un nuovo atteggiamento psicologico verso la vita. Esso nasceva dall'incontro fra un individualismo materialistico istintivo e la teoretica del Vecchio Testamento, che gli offriva una razionalizzazione, una protezione ed un sistema di propagazione nello spazio e perpetuazione nel tempo. Si originava, così, una valutazione globale della vita che forniva soluzioni specifiche e coerenti in ogni aspetto dell'umano e che, lasciata libera di esprimersi, avrebbe generato una civilizzazione nuova. I Puritani erano gli esponenti più coerenti di questa nuova cultura europea, coloro che più sfruttarono gli spunti del Vecchio Testamento. Erano in effetti quelli che ne avevano più bisogno dal punto di vista esistenziale e infatti, liberi di esprimersi nel continente nuovo, diedero vita alla civilizzazione americana. Gli Stati Uniti non sono una società culturalmente composita, o derivata dall'incontro e dal contributo di differenti culture. Negli Stati Uniti non vi fu mai alcun melting pot. I Puritani formarono subito una società culturalmente congrua e compatta, quindi di semplice aggregazione da intuire e foriera di risultati concreti: conformandosi ad essa non era difficile raggiungere l'agiatezza, facilitati anche dalla obiettiva ricchezza del paese. Alla seconda o terza generazione i discendenti dei nuovi arrivati ne facevano già parte, se non nominalmente, di sicuro nella realtà effettiva.

   [...] "Traevano ogni ispirazione dal Vecchio Testamento, o almeno erano convinti di farlo. L'idea fondamentale era che la ricchezza materiale, e più in generale il benessere materiale, compreso quello fisiologico, rappresentava un segno di elezione divina. Un individuo era eletto se Dio lo predestinava alla virtù di osservare i Comandamenti. Non c'era obbligo alla solidarietà reciproca né a compiere opere di bene. Il rispetto richiesto per i Comandamenti era letterale, cioè formale. La figura di Gesù era totalmente ignorata, benché certamente si definissero "cristiani".
   I Puritani, come del resto un po' tutti gli altri Protestanti, operarono una certa mirata selezione anche nell'ambito del Vecchio Testamento, a ulteriore dimostrazione del principio utilitaristico alla base di tutta l'operazione. Consideriamo, per esempio, la schiavitù. È vero che il Vecchio Testamento la giustifica, ma solo in una certa ottica. Fra gli ebrei storici gli schiavi diventavano tali in genere per un debito non pagato e quindi, una volta di proprietà del creditore, erano trattati bene e venivano considerati un po' come parte della famiglia. Dio enuncia a Mosè un certo numero di precetti sul modo di trattare gli schiavi, ma i Puritani gli ignorarono.

   [...] "Un concetto importante per i Puritani, che si rivelò gravido di conseguenze inaspettate, era quello di popolo eletto. Chiunque pensa che il Vecchio Testamento, nel parlare di "popolo eletto", si riferisca anche a lui deve convincersi di far parte di quella particolare "elezione" divina presa in considerazione nel testo biblico; e così facevano i Puritani. Al popolo eletto Dio destina una patria opulenta, e i Puritani certamente si diressero in America pensando che fosse la loro Terra Promessa. Gli indiani erano destinati alla distruzione per loro mano così come lo erano stati i cananei per Giosuè e i Giudici. Non solo, ma quando i Puritani scorgeranno un po' più in là una terra ricca o in qualche modo appetibile penseranno sempre di averne diritto, un diritto che giustificherà anche i mezzi più cruenti, stermini compresi. La debolezza della resistenza incontrata sarà un segno divino, mentre la sua tenacia li scandalizzerà. Le implicazioni in politica estera e militare di questa concezione non possono sfuggire e, come si vedrà, non cesseranno mai di influire nella storia statunitense.

   [...] "In campo religioso essi non riconobbero più la gerarchia della Chiesa d'Inghilterra, e bandirono tutte le manifestazioni esteriori di culto introdotte arbitrariamente dalla Chiesa Cattolica, che quella aveva conservato: i vestimenti rituali, il segno della croce, particolarmente nel Battesimo, la genuflessione durante la Comunione, l'uso della fede nel matrimonio, l'osservanza delle festività per i Santi, compresa la celebrazione del Natale, ed in genere tutto quanto prescritto dal The Book of Common Prayer, una specie di breviario pubblicato dalla Chiesa d'Inghilterra. In particolare celebrare il Natale nel New England fu illegale sino alla prima metà dell'Ottocento, e ciò nonostante la separazione fra Chiesa e Stato decretata dalla Costituzione del 1787.
   La loro organizzazione politica si basò su due concetti fondamentali: quello dell'uomo singolo che doveva essere assolutamente libero di poter fare la sua fortuna materiale, vincolato solo dal rispetto dei Comandamenti; e quello della comunità che doveva solo sorvegliare che i medesimi fossero appunto rispettati.

   [...] "I Puritani rappresentavano l'antitesi della democrazia. Essi non credevano affatto che gli uomini fossero tutti uguali, e tantomeno che avessero gli stessi diritti.
   Alcuni in effetti potevano anche essere ridotti in schiavitù. Essi pensavano al governo ad una oligarchia di uomini virtuosi e meritevoli che soli avevano - collettivamente e quindi... democraticamente - il diritto di regolare i modi e i mezzi con i quali un eletto aveva la possibilità di realizzare a pieno la volontà divina, che si manifestava col successo o l'insuccesso materiale. L'accesso a tale oligarchia non poteva essere negato a chi, diventato ricco e magari essendo anche in buona salute, dimostrava di essere per definizione uno di loro. Di qui deriva un altro aspetto della loro apparente democraticità, oltre che del loro repubblicanesimo: l'abolizione del concetto di élite per via ereditaria e l'introduzione di élite aperta, appunto "democratica". In pratica, alla nobiltà per diritto divino, indimostrabile, di stampo medioevale i Puritani sostituirono la nobiltà per diritto divino dimostrabile, appunto attraverso la ricchezza materiale. Gli americani attuali accettano di buon grado che i loro dirigenti politici e funzionari dello Stato siano quasi tutti uomini estremamente ricchi, e la giustificazione risiede implicitamente in quel ragionamento puritano.

   [...] "A questo punto gli Stati Uniti non dovrebbero più essere degli illustri sconosciuti.
   A partire dal 1945 hanno eretto attorno al proprio sistema un grande sbarramento, una cortina fumogena fatta di propaganda, di disinformazione, di travisamenti, di mezze verità e di bugie intere che toccano tutti gli aspetti della realtà, dalla storia all'attualità, alle relazioni estere, e che è di un'efficacia tremenda, perché viene attuata su tutti i piani della comunicazione umana e realizzata grazie ad una concertazione così perfetta e così corale da non avere precedenti nella Storia. Si può concludere che tutti i fatti della politica estera americana sono sempre stati caratterizzati dallo stesso motivo conduttore e sono serviti immancabilmente a un unico scopo: procurare condizioni le più vantaggiose possibili alle aziende americane che operano all'estero o con l'estero, cioè alle Multinazionali. In altri termini, fin dalle origini la politica estera americana è stata calamitata da un preciso miraggio, situato in cima al suo orizzonte visivo: la conquista del mondo e delle sue risorse.

   [...] "Un'altra costante emerge con evidente chiarezza nella storia americana. Ci riferiamo alla
violenza sanguinaria contro il genere umano. Gli indiani furono sterminati e si è visto con quali sistemi e in quale consistenza numerica (circa cinque milioni). I neri furono non solo schiavizzati, ma trattati come animali. In conseguenza dello schiavismo americano furono sterminati in Africa circa 40 milioni di individui. Con i bombardamenti di civili durante la Seconda Guerra Mondiale uccisero tre milioni di persone, in Europa e in Giappone. Provocarono poi la morte di un milione di prigionieri di guerra tedeschi, su un totale di tre milioni. Sempre con i bombardamenti sterminarono verosimilmente quattro milioni di persone in Corea e probabilmente sei milioni di persone in Vietnam, Laos e Cambogia. Invadendo Panama nel 1989 bombardarono il quartiere popolare di El Chorrillo a Panama City uccidendo circa duemila persone; lo fecero solo a scopo di punizione e come monito a non ribellarsi più agli Stati Uniti in futuro. Non vi era alcuna necessità, infatti, lo fecero per spargere il terrore, e questo può definirsi senz'altro "terrorismo". Durante la breve Guerra del Golfo colpirono ancora i civili, uccidendone circa 300 mila.
   Finora ci siamo riferiti alle guerre dichiarate, ufficiali, condotte alla luce del sole.
   Ci furono poi gli innumerevoli massacri, grandi e piccoli, perpetrati dai regimi fantoccio degli Stati Uniti e che gli stessi manovrarono o incoraggiarono a compiere, nell'ambito della politica neocoloniale del dopoguerra; qualche volta vi parteciparono direttamente con uomini e mezzi, come per esempio in occasione dell'invasione di Timor Est da parte della neocolonia dell'Indonesia, nel corso della quale furono uccisi circa 700 mila civili. Il totale di queste vittime, come si è detto in precedenza, è da valutare intorno ai 30 milioni di unità.

(da John Kleeves, "Un Paese Pericoloso")



   

     

venerdì 10 agosto 2018

Ma perché non se ne stanno tranquilli a casa loro? (Seconda parte)



Riassumendo, vediamo brevemente le caratteristiche che hanno storicamente favorito il predominio della caratterialità sadica nella civiltà americana in particolare ed in seguito, per "rientro dell'esportazione", in quella occidentale da cui effettivamente parte tutto:

Dinamiche favorenti Storiche
L'attuale classe dominante occidentale nasce storicamente nell'Europa del '400/'500 con la borghesia commerciale favorita dalla fine del Medioevo e dagli scambi commerciali navali. Ben presto tale borghesia, detentrice del reale potere economico, comincia ad aspirare anche al potere politico, e lo fa sovvertendo nel corso della storia i poteri assoluti "ad alta decisionalità" di Re, Principi e Vescovi, ed instaurando strutture "a bassa decisionalità ed altamente burocratizzate", molto più facili da infiltrare, che vedranno nella democrazia la forma più adatta all'instaurarsi del nuovo potere. Commercio, filosofie umaniste, massoneria, se all'inizio hanno l'utile funzione di destabilizzare il potere assoluto di stampo medievale, diventano poi gli strumenti d'elezione per la presa e mantenimento di potere di questa nuova classe.

Dinamiche favorenti Religiose/Filosofiche
La caratterialità sadica viene storicamente favorita (e qui non saprei dire se e quanto anche "preparata" da una sapiente propaganda culturale) prima della Riforma Calvinista (che di fatto con la teorizzazione dei principi di "Elezione incondizionata" e di "Mandato creazionale" sovverte i principi cristiani premiando l'egoismo e il dominio quali qualità eticamente desiderabili), poi da tutte le filosofie e scuole di pensiero moderne (sostanzialmente da Kant in poi, dove con il postulato di "Male Radicale" si accredita l'idea della intrinseca incapacità umana di scegliere il bene, col conseguente bisogno di una guida e della giusta punizione - ossia proprio ciò che il sadico dice al dominato!). Tutte le nuove teorizzazioni filosofiche da Kant in poi, ivi incluse anche quelle di Capitalismo e Comunismo, non saranno altro che "i media" di diffusione del pensiero della nuova classe egemone.

Dinamiche favorenti Organizzative e Territoriali
Il carattere di "trasmissibilità" sociale del carattere sadomasochista, e della facilità con cui tale dominante riesce vincitore ed ottiene il pieno controllo sociale, è attuato proprio attraverso una struttura a "piramide" che si alimenta praticamente da sé, semplicemente parassitando le architetture democratiche che si sono dimostrate essere il terreno migliore e prediletto a tale scopo (niente come una democrazia fornisce infatti una forte burocratizzazione peraltro poco controllabile e quindi facilmente infiltrabile da persone ben motivate ad assumere il controllo, in questo favorite anche dalla "bassa decisionalità" del sistema subentrante alla "alta decisionalità" delle precedenti monarchie). Come già anticipato, la migrazione nel nuovo mondo e lo sviluppo sociale di questa praticamente unica caratterialità senza opposizioni né antagonismi, ne ha determinato sia la presa di potere sul resto della popolazione che la particolare connotazione distruttiva della civiltà americana.

TUTTO SI SPIEGA
Da notare, infine, come tale ipotesi "sadica" (per la quale il "nemico" è semplicemente l'altro da sé, da sottomettere o distruggere senza scrupoli) spieghi perfettamente i tanti "non sense" che ancora appaiono con eclatante evidenza e che non si giustificano con gli altri tipi di approccio usati per capire le attuali dinamiche sociali; non sense tra cui spicca in modo abnorme e sconcertante la totale assenza di empatia dei dominanti verso le loro stesse popolazioni, cosa che diventa invece chiarissima quando si capisce che il primo e vero nemico dell'attuale élite di potere è appunto la massa della popolazione, e contro di essa è effettivamente rivolta ogni loro azione... (come abbiamo visto non c'è infatti alcuna motivazione logica che regga la giustificazione di guerre intraprese in giro per il globo, guerre solo apparentemente rivolte verso popoli "canaglia" (colpevoli solo di esistere), ma che realmente attaccano TUTTA la massa popolare, a cominciare proprio dalla stessa popolazione americana che da tali guerre viene prima impoverita e poi semplicemente distrutta, sfoltita con vari metodi più "socialmente accettabili" quali il lasciarla senza casa, senza previdenza sociale e senza assistenza medica; alla fine, eventualmente, ci penserà poi un bel terremoto intelligente o uno tsunami a far piazza pulita di un po' di fastidiosi straccioni - ricordate Katrina e la "solerzia" di Bush?)

Si spiegano così gli eccidi di massa, i massacri gratuiti di civili e prigionieri di guerra, i bombardamenti dall'alto sulla popolazione civile, l'utilizzo su vasta scala del micidiale uranio impoverito che impedirà la normale ripresa e riproduzione dei popoli aggrediti; si spiega la volontà criminale di perseguire il controllo climatico, alimentare, energetico, etc.; si spiegano la reintroduzione della tortura su vasta scala, il bisogno di distruggere non solo il "terrorismo" ma qualsiasi altra cultura e pensiero alternativo, e la necessità che il mondo adotti quindi il loro solo "pensiero unico"; si spiegano gli omicidi rituali (che non sono "satanici", ma servono più prosaicamente al soddisfacimento delle pulsioni sadiche dei più malati e potenti tra tali individui), la tratta di minori a scopo di stupro e violenza, nonché il loro utilizzo per l'espianto degli organi e la produzione di film in cui il soggetto viene violentato, torturato e infine ucciso (snuff movies); si spiegano le sette segrete, i rituali e il bisogno di segretezza in genere, l'accanimento con cui si promuovono sempre nuovi conflitti, crisi e catastrofi senza minimamente tener conto della vita umana; si spiega il messaggio mediatico di menzogna nella sua interezza, e l'intrattenimento sempre più a sfondo sadomasochista volto a creare nella massa le condizioni favorenti al diffondersi di tale patologia; si spiega il terrore folle di questa gente di essere scoperta, si spiega il perché tengano tanto a riprodursi seguendo precise linee di sangue, si spiega in una parola il perché di questa folle pulsione a sottomettere l'umanità...

...e di questo tengano conto tutti i vari opportunisti che per potere o denaro o semplicemente cedendo al ricatto accettano ora di unirsi e di allearsi con gente siffatta: non ci si accorda con un sadico, se non diventando automaticamente masochisti e accettando la sua pulsione di dominio; pulsione che all'inizio potrà anche essere camuffata, ma che alla lunga non mancherà di mostrare il suo vero volto, per il sadico non esistono amici ma solo nemici da distruggere o ridurre al puro stato vegetativo, senza nessuna reale indipendenza ed autonomia dalla sua persona, il sadico è un malvagio ed userà la sua accresciuta potenza sempre e solo in tale direzione, in un circolo perverso che prevede solo la sussistenza del dominato "utile".

IL MONDO È DUNQUE IN PERICOLO?
Certamente, perché tale caratterialità posta ai vertici tende a plasmare la società a sua immagine, somiglianza e "consumo"; in una società così fatta non ci sarebbe più posto per lo sviluppo di un individuo normale, che si vedrebbe costretto ad involvere a sua volta verso tendenze sadiche o masochiste, chiudendo il cerchio di quel "Mondo Nuovo" tanto caro ai sadici oggi al dominio. È quanto hanno già fatto culturalmente e mediaticamente in occidente, è quanto si sta facendo, andando meno per il sottile, col globo intero. E proprio nel fatto di vedersi chiaramente a rischio in una società "normale", è da leggere il tentativo attualmente posto in atto di guidare la nostra civiltà verso una forma sadica "globale". In questo i dominanti sono ed agiscono esattamente come "alieni" che, al fine di preservare la loro sussistenza e le loro necessità antisociali di violenza e controllo, devono per forza di cosa assumere il pieno controllo sociale e replicarlo su scala globale. È una battaglia per l'esistenza e la sopravvivenza di una "specie" che vede nei "normali" contemporaneamente il suo "cibo" quanto il più acerrimo nemico; una specie che sa di essere in minoranza (la stessa minoranza dei soldati che in guerra, per esempio, si trasformano in spietati aguzzini) e che proprio per questo deve accedere alle leve del potere, cosa in questo facilitata dal loro carattere tipicamente "autoritario". Come abbiamo visto sarà poi la stessa struttura sociale a selezionare automaticamente il carattere e gli individui più idonei alla sua perpetuazione.

LE RAGIONI DELLA SPERANZA:
C'è una speranza dunque di poter uscire da tutto ciò? È sempre Fromm a fornirci una possibile risposta, da ricercarsi nel fatto che tale carattere, contrariamente a quanto vogliano farvi credere i dominanti stessi, NON sia affatto innato nell'uomo e che anzi sia sempre l'espressione di una esigua minoranza, come in minoranza sono le tribù che adottano per sé stesse uno schema di sviluppo distruttivo:

"D'altra parte le forme "maligne" d'aggressione - sadismo e necrofilia - "non" sono innate, e possono quindi essere sostanzialmente ridotte, se le condizioni socioeconomiche si evolvono in modo da favorire lo sviluppo completo delle esigenze e delle capacità umane genuine, lo sviluppo dell'attività e del potere creativo dell'uomo come suo autentico obiettivo. Sfruttamento e manipolazione producono noia e superficialità, storpiano l'uomo, e tutti i fattori che paralizzano psichicamente l'individuo lo trasformano necessariamente in sadico e distruttore". 

domenica 5 agosto 2018

Ma perché non se ne stanno tranquilli a casa loro? (Prima parte)

di Mondart


Bella domanda... la domanda che tanti si pongono, ma a cui nessuno è ancora riuscito a dare una risposta plausibile.

Questione affrontata in sede "ufficiale" con ignobili e funamboliche teorizzazioni di tipo pseudo-ideologico, pseudo-economico e pseudo-scientifico, che altro non sono che inaccettabili operazioni di spin doctoring atte a giustificare e diffondere nell'Occidente la personale e discutibilissima visione del mondo di una ristretta élite al comando; e questione per altro troppo spesso affrontata dalla cosiddetta controinformazione con teorizzazioni altrettanto fantasiose e discutibili, che non fanno che fuorviare ed allontanare da una realistica e concreta comprensione dei fatti.

Comprensione che, trattandosi di uomini e di rapporti tra uomini, andrà cercata innanzitutto nella loro testa e nelle più fondamentali e primitive dinamiche di interazione sociale: chi si ostina a dare di tali motivazioni una visione di tipo solamente economico e strategico, ideologico e geopolitico, o al contrario solamente di tipo massonico, occulto e religioso, somiglia all'ubriaco che avendo perso le chiavi di casa in un altro punto continua a cercarle solamente sotto il lampione, giustificandosi razionalmente col fatto che "li ci si vede". Motivazione che ha una sua logica ben precisa e a suo modo anche inattaccabile, ma purtroppo fallace in quanto si scambia la "sovrastruttura" comportamentale con le sue "fondamenta", e la giustificazione razionale con la sottostante pulsione di tipo prettamente psicologico e sociologico.

Qui tenteremo pertanto un approccio di tipo storico-sociologico, antropologico e psicologico, che analizzi innanzitutto il rapporto tra caratterialità umane e struttura sociale, vedendo come determinati meccanismi, determinate dinamiche sociali finiscano per premiare o al contrario far soccombere tipologie caratteriali ben precise.

È quanto già sostenuto dalla "Scuola di Francoforte" e dimostrato in particolar modo da Erich Fromm che, con buona pace di tutto il pensiero filosofico occidentale di impronta tipicamente kantiana, afferma che la natura umana tende automaticamente al bene, ma è potenzialmente e psicologicamente fornita anche degli strumenti atti a perpetrare il male se il tipo di società in cui si troverà ad interagire non saprà adeguatamente soddisfare poche e basilari esigenze inalienabili di base, o ne dia un soddisfacimento distorto. Rimandiamo ad un prossimo post la trattazione più approfondita di quanto qui anticipato, ci interessa qui sottolineare come l'interazione tra individuo e forma organizzativa sociale selezioni delle categorie caratteriali ben precise portandole a detenere il potere, e come quella stessa società verrà da esse orientata verso uno sviluppo favorente la vita o al contrario favorente la distruttività e la morte, con una dinamica "circolare" in cui individui più o meno sani o malati favoriranno schemi e comportamenti sociali altrettanto sani o malati; a questo punto sarà lo stesso impianto sociale così formato a plasmare e selezionare la caratterialità più adatta al mantenimento e perpetuamento della struttura stessa. Al fine di poter meglio individuare il carattere psicologico di base di una società dovremmo sfrondarne l'osservazione da ogni sovrastruttura e giustificazione razionalizzante, e studiarla esattamente come studieremmo l'agire di un piccolo gruppo tribale, o ancora meglio di un singolo individuo (ed il potere, a tutti gli effetti, si organizza sempre come una piccola ed esclusiva élite tribale).

PERCHÉ dunque, aldilà delle mistificazioni razionalmente portate, davvero "non se ne stanno tranquilli a casa loro?"
Si può quindi a ragion veduta leggere nella caratterialità di base della civiltà americana una risposta a tale domanda; risposta qui enunciata solo per sommi capi, e che andremo a sviluppare nel corso di questo e dei prossimi post.

1) Per un disegno atavico di controllo del mercato orientale.
Questo è un motivo storico, risalente ancora all'epoca del dominio navale inglese e assunto a motivo esistenziale proprio dalla classe borghese e commerciale che migrò nel nuovo mondo, fondando gli Stati Uniti d'America (è quanto vederemo nel prossimo post).

2) Per il carattere tipicamente "sadico" del gruppo di potere alla guida di questa civiltà.
E questo è un argomento complesso che coinvolge sia motivi storico-religiosi, che filosofici e territoriali che hanno costituito le variabili storicamente favorenti alla selezione di particolare caratterialità sadica (e sotto vedremo cosa intendo esattamente con tale termine) che poi, migrando verso un nuovo territorio vergine - dove le culture locali vennero semplicemente sterminate insieme ai locali stessi - ebbe modo di svilupparsi praticamente incontrastato, senza doversi misurare con altre culture e forme di pensiero e di civiltà differenti: uno sviluppo questo socialmente simile a quello di un'unica tribù su una gigantesca isola deserta. Unicità di pensiero, carattere ed intenti che porta ben presto il gruppo egemone e sadico ad avere il pieno controllo sul resto della popolazione, divenendo l'attuale vero governo ombra degli USA.

Tentando dunque di fare qui un ENUNCIATO di quanto andremo via-via ad argomentare nel corso del post e dei successivi, possiamo sommariamente dire che:
Con l'Umanesimo e Rinascimento si sviluppa in Europa una classe borghese commerciale che diviene ben presto ricca e potente soprattutto grazie al commercio marittimo con l'Oriente. Nasce allora nella "mente" di tale classe sia il disegno esterno di controllo dell'Oriente, sia quello interno di assurgere a maggior potere politico, in quanto classe già detenente il potere economico.
(Entrambi i disegni sono tuttora perseguiti, con la sola differenza, riguardo il disegno interno, che mentre prima il nemico era da identificarsi "in alto", ossia nei Principi e nella Nobiltà, oggi è da identificarsi "in basso", ossia nella massa della popolazione).
Caratteristiche culturali legate allo sviluppo di un nuovo pensiero filosofico-religioso (sostanzialmente l'Umanesimo e la Riforma Protestante con la sua deriva Puritano-Calvinista) favoriscono sia l'ascesa al potere di tale classe, che la successiva selezione sociale di una caratterialità individuale ben precisa: il carattere sadico, i cui tratti specifici (una "sindrome" sintetizzabile nella necessità di un estremo controllo sull' "altro", nella sua percezione solamente di "cosa da dominare", nella conseguente mancanza di qualsiasi empatia verso la vita e forme di pensiero autonomo e spontaneo, nella pulsione di "accumulare", nel valore del "soldo" e della ricchezza assurti ad unico valore esistenziale) ben si sposano con le necessità "politiche" di tale classe. È questa particolare caratterialità che, migrando in America dove ha modo di svilupparsi incontrastata, prende il pieno controllo sociale, determinando l'attuale civiltà americana di tipo chiaramente distruttivo e necrofilo.

Anche qui, vediamo una breve anticipazione dei concetti di "società distruttiva" e di "carattere sadico" come formulati da Fromm: analizzando l'evoluzione spontanea e non contaminata di forme semplici di organizzazione tribale, Fromm individua 3 tipi di società:

1) Sistema A: società che esaltano la vita
In questo sistema, ideali, usanze e istituzioni servono soprattutto a preservare e a incoraggiare la vita in tutte le sue forme. L'ostilità, la violenza, la crudeltà sono ridotte al minimo, non esistono pene severe, il delitto è praticamente assente, al pari dell'istituzione della guerra che, tutt'al più, ha un ruolo insignificante. I bambini sono trattati con dolcezza, non vengono inflitte pesanti punizioni corporali; in genere le donne godono della più assoluta eguaglianza con gli uomini, o per lo meno non sono né sfruttate né umiliate; l'atteggiamento verso il sesso è generalmente permissivo e affermativo. L'invidia, l'avarizia, l'avidità, lo sfruttamento sono ridottissimi. Scarsi sono anche la competitività e l'individualismo, diffusa la collaborazione; la proprietà personale riguarda soltanto gli oggetti che vengono usati individualmente. Esiste un generale atteggiamento di fiducia e confidenza, non solo negli altri, ma particolarmente nella natura; il buon umore prevale, mentre gli stati d'animo depressivi sono relativamente assenti. Fra le società che rientrano in questa categoria esaltatrice della vita, ho collocato gli indiani Zuñi Pueblo, gli Arapesh di montagna e i Bathonga, gli Aranda, i Semang, i Toda, gli Esquimesi del Polo e i Mbutu.

2) Sistema B: società aggressive ma non distruttive
Questo sistema ha in comune col primo la caratteristica fondamentale di non essere distruttivo, ma si differenzia da esso nel senso che aggressività e guerra sono eventi normali, sebbene non di importanza centrale, e nel senso che competizione, gerarchia e individualismo sono presenti. Pur non essendo affatto permeate di distruttività o crudeltà o di esagerata diffidenza, in questa società sono sconosciute quella dolcezza e quella fiducia che sono caratteristiche del sistema A. Per meglio definire il sistema B, si potrebbe forse dire che è imbevuto di uno spirito di aggressività maschile , di individualismo, del desiderio di ottenere determinate cose e di realizzare dei compiti. Secondo la mia analisi le seguenti quattordici tribù rientrano in questa categoria:gli Esquimesi della Groenlandia, i Bachiga, gli Ojibwa, gli Infugaos, i Manus; i Samoani, i Dakota, i Maori, i Tasmaniani, i Kazak, gli Ainu, i Crow, gli Inca e gli Ottentotti.

3) Sistema C: società distruttive
La struttura delle società del sistema C è nettamente delineata. È caratterizzata d grande violenza interpersonale, distruttività, aggressione, crudeltà, sia all'interno della tribù sia contro il mondo esterno, da piacere della guerra, malignità, tradimento. L'intera atmosfera di vita è permeata di ostilità, tensione, paura. In genere la competitività è altissima, la proprietà privata (se non di oggetti materiali, di simboli) è esaltata, la gerarchia è rigida e le guerre frequentissime. Esempi di questo sistema sono i Dobu, i Kwakiutl, gli Haida, gli Aztechi, i Witoto, i Ganda.
(Non pretendo che la mia classificazione di ciascuna società in queste categorie non sia discutibile, ma, che si approvi o no la classificazione da me proposta di qualche società, non fa molta differenza, dato che la mia argomentazione non è statistica, ma qualitativa. Il contrasto essenziale investe da un lato i sistemi A e B, entrambi affermatori della vita, e dall'altro il sistema C, fondamentalmente crudele e distruttivo, cioè sadico e necrofilo).
In quale delle tre categorie classificare l'attuale civiltà americana non dovrebbe costituire difficoltà di sorta per qualsiasi persona dotata di un minimo di obiettività e buon senso. Vediamo ancora brevemente come Fromm e Barrett descrivono il carattere sadico, e la sua incidenza storica:

Fromm: "Io propongo invece la tesi che il nucleo del sadismo, comune a tutte le sue manifestazioni, sia "la passione di esercitare un controllo assoluto e illimitato su un essere vivente", sia esso animale o bambino, uomo o donna. Costringere qualcuno a sopportare pene o umiliazioni senza avere nemmeno la possibilità di difendersi è una delle manifestazioni di controllo assoluto, ma non è certo l'unica. Chi esercita il controllo assoluto su un altro essere trasforma quest'ultimo in un suo oggetto, in una sua proprietà, di cui diventa il dio. Talvolta il controllo può persino essere benefico, e in tal caso potremo parlare di sadismo benevolo, come in tutti i casi in cui una persona domina l'altra per il suo bene, incoraggiandone di fatto lo sviluppo sotto diversi aspetti, ma tenendola in catene. Quasi sempre, però, il sadismo è malevolo. Controllare completamente un altro essere vivente significa mutilarlo, soffocarlo, frustrarlo. Tale controllo presenta tutta gamma di forme e livelli."

Kevin Barrett: ... "Gli psicopatici hanno svolto un ruolo sproporzionato nello sviluppo della civiltà, perché si prestano più facilmente a mentire, uccidere, ingannare, rubare, torturare, manipolare e, in generale, infliggere grandi sofferenze ad altri esseri umani senza alcuna sensazione di rimorso, al fine di stabilire il proprio senso di sicurezza attraverso il dominio. [...] Quando si comprende la vera natura dell'influenza dello psicopatico, che è privo di coscienza, emozioni, egoista, freddo calcolatore e privo di qualsiasi morale o norme etiche, si inorridisce, ma allo stesso tempo tutto comincia improvvisamente ad avere un senso..."

Ancora Kleeves: ... "Ora, come definire scientificamente il fenomeno psicologico che coinvolse i Puritani? La verità è che si trattò di una forma di alienazione mentale di massa. Infatti comportò una radicale estraniazione dalla realtà: la vita - lo capisce chiunque - non può ridursi alla ricerca della ricchezza materiale ed alla sua contabilità; di massa perché riguardò un numero significativo di persone. Singoli individui possono perdere il contatto con la realtà per cause specifiche o patologiche; molti di loro possono farlo più o meno contemporaneamente se le potenziali cause sono sociali; se costoro, poi, migrano e danno luogo ad una discendenza, a un popolo, il medesimo avrà la stessa impronta psicologica, soprattutto se si trova a disposizione un corpus dottrinale adatto perpetuare nello spazio e nel tempo le forme di alienazione dei fondatori. Ne deriva un intero popolo che, a ragione, può definirsi alienato, portatore di un grave distacco dalla realtà fattuale. Così si formò il popolo americano. Non ci sono dubbi che ci troviamo in presenza di una degenerazione, di una patologia [...] La risposta alla domanda "cosa farebbe il popolo americano se fosse completamente libero di fare ciò che vuole", mette i brividi. Abbiamo visto i massacri e i genocidi di cui si è reso protagonista nel passato e che continua a compiere, e ne abbiamo considerato anche le motivazioni: sempre e solo i soldi. È facile immaginare cosa farebbe, se potesse: si impadronirebbe dei beni del mondo e piegherebbe ogni cosa ai suoi desideri di arricchimento [...] Questo è il colossale problema che il mondo si trova a dover affrontare, la questione di un popolo affetto da una psicopatia piuttosto grave, che ha perso ogni interesse per la vita in tutta la sua estrema varietà e si dedica con esclusiva, maniacale energia a un unico scopo: arricchirsi, e farlo sempre in misura maggiore degli altri."

Nella parte due vedremo le caratteristiche che hanno storicamente favorito il suo predominio nella civiltà americana in particolare ed in seguito, per "rientro dell'esportazione", in quella occidentale da cui effettivamente parte tutto.

domenica 6 dicembre 2015

Capitalisti con la pistola

di John Kleeves


Americani: Chi sono costoro?
   Definire il tipo psicologico medio dell'Americano non è così immediato. Cosa sono essenzialmente gli Americani, e qual è di conseguenza il campo a loro più congeniale, nel quale realmente eccellono? Per molti grandi popoli della storia la risposta è spesso stata agevole: i Romani ad esempio erano senza dubbio dei soldati, i Greci erano degli artisti, i Fenici dei commercianti, gli Egiziani dei religiosi (dei preti o degli occultisti a seconda), i Cinesi dei filosofi, ed è facile vedere come ognuno abbia costruito la sua fortuna in base alla superiorità derivata da quel particolare talento, il quale andò a plasmare la sua civilizzazione.

   Gli Americani sono certamente un grande popolo (se non altro per essere arrivati, ora come ora, a un passo dal dominio planetario; poi si vedrà) ma per loro si stenta a trovare una definizione. Benché siano sempre in guerra essi però non sono dei soldati, mancandogli i tratti fondamentali caratteristici, cioè il militarismo, l'attrazione per le uniformi, la propensione alla disciplina e soprattutto il valore: mai hanno vinto una guerra per le virtù militari, semmai per la tecnologia e la preponderanza numerica e materiale. Per quanto riguarda essere degli artisti, dei filosofi e dei religiosi non se ne parla neanche: pochi popoli disprezzano tali valori spirituali come gli Americani; sembrerebbe non essere così per la religione, vista la sua pervasività nella vita e sui media americani ma chiunque è stato negli USA sa che è tutta apparenza, tutti riti messi in piedi per certi motivi utilitaristici. Anche la tipologia del commerciante non calza perfettamente all'Americano, che sembra qualcosa di più; e poi non spiega questa tipologia la numerosità delle guerre combattute: il commerciante puro ama la stabilità della pace.

L'ibrida e pericolosa figura del commerciante armato
   Il problema a inquadrare gli Americani deriva dal fatto che essi non sono riconoscibili a un tipo psicosociale puro, a uno di quegli archetipi a tutto tondo come sono il soldato, il prete eccetera, ma appartengono alla categoria dei tipi sociali ibridi, intermedi. Gli Americani si identificano esattamente, infatti, con la figura del commerciante armato.
   E' una figura intermedia ma molto classica, della quale forse ci eravamo dimenticati. Nell'antichità il commercio era quasi tutto armato: nel bacino del Mediterraneo un rispetto accettabile della legalità arriverà solo con l'Impero Romano e prima chi si dedicava al commercio doveva anche essere un uomo d'arme e provvedere, più o meno direttamente, alla protezione armata di ogni sua attività, dalla raccolta o acquisto delle merci, al trasporto, all'immagazzinaggio, e anche all'esposizione e alla vendita al dettaglio nelle piazze. Era problematico in particolare il trasporto via mare, per la presenza fitta e costante di pirati: Pompeo condurrà nel 67 a.C. una delle sue spedizioni militari più impegnative proprio contro i pirati, che disperderà raccogliendo un'armata di 120 mila fanti e 500 navi da guerra, catturando 800 navi corsare ed espugnando 120 piazzeforti, o "covi", sulle coste. La stessa pirateria non era sempre molto distinguibile dal commercio: tutti i mercantili, anche quelli riservati all'uso più innocuo, potendo e in assenza di testimoni abbordavano altre navi, mentre era raro che un equipaggio lasciasse un porto di carico senza aver rapito all'ultimo momento qualche giovane o bambino da vendere schiavo nel porto successivo.

   Il commercio armato fu addirittura la specialità della più pericolosa potenza dell'antichità, Cartagine, la città fondata come colonia dalla fenicia Tiro nel 814 a.C. e poi resasi indipendente e divenuta superpotenza. Mentre i Fenici erano commercianti puri, i Cartaginesi erano invece commercianti armati e divennero potenti conquistando materie prime e mercati con un'azione continua di penetrazioni commerciali appoggiate da campagne militari, che li portò al controllo assoluto di tutto il Mediterraneo occidentale e delle sue coste (ad eccezione di quelle francesi, dove c'erano i Greci di Marsiglia, e di quelle peninsulari italiane, dove c'erano prima gli Etruschi, i Romani e i Greci e poi i Romani). Fra le materie prime miravano particolarmente agli schiavi e all'argento, metallo da monete. Erano continuamente in guerra ma a dimostrazione del fatto che non erano soldati le combattevano con mercenari, che arruolavano a piacimento da ogni dove pagandoli con quelle monete d'argento che a loro non costavano quasi niente. Il punto di forza della repubblica cartaginese però, più che l'esercito mercenario, era la flotta, che aveva capitani cartaginesi, equipaggi misti e schiavi ai remi, e che era usata per aprire nuovi mercati, per proteggere i mercantili dei loro armatori privati, e per impedire l'ingresso nel Mediterraneo occidentale (la metà esatta del mondo, per quei tempi) a qualunque concorrente.

Grazie Roma
   Poi i commercianti armati di Cartagine furono sconfitti dai soldati puri di Roma. Nella Terza Guerra Punica sembra che i Romani, più che piegare una città che in effetti non era più un pericolo, volessero distruggere l'idea stessa da essa rappresentata, compiere quasi un'operazione di eugenetica sradicando per sempre dalla Storia e dal Pianeta il modo d'essere umano dei suoi abitanti: durante l'assalto finale avvenuto in un giorno dell'aprile del 146 a.C., forse il 20, furono trucidati in varie maniere -  passati a fil di spada o gettati vivi negli incendi - quasi tutti gli abitanti della città, calcolati fra i 250 e i 450 mila (si salvarono solo i 50 mila abitanti del quartiere della Birsa; arresisi prontamente, furono venduti come schiavi), e poi la città, che aveva una muraria lunga 40 chilometri, fu spianata mattone per mattone, coperta di terra e maledetta spargendoci il sale. Stessa sorte, lo stesso anno, i Romani la riservarono solo all'altra grande capitale del commercio mondiale, la grecca Corinto. Si sarebbe ricominciato a edificare sul suolo di Cartagine solo cento anni dopo, perché lo ordinò Cesare in persona.

   Con ciò per quasi due millenni di commercio armato non si sentì più parlare; sembrava svanito per sempre. Quando ecco che appunto comparvero gli Americani. Il primo ad accorgersi che questi "nuovi" venuti rappresentavano in realtà il ritorno di qualcosa di molto vecchio, quasi di preistorico, fu Kostantin Leon'ev (1831- 1891), che nel libro Bizantinismo e mondo slavo del 1875 (pubblicato in Italia solo nel 1987, per iniziativa delle Edizione all'insegna del Veltro) ne segnalava la sostanziale identità con gli antichi Cartaginesi. "Gli Stati Uniti sono la Cartagine dei tempi moderni. Una civiltà già vecchia, caldaica, affermatasi in forma repubblicana su suolo vergine. Gli Stati Uniti non possono, in generale, proporsi a nessuno come esempio..." (pag. 157). Una identità che deriva dal fatto che entrambi i popoli rappresentano lo stesso psico-tipo sociale del commerciante armato e quindi danno luogo a civilizzazioni che, nei fatti essenziali, sono molto simili.

Una Nazione sotto un segno
   Gli Stati Uniti così non sono una Nazione generica ma una Nazione che sta sotto un segno preciso, quello del commercio armato. Questo è il suo genio la fonte delle sue fortune. Il segreto del successo americano sta nel fatto di avere sempre assecondato sin dall'inizio tale inclinazione, con efficienza e coerenza, senza lasciarsi distrarre da niente.

   L'organizzazione politica fu scelta per poter praticare il commercio armato: una oligarchia a forma apparente repubblicana dove i maggiori imprenditori o i loro stipendiati, grazie a un processo elettorale che dipende dal danaro, occupano direttamente le più importanti cariche istituzionali e governative e fanno così fare all'intero Paese le mosse che convengono di più alla loro persona, comprese guerre per procacciarsi fonti di materie prime e materiali di vendita.
   Tutte le guerre americane hanno avuto il loro chiaro risvolto economico, tutte hanno incrementato il volume d'affari degli imprenditori dell'Unione. Compresa la Guerra di Indipendenza, combattuta perché la Madrepatria inglese aveva deciso di escludere le colonie americane dal Mercato dell'Oriente. Poi nel 1812 gli USA assalirono ancora la Gran Bretagna per strapparle i Grandi Laghi delle pellicce (fu la "Guerra delle Pellicce" nella mia definizione; le pellicce servivano come merce di scambio in Cina-Mercato dell'Oriente).

   Nel 1836 ci fu l'attacco al Messico, condotto con un intreccio di penetrazione commerciale e aggressione militare che è tipico, esemplare: allevatori americani guidati dall'imprenditore privato Sam Houston ottennero dal Messico il permesso di sistemarsi in Tejas, poi fecero in modo di provocare i messicani e di fare intervenire le Giacche Blu. Il Tejas poi si chiamò Texas. Questo sistema fu adoperato per tutto l'Ottocento con gli Indiani: avanzavano un po' degli imprenditori (i coloni ma anche società fondiarie, minerarie, zootecniche eccetera) che sembravano pacifici e per un po' stavano tranquilli ma poi provocavano gli Indiani richiamando l'Esercito; quindi il ciclo riprendeva, a piccoli, inesorabili e sanguinosi passi (gli Indiani saranno sterminati quasi tutti, per un numero di individui calcolato fra i 5 e i 10 milioni).

   Nel 1898 ci fu l'attacco alla Spagna per portarle via Cuba, Guam e le Filippine: Cuba serviva ala commercio per lo zucchero, Guam e le Filippine oltre alle risorse servivano come basi per aggredire il Mercato dell'Oriente, lo stesso motivo per cui sempre nel 1898 furono annesse le Hawaii dopo il colpo di mano del 1893 e per cui nel 1867 era stata comprata l'Alaska dalla Russia. Da notare l'escamotage usato per scatenare la guerra: per incolpare gli spagnoli il governo USA fece saltare una sua propria nave da guerra, l'incrociatore Maine con 260 uomini a bordo (tutti morti), ma ciò che davvero interessa è che l'operazione quasi certamente fu realizzata in concertazione con industriali americani dello zucchero.
   La "perla" del commercio armato dell'Ottocento fu comunque il modo in cui gli USA "aprirono" il Giappone al commercio internazionale, e cioè anche europeo e nella fattispecie inglese, ma essenzialmente americano: il Giappone voleva tenere fuori dalla porta gli invadenti commercianti occidentali, e con loro i preti sia protestanti che cattolici, ma un bel giorno del 1854 di fronte a Kanagawa, un sobborgo di Yokohama nella baia di Tokyo, si presentò una flotta da guerra americana comandata dal commodoro Perry, che pose l'ultimatum: o firmare un trattato commerciale, naturalmente alle condizioni dettate, o essere bombardati. Il Giappone cedette, ed è così che fu concluso il famoso Trattato di Kanagawa, riportato nei libri di testo delle scuole medie americane come un capolavoro della diplomazia patria.
   Il Novecento iniziò con invasioni fotocopia nell'America Centrale, azioni belliche che servivano per assicurare ad aziende statunitense la proprietà di immense piantagioni di frutta lavorate da manodopera locale a costo circa nullo.
   L’intervento nella Prima Guerra Mondiale in Europa fu deciso per controllare che non si
concludesse con un vincitore unico che poi sarebbe diventato un avversario commerciale
mondiale troppo potente. Poco dopo, nei primi anni Venti, veniva decisa la costruzione di
un immensa flotta di bombardieri strategici, espressamente pensata per attaccare il
Giappone il quale - sfidato dal Trattato di Kanagawa - era diventato il concorrente
commerciale numero uno per il possesso del Mercato dell’Oriente. Ma poi gli USA
entrarono nella grande mischia della Secondo Guerra Mondiale ed eseguirono i
bombardamenti a tappeto anche contro la Germania e l’Italia oltre che contro il Giappone:
il motivo per cui gli USA vollero a tutti i costi partecipare a questa guerra (tramite le
provocazioni ripetute al Giappone) era impedire al solito una vittoria chiara di un Paese
europeo in Europa (nella fattispecie della Germania, ma fosse stato il caso anche della Gran
Bretagna o della Russia), che sarebbe stata commercialmente dannosa, e strappare la Cina
al Giappone (che l’aveva invasa nel 1937) per tenerla per sé, speranza che nel 1949 con la
vittoria di Mao contro Chang svanì definitivamente.
 
   Le conseguenze della perdita della Cina furono la Guerra di Corea e la Guerra del
Vietnam, combattute per salvare il salvabile del Mercato dell’Oriente. Interessante nella
Guerra del Vietnam fu l’uso estensivo di defolianti negli anni finali, una grande topica di
quella guerra: gli USA già sapevano che si sarebbero ritirati e i defolianti furono usati per
distruggere le foreste degli alberi della gomma del Vietnam del Sud perché non facessero
concorrenza alle piantagioni che Multinazionali americane si erano procurate in Malesia.
Gli Americani dicevano di defoliare gli alberi per scoprire i Viet Cong, che sarebbero stati
annidati fra i rami come scimmiette. Grande.
   Poi di guerra in guerra si arriva alle ultimissime, sempre e tutte rigorosamente abbinate
con il commercio, come la Guerra del Golfo del 1991, combattuta per il petrolio e che sta
per essere replicata nell’anno 2003 in corso (anno in cui è stato scritto l’articolo, n.d.r.). Come
si vede sono elenchi anche noiosi, con tutto che è sempre uguale, con i meccanismi che si
ripetono volta dopo volta dopo volta. L’America è così, l’America non cambia.

Libro (mastro) e moschetto, Americano perfetto
   Nel contempo lo spirito del commercio armato si esprimeva anche all’interno
dell’Unione. Alcune manifestazioni economiche della società americana che hanno
sorpreso o allibito il mondo non sono state altro che espressioni estreme di questo spirito.
   Prendiamo lo schiavismo ad esempio: cos’è se non commercio armato allo stato puro?
Con la forza si costringono individui a lavorare per noi e poi si commercializzano i loro
prodotti sul mercato. E c’è tutta la fase del traffico degli schiavi, con le catture, i trasporti,
le vendite! Ciò negli Stati del sud degli USA andò avanti sino al 1865.
   Per tutto l’Ottocento una delle attività economiche americane più svilippate fu la
pirateria, praticata da migliaia di battelli che incrociavano l’Atlantico e il Pacifico,
penetrando anche nel Mediterraneo; solo sulle coste della Carolina del Sud si calcola che
nel 1830 fossero basati circa 1.500 velieri corsari, di fatto protetti dalle loro autorità perché
abbordavano navi di Paesi stranieri non dichiarati “amici” (adesso dicono senza la
“clausola di nazione più favorita”). altri velieri, non attrezzati per gli abbordaggi, si
dedicavano al business of wrecking: cercavano le tempeste e seguivano i mercantili in
difficoltà attendendone il naufragio per recuperare materiali; la parte di violenza umana
nella faccenda stava nell’ignorare i naufraghi, a meno che - essendo prima del 1865 - non
fossero stati schiavi neri, nel qual caso erano merce. Il business of wrecking andò avanti
sino agli anni del 1930 inoltrati. Da allora iniziò invece il treasure hunting, la caccia -
eseguita di professione e per scopo societario - ai tesori sommersi dei galeoni spagnoli e di
altre navi affondate; qui la parte “armata” consiste nell’eludere i governi legittimi
proprietari dei relitti e nel tenere lontani i concorrenti, facendoli anche affondare. Questa
attività, coadiuvata dai moderni ritrovati tecnologici, è attualmente in grande auge; il
governo USA ovviamente appoggia tramite la US Navy le navi specializzate connazionali
che agiscono fuori dalle acque territoriali, cioè in mare aperto o in acque territoriali
straniere.

   La diffusione delle armi negli USA deriva dal commercio armato interno, che in

particolare ebbe uno sviluppo abnorme nell’Ottocento, quando tutto il commercio dell’Ovest era così, con convogli scortati, magazzini presidiati e commessi armati nei negozi (non per nulla il periodo del Far West è il più amato dall’immaginario americano, che vi si riconosce). Le armi individuali servivano dunque ai commercianti e fu esattamente questa esigenza ad ispirare in verità il famoso Secondo Emendamento del Bill of Rights, quello che concede ai cittadini il diritto di portare armi; non fu (come dicono oggi) un rispetto eccessivo per le libertà individuali, né fu la necessità di avere una milizia territoriale armata (come apparentemente recita l’Emendamento stesso: “Dato che una ben preparata milizia è necessaria per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto del popolo di
possedere e portare armi non sarà compromesso”; la verità è che la Milizia era organizzata e capeggiata dai maggiori imprenditori dei vari luoghi, che raccoglievano i loro dipendenti in armi). Le cose non sono troppo cambiate oggi, e basta entrare nella sede statunitense centrale di una Multinazionale o di una qualunque altra grande azienda americana per rendersene conto: sono così piene di guardie private, con le armi in evidenza, e capita così spesso di intravedere pistole in cassetti o in valigette “24 ore” di dirigenti che sembra di essere non in una struttura civica ma in un fortino, o in un covo di gangsters. A proposito di gangsters è evidente che anche l’abnorme sviluppo della delinquenza organizzata negli USA - vedi per tutti il periodo del Proibizionismo - è un indice di una mentalità americana dove commercio e violenza si sposano bene assieme. Emblematica al proposito la figura di Joseph Kennedy, il fondatore della dinastia Kennedy, padre di John, il Presidente ucciso nel 1963, di Robert, l’ex Attorney General ucciso nel 1968 e di Edward, il Senatore ancora
vivente e in carica: mise insieme la fortuna di famiglia organizzando - nel mentre che era
Ambasciatore a Londra per l’Amministrazione Roosevelt - il contrabbando di whisky dal
Canada verso gli Stati Uniti.

   Per il resto basta andare negli USA - e naturalmente viverci per un po’, non fare solo i turisti - per accorgersi di come in questo Paese sia tenue il confine tra gli affari e le rapine, tanto il commercio e ogni altra attività economica anche la più minuta sono intrisi di mendacità, inganni, prese per il collo, torsioni di braccia, prevaricazioni, ricatti, in breve di violenza. Basterà cercare di fare qualche transazione economica, anche molto semplice. Si vedrà che il soggetto economico con cui avrete a che fare cercherà prima di esaurire ogni arte per ingannarvi, e sarà mellifluo e suadente sino a che vedrà che il gioco gli riesce; ma se voi lo scoprirete e gli getterete in faccia la sua disonestà, lo vedrete trasformarsi in un rapinatore puro e semplice, incurante del vostro giudizio.
   A me capitò (fra gli altri) il seguente episodio: un meccanico sostituì un pezzo della mia Plymouth (il braccio di Pitman“ nella geometria di sterzo) e mi chiese una cifra spropositata; alle mie proteste lui mi disse che purtroppo tanto chiedeva quel “ladro” del ricambista; rimasi incredulo e allora lui, ancora pacioso e accomodante, fece una lunga telefonata al ricambista in mia presenza. Rimasi incantato: salutava, chiedeva di “Pete”, interrogava, rispondeva, faceva tutte le facce ma... il telefono era staccato. Non era un attore di professione, era un meccanico che aveva sempre fatto il meccanico. Era un americano. Gli rinfacciai il trucco ed ecco che l’uomo gettò la maschera: certo che chiedeva
il triplo del dovuto e certo che aveva tentato (secondo la più collaudata tradizione americana) la truffa sceneggiata ma o pagavo o si teneva la macchina. In un attimo i suoi compari unti mi furono attorno brandendo chiavi e cacciaviti e dovetti scegliere fra il cedere all’estorsione e la rissa con conseguente arresto da parte dello sceriffo della contea, probabilmente amico del soggetto e in ogni caso nemico di un uomo con l’accento strano. Pagai. Pagai il pezzo e il pizzo, al meccanico e all’America.

Se li conosci li eviti
   USA come patria del commercio armato dunque. Se si vogliono capire gli Americani, sia come individui che come Nazione organizzata, interpretare i loro movimenti, decifrare le loro intenzioni, bisogna tenere sempre presente questa loro identità, bisogna sempre ricordare che loro nell’essenza sono dei commercianti armati e niente altro. Essere un commerciante armato ha un significato preciso. Non si tratta di avere due specializzazioni in una stessa persona; si tratta di avere una persona dove due specializzazioni si sono fuse formandone un’altra sostanzialmente diversa pure se
imparentata, come capita per i metalli delle leghe. Il mondo divide le due attività, che quindi vanno affrontate separatamente; bene, la particolarità del commerciante armato sta nel modo in cui le affronta: egli commercia come fare la guerra e fa la guerra come commerciare. In breve egli non distingue la guerra dalle attività borghesi, dalla vita civile, dalle cose di tutti i giorni. E viceversa. Ciò vale sia per il singolo che per la collettività, per gli Stati Uniti.

   Così il modo di muoversi degli Americani è più chiaro. E gli Stati Uniti risultano nella loro vera, inquietante pericolosità. Essi non hanno mai concepito la guerra come una questione di eserciti, ma come una condizione totale, di popolo. Hanno infatti inventato la guerra totale, la prassi evidentissima di colpire le popolazioni civili per indurre le loro Forze Armate alla resa. Per colpire le popolazioni civili ricorrono poi non solo a sistemi “militari” come i bombardamenti ma anche a sistemi “borghesi”: pensano a provocare carestie, ad avvelenare materie prime e falde acquifere, a spargere epidemie di morbi vari, a peggiorare il clima portando siccità o piogge esagerate, a provocare invasioni di insetti o animali nocivi, a innescare terremoti, a deviare cicloni.
   C’è un provvedimento che gli USA spesso prendono in tempo di pace nei confronti di altri Paesi con varie scuse (diritti umani, protezionismo commerciale, sistema politico sgradito e così via liberando la fantasia): sono le sanzioni economiche, le proibizioni selettive di fornire a loro certi materiali o servizi, come medicine e know-how scientifico, o di acquistare da loro altre cose, in genere le materie prime dalla cui vendita dipendono. Sono atti di guerra, manifesti anche in sé e per sé ma tanto più così in quanto congegnati dagli Americani, che li eseguono con lo stesso spirito con cui in un assedio si tagliano le vie di rifornimento a una città per farla arrendere.

   Alle sanzioni può essere associato un altro provvedimento economico: il blocco dei beni, mobili e immobili, posseduti dal tale Paese negli USA, compreso il blocco di conti correnti. È un atto questo che lo si può vedere in due modi: a seconda di come si preferisce, o è una comune rapina compiuta da un soggetto che si chiama Stati Uniti d’America, oppure è un atto di guerra di un Paese con lo stesso nome, in entrambi i casi è una tipica performance da commerciante armato. Addirittura noi abbiamo visto che il blocco dei beni negli USA può essere eseguito anche nei confronti di singoli cittadini stranieri, uomini ricchi (naturalmente) che tenevano sostanze negli USA e che per qualche motivo sono diventati invisi a quel governo.
   Da qualche anno gli USA hanno cominciato una politica che sembra allettante: vendono sul mercato mondiale, a condizioni vantaggiosissime, le loro sementi geneticamente modificate, che hanno il pregio di fornire raccolti copiosi e immuni da germi ed insetti. Sembra la manna dal cielo, specie per i Paesi del Terzo Mondo sempre sull’orlo della carestia, ma c’è il problema che le piante nate da sementi modificate forniscono semi sterili e ogni volta bisogna comprare sementi nuove; comprarle dagli Americani naturalmente. Il tutto non è altro che una riedizione di un vecchio trucco da commercio armato: rendere dipendente un mercato da un prodotto di cui si ha il monopolio; a quel punto quel mercato - o quel Paese - è come lo si fosse conquistato con le armi. Allo scopo gli Americani sono anche disposti ad eseguire le prime forniture gratis: quando un Paese del Terzo Mondo è in carestia si precipitano a offrire come “aiuti alimentari” le loro sementi, contando di rifarsi
con le vendite a venire. Esattamente come fanno gli spacciatori di droga, che le prime dosi fuori delle scuole le regalano.

   Spesso nel leggere i resoconti di azioni politiche americane nel mondo ci si imbatte in nomi di Multinazionali americane, collegate alla faccenda in qualche maniera, una maniera sempre poco chiara e spesso strana; ad esempio nel colpo di Stato col quale gli USA rovesciarono Allende in Cile nel 1973 saltò fuori il nome fra i mestatori di un Ad Hoc Committee on Chile formato dalle dieci maggiori Multinazionali americane operanti in Cile, mentre nelle aggressioni degli USA in Medioriente di questi anni ricorrono i nomi di alcuni giganti americani del petrolio. Ora dovrebbe essere tutto chiaro: si è già detto che gli USA sono organizzati politicamente per esercitare il commercio armato e quei collegamenti non sono altro che la punta visibile del grande iceberg dell’intreccio fra commercio e guerra che domina la politica estera americana. Nessun Paese del mondo, per nessun motivo, ha a che fare solo col governo USA o solo con una qualche azienda americana; egli ha sempre a che fare con entrambi, anche se non pare, perché essi si muovono sempre assieme. E questo vale anche per qualunque soggetto economico privato del mondo, sia una azienda o proprio un singolo titolare: dietro la controparte privata commerciale americana con cui tratta c’è sempre, o può sempre saltar fuori, il suo governo di Washington. Per questo il presidente dell’ENI del tempo, Enrico Mattei, si trovò tanto - ma tanto - a malpartito: credeva di avere a che fare con le Sette Sorelle, delle semplici aziende estere concorrenti, ma il fatto è che cinque erano americane e chiamarono in aiuto il loro governo, chiesero man forte al presidente John F. Kennedy, e questi mise a disposizione la CIA (che a sua volta incaricò la mafia eccetera eccetera ).

   Già nel 1991 io scrissi che gli USA avevano impiantato un sistema di spionaggio satellitare mondiale che con la scusa della Russia era invece fatto per spiare i concorrenti commerciali delle aziende americane: ora la cosa è confermata, il sistema è quello poi chiamato Echelon, ed il suo scopo è proprio quello da me detto: benché fatto dai militari e pagato col budget del Pentagono il sistema è solo fatto per spiare sui concorrenti delle Multinazionali USA.
   Concludendo, gli USA non fanno distinzioni fra commercio e guerra. Dollari e pallottole per loro sono la stessa cosa. È tempo che il mondo apra gli occhi ed impari a trattare con questo fossile della preistoria tornato in vita disgraziatamente, come se un suo sordido resto organico - uno sputo, una cacca secca - fosse stato clonato da uno scienziato pazzo. Bisogna trattare il businessman americano come fosse un ufficiale del Pentagono. Quando lo si guarda bisogna sforzarsi di “vederlo” in divisa, possibilmente ancora imbrattata del sangue di vittime. Spesso poi è così, loro sono dei militari che si spacciano per civili come Colin Powell, l’attuale Segretario di Stato che si presenta sempre in completo blu ma che è un generale dell’Army, il gen. Powell. Come il presidente Eisenhower, che era il gen. Eisenhower. In tal modo si capisce meglio che si ha a che fare con un aggressore in armi, con un potenziale assassino, e che l’unica cosa da fare, invece che trattare con lui, concludere accordi, intavolare scambi e discussioni eccetera, è cercare di difendersene. Pazzo è colui che si fida degli Americani o intrattiene qualunque tipo di rapporto con loro, credendo che si tratti di un rapporto “commerciale”. Pazzo è chi acquista proprietà negli USA, chi tiene conti correnti o altri beni mobili negli USA, chi dipende dagli USA per qualunque cosa gli sia necessaria, chi acquista dagli USA sementi geneticamente modificate, chi traffica con gli USA in qualunque cosa. Pazzo è chi vende ad americani quote delle proprie aziende, facendo così entrare la volpe nel pollaio. L’unico
atteggiamento buono con gli Americani è la diffidenza, il rifiuto, l’ostilità. Con qualunque aspetto e scusa si presentino alla porta, qualunque oggetto, affare o scambio vengano a proporre.

venerdì 25 settembre 2015

La guerra è veramente un "male necessario"?

di Mond-Art

   A ognuno rispondere; io, anziché dare una risposta esplicita, pongo innanzitutto una serie di domande:

   Il pretesto generalmente addotto appena sotto il primo filtro mediatico e ideologico, e quello maggiormente accreditato anche dal popolo più criticamente "consapevole", è che le guerre si combattono effettivamente per il petrolio, per l'energia, per la crisi, in una parola per motivi di ordine ECONOMICO.

   Bene, fingiamo di prendere per buona questa interpretazione per introdurre una "reduction ad absurdum":

   1) La causa delle guerre sarebbe dunque l'economia (?), la crisi, l'energia, etc.
   2) Ma stranamente l'economia è gestita e pilotata apposta perché conduca alle crisi.
   3) La leva principale usata per indurre la crisi è quella del Debito Pubblico...
  4) ed il conseguente obbligo per la popolazione di risarcire un Debito impossibile e fasullo mediante tassazione, tagli, insomma il prelievo di risorse dal "volgo" e il suo conseguente impoverimento.
  5) Tutto questo viene giuridicamente attuato e giustificato attraverso "lo Stato", che quindi in realtà si rivela essere nient'altro che una furfantesca macchina a delinquere atta a:
 A) Sostituirsi decisionalmente al singolo individuo, delegittimandolo giuridicamente e impoverendolo socialmente
   B) Impoverirlo proprio per poterlo tassare (altro bel paradosso "kantiano"!)
   C) Utilizzare le tasse non per ristabilire l'economia, ma per scopi "altri", taciuti alla popolazione
   D) Fornire le basi legali e giuridiche, sociali e mediatiche, affinché una ristretta cerchia di "Nobili" (o chiamatela come vi pare) sia il solo "autista della macchina medesima.
   PER INCISO: Lo stato, soprattutto nel suo ordinamento "democratico", si rivela dunque essere una macchina perfetta per il perpetuarsi al potere di una "Nobiltà" senza opposizione di sorta che, celatamente ma direttamente, vive alle spalle del volgo e in sua diretta competizione, con una perfezione nella finzione che sarebbe stata impossibile, per esempio, nelle vecchie monarchie.
   Per corollario con quanto visto sopra abbiamo che chi vede nel puro fattore economico o energetico la causa prima delle guerre cade automaticamente in contraddizione con i punti a, b, c & d.

   Personalmente propendo quindi a considerare la leva energetica-economica come una eventuale concausa, restando la causa vera il conflitto di classe, vero ed assai temibile per una oligarchia parassita e nascosta, conflitto riassumibile semplicemente nella guerra ai poveri e nella necessità difensiva di un loro sfoltimento numerico.

   Non a caso la cosiddetta Comunità Internazionale, ossia la "Nobiltà" al comando, è sempre magicamente ed unanimemente in accordo quando si tratta di intraprendere una nuova guerra, non a caso si tace ignobilmente di fronte a genocidi che poco hanno a che vedere con il petrolio. Petrolio che comunque potrebbe essere frutto di un normale scambio economico in una civiltà paritaria.

   Non a caso si applicano assurde tattiche stragiste, nonché la pratica della tortura e del terrore, dove una bomba anche stupida o un'operazione mirata dei servizi, sarebbe sufficiente a rendere inutilizzabile l'oleodotto concorrente; parallelamente si delegittimano grandi masse del volgo togliendoli il controllo giuridico delle rispettive nazioni e l'impossibilità di autodeterminazione, ma solo per pervenire ad uno stato più esteso e più controllabile da una cerchia ristretta di oligarchi... non a caso l'esercito USA è talmente crudele da non fare prigionieri, da uccidere i feriti, da aprire il fuoco anche su donne e bambini, o su popolazioni inermi, da cospargere il territorio invaso col micidiale uranio impoverito che impedirà un normale ricambio della popolazione per i secoli a venire... tutte cose che nulla c'entrano in un'ottica di puro controllo energetico ed economico, ma sono perfettamente spiegabili in un'ottica di spietata lotta di classe di una "Nobiltà" che nella "numerosità del volgo" vede un'ovvia minaccia.

   Non mi inoltro oltre per questo sentiero impervio (cosa che richiederebbe altra trattazione), ma voglio solo portare alla luce alcuni paradossi e contraddizioni, ormai entrate a tal punto nel "Pensiero Collettivo Unico" da non essere nemmeno più oggetto di discussione.

   UN ALTRO MOTIVO generalmente portato a giustificazione dei conflitti è la fondamentale "cattiveria" umana, per cui si giustifica l'attacco dicendo: "se non lo faccio io, lo fa lui" (e questo concetto è stato talmente inoculato nella mentalità occidentale che vale dappertutto, dal far la spesa all'andare in automobile... o prevarico o verrò prevaricato).

   Tornando quindi a scomodare ancora il nostro Kant, ormai andato completamente fuori di melone (e prendo lui perché a lui ancora oggi si rifà sostanzialmente tutta l'ipocrisia del pensiero e dell'agire sociale), il suo assunto "filosofico (?)" di "Male Radicale", (comodo pretesto oggi preso proprio a giustificazione della guerra nella sua formulazione più eclatante, ossia quella dell'"attacco preventivo"!) per il quale "L'uomo, pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male", con buona pace di tutto l'impianto logico-aristotelico e del principio di "non contraddizione", mandato bellamente a cagare proprio da un filosofo, mica da un bambino dell'asilo!

   Comunque, fingiamo di prendere per buono anche questo assunto, e applichiamo ancora il "reductio ad absurdum":

   DUE OBIEZIONI:
   1) Studi sociologici mostrano, statistiche alla mano, che il numero di conflitti aumenta esponenzialmente proprio con l'aumentare della civilizzazione (mentre dovrebbe essere il contrario, stando al principio del male kantiano e dello stato quale "regolatore" della sua naturale malvagità).
   2) Se davvero l'uomo è fondamentalmente malvagio, perché occorre un lungo tirocinio di "lavaggio del cervello" per indurre un soldato a uccidere?

   ECCO: Stanley Kubrick si pone quest'ultimo problema in "Full Metal Jacket": la sua risposta ce la dà, non esplicitamente ma affidandola al linguaggio specifico filmico, nei pochi minuti finali del film.
   Un finale che Kubrick lascia VOLUTAMENTE APERTO A PIU' INTERPRETAZIONI LOGICHE (come se stesse proponendo un dibattito) dandoci però al chiave di lettura in via squisitamente "subliminale"...


   Per introdurre il nostro discorso prendo spunto dal finale di "Full Metal Jacket", per il semplice motivo che Kubrick è solito lasciare i suoi film con finale "aperto", ossia non vuole imporci la sua chiusura tranquillizzante attraverso un'interpretazione finita e calata dall'alto (espediente peraltro pregevolissimo e con il quale prende nettamente le distanze dai canoni classici hollywoodiani), ma lasciare allo spettatore lo sforzo interpretativo e la libertà di trarne le proprie personali conclusioni. In altre parole genera nell'osservatore un senso di spiazzamento atto a far in modo che sia lo spettatore stesso a dover "chiudere"la storia secondo quanto ricavato dalla sua personale visione.
   Questo non significa certo che il regista non abbia opinioni in merito a quanto racconta, anzi... non le comunica espressamente, ma ce le fa capire proprio attraverso gli elementi subliminali della narrazione: in questo caso la strana musica usata a far da sottofondo alla scena finale e la scelta del tipo di fotografia.

   Questo particolare non lo notiamo solo in Full Metal Jacket, ma praticamente in ogni film di Kubrick: per fare solo qualche esempio ricordo il finale di "2001: Odissea nello Spazio", o quello di "Arancia Meccanica", o ancora lo stesso enigmatico finale di "Shining"... tutti "finali aperti", aventi lo scopo di spiazzare lo spettatore che solitamente si aspetta un'opinione di comodo, ed indurlo necessariamente a chiedersi: "Perché?", "perché questo strano finale? Cosa avrà voluto dire?"
   Così, in questo caso, molti si saranno inevitabilmente chiesti: "Ma perché questo finale? Perché chiudere un film così altamente drammatico proprio con questa Marcetta di Topolino?", i più attenti avranno anche notato lo scarto emotivo tra il proprio senso di repulsione per la guerra, appena evocato dalla scena precedente, e questa fotografia finale dai toni caldi e rassicuranti, che sembrano quasi idealizzarla.
   Aggiungiamo subito che Kubrick è tra l'altro uno dei non moltissimi registi per il quale la Fotografia, la sceneggiatura, insomma tutto lo "specifico filmico" assumono un ruolo portante nella narrazione e ai fini interpretativi, e non solo un ruolo di puro rivestimento della trama: Kubrick (che non a caso nasce artisticamente proprio come fotografo) tiene sempre in altissima considerazione la potenza evocativa dell'immagine, e la usa sempre a fini interpretativi, affidandole spesso proprio la parte più importante della narrazione. Ma procediamo con una cosa alla volta:

   La Marcia di Topolino
   Dopo la straziante scena (senza la quale non potremmo capire la scena finale) in cui Jocker uccide la ragazzina/cecchino il plotone americano si accinge al rientro, su uno scenario di incendi, morte e devastazione, al suono di "Viva Topolin"... perché? Perché questa strana scelta del regista?
   1) La narrazione "esplicita" e il monologo finale: a questo punto riassumiamo mentalmente il messaggio manifesto della narrazione, che è tutto un crescendo sulla spersonalizzazione che la macchina bellica opera sull'individuo trasformandolo in pura macchina di morte; fino ad arrivare alla scena conclusiva, dove anche il più sensibile ed intelligente tra i soldati abdicherà dai suoi sentimenti più umani, sparando alla ragazzina moribonda, per poi pronunciare quel (raggelante) monologo finale che possiamo sintetizzare: "In fondo l'importante è essere vivi, speriamo che io me la cavo e a fanculo tutto il resto".

   Ora osserviamo che, estraendolo dal contesto filmico, sarebbero probabilmente 3 le possibili interpretazioni del pubblico di tale monologo:
   1) Jocker adesso è "veramente un duro", adesso è "pronto" alla guerra (giudizio guerra-sintonico).
   2) Jocker ha fatto semplicemente il suo dovere (astensione dal giudizio e presa di distanza emotiva).
     3) Jocker ha una sana reazione vitale di fronte alla morte (giudizio di inevitabilità e necessità delle cose) in fondo non è quel che si pensa anche tornando da un comune funerale? Con una piccola differenza: che qui la morte è volutamente inferta.
   Ma con grande sapienza e maestria Kubrick ci spiazza, introducendo in modo subliminale anche la sua interpretazione:
   2) Il messaggio subliminale: è tutto un perverso gioco infantile. La Marcia di Topolino evoca istintivamente l'infanzia, i fumetti, un mondo dove lo scarto tra reale e non reale non è ancora ben definito, dove il carattere di "gioco" porta simbolicamente a poter uccidere un'altra persona senza né conseguenze reali, né dilemmi morali; insomma una "sospensione del giudizio" data da una regressione dell'individuo all'infanzia: Jocker ora non è più un uomo, ma un bambino che ha perso il senso del reale e le connotazioni di un'emotività "adulta" (che implicherebbe un minimo di empatia verso un altro essere umano) per regredire ad un'emotività infantile, in un gioco puerile dove le azioni non comportano mai tragiche conseguenze, e dopo aver giocato alla guerra si pensa, con la stessa leggerezza, al prossimo gioco: una scopata, perché "l'importante è essere vivi".
   A rafforzare tale "forma mentis", facendola accettare per "giusta" senza nessuna possibilità di critica o dubbio, è proprio la figura iconica di "Topolino", che nell'immaginario collettivo infantile è "l'esempio da seguire", l'incarnazione dell'Adulto "giusto" (in contrapposizione al simpatico ma pasticcione e socialmente fallito Paperino) che sa sempre cosa fare, che risolve brillantemente ogni situazione, che non ha mai dubbi anzi, che spesso aiuta la giustizia stessa nella lotta contro il male. Come mettere in discussione un'icona talmente potente?
   Jocker, l'umanità di Jocker (e questo è il messaggio introdotto dal regista tramite il linguaggio non verbale), sono quindi irrimediabilmente persi e morti proprio nel momento della totale accettazione acritica del gioco, proprio nel momento in cui dichiara così il suo "essere vivo"; e tutto il plotone è composto da adulti regrediti ad un'emotività infantile, ad uno stato "limbico" dove giocano da bimbi questo perverso gioco, dichiarando poi paradossalmente che la sola cosa che conta è la vita!

   Ed ecco la grande maestria di Kubrick: dirci tutto questo in una frazione di secondo e in modo talmente forte da far star male, da causare spiazzamento e vivo disagio: con le sole parole non avrebbe mai potuto fare altrettanto. Ma non è finita: ci rimane da analizzare la fotografia.

   Eroi? No, portatori di morte, svuotati di ogni caratteristica umana.
   Analizziamo ora la fotografia della scena finale: i soldati appaiono in controluce secco, sagome scure sullo sfondo infuocato, e alla fine l'intero plotone non costituito altro che da "ombre", da pure silhouettes marcianti.
   L'uso del controluce assoluto in fotografia significa "togliere individualità" al personaggio e renderlo pura ombra, puro profilo incorporeo, puro logo, astrazione grafica. Significa togliere al soggetto ogni specificità per ridurlo a pura rappresentazione simbolica, rivestire la persona con una divisa d'ombra come la mimetica riveste il soldato.
   Abbiamo quindi spersonalizzate ombre scure che si muovono su uno sfondo reso vivido dalle fiamme in una perversa inversione dei significati di vita e di morte, perfettamente espressa attraverso il ribaltamento cromatico: l'uomo che è vita viene rappresentato come nera ombra, mentre il fuoco della distruzione assume una tonalità vivida e vivace, a simboleggiare il paradosso di un gioco dove l'unico vero vincitore è proprio la morte.

   Concludendo quindi, a livello di fotografia l'ultima scena dice che: "l'accettazione della guerra è resa possibile solo a costo di un totale ribaltamento di valori e abdicazione da ogni prerogativa umana"; quelli lì, più semplicemente, "non sono più uomini" ma figure morte, mentre la sola vita della scena rimane proprio il trionfo infuocato della distruzione.

   Ecco: ora abbiamo una comprensione sia del pensiero del regista sia del perché abbia voluto provocare in noi quello "spiazzamento filmico": per indurci a coscientizzare quanto, comunque, ci stava subliminalmente inducendo a pensare.