sabato 11 agosto 2018

Il movente "storico": la conquista del mercato d'Oriente



Il fine ultimo della politica estera americana è sempre stato uno solo: il tentativo di conquistare il Mercato dell'Oriente.

   Tale obiettivo ha fondato gli Stati Uniti, ne ha dominato la politica estera, ne ha anche plasmato la geografia. Come abbiamo visto, in ultima analisi è a questo scopo che i Puritani emigrarono in America settentrionale. Il Mercato dell'Oriente negato dalla Gran Bretagna fu il motivo segreto ma decisivo della Guerra di Indipendenza. Fu la vera causa di un'altra guerra contro la Gran Bretagna, quella del 1812: la possibilità di procurarsi le pellicce da scambiare in Cina.

   E fu il motore della Conquista del West, il cui movente principale era il raggiungimento dei porti sul Pacifico. Fu anche il miraggio che, di fronte alla secessione del Sud, fece decidere il Nord per la Guerra Civile. Da ultimo, fu il motivo che spinse gli Stati Uniti a occupare le Filippine, le Hawaii e tutte le altre isole del Pacifico. Per la stessa ragione fu comprata l'Alaska, la "Ghiacciaia di Seward". Fu per il Mercato d'Oriente, in sostanza, che gli Stati Uniti intervennero in modo tanto pesante e con tanta insistenza in America Centrale e nei Caraibi: oltre alla frutta e allo zucchero era in gioco anche il controllo sul canale che dai primi dell'Ottocento si voleva tagliare nella zona, fondamentale per il traffico diretto in Cina dalla costa orientale Americana e all'Europa. Alla fine il canale fu tagliato a Panama, ma per lungo tempo si pensò di tagliarlo in Nicaragua, fatto che spiega anche i numerosi interventi armati statunitensi in tale paese. Un altro canale può ancora essere tagliato in Nicaragua, facendo concorrenza a quello di Panama: il che spiega il grande interesse ancora attuale degli Stati Uniti per il paese. Ma questo è niente. La volontà di conquistare il Mercato dell'Oriente ha determinato per gli Stati Uniti la strategia da tenere con l'Europa Occidentale e con la Russia, oltreché naturalmente con il Giappone e con la Cina, che da ultima in sostanza costituisce tale Mercato. Infatti assorbire il Mercato dell'Oriente non è facile; occorre fare i conti con tutte le grandi potenze dello scacchiere. In pratica il grande teorema della conquista del Mercato dell'Oriente ha portato con sé dei corollari, delle condizioni da soddisfare necessariamente per la sua risoluzione.

   Appena ottenuta l'indipendenza dalla Gran Bretagna fu subito chiaro agli americani quale fosse il primo corollario, la prima condizione necessaria per nutrire speranze sul Mercato dell'Oriente: la Balance of Power in Europa. Era in pratica la politica seguita in Europa dalla stessa Gran Bretagna per lo stesso scopo: impedire che in Europa continentale sorgesse una potenza dominante che unificasse la terraferma. Tale potenza avrebbe potuto essere prima la Spagna, poi la Francia, poi la Germania - sempre la Russia. Fosse sorta tale potenza, si sarebbe formato un blocco europeo che avrebbe dominato la scena mondiale dal punto di vista militare, e quindi anche dal punto di vista commerciale: anche nel caso in cui la Gran Bretagna fosse riuscita, per qualche miracolo, a rimanere indipendente avrebbe dovuto però sicuramente rinunciare al grosso dei suoi traffici commerciali internazionali. Questo era il motivo dei "giri di valzer" della Gran Bretagna in Europa, il suo partecipare a tutte le relative guerre alleandosi ora con questo ora con quello, combattendo oggi contro il suo alleato di ieri (da qui l'appellativo rivolto alla Gran Bretagna di "Perfida Albione"). Essa si alleva sempre con la parte più debole, al solo scopo di impedire all'altra di vincere in modo schiacciante, irrimediabile. Orbene, gli americani capirono che dovevano seguire la stessa politica di Balance of Power in Europa. La differenza era che loro nell'equazione inserivano anche la Gran Bretagna. Il concetto fu già espresso da George Washington nel 1789: "I guai dell'Europa sono i vantaggi degli Stati Uniti" disse, e intendeva esattamente questo.

   Verso la metà dell'Ottocento, dopo l'esperienza accumulata, gli americani scoprirono il secondo corollario. Non bastava la Balance of Power in Europa: bisognava anche demolire la Russia. Anzi questo era il corollario principale se si voleva prendere il Mercato dell'Oriente. Come si è visto, questa dottrina fu messa a punto verso il 1860 da William Henry Seward, Segretario di Stato di Abraham Lincoln. Il ragionamento di Seward era ineccepibile. La Russia era il vero nemico degli Stati Uniti. Essa stava in Europa e partecipava all'equilibrio di forze in quell'area, ma stava diventando sempre più grande e potente: avrebbe potuto rompere quell'equilibrio e diventare la potenza dominante in Europa, formando quel Super-Blocco europeo continentale tanto temuto. Essa stava anche in Asia, sopra la Cina: offrendo la sua alleanza a questa la poteva proteggere dai tentativi degli occidentali di penetrarvi, chiudendo così per tutti la porta del Mercato dell'Oriente. Iniziava così - nel 1860 - l'ostilità degli Stati Uniti verso la Russia. Avendo in mente questi concetti fondamentali - il Mercato dell'Oriente; la Balance of Power in Europa continentale; la demolizione della Russia - gli atti della politica estera americana sono di immediata interpretazione.

IL NEOCOLONIALISMO AMERICANO   
Ci fu un periodo - la seconda metà dell'Ottocento - in cui gli americani pensavano di farsi
delle colonie, sull'esempio europeo. Anche William Seward pensava a questo quando progettava l'annessione del Canada e dell'America Centrale. Anche il senatore Beveridge. Furono così assorbite in quel periodo le Hawaii, le Filippine, Cuba, Portorico. Ben presto gli americani si accorsero che tale sistema non era economicamente conveniente. Per poter sfruttare qualche piantagione o miniera e per poter vendere le proprie merci agli indigeni senza l'assillo della concorrenza estera occorreva sobbarcarsi l'onere dell'intera amministrazione del posto, mantenendo funzionari e soldati; inoltre c'erano di tanto in tanto delle rivolte da reprimere, coi relativi costi extra. Si veda per esempio il caso di Portorico, che gli Stati Uniti devono ancora sovvenzionare con tre miliardi di dollari l'anno a fondo perduto per mantenerlo in stato di relativa tranquillità, ricevendone in cambio praticamente niente - senza calcolare le spese della normale amministrazione.
   Cosa chiedevano gli USA, dopotutto? Che se dei privati americani vedevano una qualche opportunità economica in un paese estero, quello li lasciasse liberi di sfruttarle al meglio. Allo scopo bastava che il paese in questione avesse un governo sì locale, ma disposto ad accontentare gli americani e ad agevolarli nelle loro richieste.
   Un tale governo non poteva essere il frutto spontaneo di nessun paese: agevolare gli operatori esteri significa sempre danneggiare in modo rilevante il proprio popolo. Si trattava dunque di crearlo, questo governo locale, spendendo giusto un po' di danaro per insediarlo tramite la corruzione, la propaganda e magari un colpo di Stato, e per sostenerlo nelle repressioni interne che ogni tanto, inevitabilmente, avrebbe dovuto attuare. Nei primi decenni del Novecento gli americani si resero gradatamente conto di come tale sistema fosse infinitamente più conveniente del sistema tradizionale europeo delle colonie, e lo perfezionarono a livelli mai conosciuti prima nella storia.

   La prassi trovò una conferma clamorosa con le Filippine: dopo che nel 1946 gli Stati Uniti concessero "l'indipendenza", le spese di amministrazione e di repressione poliziesca e militare cessarono quasi del tutto mentre i profitti continuarono al livello precedente: il governo che gli USA avevano insediato continuava a non tassare i profitti delle società americane, a tenere quasi nullo il costo del lavoro, a importare prodotti americani senza dazi e così via. Rimanevano i costi del personale americano addetto alla propaganda occulta e all'assistenza poliziesca e militare, e restavano le somme per le corruzioni, ma il saldo era molto più favorevole di prima. Inoltre quel personale era in gran parte militare, di stanza nelle molte basi americane delle Filippine, dove avrebbero dovuto esserci comunque. Infatti non costa molto, in certi paesi, mantenervi i governi che si vogliono se si hanno le capacità e la posizione degli Stati Uniti... il costo di tre bombardieri B2 Stealth.
   In compenso il ritorno economico dell'investimento è fantastico: in America Latina, su un totale di qualche migliaio di aziende, operavano più di 100 grandi multinazionali statunitensi, le quali da sole ne ricavano profitti annui valutati mediamente sui 30 miliardi di dollari. Lo stesso Dipartimento del Commercio statunitense ha ammesso a suo tempo che, negli anni a cavallo del 1980, per ogni dollaro che le multinazionali statunitensi investivano in America Latina ne tornavano negli States tre. Sono risultati che non si possono ottenere neppure con una colonia normale; occorre avere appunto delle neocolonie, o colonie di fatto.

   A mettere a punto il sistema neocolonialista fu il presidente Franklin Delano Roosevelt il Brillante, in carica dal 1933 al 1945, allorché morì poco dopo essere stato rieletto per la quarta volta consecutiva. Nel 1933 ripudiò subito la Dottrina Monroe e la sostituì con la Good Neighborhood Policy. Cosa significava questa politica di buon vicinato? Significava che tutti gli interventi armati statunitensi all'estero contro paesi poveri - all'epoca soprattutto quelli dell'America Centrale - per farli sfruttare economicamente dalle proprie multinazionali non erano necessari.
   In più erano plateali, facevano una cattiva pubblicità nel mondo agli Stati Uniti e quindi anche ai loro prodotti commerciali, e suscitavano risentimento. Bastava adoperarsi acciocché tali paesi avessero dei governi amici degli Stati Uniti, amici come appunto dei buoni vicini. Naturalmente durante la presidenza Roosevelt nulla cambiò per i paesi dell'America Centrale se non le repressioni delle istanze popolari, che prima erano spesso eseguite direttamente dai marines americani, e ora invece erano affidate a polizia ed esercito locali.

   Sino al 1945 l'impero neocoloniale americano rimase piuttosto limitato: esso comprendeva tutta l'America Centrale con le isole caraibiche, anche allo scopo di proteggere il canale di Panama tagliato nel 1913 (per la cui esecuzione morirono 20 mila operai indigeni), e diverse isole e arcipelaghi del Pacifico, fra cui Filippine e Hawaii.
   Un tremendo impulso a procurarsi nuove colonie di fatto venne dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Come s'è visto, questa aveva privato gli Stati Uniti del Mercato della Cina, cuore del Mercato dell'Oriente, e lasciato loro solo il Pacific Market. Le multinazionali americane chiedevano al governo di Washington il più deciso appoggio per penetrare in questo o quel mercato alternativo. La strategia della Guerra Fredda adottata contro la Russia serviva perfettamente anche a tale scopo. Il contenimento della Russia era un'ottima scusa per formare alleanze militari; tramite la presenza militare americana nei paesi componenti la NATO si potevano creare all'interno dei medesimi governi amici degli Stati Uniti, nel senso rooseveltiano del termine.

   L'Anticomunismo Viscerale Americano era una buona scusa per intromettersi negli affari interni di tanti altri paesi; vi si provocavano colpi di Stato per evitare che i comunisti locali prendessero il potere. In realtà ciò che gli americani combattevano non erano i comunisti, ma tutte quelle forze che - se avessero preso il potere nel loro paese - vi avrebbero formato un governo votato all'interesse nazionale autentico del paese stesso, chiudendo quindi le porte in primo luogo alle multinazionali statunitensi. I comunisti, semplicemente, rientravano in questa categoria. Ma vi rientravano anche i nazionalisti veri, gli indipendentisti veri, tanti movimenti religiosi, islamici in testa; e tutti furono combattuti dagli Stati Uniti sotto l'ombrello della Guerra Fredda.
   Così gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale videro una enorme espansione dell'impero coloniale americano, e lo portarono alla dimensione di oggi: esso attualmente (1998) comprende tutta l'America Latina dal Rio Grande in giù ad eccezione di Cuba; mezza Africa; mezzo Medio Oriente; la maggioranza dei paesi del Pacific Market. Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Indonesia, Thailandia.
   Lo slogan della New Frontier del presidente John F. Kennedy significava appunto questo: la creazione di tante neocolonie nel mondo, tante nuove terre di conquista, o frontiere. Allo scopo prevedeva anche l'intervento diretto dei marines - mercenari - e per il continente americano adottò di nuovo la Dottrina Monroe. In effetti, e in concreto, la New Frontier era in particolar modo l'America del Sud, sino ad allora lasciata relativamente tranquilla e che fu sovvertita, proprio a partire dai primi anni Sessanta, dalla presidenza di John Kennedy.

   I sistemi usati dagli Stati Uniti per espandere l'impero neocoloniale sono descritti nel libro Vecchi Trucchi. In breve: colpi di Stato, propaganda politica e culturale, corruzione, traffico di droga. Per il traffico di droga, in sostanza, gli Stati Uniti ricompensano molti esponenti dei loro governi amici facendoli partecipare al traffico, che gli Stati Uniti naturalmente controllano a livello mondiale sin dal 1949. Era il caso dell'Iran dello Scià, per esempio. Era anche il caso di Panama e del generale Noriega, che poi cambiò bandiera diventando un vero nazionalista e finendo così per essere rovesciato addirittura tramite un'invasione armata nel 1989.

(John Kleeves) 



  

venerdì 10 agosto 2018

Ma perché non se ne stanno tranquilli a casa loro? (Seconda parte)



Riassumendo, vediamo brevemente le caratteristiche che hanno storicamente favorito il predominio della caratterialità sadica nella civiltà americana in particolare ed in seguito, per "rientro dell'esportazione", in quella occidentale da cui effettivamente parte tutto:

Dinamiche favorenti Storiche
L'attuale classe dominante occidentale nasce storicamente nell'Europa del '400/'500 con la borghesia commerciale favorita dalla fine del Medioevo e dagli scambi commerciali navali. Ben presto tale borghesia, detentrice del reale potere economico, comincia ad aspirare anche al potere politico, e lo fa sovvertendo nel corso della storia i poteri assoluti "ad alta decisionalità" di Re, Principi e Vescovi, ed instaurando strutture "a bassa decisionalità ed altamente burocratizzate", molto più facili da infiltrare, che vedranno nella democrazia la forma più adatta all'instaurarsi del nuovo potere. Commercio, filosofie umaniste, massoneria, se all'inizio hanno l'utile funzione di destabilizzare il potere assoluto di stampo medievale, diventano poi gli strumenti d'elezione per la presa e mantenimento di potere di questa nuova classe.

Dinamiche favorenti Religiose/Filosofiche
La caratterialità sadica viene storicamente favorita (e qui non saprei dire se e quanto anche "preparata" da una sapiente propaganda culturale) prima della Riforma Calvinista (che di fatto con la teorizzazione dei principi di "Elezione incondizionata" e di "Mandato creazionale" sovverte i principi cristiani premiando l'egoismo e il dominio quali qualità eticamente desiderabili), poi da tutte le filosofie e scuole di pensiero moderne (sostanzialmente da Kant in poi, dove con il postulato di "Male Radicale" si accredita l'idea della intrinseca incapacità umana di scegliere il bene, col conseguente bisogno di una guida e della giusta punizione - ossia proprio ciò che il sadico dice al dominato!). Tutte le nuove teorizzazioni filosofiche da Kant in poi, ivi incluse anche quelle di Capitalismo e Comunismo, non saranno altro che "i media" di diffusione del pensiero della nuova classe egemone.

Dinamiche favorenti Organizzative e Territoriali
Il carattere di "trasmissibilità" sociale del carattere sadomasochista, e della facilità con cui tale dominante riesce vincitore ed ottiene il pieno controllo sociale, è attuato proprio attraverso una struttura a "piramide" che si alimenta praticamente da sé, semplicemente parassitando le architetture democratiche che si sono dimostrate essere il terreno migliore e prediletto a tale scopo (niente come una democrazia fornisce infatti una forte burocratizzazione peraltro poco controllabile e quindi facilmente infiltrabile da persone ben motivate ad assumere il controllo, in questo favorite anche dalla "bassa decisionalità" del sistema subentrante alla "alta decisionalità" delle precedenti monarchie). Come già anticipato, la migrazione nel nuovo mondo e lo sviluppo sociale di questa praticamente unica caratterialità senza opposizioni né antagonismi, ne ha determinato sia la presa di potere sul resto della popolazione che la particolare connotazione distruttiva della civiltà americana.

TUTTO SI SPIEGA
Da notare, infine, come tale ipotesi "sadica" (per la quale il "nemico" è semplicemente l'altro da sé, da sottomettere o distruggere senza scrupoli) spieghi perfettamente i tanti "non sense" che ancora appaiono con eclatante evidenza e che non si giustificano con gli altri tipi di approccio usati per capire le attuali dinamiche sociali; non sense tra cui spicca in modo abnorme e sconcertante la totale assenza di empatia dei dominanti verso le loro stesse popolazioni, cosa che diventa invece chiarissima quando si capisce che il primo e vero nemico dell'attuale élite di potere è appunto la massa della popolazione, e contro di essa è effettivamente rivolta ogni loro azione... (come abbiamo visto non c'è infatti alcuna motivazione logica che regga la giustificazione di guerre intraprese in giro per il globo, guerre solo apparentemente rivolte verso popoli "canaglia" (colpevoli solo di esistere), ma che realmente attaccano TUTTA la massa popolare, a cominciare proprio dalla stessa popolazione americana che da tali guerre viene prima impoverita e poi semplicemente distrutta, sfoltita con vari metodi più "socialmente accettabili" quali il lasciarla senza casa, senza previdenza sociale e senza assistenza medica; alla fine, eventualmente, ci penserà poi un bel terremoto intelligente o uno tsunami a far piazza pulita di un po' di fastidiosi straccioni - ricordate Katrina e la "solerzia" di Bush?)

Si spiegano così gli eccidi di massa, i massacri gratuiti di civili e prigionieri di guerra, i bombardamenti dall'alto sulla popolazione civile, l'utilizzo su vasta scala del micidiale uranio impoverito che impedirà la normale ripresa e riproduzione dei popoli aggrediti; si spiega la volontà criminale di perseguire il controllo climatico, alimentare, energetico, etc.; si spiegano la reintroduzione della tortura su vasta scala, il bisogno di distruggere non solo il "terrorismo" ma qualsiasi altra cultura e pensiero alternativo, e la necessità che il mondo adotti quindi il loro solo "pensiero unico"; si spiegano gli omicidi rituali (che non sono "satanici", ma servono più prosaicamente al soddisfacimento delle pulsioni sadiche dei più malati e potenti tra tali individui), la tratta di minori a scopo di stupro e violenza, nonché il loro utilizzo per l'espianto degli organi e la produzione di film in cui il soggetto viene violentato, torturato e infine ucciso (snuff movies); si spiegano le sette segrete, i rituali e il bisogno di segretezza in genere, l'accanimento con cui si promuovono sempre nuovi conflitti, crisi e catastrofi senza minimamente tener conto della vita umana; si spiega il messaggio mediatico di menzogna nella sua interezza, e l'intrattenimento sempre più a sfondo sadomasochista volto a creare nella massa le condizioni favorenti al diffondersi di tale patologia; si spiega il terrore folle di questa gente di essere scoperta, si spiega il perché tengano tanto a riprodursi seguendo precise linee di sangue, si spiega in una parola il perché di questa folle pulsione a sottomettere l'umanità...

...e di questo tengano conto tutti i vari opportunisti che per potere o denaro o semplicemente cedendo al ricatto accettano ora di unirsi e di allearsi con gente siffatta: non ci si accorda con un sadico, se non diventando automaticamente masochisti e accettando la sua pulsione di dominio; pulsione che all'inizio potrà anche essere camuffata, ma che alla lunga non mancherà di mostrare il suo vero volto, per il sadico non esistono amici ma solo nemici da distruggere o ridurre al puro stato vegetativo, senza nessuna reale indipendenza ed autonomia dalla sua persona, il sadico è un malvagio ed userà la sua accresciuta potenza sempre e solo in tale direzione, in un circolo perverso che prevede solo la sussistenza del dominato "utile".

IL MONDO È DUNQUE IN PERICOLO?
Certamente, perché tale caratterialità posta ai vertici tende a plasmare la società a sua immagine, somiglianza e "consumo"; in una società così fatta non ci sarebbe più posto per lo sviluppo di un individuo normale, che si vedrebbe costretto ad involvere a sua volta verso tendenze sadiche o masochiste, chiudendo il cerchio di quel "Mondo Nuovo" tanto caro ai sadici oggi al dominio. È quanto hanno già fatto culturalmente e mediaticamente in occidente, è quanto si sta facendo, andando meno per il sottile, col globo intero. E proprio nel fatto di vedersi chiaramente a rischio in una società "normale", è da leggere il tentativo attualmente posto in atto di guidare la nostra civiltà verso una forma sadica "globale". In questo i dominanti sono ed agiscono esattamente come "alieni" che, al fine di preservare la loro sussistenza e le loro necessità antisociali di violenza e controllo, devono per forza di cosa assumere il pieno controllo sociale e replicarlo su scala globale. È una battaglia per l'esistenza e la sopravvivenza di una "specie" che vede nei "normali" contemporaneamente il suo "cibo" quanto il più acerrimo nemico; una specie che sa di essere in minoranza (la stessa minoranza dei soldati che in guerra, per esempio, si trasformano in spietati aguzzini) e che proprio per questo deve accedere alle leve del potere, cosa in questo facilitata dal loro carattere tipicamente "autoritario". Come abbiamo visto sarà poi la stessa struttura sociale a selezionare automaticamente il carattere e gli individui più idonei alla sua perpetuazione.

LE RAGIONI DELLA SPERANZA:
C'è una speranza dunque di poter uscire da tutto ciò? È sempre Fromm a fornirci una possibile risposta, da ricercarsi nel fatto che tale carattere, contrariamente a quanto vogliano farvi credere i dominanti stessi, NON sia affatto innato nell'uomo e che anzi sia sempre l'espressione di una esigua minoranza, come in minoranza sono le tribù che adottano per sé stesse uno schema di sviluppo distruttivo:

"D'altra parte le forme "maligne" d'aggressione - sadismo e necrofilia - "non" sono innate, e possono quindi essere sostanzialmente ridotte, se le condizioni socioeconomiche si evolvono in modo da favorire lo sviluppo completo delle esigenze e delle capacità umane genuine, lo sviluppo dell'attività e del potere creativo dell'uomo come suo autentico obiettivo. Sfruttamento e manipolazione producono noia e superficialità, storpiano l'uomo, e tutti i fattori che paralizzano psichicamente l'individuo lo trasformano necessariamente in sadico e distruttore". 

domenica 5 agosto 2018

Ma perché non se ne stanno tranquilli a casa loro? (Prima parte)

di Mondart


Bella domanda... la domanda che tanti si pongono, ma a cui nessuno è ancora riuscito a dare una risposta plausibile.

Questione affrontata in sede "ufficiale" con ignobili e funamboliche teorizzazioni di tipo pseudo-ideologico, pseudo-economico e pseudo-scientifico, che altro non sono che inaccettabili operazioni di spin doctoring atte a giustificare e diffondere nell'Occidente la personale e discutibilissima visione del mondo di una ristretta élite al comando; e questione per altro troppo spesso affrontata dalla cosiddetta controinformazione con teorizzazioni altrettanto fantasiose e discutibili, che non fanno che fuorviare ed allontanare da una realistica e concreta comprensione dei fatti.

Comprensione che, trattandosi di uomini e di rapporti tra uomini, andrà cercata innanzitutto nella loro testa e nelle più fondamentali e primitive dinamiche di interazione sociale: chi si ostina a dare di tali motivazioni una visione di tipo solamente economico e strategico, ideologico e geopolitico, o al contrario solamente di tipo massonico, occulto e religioso, somiglia all'ubriaco che avendo perso le chiavi di casa in un altro punto continua a cercarle solamente sotto il lampione, giustificandosi razionalmente col fatto che "li ci si vede". Motivazione che ha una sua logica ben precisa e a suo modo anche inattaccabile, ma purtroppo fallace in quanto si scambia la "sovrastruttura" comportamentale con le sue "fondamenta", e la giustificazione razionale con la sottostante pulsione di tipo prettamente psicologico e sociologico.

Qui tenteremo pertanto un approccio di tipo storico-sociologico, antropologico e psicologico, che analizzi innanzitutto il rapporto tra caratterialità umane e struttura sociale, vedendo come determinati meccanismi, determinate dinamiche sociali finiscano per premiare o al contrario far soccombere tipologie caratteriali ben precise.

È quanto già sostenuto dalla "Scuola di Francoforte" e dimostrato in particolar modo da Erich Fromm che, con buona pace di tutto il pensiero filosofico occidentale di impronta tipicamente kantiana, afferma che la natura umana tende automaticamente al bene, ma è potenzialmente e psicologicamente fornita anche degli strumenti atti a perpetrare il male se il tipo di società in cui si troverà ad interagire non saprà adeguatamente soddisfare poche e basilari esigenze inalienabili di base, o ne dia un soddisfacimento distorto. Rimandiamo ad un prossimo post la trattazione più approfondita di quanto qui anticipato, ci interessa qui sottolineare come l'interazione tra individuo e forma organizzativa sociale selezioni delle categorie caratteriali ben precise portandole a detenere il potere, e come quella stessa società verrà da esse orientata verso uno sviluppo favorente la vita o al contrario favorente la distruttività e la morte, con una dinamica "circolare" in cui individui più o meno sani o malati favoriranno schemi e comportamenti sociali altrettanto sani o malati; a questo punto sarà lo stesso impianto sociale così formato a plasmare e selezionare la caratterialità più adatta al mantenimento e perpetuamento della struttura stessa. Al fine di poter meglio individuare il carattere psicologico di base di una società dovremmo sfrondarne l'osservazione da ogni sovrastruttura e giustificazione razionalizzante, e studiarla esattamente come studieremmo l'agire di un piccolo gruppo tribale, o ancora meglio di un singolo individuo (ed il potere, a tutti gli effetti, si organizza sempre come una piccola ed esclusiva élite tribale).

PERCHÉ dunque, aldilà delle mistificazioni razionalmente portate, davvero "non se ne stanno tranquilli a casa loro?"
Si può quindi a ragion veduta leggere nella caratterialità di base della civiltà americana una risposta a tale domanda; risposta qui enunciata solo per sommi capi, e che andremo a sviluppare nel corso di questo e dei prossimi post.

1) Per un disegno atavico di controllo del mercato orientale.
Questo è un motivo storico, risalente ancora all'epoca del dominio navale inglese e assunto a motivo esistenziale proprio dalla classe borghese e commerciale che migrò nel nuovo mondo, fondando gli Stati Uniti d'America (è quanto vederemo nel prossimo post).

2) Per il carattere tipicamente "sadico" del gruppo di potere alla guida di questa civiltà.
E questo è un argomento complesso che coinvolge sia motivi storico-religiosi, che filosofici e territoriali che hanno costituito le variabili storicamente favorenti alla selezione di particolare caratterialità sadica (e sotto vedremo cosa intendo esattamente con tale termine) che poi, migrando verso un nuovo territorio vergine - dove le culture locali vennero semplicemente sterminate insieme ai locali stessi - ebbe modo di svilupparsi praticamente incontrastato, senza doversi misurare con altre culture e forme di pensiero e di civiltà differenti: uno sviluppo questo socialmente simile a quello di un'unica tribù su una gigantesca isola deserta. Unicità di pensiero, carattere ed intenti che porta ben presto il gruppo egemone e sadico ad avere il pieno controllo sul resto della popolazione, divenendo l'attuale vero governo ombra degli USA.

Tentando dunque di fare qui un ENUNCIATO di quanto andremo via-via ad argomentare nel corso del post e dei successivi, possiamo sommariamente dire che:
Con l'Umanesimo e Rinascimento si sviluppa in Europa una classe borghese commerciale che diviene ben presto ricca e potente soprattutto grazie al commercio marittimo con l'Oriente. Nasce allora nella "mente" di tale classe sia il disegno esterno di controllo dell'Oriente, sia quello interno di assurgere a maggior potere politico, in quanto classe già detenente il potere economico.
(Entrambi i disegni sono tuttora perseguiti, con la sola differenza, riguardo il disegno interno, che mentre prima il nemico era da identificarsi "in alto", ossia nei Principi e nella Nobiltà, oggi è da identificarsi "in basso", ossia nella massa della popolazione).
Caratteristiche culturali legate allo sviluppo di un nuovo pensiero filosofico-religioso (sostanzialmente l'Umanesimo e la Riforma Protestante con la sua deriva Puritano-Calvinista) favoriscono sia l'ascesa al potere di tale classe, che la successiva selezione sociale di una caratterialità individuale ben precisa: il carattere sadico, i cui tratti specifici (una "sindrome" sintetizzabile nella necessità di un estremo controllo sull' "altro", nella sua percezione solamente di "cosa da dominare", nella conseguente mancanza di qualsiasi empatia verso la vita e forme di pensiero autonomo e spontaneo, nella pulsione di "accumulare", nel valore del "soldo" e della ricchezza assurti ad unico valore esistenziale) ben si sposano con le necessità "politiche" di tale classe. È questa particolare caratterialità che, migrando in America dove ha modo di svilupparsi incontrastata, prende il pieno controllo sociale, determinando l'attuale civiltà americana di tipo chiaramente distruttivo e necrofilo.

Anche qui, vediamo una breve anticipazione dei concetti di "società distruttiva" e di "carattere sadico" come formulati da Fromm: analizzando l'evoluzione spontanea e non contaminata di forme semplici di organizzazione tribale, Fromm individua 3 tipi di società:

1) Sistema A: società che esaltano la vita
In questo sistema, ideali, usanze e istituzioni servono soprattutto a preservare e a incoraggiare la vita in tutte le sue forme. L'ostilità, la violenza, la crudeltà sono ridotte al minimo, non esistono pene severe, il delitto è praticamente assente, al pari dell'istituzione della guerra che, tutt'al più, ha un ruolo insignificante. I bambini sono trattati con dolcezza, non vengono inflitte pesanti punizioni corporali; in genere le donne godono della più assoluta eguaglianza con gli uomini, o per lo meno non sono né sfruttate né umiliate; l'atteggiamento verso il sesso è generalmente permissivo e affermativo. L'invidia, l'avarizia, l'avidità, lo sfruttamento sono ridottissimi. Scarsi sono anche la competitività e l'individualismo, diffusa la collaborazione; la proprietà personale riguarda soltanto gli oggetti che vengono usati individualmente. Esiste un generale atteggiamento di fiducia e confidenza, non solo negli altri, ma particolarmente nella natura; il buon umore prevale, mentre gli stati d'animo depressivi sono relativamente assenti. Fra le società che rientrano in questa categoria esaltatrice della vita, ho collocato gli indiani Zuñi Pueblo, gli Arapesh di montagna e i Bathonga, gli Aranda, i Semang, i Toda, gli Esquimesi del Polo e i Mbutu.

2) Sistema B: società aggressive ma non distruttive
Questo sistema ha in comune col primo la caratteristica fondamentale di non essere distruttivo, ma si differenzia da esso nel senso che aggressività e guerra sono eventi normali, sebbene non di importanza centrale, e nel senso che competizione, gerarchia e individualismo sono presenti. Pur non essendo affatto permeate di distruttività o crudeltà o di esagerata diffidenza, in questa società sono sconosciute quella dolcezza e quella fiducia che sono caratteristiche del sistema A. Per meglio definire il sistema B, si potrebbe forse dire che è imbevuto di uno spirito di aggressività maschile , di individualismo, del desiderio di ottenere determinate cose e di realizzare dei compiti. Secondo la mia analisi le seguenti quattordici tribù rientrano in questa categoria:gli Esquimesi della Groenlandia, i Bachiga, gli Ojibwa, gli Infugaos, i Manus; i Samoani, i Dakota, i Maori, i Tasmaniani, i Kazak, gli Ainu, i Crow, gli Inca e gli Ottentotti.

3) Sistema C: società distruttive
La struttura delle società del sistema C è nettamente delineata. È caratterizzata d grande violenza interpersonale, distruttività, aggressione, crudeltà, sia all'interno della tribù sia contro il mondo esterno, da piacere della guerra, malignità, tradimento. L'intera atmosfera di vita è permeata di ostilità, tensione, paura. In genere la competitività è altissima, la proprietà privata (se non di oggetti materiali, di simboli) è esaltata, la gerarchia è rigida e le guerre frequentissime. Esempi di questo sistema sono i Dobu, i Kwakiutl, gli Haida, gli Aztechi, i Witoto, i Ganda.
(Non pretendo che la mia classificazione di ciascuna società in queste categorie non sia discutibile, ma, che si approvi o no la classificazione da me proposta di qualche società, non fa molta differenza, dato che la mia argomentazione non è statistica, ma qualitativa. Il contrasto essenziale investe da un lato i sistemi A e B, entrambi affermatori della vita, e dall'altro il sistema C, fondamentalmente crudele e distruttivo, cioè sadico e necrofilo).
In quale delle tre categorie classificare l'attuale civiltà americana non dovrebbe costituire difficoltà di sorta per qualsiasi persona dotata di un minimo di obiettività e buon senso. Vediamo ancora brevemente come Fromm e Barrett descrivono il carattere sadico, e la sua incidenza storica:

Fromm: "Io propongo invece la tesi che il nucleo del sadismo, comune a tutte le sue manifestazioni, sia "la passione di esercitare un controllo assoluto e illimitato su un essere vivente", sia esso animale o bambino, uomo o donna. Costringere qualcuno a sopportare pene o umiliazioni senza avere nemmeno la possibilità di difendersi è una delle manifestazioni di controllo assoluto, ma non è certo l'unica. Chi esercita il controllo assoluto su un altro essere trasforma quest'ultimo in un suo oggetto, in una sua proprietà, di cui diventa il dio. Talvolta il controllo può persino essere benefico, e in tal caso potremo parlare di sadismo benevolo, come in tutti i casi in cui una persona domina l'altra per il suo bene, incoraggiandone di fatto lo sviluppo sotto diversi aspetti, ma tenendola in catene. Quasi sempre, però, il sadismo è malevolo. Controllare completamente un altro essere vivente significa mutilarlo, soffocarlo, frustrarlo. Tale controllo presenta tutta gamma di forme e livelli."

Kevin Barrett: ... "Gli psicopatici hanno svolto un ruolo sproporzionato nello sviluppo della civiltà, perché si prestano più facilmente a mentire, uccidere, ingannare, rubare, torturare, manipolare e, in generale, infliggere grandi sofferenze ad altri esseri umani senza alcuna sensazione di rimorso, al fine di stabilire il proprio senso di sicurezza attraverso il dominio. [...] Quando si comprende la vera natura dell'influenza dello psicopatico, che è privo di coscienza, emozioni, egoista, freddo calcolatore e privo di qualsiasi morale o norme etiche, si inorridisce, ma allo stesso tempo tutto comincia improvvisamente ad avere un senso..."

Ancora Kleeves: ... "Ora, come definire scientificamente il fenomeno psicologico che coinvolse i Puritani? La verità è che si trattò di una forma di alienazione mentale di massa. Infatti comportò una radicale estraniazione dalla realtà: la vita - lo capisce chiunque - non può ridursi alla ricerca della ricchezza materiale ed alla sua contabilità; di massa perché riguardò un numero significativo di persone. Singoli individui possono perdere il contatto con la realtà per cause specifiche o patologiche; molti di loro possono farlo più o meno contemporaneamente se le potenziali cause sono sociali; se costoro, poi, migrano e danno luogo ad una discendenza, a un popolo, il medesimo avrà la stessa impronta psicologica, soprattutto se si trova a disposizione un corpus dottrinale adatto perpetuare nello spazio e nel tempo le forme di alienazione dei fondatori. Ne deriva un intero popolo che, a ragione, può definirsi alienato, portatore di un grave distacco dalla realtà fattuale. Così si formò il popolo americano. Non ci sono dubbi che ci troviamo in presenza di una degenerazione, di una patologia [...] La risposta alla domanda "cosa farebbe il popolo americano se fosse completamente libero di fare ciò che vuole", mette i brividi. Abbiamo visto i massacri e i genocidi di cui si è reso protagonista nel passato e che continua a compiere, e ne abbiamo considerato anche le motivazioni: sempre e solo i soldi. È facile immaginare cosa farebbe, se potesse: si impadronirebbe dei beni del mondo e piegherebbe ogni cosa ai suoi desideri di arricchimento [...] Questo è il colossale problema che il mondo si trova a dover affrontare, la questione di un popolo affetto da una psicopatia piuttosto grave, che ha perso ogni interesse per la vita in tutta la sua estrema varietà e si dedica con esclusiva, maniacale energia a un unico scopo: arricchirsi, e farlo sempre in misura maggiore degli altri."

Nella parte due vedremo le caratteristiche che hanno storicamente favorito il suo predominio nella civiltà americana in particolare ed in seguito, per "rientro dell'esportazione", in quella occidentale da cui effettivamente parte tutto.

venerdì 17 novembre 2017

Il tempo del Rinoceronte o la dimensione dell'Assurdo

Di Roberto Pecchioli - https://www.maurizioblondet.it/tempo-del-rinoceronte-la-dimensione-dellassurdo/

Dopo le due guerre mondiali che hanno insanguinato il novecento, è iniziata la finis Europae. Una lunghissima civiltà si è irrimediabilmente ripiegata su stessa, avviluppata in una crisi il cui titolo più azzeccato sembra essere La terra desolata. La grande opera poetica di Eliot, così poco americano e tanto britannico ci parla di qualcosa che è irrimediabilmente guasto: waste land è appunto la terra guasta, consumata, in rovina, diventata improduttiva. Un tempo marcito in cui avanza il deserto, testimone di una civilizzazione non più sorretta da un principio, un fine, sterile per mancanza di obiettivi, esaurimento delle idee forza, incredulità, ferma ed inutile come un automobile che contemporaneamente termina il carburante e fonde il motore.
Sono sempre gli artisti i sismografi più precoci dei grandi cambiamenti. Dagli anni 50 del secolo passato, la crisi è diventata insieme oggetto e soggetto della creatività. L’architettura si è involuta, dopo la proibizione dell’ornamento, in semplice ingegneria, senza più un progetto, un’idea generale di città, uno stile. La pittura ha dimenticato prima la natura, quindi ha abbandonato l’essere umano, cessando di raffigurare, rappresentare, sublimare la realtà. Quasi tutto ha perduto un suo centro. Teatro e letteratura non sono stati da meno e, sulle piste della filosofia più seguita dell’epoca, l’esistenzialismo, hanno preso a descrivere la condizione umana come priva di senso, scopo, direzione.
Il concetto chiave è diventato l’assurdo, ovvero l’aggettivo che definisce l’insensatezza della condizione umana al tempo della crisi generale della civiltà europea: assurda la vita per smarrimento delle sue ragioni, perdita della fiducia in se stessa, sintomi e prodromi di un percorso di cui in questi anni vediamo il compimento. Insieme con le idee del passato, le menti più febbrili mettevano per la prima volta in causa anche le ragioni del progresso, nelle due versioni trionfanti, quella liberale, tecnologica e borghese e quella marxista. Prime crepe che si trasformeranno presto in voragini, senza indicare tuttavia vie d’uscita, percorsi alternativi, orizzonti di senso su cui ricostruire nuove fondamenta. La vita intera, la condizione individuale, il destino comune, il ruolo della specie umana sulla terra venivano posti in discussione e dichiarati assurdi, a seguito del crollo di un mondo invecchiato.
Il racconto dell’esistenzialismo descriveva l’uomo o, nel lessico di Heidegger, l’Esserci come un soggetto gettato, immerso nel mondo in quanto l’esistenza gli è stata imposta come frutto del caso o della volontà altrui. Geworfenheit, gettatezza, è uno dei termini del criptico linguaggio del pensatore di Messkirch, ed indica una sorta di passività esistenziale, una condizione non scelta né voluta. Tutto è quindi assurdo, insensato, inutile dinanzi all’abisso di un’esistenza che lo stesso Heidegger chiamerà “essere per la morte”. Accanto alle altre espressioni del non senso della vita, sorse così un teatro dell’assurdo, i cui massimi esponenti furono Eugéne Ionesco, Samuel Beckett, Harold Pinter, Jean Genet. In Italia, un intellettuale straordinario come Cesare Pavese è noto al grande pubblico per un’espressione, vizio assurdo, simbolo di un morboso desiderio di morte, di un’ansia di autodistruzione, un angoscioso cupio dissolvi che condusse Pavese al suicidio in una stanza d’albergo torinese a soli 42 anni, poco dopo aver raggiunto la definitiva consacrazione letteraria con il premio Strega attribuito al suo capolavoro, La luna e i falò.
Uno scrittore romeno emigrato in Francia, Emil Cioran, diventava negli stessi anni una sorta di brillante, azzimato viandante del Nulla, impegnato in un’impietosa autopsia della civiltà agonizzante, a cui vaticinava un lungo, penoso tramonto, convinto dell’infinita vanità del tutto, come scrisse prima di lui, con ben altra profondità, Giacomo Leopardi.
L’assurdo, diventato protagonista dell’involuzione della civilizzazione, prendeva così campo, procedeva a tappe forzate ad una dissezione dei temi e del linguaggio, alla decostruzione e revoca dei contenuti e dei messaggi il cui esito fu una generale decomposizione esistenziale.  Sciatteria, bruttezza e bizzarria elevate a criterio massimo, rigetto della bellezza, disprezzo per un’estetica della vita che è innanzitutto decoro, rispetto di sé, il nonsenso dell’assurdo che invade come una metastasi ogni espressione e innalza l’informe, l’anomalo, l’oscuro. E’ un universo senza Dio dove l’esistenza umana ha smarrito senso e significato, un giorno dopo l’altro procede senza scopo. Si frantuma la comunicazione umana, i discorsi si fanno insensati, illogici, le parole si trasformano in rumori in mezzo alla metamorfosi di cose e persone immerse nell’allucinata irrazionalità delle situazioni. Un quadro astratto di una civiltà che ha smarrito ogni filo mentre, come scrisse Eugenio Montale nella Casa dei Doganieri “la bussola va impazzita alla ventura e il calcolo dei dadi più non torna”.
Il teatro dell’assurdo, prima che una forma di arte è un documento, un grido d’ allarme, una confessione lancinante di impotenza, un segnavia del Nulla. Eppure, in qualche squarcio resiste un messaggio che potremmo definire di disperata speranza. E’ il caso, soprattutto, del Rinoceronte di Eugène Ionesco. Il drammaturgo franco romeno scrisse il Rinoceronte nel 1959, allorché la sua opera più famosa, la Cantatrice Calva, era già da due anni nel cartellone del teatro parigino della Huchette, dove è rappresentata ininterrottamente da allora. Il Rinoceronte introduce il personaggio chiave di Ionesco, Bérenger, che comparirà in diverse altre piéces. Da un piccolo paese della Francia si diffonde dovunque l’epidemia di una strana malattia che trasforma uomini e donne in rinoceronti. Poco alla volta, tutti si adattano al nuovo stato, al punto che l’unico abitante rimasto uomo si convince alla fine di essere lui il mostro della città. Bérenger tuttavia resiste ed è forse l’unico squarcio di luce di un pessimismo privo di sbocchi che nega l’esistenza di vie d’uscita al labirinto dell’assurdo, di cui La cantatrice calva è l’espressione più compiuta, insieme con Aspettando Godot di Samuel Beckett.
Il primo assurdo è nel titolo: non vi è alcuna cantatrice calva, non è che un errore mnemonico di un personaggio, la citazione diventa una manifestazione del mistero e dell’incoerenza, un’allusione che riaffiora. Ionesco si ispirò ad un manualetto di conversazione di lingua inglese per principianti. Riprodusse nel testo teatrale l’incoerenza, la banalità delle battute, come “il pavimento è in basso, il soffitto in alto”, oppure “i giorni della settimana sono sette”. Una vera e propria anticommedia, senza trama e priva di una conclusione, con l’effetto straniamento ottenuto attraverso l’uso costante di luoghi comuni, frasi fatte, incoerenze, surrealismo verbale, l’incapacità dei sei personaggi di comunicare. In realtà ciascuno parla a se stesso senza dire nulla. Metafora di un tempo sospeso, di una condizione insensata, di una civiltà estenuata, curva su se stessa che Ionesco riprodusse in un’altra delle sue opere, Il re muore. Qui Bérenger è il re dell’universo, ma è solo di fronte alla morte, lo scandalo massimo senza rimedio dell’annientamento. Nessuna speranza, nessuna consolazione, nessun Dio: solo la coscienza dell’assurdo, del destino in fondo grottesco dell’uomo, la sua estraneità reale al mondo. Unica espressione diventa il tragico ridicolo, l’assurdo come baricentro di un uomo ridotto a fantoccio, asservito ad un mondo estraneo ed ostile, intrappolato in atroci banalità destituite di qualsiasi logica.
Non troppo diverso è il senso dell’assurdo nell’opera di Samuel Beckett, come Ionesco portatore di una doppia identità culturale e di due diversi registri linguistici. Irlandese trapiantato a Parigi, scrisse sia in inglese sia in francese. I suoi personaggi sono misteriosamente infermi e disperatamente monologanti. Incarnano la solitudine esistenziale dell’uomo contemporaneo, insieme con una paradossale resistenza all’oscuro destino che li sovrasta. La perdita di ogni fede, trascendente o secolare, è in loro radicale, definitiva.
Aspettando Godot, come la Cantatrice, non ha una vera trama e non possiede un finale compiuto. Protagonisti sono due vagabondi, Vladimir ed Estragon, figure enigmatiche e dolenti che rappresentano l’irraggiungibilità o forse la stessa inesistenza di Dio. Giovanni Raboni riconobbe in loro- e nell’intera opera beckettiana- “una strana euforia che si sprigiona in questa discesa eroica ed implacabile nello spessore del Nulla.” Forse il poeta milanese colse nel segno, intuendo un elemento in più della condizione – assurda davvero- dell’uomo europeo contemporaneo, una stramba allegria di naufraghi, per citare Ungaretti.
Beckett, tuttavia, è uomo della rinuncia ad ogni forma di illusione o presunzione. Nessun autoinganno. Non vi è salvezza, e la mente umana nulla può conoscere dell’immenso mistero che rende inesplicabile l’intera la realtà.
Godot non arriverà mai. Al calar della sera, per due giorni successivi un ragazzo annuncia che Godot non verrà. Lo spettatore sa che l’attesa sarà vana, ma i due non cessano di aspettare, tra dialoghi sconnessi accanto all’albero rinsecchito, unica scenografia. Quell’attesa lunga ed infruttuosa, probabilmente, dà loro l’illusione di esistere. Vladimir “Questo ci ha fatto passare il tempo”. Estragon: “Ma sarebbe passato in ogni caso”. V. “Sì, ma non così rapidamente.” Il senso dell’assurdo pervade dunque la vita dell’uomo occidentale da almeno settant’anni, lo mina alle fondamenta, lo disincarna, lo rende una marionetta, capace solo di far passare il tempo.
Un’altra accezione dell’assurdo, dicevamo, è quella che riguarda Cesare Pavese ed il suo angosciante desiderio/destino di autoannientamento, la pulsione suicidiaria che attraversò la sua vita breve e sofferta, sino al tragico compimento. Vizio assurdo è il titolo di un libro di Davide Lajolo, controverso intellettuale ed uomo politico comunista piemontese dal passato fascista. Vi si narra la vicenda umana dello scrittore langarolo, quell’assurda incapacità di vivere di un uomo diviso, divorato da un’acuta, dolorosa solitudine, non in grado di reggere rapporti umani che gli apparivano inguaribilmente falsi, come assurdo gli pareva il mestiere di vivere.
Eppure, niente di meno assurdo, ma insieme di più problematico del messaggio di La Luna e i falò, la storia di Anguilla, un uomo che ritorna al suo paese dall’America (la terra dei sogni e della cultura di Pavese, grande traduttore della letteratura statunitense) e scopre che solo i luoghi sono ancora lì. Tutto il resto è irrimediabilmente altro, cambiato o sparito, le persone, le cascine della sua giovinezza, la giovane Santina amata in segreto, uccisa dai partigiani perché sospettata di essere spia dei tedeschi, tutto è un falò che distrugge e lascia solo tracce di cenere, come per l’incendio della cascina di Santina e delle sue sorelle. “L’altr’anno c’era ancora il segno, come il letto di un falò”.
Anguilla/Pavese tuttavia, pur disilluso, intristito e ferito nell’anima non sprofonda nell’assurdo, ed è bellissima la riflessione che enfatizza l’appartenenza, l’identità tenace, la necessità di mantenere punti di riferimento: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Splendida è anche l’intensa semplicità dell’io narrante nel descrivere il senso di oppressione, di estraneità, una ulteriore dimensione dell’assurdo provata lontano dal proprio ambiente natio, il paesaggio collinare della Langa cuneese: “Capii che quelle stelle non erano le mie. […] Valeva la pena essere venuto?”.
Lo scrittore di Santo Stefano Belbo sperimentò amaramente anche l’impossibilità di essere “come tutti gli altri”, impegnato ed allineato nella struttura culturale di fiancheggiamento del Partito Comunista. Fece pubblicare autori davvero scomodi per il materialismo trionfante nella famosa collana “viola” dell’editrice Einaudi, tanto che il filosofo ed antropologo marxista Ernesto De Martino ne sottolineò l’inaffidabilità, considerandolo politicamente sospetto. Pavese forse morì anche per difendere la sua individualità. In qualche modo, non volle ammalarsi di “rinocerontite”, la sindrome inventata qualche anno dopo da Eugéne Ionesco nella sua opera più problematica.
Tempo di rinoceronti, il presente più di sempre: conformismo, adesione al pensiero dominante, disprezzo della personalità critica. Il Bérenger di Ionesco è l’unico che non vuole diventare rinoceronte, il solo che non cede alla nuova verità. “In fondo, un uomo non è poi tanto brutto”, conclude, senza credere al nuovo criterio estetico dei rinoceronti. Chi è in minoranza, vive sempre nell’assurdo: talora si convince addirittura di essere dalla parte del torto, si definisce brutto perché solo, estraneo all’ideario dominante, scettico di fronte ai canoni in vigore. In un mondo di rinoceronti, Bérenger resta l’unico ribelle, il solo dotato di una individualità propria che trascende le regole sociali – vecchie o nuove – le norme precostituite, le idee imposte.
Attraverso di lui, Ionesco, l’uomo dell’assurdo, attacca l’opportunismo, il doppiogiochismo, la standardizzazione. Lasciato dall’ultimo amico, che si unisce ai rinoceronti, abbandonato anche dalla sua donna, Daisy, Bèrenger sta per cedere, ma ha un ultimo sussulto, evade dalla prigione dell’assurdo e, guardandosi allo specchio e trovandosi brutto (guai a chi vuole conservare la propria originalità!), prorompe in un grido estremo di resistenza, enfatizzato dal raddoppio delle frasi. “E allora, tanto peggio, mi difenderò contro tutti. La mia carabina, la mia carabina. Contro tutti quanti mi difenderò, contro tutti quanti. Sono l’ultimo uomo, e lo resterò fino alla fine. Io non mi arrendo. Non mi arrendo!”. Fine della rappresentazione.
Nell’estremo pericolo, ritrova il senso, imbocca una direzione, guarisce dalla malattia dell’assurdo. Contro vecchi e nuovi rinoceronti, è la resa il trionfo dell’assurdo.

domenica 17 luglio 2016

7 cose che accadranno quando smetterei di essere controllato da facebook


Link originale: libertà di parola
Tratto da: Nin.Gish.Zid.Da

I social media possono essere un ottimo strumento per tenersi in contatto con la gente, fare nuove amicizie, socializzare in modo efficace e informare ed essere d’aiuto divulgando notizie, articoli, video che possono in qualche modo aprire ad una visuale più ampia.

Purtroppo non tutti lo usano in questo modo. Per molti, il controllo di Facebook è diventato quasi come un lavoro. Essi per hobby, vanno a vedere cosa fanno gli altri ed alcuni diventano così ossessionati da sapere esattamente quello che sta succedendo nella vita di molte persone. Essi svolgono tutti i giochi e seguono tutte le novità proposte dal social. Questa persona potresti essere tu o qualcuno che conosci. Se fosse così, allora forse è il momento di smettere.

Qui ci sono 10 cose che accadranno una volta che smetterai di controllare costantemente Facebook.

1. Riacquisterai il controllo del tuo cervello.
Quando sei ipnotizzato davanti ad una schermata di controllo come Facebook, non stai prestando attenzione al mondo intorno a te. I tuoi animali possono avere bisogno di essere alimentati o di essere portati a fare la loro passeggiata. Lo farai, ma solo dopo che avrai finito il gioco su Facebook. Esci ma sei continuamente davanti a quello schermo, anche con il telefonino. Quando ti staccherai da facebook, inizierai a guardare quello che sta succedendo intorno a te e sarai più consapevole di tutto quello che ti circonda. Per i tuoi animali domestici che soffrono la fame o per i tuoi amici che volevano uscire con te, questa sarà una cosa buona. 

2. Avrai più tempo per te.
I pochi minuti che ti eri ripromesso per collegarti diventano ore e neanche te ne accorgi. Così il tuo tempo prezioso si consuma a fare qualcosa che è del tutto inutile per te, per i tuoi obiettivi e per le persone che hai vicino. Forse non te rendi ancora conto ma l’ossessione da social sta diventando una vera e propria dipendenza. Quando riuscirai finalmente a disintossicarti, scoprirai che la vita si vive fuori, non dentro ad uno schermo.

3. Puoi scoprire chi sono i tuoi veri amici.
Avere una buona amicizia su internet è facile. Messaggiare con le persone e commentare le loro foto richiede pochi istanti. Ci sono persone che commentano tutte le tue foto e mettono il like a tutti i tuoi aggiornamenti di stato. Sappi che hanno speso 45 secondi per farlo, ma appaiono come se fossero veramente tuoi amici. Una volta spento Facebook, queste persone scompaiono. Le uniche persone che ti vogliono bene, sono le persone che si prendono cura di te e che hai intorno. 

4. Scoprirai il valore di te stesso
Sei felice quando qualcuno dei tuoi contatti mette un like ad un tuo post o ad una tua foto. A volte controlli costantemente il telefonino per vedere se si sono aggiunti commenti. Questa è quasi un’azione obbligatoria per dimostrare che le persone hanno visto il tuo post e riconoscono la tua esistenza. Rifletti su questo. Non sono certo i like o i commenti su Facebook che fanno vedere le tue doti o capacità. Molte persone sono troppo vicino al problema per poterlo vedere direttamente, dimenticandosi che noi siamo ben altro di un semplice like o commento fatto da qualche sconosciuto. 

5. Ti sbarazzerai degli stalker.
Praticamente tutti coloro che utilizzano Facebook hanno almeno uno stalker. Questo è particolarmente vero se sei una donna. Le persone possono guardare le tue foto, gli aggiornamenti e tutto ciò senza il tuo permesso. Ricorda che se hai il profilo pubblico tutti sapranno tutto di te, quindi se ti capita di andare da qualche parte e lo pubblichi su facebook, non ti meravigliare se ti troverai lo stalker di turno nel luogo che hai postato. Stai molto attento e cerca di evitare di condividere troppe informazioni sulla tua vita privata. E’ vero che la maggior parte di queste persone che possiamo definire ‘assillanti’, si fermano a dei commenti o ad insistenti messaggi, ma è anche vero che alcuni di essi potrebbero diventare un problema o peggio ancora, degli individui pericolosi per la tua incolumità.

6. Ti sentirai meglio
In uno studio è stato dimostrato senza ombra di dubbio che Facebook ti fa sentire male. Ci sono molte ragioni per questo. Quando registri uno stato e non piace a nessuno, ti senti stupido. Quando pubblichi le foto ed i membri del sesso opposto non commentano, ti senti brutto. Sei costantemente esposto a persone che ti possono giudicare in ogni momento. Come tutto questo non dovrebbe farti sentire inferiore o totalmente depresso?

7. Ti renderai conto che tutto ciò che rappresenta Facebook sono annunci pubblicitari.
Non abbiamo alcun dubbio che ci sono persone su Facebook che legittimamente si prendono cura di te. Tuttavia per Mark Zuckerberg è un pezzo di dati nel suo database per essere estratto e sfruttato. Il tuo lavoro su Facebook è quello di visualizzare annunci pubblicitari, spendere soldi per giochi e rendere il sito ricco. Ma puoi fare altro, puoi usare questo canale per informare e risvegliare le persone e puoi aiutarle nel loro percorso di crescita.


mercoledì 29 giugno 2016

l'Anticristo Europeo



Post fulmineo per segnalarvi e suggerirvi la lettura di un breve racconto di Vladimir S. Soloviev.

Il racconto s'intitola: "Il Racconto dell'Anticristo", fa parte del libro " I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo" (1900), la sua opera ultima.

Di particolare interesse è il modo in cui l'Anticristo viene presentato; vegetariano e animalista, incanta il popolo con magie e illusioni ed è eletto Presidente dell'Unione Europea.

Questo Anticristo irrompe in una storia umana desacralizzata, svuotata di orizzonti trascendenti, agendo nel vuoto, in una frammentazione orizzontale di religioni, culture, popoli, accogliendo ogni aspetto del reale ma spogliandolo al tempo stesso di ogni significato essenziale.

Cito alcuni brani che mi hanno colpito (il grassetto è mio):

Poco dopo la pubblicazione della Via aperta, che fece del suo autore [l'Anticristo N.d.R.] l'uomo più
popolare che fosse mai comparso al mondo, si doveva tenere a Berlino
l'assemblea costituente internazionale dell'Unione degli Stati Unitid'Europa. Questa Unione, istituita dopo una serie di guerre esterne ed
interne, collegate con la liberazione dal giogo dei Mongoli e che aveva
mutato in modo considerevole la carta dell'Europa, questa Unione era
esposta al pericolo di uno scontro, ora non più tra le nazioni, ma tra i partiti
politici e sociali. I reggitori della politica generale europea, appartenentialla potente confraternita dei framassoni, si rendevano conto della carenza
di una autorità generale esecutiva. Raggiunta al prezzo di tanta fatica,
l'Unione europea era ad ogni istante sul punto di disgregarsi. Nel consiglio
dell'Unione o tribunale universale (Comité permanent universel) non si era
raggiunta l'unanimità, perché i veri massoni, votati alla causa, non erano
riusciti a impadronirsi di tutti i seggi. I membri indipendenti del Comitato
stringevano fra loro degli accordi separati e questo fatto prospettava la
minaccia di una nuova guerra. Allora gli «adepti» decisero di rimettere il
potere esecutivo nelle mani di una sola persona, munita dei pieni poteri
necessari. Il principale candidato era un membro segreto dell'ordine,
«l'uomo del futuro».
[...]
L’uomo del futuro fu eletto presidente a vita degli StatiUniti d'Europa.
 Ci sarebbe molto da dire su questo brano, ma rimando tutto ad un prossimo post o alla buona volontà di altri, ché io ho sempre poco tempo.

Un altro brano che colpisce (il grassetto è mio):

Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di
compassione e non solo amico degli uomini, ma anche amico deglianimali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose imattatoi a una severa sorveglianza; le società protettrici degli animalifurono da lui incoraggiate in tutti i modi. La più importante di queste sue
opere fu la solida instaurazione in tutta l'umanità dell'uguaglianza che
risulta essere la più essenziale: l'uguaglianza della sazietà generale. Questo
evento si compì nel secondo anno del suo regno. La questione sociale,
economica, fu definitivamente risolta. Ma se la sazietà costituisce il primo
interesse per chi ha fame, per quelli che sono sazi sorge il desiderio di
qualche cosa d'altro.
Perfino gli animali, quando sono sazi, vogliono di solito dormire, ma
anche divertirsi. Tanto più l'umanità, che sempre post panem ha reclamato
circenses.
Qui tutto andrebbe evidenziato, soprattutto l'uguaglianza della sazietà generale ma ancora il tempo stringe, lascio qualsiasi analisi ad un futuro (si spera) prossimo, o alla buona volontà di qualcun altro.

Qui il racconto completo in PDF: Il Racconto dell'Anticristo.

sabato 4 giugno 2016

Governati da una teocrazia



L'umanità è liquida. Malleabile e adattabile a qualsiasi modello venga calato dall'alto.

Si arriva ad accettare la mercificazione totale, è mercificata la Vita stessa e non solo, persino l'atto del dare alla luce una nuova vita, la capacità di portare in grembo una nuova vita è diventato un servizio al consumatore, un prodotto da vendere.

Il Capitalismo assoluto è la nuova forma di governo mondiale, il dio Mercato è il dio delle masse, il Capitalismo assoluto è una teocrazia.

È nella natura umana guardare in alto per cercare qualcosa di più grande, dare una giustificazione alla nostra esistenza cercando il Divino fuori e dentro di noi. 

Di solito il primo passo è la ricerca esterna a noi. Quando l'Ego è pienamente sviluppato (tra gli 8 e i 10 anni), ci rendiamo conto di essere individui separati dal mondo. È in quel momento che si viene agganciati dal dio Mercato, e noi siamo ben lieti di rifugiarci sotto la sua dispotica ala. Il mondo è grande e noi piccoli, e il mondo fa paura.

Viviamo in un reale paradosso psichico. Una perpetua dissonanza cognitiva. Siamo governati da una teocrazia sacrilega, che sistematicamente profana ed oltraggia ciò che è sacro; la Natura.

Una teocrazia che nega sé stessa, dicendo di essere l'opposto di ciò che realmente è. 

Inconsciamente, nel profondo, siamo consapevoli di questa situazione ma ammetterla e, soprattutto, accettare la verità che comporta, è insostenibile, è traumatico. Quindi si innesca un meccanismo di difesa che porta le persone a negare la realtà e a distruggere tutto ciò che potrebbe ricordarglielo. 

Tutto ciò che è anche solo lontanamente spirituale e profondo viene deriso, e se qualcosa è troppo grosso per essere distrutto allora lo si de-spiritualizza, gli si toglie ogni barlume di sacro, e lo si fa piegare ai comandamenti del nuovo dio (come sta facendo papa Ciccio, che è in tutto e per tutto il Messia del dio Mercato, porta la sua parola ai popoli).

La soddisfazione materiale immediata non è un diritto nella teocrazia del Capitalismo assoluto, ma un dovere a cui non ci si può sottrarre. Chi lo fa è marchiato come eretico ed espulso dalla società, in modo da non turbare gli animi dei credenti.

La Verità stessa è diventata un concetto soggettivo, nessuno può sapere la verità è il mantra di questa religione, uno dei suoi dogmi fondanti e visto che nessuno può sapere la verità perché cercarla?

La verità è che l'umanità è ancora quel bambino spaventato che ha scoperto di essere solo davanti al mondo, la paura della libertà era forte ed è arrivato un dio che ci ha detto: "Non preoccuparti, ti farò dimenticare questa paura se mi adorerai." noi gli abbiamo creduto, l'abbiamo accolto come un salvatore, ma il prezzo è stato enorme: la Pazzia.

Per farci dimenticare la paura il dio Mercato ci ha resi pazzi. 

Dobbiamo scendere dentro di noi, ritrovare quella paura e superarla. Così diventeremo adulti, finalmente non più preda della paura.